{"id":2724,"date":"2022-05-11T19:31:30","date_gmt":"2022-05-11T17:31:30","guid":{"rendered":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/?p=2724"},"modified":"2022-05-12T16:03:08","modified_gmt":"2022-05-12T14:03:08","slug":"il-ritorno-di-don-camillo-il-writers-cut-di-guareschi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/il-ritorno-di-don-camillo-il-writers-cut-di-guareschi\/","title":{"rendered":"Il ritorno di Don Camillo: il writer’s cut di Guareschi."},"content":{"rendered":"
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In questi giorni, ReNoir Comics<\/strong> ha pubblicato un nuovo, imponente volume della fortunata saga di Don Camillo<\/strong><\/a>, che l\u2019editrice porta avanti da pi\u00f9 di un decennio, sotto la guida dello sceneggiatore Davide Barzi e una nutrita schiera di disegnatori. Si tratta con ogni probabilit\u00e0 del pi\u00f9 vasto e sistematico adattamento letterario a fumetti in ambito italiano, che ha originato \u2013 oltre l\u2019adattamento dei racconti, che procede \u2013 anche quello dei film: dopo il successo di \u201cDon Camillo \u2013 Il film a fumetti\u201d, uscito nel 2019<\/strong>, si torna a questo triplice connubio letteratura-cinema-fumetto con \u201cIl ritorno di don Camillo \u2013 Il film a fumetti\u201d, secondo volume della collana che traduce su carta le pellicole dedicate al prete inventato da Giovannino Guareschi.<\/p>\n <\/p>\n P. 7, Disegni di Roberto Meli<\/em><\/p>\n <\/p>\n Non si tratta per\u00f2 di semplici novelization del film<\/strong>, ma di un adattamento che riassembla i racconti originali con un importante intervento di revisione, mirato a creare il \u201cfilm che Guareschi\u201d avrebbe voluto, documentandosi su tutto il materiale originale disponibile nel fondo dedicato allo scrittore e con la supervisione del figlio dell\u2019autore, Alberto Guareschi.<\/p>\n <\/p>\n <\/p>\n Disegni di Alberto Locatelli<\/em><\/p>\n \u00c8 noto il disaccordo tra Guareschi e il regista francese, gi\u00e0 del primo film, Duvivier sulle scelte filmiche<\/strong>: anzi, il ciclo a fumetti nasce proprio anche da questa infedelt\u00e0, proponendosi invece un adattamento fedele e rinunciando, in modo programmatico, al volto di Fernandel (strategia rivelatasi vincente, ma che all\u2019inizio rivela una scelta coraggiosa da parte di autori ed editori, rinunciando all\u2019icona pi\u00f9 potente) e, in generale, correggendo tutte le imprecisioni sedimentate dai film sull\u2019immaginario guareschiano delle origini.<\/p>\n <\/p>\n Disegni di Ennio Bufi<\/em><\/p>\n <\/p>\n L\u2019adattamento ha quindi un valore importante sotto questo profilo: permette agli appassionati dei libri e dei film di capire \u2013 entro certi limiti \u2013 come sarebbe stato il film \u201cche Guareschi avrebbe voluto\u201d. Un \u201cwriter\u2019s cut\u201d<\/strong> sul modello del \u201cdirector\u2019s cut\u201d caro ai cinefili (anche se Guareschi detestava gli eccessi di anglismi\u2026). Le ricche schede finali rendono oltretutto molto bene ragione del procedimento, in modo che il lettore possa rendersi conto delle scelte.<\/p>\n <\/p>\n <\/p>\n Disegni di Tommaso Arzeno<\/em><\/p>\n <\/p>\n Per un appassionato di fumetti, invece, pu\u00f2 essere affascinante anche esaminare il tipo di adattamento costruito: credo si tratti di un unicum nel suo genere<\/strong> (ben contento di avere altri esempi, se ve ne sono: potete citarli nei commenti): la ricostruzione di un film mai realizzato a partire da racconti fumettistici gi\u00e0 esistenti, con un lavoro di incastro che \u2013 si vede bene nelle schede finali \u2013 \u00e8 molto complesso. \u00c8 chiaro che questo consente anche di recuperare, in parte, materiale gi\u00e0 esistente. Tuttavia, nell\u2019opera vi sono alla fine settanta tavole nuove sulle oltre duecento, e molte hanno dovuto subire rimaneggiamenti accurati.<\/p>\n <\/p>\n Disegni di Giampiero Casertano<\/em><\/p>\n <\/p>\n Per tale ragione ho voluto condurre una analisi in due tempi (a questo punto, “cinematografici): la prima parte \u00e8 un\u2019intervista con Alberto Brambilla di ReNoir<\/strong>, che – assieme a Matteo Laudiano e allo sceneggiatore della serie, Davide Barzi – ha coordinato la revisione del complesso procedimento sopra descritto. In seguito, ho aggiunto alcune mie ulteriori considerazioni di analisi dell\u2019opera<\/strong>.<\/p>\n \u00a0<\/strong><\/p>\n Primo Tempo \u2013 Dietro le quinte, con Alberto Brambilla<\/strong><\/p>\n <\/p>\n <\/p>\n Allora, Alberto, innanzitutto grazie di questa intervista. Come \u00e8 stato lavorare su questo nuovo \u201cfilm a fumetti\u201d?<\/strong><\/p>\n \u00c8 stata dura! Tutto \u00e8 partito dal lavoro di Davide Barzi, lo sceneggiatore della serie di racconti, sulla scia del lavoro precedente per cui, per\u00f2, vi era una sceneggiatura di Guareschi su cui basarci. Ovviamente Barzi si \u00e8 documentato accuratamente all\u2019Archivio Guareschi, col supporto e l\u2019avallo della famiglia e del fondo guareschiano (il figlio Alberto firma la prefazione all\u2019opera). \u00c8 stato necessario decidere cosa tenere, cosa togliere, come amalgamare il tutto.<\/p>\n <\/p>\n L\u2019idea, mi pare di capire, \u00e8 quella di essere fedeli al film che avrebbe voluto vedere Guareschi, che fu pi\u00f9 insoddisfatto ancora rispetto alla prima pellicola, come si vede anche dalla documentazione che allegate in calce all\u2019opera\u2026<\/strong><\/p>\n S\u00ec, tieni conto che tutto il progetto nasce anche da questa volont\u00e0 di rettificare, per cos\u00ec dire, l\u2019immaginario guareschiano originario rispetto all\u2019influsso a volte un po\u2019 falsante dei film: come \u00e8 noto non abbiamo voluto adottare i volti di Fernandel e Cervi, ma i due protagonisti sono modellati sul volto guareschiano (con e senza baffi\u2026), il paese non \u00e8 \u201cBrescello\u201d ma il \u201cborgo\u201d di Mondo Piccolo, creato da Guareschi da un mix di riferimenti che noi abbiamo ricostruito\u2026 Certo, specie per un pubblico generalista, l\u2019interesse di questo volume \u00e8 quello che dici: vedere il film come l\u2019avrebbe voluto Guareschi. O quasi. Sia perch\u00e9, appunto, a differenza del primo film non c\u2019\u00e8 una sua sceneggiatura, ma solo annotazioni anche molto puntuali e critiche su quella che gli viene sottoposta dalla produzione, sia perch\u00e9 a volte, per ragioni \u201cspettacolari\u201d, ce ne siamo discostati. Ad esempio abbiamo tenuto la scena del pugilato, che Guareschi non avrebbe voluto, anche se \u00e8 basata su un suo racconto: ma era cos\u00ec iconica che non potevamo toglierla.<\/p>\n <\/p>\n Mi ha colpito in effetti come Guareschi ponga, nelle sue critiche, annotazioni che dimostrano una notevole cultura cinematografica, specie per uno scrittore non \u201caddetto ai lavori\u201d in senso stretto dell\u2019epoca. Similmente, \u00e8 interessante notare come Guareschi miri a un certo equilibrio \u201cumoristico\u201d tra momenti comici, s\u00ec, ma anche drammatici e seri, che in qualche modo si contrappuntino a vicenda. E il suo episodio preferito \u00e8 quello infatti del figlio di Peppone collegiale, che \u00e8 a suo modo molto moderno\u2026<\/strong><\/p>\n S\u00ec, Guareschi ha questa complessit\u00e0: \u00e8 sicuramente un uomo conservatore e un uomo del suo tempo, ma per molti versi \u00e8 di una notevole modernit\u00e0. Sia nella consapevolezza dell\u2019operazione filmica, su cui pone delle annotazioni puntuali, consapevoli, sia nelle storie, pi\u00f9 sfaccettate e complesse di quanto hanno restituito i film. La storia che citi, ad esempio, dove sottolinea con forza una sua presa di posizione sulla libert\u00e0 per i figli di scegliere la loro strada senza essere forzati dalle ambizioni dei padri, mostra queste sue aperture di conservatore intelligente.<\/p>\n <\/p>\n Mi colpiscono due cose, sempre relativamente alle note di regia. Da un lato, Duvivier che intende evitare un \u201cfilm politico\u201d, laddove \u00e8 evidente che il fulcro dell\u2019opera guareschiana parte da quell\u2019elemento della contrapposizione tra i \u201crossi\u201d e i \u201cneri\u201d (nel senso del mondo del clero). E poi mi colpiscono le critiche dagli esperti della Chiesa consultati, come padre F\u00e8lix Morlion: se su alcune scene sono comprensibili le loro riserve, su altri punti sono paradossali, ai miei occhi. Ad esempio, la scena della messa sotto l\u2019alluvione mi pare potente in una chiave religiosa.<\/strong><\/p>\n S\u00ec, sul primo punto mi pare di poter dire che le ragioni di Duvivier e della produzione mi sembrano soprattutto di stampo commerciale. Si vuole andare sui meccanismi pi\u00f9 facili della comicit\u00e0, per arrivare al pubblico pi\u00f9 vasto (vedi la \u201cscena della sedia\u201d che cos\u00ec poco piace a Guareschi\u2026) e non impelagarsi troppo nelle questioni politiche che potevano creare rogne e problemi vari. Nel confronto con la Chiesa, invece, mi pare appaia la contraddizione tra un Guareschi profondo credente, ma anche scrittore e uomo, e un certo atteggiamento burocratico-clericale di allora, molto diffidente verso l\u2019opera guareschiana.<\/p>\n <\/p>\n Tornando agli aspetti pi\u00f9 \u201ctecnici\u201d, questi mi sembrano molto interessanti per l\u2019appassionato di fumetti, in quanto questo tipo di adattamenti non sono cos\u00ec frequenti: rielaborare un corpus di storie gi\u00e0 fumettate per trarne un ipotetico film\u2026<\/strong><\/p>\n S\u00ec, quello pu\u00f2 essere un elemento di interesse per gli appassionati del medium, perch\u00e9 la sfida \u00e8 stata difficile e avvicente. Il merito va come al solito a Barzi, che ha saputo cucire abilmente le trame in un’unica veste; io mi sono occupato di una revisione complessiva che \u00e8 stata, non lo nascondo, molto complessa, anche se dai primi riscontri credo che abbiamo fatto un gran bel lavoro. Ti faccio un esempio: nelle prime tavole aggiunte ex novo, coi titoli di testa del film, Don Camillo deve avere cappotto e cappello a tesa larga (\u00e8 inverno), mentre nel racconto originale non ce li ha: il lettore attento pu\u00f2 notare la soluzione che abbiamo adottato (li abbiamo aggiunti in mano, se li \u00e8 tolti nello \u201cspazio bianco\u201d del fumetto tra pagina 9 e pagina 10, potremmo dire\u2026) che serve anche a ottimizzare il risultato con un minimo di tavole ridisegnate.<\/p>\n <\/p>\n <\/p>\n (Il passaggio di cui si parla qui sopra)<\/em><\/p>\n <\/p>\n In questo, credo sia stato utile anche il fatto che ormai si lavora in modo prevalentemente informatizzato, lavorando sulle tavole in digitale.<\/strong><\/p>\n Ah, assolutamente, anche solo trent\u2019anni fa, senza Photoshop, questo libro non sarebbe stato possibile, l\u2019operazione per riassemblare tutte le tavole e fare le correzioni sarebbe stata troppo complessa e costosa. Le storie hanno ambientazioni diverse, luci diverse, sfondi diverse. Spesso \u00e8 possibile togliere lo sfondo in digitale, correggere i toni di grigio per uniformarli. La scena conclusiva dell\u2019orologio, il leit motiv comico di tutta la storia, era originariamente in paese, qui \u00e8 nella campagna: Ranzani ha dovuto modificare le tavole di Veronesi di questa scena da p. 206 in poi per togliere le case di sfondo. Poi Don Camillo \u00e8 pi\u00f9 presente: ad esempio nella scena dell\u2019ispezione scolastica di Peppone non c\u2019\u00e8 in origine, non servirebbe, ma nel film ovviamente massimizzano il minutaggio di Fernandel, e serve anche per dare maggior raccordo alla trama. Per cui \u00e8 stato aggiunto. Il tutto comporta anche delle piccole differenze di stile, un lettore attento le nota, anche perch\u00e9 una ulteriore complicanza \u00e8 quella di lavorare su storie vecchie di dieci anni, gli stili dei disegnatori cambiano, e per quanto tutti abbiano cercato di creare una buona amalgama le cose si notano a un occhio attento. Ma pu\u00f2 essere anche una curiosit\u00e0 divertente da indagare per il lettore pi\u00f9 appassionato. Se si aggiunge una scena di raccordo, comunque, bisogna sempre ipotizzare due pagine, perch\u00e9 ci sono tavole che hanno senso solo affiancate. Ad esempio, vedi le due tavole \u201cmusicali\u201d create appositamente da Francesco Petronelli, una scena di raccordo quando Don Camillo interrompe le prove della banda. La scena, a stretto livello narrativo, poteva essere pi\u00f9 compressa, ma per ragioni di composizione globale devono essere per forza due tavole.<\/p>\n <\/p>\n In effetti, \u00e8 molto interessante quello che dici. Una delle scene che ho trovato pi\u00f9 potenti nel fumetto \u00e8 la scena verso il finale, quella della messa durante l\u2019alluvione, dove le parole di don Camillo giungono simbolicamente ai fedeli in mezzo all\u2019alluvione (p.200-201) tramite un allungamento delle pipette dei balloon in una grande vignetta che si estende sulle due pagine. Una soluzione che usa il linguaggio specifico del medium e lo va lievemente a forzare per dare il segno di una scelta potente: \u00e8 il \u201cmagnifico cinematografo\u201d, grandioso, che Guareschi voleva per le sue scene, gi\u00e0 cos\u00ec visivamente potenti nello scritto. Ma questa scena \u2013 bellissima \u2013 condiziona poi tutta la revisione precedente\u2026 un aspetto su cui spesso il lettore, anche appassionato, non ha modo di riflettere usualmente.<\/strong><\/p>\n \u00c8 cos\u00ec. C\u2019\u00e8 un lavoro consistente dietro a ogni progetto editoriale, ma specialmente in un lavoro come questo che \u00e8 pi\u00f9 complesso di quanto il lettore comune, ma forse anche \u201cl\u2019intenditore\u201d, nota a un primo sguardo. L\u2019unico autore che, penso, ha saputo spesso lavorare molto sul \u201ctaglia e cuci\u201d \u2013 e chiaramente in modo magistrale – \u00e8 l\u2019Alfredo Castelli negli anni della sua massima attivit\u00e0, dove spesso delle storie sono state riadattate per cambiamenti di rivista, e quindi di formato, di target, e cos\u00ec via. Ma in effetti, in tempi recenti, come dicevi anche tu, non ci sono progetti grossi \u2013 almeno in Italia \u2013 dove si vada a compiere il lavoro che noi facciamo in questi \u201cfilm a fumetti\u201d. Tieni conto che ci sono poi anche parti di lavoro \u2013 cerchiamo ovviamente di minimizzarlo \u2013 che vengono fatte e vanno poi sacrificate. Ad esempio, alcune scene vengono da don Camillo 16, racconto “La danza delle ore”, disegnato da Gianmarco Veronesi. \u00a0Visto che il film \u00e8 ambientato in inverno e i lavori al municipio non possono essere durati un anno, ma nemmeno poche settimane, abbiamo dovuto modificare il clima nella prima vignetta (i ritocchi sono di Emanuele Ranzani). Il risultato era per\u00f2 troppo primaverile rispetto alle tavole che la circondavano, motivo per cui abbiamo scelto lei per essere sacrificata, e quindi la vediamo qui, ma non \u00e8 presente nel volume. Comunque, sarebbe un lavoro un po\u2019 folle, ma se un lettore vuole pu\u00f2 ricostruire quali sono le parti aggiunte: al fondo, nelle note ai racconti a ogni storia, sono segnate con precisione le pagine di ogni racconto originario. Per esclusione, le pagine inframmezzate sono quelle nuove.<\/p>\n <\/p>\n La tavola di Veronesi, dal volume 16 della “serie regolare”.<\/em><\/p>\n La versione corretta da Ranzani, non utilizzata e non presente nel volume.<\/em><\/p>\n <\/p>\n <\/p>\n Ribadisco come trovo molto interessante aver potuto gettare questo sguardo al \u201cdietro le quinte\u201d della lavorazione di un progetto fumettistico, specie cos\u00ec particolare, come abbiamo detto. Questa intervista potr\u00e0 essere molto interessante per i lettori pi\u00f9 curiosi (e, spero, anche le mie annotazioni che aggiunger\u00f2 sull\u2019opera!). Grazie mille per la tua disponibilit\u00e0 e precisione nel condurci nel backstage del secondo \u201cfilm a fumetti\u201d di Don Camillo!<\/strong><\/p>\n Grazie a te e allo Spazio Bianco per l\u2019ospitalit\u00e0!<\/p>\n <\/p>\n <\/p>\n <\/p>\n <\/p>\n Secondo Tempo \u2013 Deconstructing Don Camillo.<\/strong><\/p>\n <\/p>\n Non ho resistito, come si vede, alla tentazione di aggiungere un anglismo al \u201cwriter\u2019s cut\u201d utilizzato giustamente da ReNoir per promuovere questo imponente progetto. La cosa che colpisce \u00e8 l\u2019accuratezza e la passione dello scavo operato da Davide Barzi, da ReNoir e dalla squadra di disegnatori nel “decostruire” il Guareschi letterario fumettizzato per “ricostruirlo” in chiave filmica<\/strong> secondo le sue sia pur ipotetiche volont\u00e0, invece del tradimento del film.<\/p>\n Un’operazione importante anche perch\u00e9 di fatto, il grande rimosso del canone letterario degli anni \u201950-\u201960 italiani. Guareschi, praticamente da solo, regge il realismo di destra italiano nel secondo dopoguerra, opposto alla galassia del neorealismo variamente ma generalmente connotato a sinistra. Quest\u2019operazione fumettistica \u00e8, al riguardo, probabilmente il principale aspetto di vitalit\u00e0 di Guareschi, scrittore di un realismo orgogliosamente popolare, che infatti bene si presta a questa trasposizione a fumetto.<\/p>\n <\/p>\n <\/p>\n Disegni di Francesco Bonanno<\/em><\/p>\n <\/p>\n Se il primo film-fumetto proponeva Don Camillo e il suo mondo piccolo, questo secondo film-fumetto applica il tema della crisi dell\u2019eroe e del suo mondo<\/strong>, perfettamente annunciato dalla copertina di Werner Maresta<\/strong> dove Don Camillo e Peppone osservano la tempesta dell\u2019alluvione che si prepara sopra le loro teste (evocata anche dagli iconici angioletto\/diavoletto, nel perfetto stile dei cartoon dello stesso Guareschi a commento dei suoi racconti). Finezza di Maresta copertinista, nella pozzanghera che va formandosi vediamo la chiesa e la torre civica, che saranno al centro del leitmotiv della linea comica, della contesa sull\u2019ora scandita dai due orologi.<\/p>\n Si sommano due crisi dell\u2019eroe<\/strong>, per\u00f2: non solo la prova che incombe sulla sua comunit\u00e0 (l\u2019alluvione<\/strong>, che per i borghi di queste terre, e anche per me che scrivo dal Piemonte meridionale, \u00e8 una minaccia potente e terribile, che Guareschi sa evocare con drammaticit\u00e0 partecipe e consapevole) ma anche la prova individuale di Don Camillo, cacciato dal vescovo per temperarne gli eccessi violenti<\/strong>.<\/p>\n <\/p>\n <\/p>\n Disegni di Italo Mattone<\/em><\/p>\n <\/p>\n Come una sorta di severo sensei<\/em>, il vescovo di Don Camillo<\/strong> in realt\u00e0 lo ritiene prezioso, ma impone periodicamente queste prove \u2013 a lui e, in realt\u00e0, anche alla comunit\u00e0 \u2013 per forgiarne una maggiore avvedutezza e per farlo, in verit\u00e0, anche desiderare ai suoi parrocchiani (spesso Don Camillo cozza contro burocrati ecclesiali, ma il Vescovo \u2013 che in realt\u00e0 gli ammira dichiaratamente la capacit\u00e0 di scagliare una panca quando \u00e8 necessario \u2013 non \u00e8 di questi).<\/p>\n Da qui la via Crucis di Don Camillo (38)<\/strong>, resa con efficacia, in registro serio, drammatico ma non troppo (\u00e8 una prima prova \u201ciniziale\u201d, espiativa \u2013 dopo Don Camillo riesce di nuovo a sentire la voce di Cristo – non definitiva). Stupisce, appunto, abbia causato malumori ecclesiastici, in quanto non \u00e8 un momento \u201ccomico\u201d (Guareschi ha un \u201csuo\u201d umorismo, direi opposto a quello dell\u2019immenso Pirandello, alfiere dello scetticismo, ma che ne condivide il bilanciamento di tragico e comico) ma appunto una resa drammatica della \u201cimitatio Christi\u201d che passa perfino nel parlato (\u201cportare la propria croce\u201d).<\/p>\n <\/p>\n La via Crucis di Don Camillo, disegni di Locatelli. Da notare l’equilibrio (difficile) di una scena che dev’essere drammatica, non apertamente comica, ma non troppo “grandiosa” (come sar\u00e0 invece il finale).<\/em><\/p>\n <\/p>\n Anche la violenza che si diffonde nel villaggio dopo l\u2019assenza di Don Camillo,<\/strong> con un contrasto molto pi\u00f9 ampio tra Peppone e il leader degli agrari Cagnola, \u00e8 un portato del declino del borgo nell\u2019assenza di Don Camillo che, quando \u00e8 al meglio di s\u00e9, \u00e8 il necessario elemento di riequilibrio. Il film riprende questi temi, ma in effetti l\u2019eccesso comico che introduce li depaupera del suo valore rispetto al film-fumetto di Guareschi-Barzi. Barzi reintroduce inoltre anche l\u2019arco narrativo dei due \u201cRomeo e Giulietta della Bassa\u201d<\/strong>, protagonisti del primo film con una linea sentimentale qui inevitabilmente sottotono ma presente, essendo presente nella continuity dei racconti.<\/p>\n Interessante come anche Don Pietro,<\/strong> il sostituto di Don Camillo, sia trattato meglio di quanto appaia nel film: non \u00e8 un inetto, \u00e8 inadatto a far fronte a Peppone perch\u00e9 \u00e8 fuori dal suo elemento (i comunisti della Bassa vanno contrastati pi\u00f9 fisicamente che psicologicamente: Peppone capisce di pi\u00f9 e patisce di meno un match di boxe che il punto psicologico che mette a segno Don Pietro a p. 75 \u2013 anche Don Camillo insulta Peppone, ma lo fa sempre in una chiave umoristica, qui assente).<\/p>\n <\/p>\n <\/p>\n <\/p>\n Disegni di Gianmarco Veronesi ed Emanuele Ranzani.<\/em><\/p>\n <\/p>\n L\u2019inserto del match pugilistico <\/strong>era inevitabile, concordo con Brambilla, ma in effetti ha ragione anche Guareschi: il suo inserto qui nella struttura drammaturgica generale non \u00e8 congeniale, e spezza invece l\u2019arco narrativo del ritorno, che va dalla freddezza iniziale dopo il ritorno tra Don Camillo \/ Peppone alla stretta di mano di pagina 99,<\/strong> che chiude perfettamente l\u2019arco esilio\/ritorno.<\/p>\n Ovviamente, essendo alla met\u00e0 dell’arco narrativo globale, i problemi non sono affatto risolti<\/strong>: non solo l\u2019alluvione in arrivo, ma anche lo scontro con gli agrari, e l\u2019intermezzo umoristico (ma moralmente significativo) della vendita dell\u2019anima, che contrappunta bene il tema dell\u2019alluvione (anche nel film: Guareschi ne era abbastanza soddisfatto). Tra l\u2019altro, l\u2019episodio originale \u00e8 ripreso dal reale: come spesso accade, i racconti che appaiono pi\u00f9 d\u2019invenzione letteraria sono quelli pi\u00f9 autentici.