{"id":2215,"date":"2021-07-06T14:41:39","date_gmt":"2021-07-06T12:41:39","guid":{"rendered":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/?p=2215"},"modified":"2021-07-06T14:41:39","modified_gmt":"2021-07-06T12:41:39","slug":"swea-lultima-principessa-guerriera","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/swea-lultima-principessa-guerriera\/","title":{"rendered":"Swea, l’ultima principessa guerriera"},"content":{"rendered":"

\u201cSwea, Principessa di Sole\u201d di Raffaele D\u2019Argenzio e Nadir Quinto<\/strong> \u00e8 stato recentemente ripubblicato da Allagalla<\/strong> in un bel volume<\/strong><\/a> all\u2019interno del loro lavoro filologico sulla storia del grande fumetto italiano. Si tratta di un fumetto a suo modo molto interessante, anche per la transizione che rappresenta. Swea \u00e8, in qualche modo, l’ultima “principessa guerriera” di una lunga tradizione del fumetto, spesso con una sfumatura erotica (qui appena accennata e molto, molto soft, ma in un contesto sorprendente come quello del Corrierino), prima di una cesura nella cultura fumettistica e generale che ha posto fine a quei personaggi concepiti in quel modo, almeno nell’ambito dei fumetti.<\/p>\n

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Swea e il Corriere dei Ragazzi.<\/strong><\/p>\n

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Swea rappresenta anche, nello specifico, una importante transizione interna al Corriere dei Ragazzi<\/strong>, dove appare, e ci\u00f2 viene ben ricostruito nella ricca introduzione di Roberto Guarino e Matteo Pollone<\/strong>. Swea viene infatti ideata nel 1976, durante la transizione del Corriere dei Ragazzi a Corrier Boy, all\u2019interno di un tentativo di rinnovamento. Fondato nel 1908 su un\u2019idea di Paola Lombroso Carrara<\/strong> (figlia del noto e oggi molto discusso fondatore dell\u2019antropologia criminale), il Corrierino inizia la storia del fumetto italiano modernamente inteso (e, al di l\u00e0 degli attuali recuperi di esperienze varie di protofumetto con cui \u00e8 in continuit\u00e0, costituisce ancora oggi un punto di svolta importante).<\/p>\n

Nel 1961<\/strong>, con la direzione di Guglielmo Zucconi e poi di Carlo Triberti<\/strong> dal 1964<\/strong>, il comparto fumettistico del Corrierino ebbe un rilancio col fumetto franco-belga e i migliori autori italiani. Nel 1968<\/strong> vi fu il passaggio al formato rivista (che si era imposto in Italia sulla scia del successo di \u201cLinus\u201d, 1965<\/strong>), e dopo una call to action dei lettori nel 1969, nel 1972 si decide il cambio di nome a \u201cCorriere dei ragazzi\u201d, sotto Francesconi, con ulteriore allargamento della prestigiosa scuderia di fumettisti, ma si \u00e8 poi costretti a sdoppiare il prodotto per mantenere il pubblico dei pi\u00f9 piccoli. La crisi economica del 1973 e il passaggio alla Rizzoli nel 1974<\/strong> (e qui si apre anche il complicatissimo capitolo della scalata operata dalla Loggia massonica deviata P2<\/strong>, per la cui ricostruzione intricatissima rimando qui<\/strong><\/a>) portano alla direzione di Alfredo Barberis nel 1975<\/strong> che, per ripianare la situazione, riduce il formato ed elimina il colore. Nel 1976 Raffaele D\u2019Argenzio<\/strong>, capo redattore dell\u2019Intrepido, che deve portare questo modello sulla testata per un rilancio.<\/p>\n

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\"CharlieCharleston\"<\/p>\n

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Da qui il nome americaneggiante di Corrier Boy<\/strong> e nuove serie scritte da D\u2019Argenzio stesso, distanti dal fumetto educativo (che su questo blog ci \u00e8 caro), come Charlie Charleston<\/strong>, disegnato da Angelo Stano<\/strong>, e questo Swea, su cui \u00e8 aiutato dalla sorella Pina D\u2019Argenzio con lo pseudonimo di Giovanni Cammarota.<\/p>\n

Se Charleston \u00e8 legato a un fumetto noir e d\u2019azione, