{"id":2574,"date":"2022-02-20T10:03:56","date_gmt":"2022-02-20T09:03:56","guid":{"rendered":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/?p=2574"},"modified":"2022-02-20T18:29:41","modified_gmt":"2022-02-20T17:29:41","slug":"artiste-ripensare-il-canone-dellarte-a-fumetti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/artiste-ripensare-il-canone-dellarte-a-fumetti\/","title":{"rendered":"Artiste: ripensare il canone dell’arte, a fumetti."},"content":{"rendered":"
“Artiste”,<\/strong> pubblicato in questo inizio di 2022 da Barta Edizioni<\/strong><\/a>, \u00e8 un volume a fumetti molto interessante. Curato da Flavia Luglioli,<\/strong> presenta quindici biografie di artiste del passato disegnate da altrettante fumettiste, ognuna delle quali ha lavorato su una di esse (le autrici fumettistiche coinvolte sono: Erika Lerma \u2013 Anna Ferrari \u2013 Camilla Garofano \u2013 Angelica Regni \u2013 Clara Giulia Gargano \u2013 Isabella Grott \u2013 Elisa Lipizzi \u2013 Ambra Garlaschelli \u2013 Sakka \u2013 Sara Olmos \u2013 Luana Vecchio \u2013 Matilde Simoni \u2013 Paola Zangh\u00ec \u2013 Alessandra Centi \u2013 Silvia Beneforti).<\/p>\n <\/p>\n <\/p>\n Il volume parte da una riflessione a tutto campo sul canone artistico<\/strong> cos\u00ec come percepito ancora oggi, con una forte esclusione della componente femminile. Come evidenzia la “curautrice” Flavia Luglioli, e come appare anche all’interno della storia di cornice che serve a collegare le varie biografie artistiche, difficilmente il pubblico sa citare, sul momento, nomi di artiste a parte l’ormai iconica Frida Kahlo<\/strong> (che nel volume, intenzionalmente, non c’\u00e8) o al limite – specie, forse, in Italia – Artemisia Gentileschi<\/strong>, ricordata spesso pi\u00f9 per\u00f2 per la storia della violenza subita che non per il valore delle sue opere (e Artemisia viene analizzata, indagando nella storia a fumetti relativa questo aspetto).<\/p>\n Una riflessione che parte, anche, da quella delle Guerrilla Girls<\/strong>, il cui ironico manifesto \u00e8 pubblicato a concludere il fumetto: \u00abLe donne devono essere nude per entrare al Metropolitan Museum?\u00bb: si chiedevano, notando \u00abmeno del 5% degli artisti nelle sezioni di Arte Moderna sono donne, ma l\u201985% dei nudi sono femminili\u00bb. Le storie delle artiste del passato sono poi simili, per molti versi, alla situazione delle fumettiste di ora, che vivono una analoga difficolt\u00e0 di emergere, come evidenzia sempre Luglioli, richiamando anche il recente lavoro del collettivo “Moleste”<\/strong>: una difficolt\u00e0 a ottenere la giusta visibilit\u00e0, e il rischio di essere confinate in un “ambito femminile” riduttivo alla loro reale importanza e capacit\u00e0 artistica.<\/p>\n Il tema personalmente mi interessa molto, anche in riferimento alla letteratura e, ovviamente, al fumetto (qui<\/strong> <\/a>quanto scrissi, al tempo, ipotizzando una revisione pi\u00f9 “paritaria” del canone del fumetto italiano).<\/p>\n <\/p>\n <\/p>\n <\/p>\n Un tema che diviene evidente fin dalla copertina, dove il titolo “Artiste<\/span>” gioca, con la “E<\/span>” finale in rosso, meno visibile, sull’assenza di un termine neutro in italiano, presente invece nell'”Artist” inglese. La protagonista ci appare poi colta cos\u00ec come appare nella prima storia (di Erika Lerma<\/strong>), che parte dall’et\u00e0 preistorica dove, in modo ancor oggi poco riconosciuto, le prime testimonianze artistiche della pittura rupestre si collegano molto probabilmente ad autrici preistoriche. La copertina effigia su quelle rocce immaginarie i segni delle quindici artiste che verranno poi affrontate, che appaiono anche – pi\u00f9 visibili – sul retro di copertina, assieme ai molteplici strumenti di lavoro di queste artiste.<\/p>\n La storia di raccordo, in un bianco e nero a forte contrasto<\/strong>, ci collega poi alla prossima storia (come a quelle successive) divenendo un momento utile, oltre che a operare un raccordo, per presentare ulteriori informazioni, precisazioni e riflessioni nel dialogo tra Zelda e Lore, in cui si riflette la lavorazione del volume (questa storia \u00e8 interamente sceneggiata dalla Luglioli, che interviene anche in molte sceneggiature ed opera il lavoro di ricerca per tutte le schede biografiche).<\/p>\n <\/p>\n <\/p>\n Passiamo poi all’antica Grecia con la storia realizzata da Anna Ferrari<\/strong>. Notiamo subito quella che sar\u00e0 una caratteristica del volume: il frequente cambio di stili, che tuttavia si amalgamano bene tra di loro, sia grazie alla storia di raccordo che fornisce un necessario stacco e momento armonizzante, ma anche perch\u00e9 la variet\u00e0 di stili delle artiste moderne, le fumettiste, diviene un correlativo oggettivo della variet\u00e0 di stili delle artiste classiche (non, ovviamente, riproducendolo in modo puntuale, come \u00e8 giusto che sia in una reinterpretazione artistica come questa, ma affiancando la ricchezza degli stili moderni a quella degli stili storici).<\/p>\n <\/p>\n <\/p>\n Camilla Garofano<\/strong> (assieme a Luglioli) presenta poi la storia di Claricia<\/em><\/strong>, miniatrice medioevale laica che \u00e8 la prima firma femminile su un’opera d’arte giunta fino a noi, verso il 1200. Una attestazione di volont\u00e0 autoriale in un periodo in cui la firma \u00e8 ancora rara negli artisti, anche per una concezione che, fino al rinascimento, vedr\u00e0 le “belle arti” come attivit\u00e0 preminentemente artigianali.<\/p>\n Seguono quindi le autrici del rinascimento: pittrici come Caterina Vigri<\/em><\/strong> (Luglioli \/ Angelica Regni<\/strong>), che esercita la propria arte all’interno della vita religiosa, spesso scelta all’epoca dalle donne come una delle poche possibilit\u00e0 di dedicarsi ad attivit\u00e0 intellettuali altrimenti precluse. Ma anche figure uniche come quella di Properzia de’ Rossi, scultrice e architetta, che – da laica – svolge attivit\u00e0 artistiche dove il predominio maschile era ancora pi\u00f9 netto (Luglioli \/ Clara Giulia Gargano).<\/p>\n <\/p>\n <\/p>\n Polissena de’ Nelli \/ Plautilla<\/strong><\/em> (Luglioli \/ Isabella Grott)<\/strong> porta invece a riflettere su un altro elemento importante, la presenza di una tradizione senza soluzione di continuit\u00e0 tra maestr\u0259 e alliev\u0259 nella storia dell’arte, in cui va considerata anche l’attivit\u00e0 di docenza femminile, come qui appare collegata a questa autrice.<\/p>\n Un tema che torna anche nella storia successiva (Luglioli \/ Elisa Lipizzi<\/strong>), dedicata a Sofonisba Anguissola<\/strong> (1535-1625), dove Antoon Van Dyck<\/strong>, tra i massimi pittori della sua epoca, si reca a trovarla – lei ormai molto anziana, protagonista di un secolo di enormi trasmutazioni del mondo dell’arte. Ella, per\u00f2, \u00e8 definita “maestro”: il termine non \u00e8 concepito e concepibile al femminile, allora (e ora?).<\/p>\n <\/p>\n <\/p>\n Lavinia Fontana<\/strong><\/em> \u00e8 affrontata da Ambra Garlaschelli<\/strong> (che ha firmato, di recente, la cover spettacolare del forse migliore Dylan Dog Color Fest di sempre), e se ne indaga il rapporto con la “vera storia de La Bella e la Bestia”, un amore di corte tra Catherine e Petrus Gonzalvus, affetto da ipertricosi, che Fontana seppe effigiare con particolare sensibilit\u00e0, sfuggendo a una narrazione visiva senzazionalistica.<\/p>\n A questo punto, si decide di affrontare anche la storia di Artemisia Gentileschi<\/strong><\/em>, affrontata da Sakka,\u00a0<\/strong>senza eludere la questione della violenza ma trasformandone la narrazione in ulteriore momento di meta-riflessione sul narrare le vicende delle artiste.<\/p>\n <\/p>\n <\/p>\n La figura di Judith Leister<\/em> <\/strong>(Sara Olmos<\/strong>) sottolinea in particolare un altro aspetto ancora: il riconoscimento professionale, con l’ammissione – Leister \u00e8 tra le prime – nelle gilde e corporazioni pittoriche (usualmente intitolate a San Luca, protettore della categoria).<\/p>\n Elisabetta Sirani<\/em> <\/strong>(Luana Vecchio<\/strong>) viene omaggiata in una storia che mostra la sua abilit\u00e0 di virtuosa del pennello, avvicinata a Guido Reni per il virtuosismo, ma ne mostra anche la segregazione famigliare, che la chiude in una gabbia sociale di impossibilit\u00e0 di movimento e autonomia.<\/p>\n <\/p>\n <\/p>\n La naturalista M<\/em>aria Sibylla Merian<\/em><\/strong> (Luglioli \/ Matilde Simoni<\/strong>), ci porta alle soglie del ‘700 e al suo viaggio naturalistico in Suriname, e apre un’altra riflessione ancora: la figura della sua guida indigena, cancellata dalla storia e quindi inserita solo per deduzione, che \u00e8 per\u00f2 stata, probabilmente, una donna, e indispensabile nell’impresa.<\/p>\n Rosalba Carriera<\/em> (Luglioli \/ Paola Zangh\u00ec)<\/strong> presenta la pi\u00f9 grande ritrattista dell’Europa del ‘700, poi dimenticata col passare della sua fama, meritata e altissima nel suo massimo splendore, mostrando la cancellazione di fatto delle figure femminili in una mancata storicizzazione nel canone anche quando il loro rilievo era indiscutibile in vita.<\/p>\n <\/p>\n
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