<\/p>\n <\/p>\n Il match pugilistico totalmente infedele del film, dove Don Camillo sale sul ring senza travestimenti, cosa che rende fattualmente impossibile la scena (il film inizia con un Don Camillo cacciato per un episodio simile ma meno eclatante). Guareschi comunque non amava nemmeno la sua stessa versione.<\/em><\/p>\n <\/p>\n Bella fumettisticamente la scena di raccordo di p.108-109,<\/strong> di cui abbiamo parlato nell\u2019intervista, con un riuscito effetto musicale. Vale per questo film a fumetti quello che abbiamo spesso detto sui disegni della serie regolare (in quanto di fatto, in gran parte, li riprendono, ovviamente): un tratto che deve essere funzionale alla storia, leggibile per un pubblico anche non specialistico dei fumetti, e con una chiarezza narrativa che \u00e8 comunque figlia di quella di Guareschi. Resta comunque sempre valorizzato lo stile individuale (anche se qui, nel mirabile lavoro di intersezione di cui abbiamo molto parlato, resta leggibile ma \u00e8 meno evidente, nell\u2019amalgama, rispetto allo stacco dei segni dei singoli racconti), che si esprime nello studio di paesaggi, dei corpi, dei volti, per cui Guareschi \u2013 e Barzi \u2013 danno molte ottime occasioni.<\/p>\n Ma si aprono anche spazi per un linguaggio raffinato: vediamo ad esempio p.175, con l\u2019effetto sonoro che diventa<\/em> l\u2019apertura della porta, effetto reso celebre da certo Frank Miller (specie Sin City)<\/strong> e che \u00e8 di grande impatto. Cos\u00ec la griglia molto rigorosa, quattro strip alla francese, solitamente con due vignette, a mattoncino, rende pi\u00f9 vistosi i rari montaggi \u201cverticali\u201d (qui ad esempio nell\u2019episodio che chiude l\u2019arco narrativo del figlio di Peppone, e al contempo porta all\u2019acme lo scontro comunisti\/agrari). Una scena che, penso, possa essere espressa in questa crudezza \u2013 necessaria: Guareschi \u00e8 a volte gratuito sulla violenza \u201cburattinesca\u201d, mai su quella \u201cseria\u201d \u2013 non potrebbe passare al cinema, ma qui diviene una riflessione molto dura sul senso del Male, specie per un uomo religioso come Guareschi (che non la scansa, come in realt\u00e0 non la scansa nemmeno Manzoni, reso centrale nel canone ma spesso frainteso: i Promessi Sposi si salvano, ma nella devastazione generale inclusa la strage degli innocenti, come Cecilia).<\/p>\n <\/p>\n La potente “tavola doppia” di Locatelli.<\/em><\/p>\n <\/p>\n Il dramma finale dell\u2019alluvione offre spazio addirittura a una \u201cpagina doppia\u201d<\/strong> (200-201: vedi sopra) che, usata a quel punto e in quel modo \u2013 vedi l\u2019intervista \u2013 conferisce particolare forza all\u2019altra scena inspiegabilmente poco grata alla burocrazia ecclesiastica, come la via Crucis iniziale (mentre certe critiche sugli aspetti pi\u00f9 buffoneschi del film, condivise da Guareschi anche con autocritica sui racconti, sono comprensibili e hanno perfino un senso narrativo). Se l\u2019imitatio Christi era ben condotta all\u2019inizio nell\u2019espiazione, \u00e8 drammaticamente di grande impatto qui, quando Don Camillo assurge al suo vero ruolo di guida della comunit\u00e0, e il suo coraggio anche fisico non \u00e8 impiegato in modo distruttivo, a prendere a pancate i comunisti, ma come guida che non abbandona la nave che rischia di affondare, a rischio della vita (e, tra l\u2019altro, la vicenda deriva da un reale sacerdote, oggi in via di canonizzazione). Molto fine, narrativamente ma anche nella resa visiva, anche la scena di p. 204 a delineare la figura di Peppone.<\/p>\n Il ritorno sul leitmotiv comico che segue e chiude il tema dell\u2019orologio ha la classica funzione di bathos distensivo finale<\/strong> (Don Camillo ha vissuto un indubbio arco di elevazione, ma rinuncer\u00e0 a prendere a pancate i comunisti? Ovviamente no, anche per ovvie ragioni narrative), ma non si rinuncia poi a una chiusura alta, con la doppia di p. 214-215, che conclude su una potente splash page.<\/p>\n <\/p>\n La locandina (francese) del film.<\/em><\/p>\n <\/p>\n Insomma, mi pare si possa dire che, al di l\u00e0 del riconoscimento del virtuosismo tecnico di cui si \u00e8 ampiamente parlato nell\u2019intervista, che rende intrigante l\u2019operazione, Barzi e i suoi realizzano davvero, per la seconda volta, un film a fumetti del Don Camillo di Guareschi.<\/strong> Il confronto col film di Duvivier colpisce molto<\/strong>, perch\u00e9 se l\u00e0 si era accentuato lo spirito farsesco rispetto al primo film, qui invece si ha un romanzo a fumetti i cui momenti comici, presenti e ben sviluppati, sono il necessario alleggerimento umoristico (nell\u2019idea guareschiana) di un film nel complesso drammatico, e anche con elementi tragici (la morte dell\u2019innocente per le colpe dei padri non viene, volutamente, \u201csanata\u201d n\u00e9 da Guareschi n\u00e9 quindi dagli adattatori, ma resta, anche se la Storia continua). Segnalo inoltre anche il valido articolo<\/strong> <\/a>uscito sull’Avvenire, il quotidiano ufficiale della CEI, che esamina ulteriormente il volume.<\/p>\n Concludendo con la mia consueta nota didattica<\/strong>, ritengo che quest\u2019opera (dopo la precedente) potrebbe essere un ottimo acquisto di biblioteca scolastica. Si pu\u00f2 infatti far lavorare bene sul concetto di adattamento, interfacciandosi volendo anche col film, esempio comunque rilevante del cinema popolare anni \u201950 (vale, forse, specie per il primo) e col doppio tema dell\u2019adattamento fedele del fumetto \u2013 nel cambio per\u00f2 di medium e di forma, da breve a lunga \u2013 e infedele nel film.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":" ReNoir Comics pubblica il secondo “film a fumetti” di Don Camillo, che mira a ricostruire fedelmente le intenzioni di Guareschi, tradite dal regista Duvivier.<\/p>\n","protected":false},"author":681,"featured_media":2725,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"slim_seo":{"title":"Il ritorno di Don Camillo, il writer's cut di Guareschi - Lorenzo Barberis","description":"ReNoir Comics pubblica il secondo \"film a fumetti\" di Don Camillo, che mira a ricostruire fedelmente le intenzioni di Guareschi, tradite dal regista Duvivier."},"footnotes":""},"categories":[26],"tags":[424,74,19,183,423,18],"class_list":["post-2724","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-letteraturafumetto","tag-alberto-brambilla","tag-davide-barzi","tag-don-camillo","tag-giovannino-guareschi","tag-mondo-piccolo","tag-renoir"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2724","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/wp-json\/wp\/v2\/users\/681"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=2724"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2724\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/wp-json\/wp\/v2\/media\/2725"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=2724"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=2724"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=2724"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}
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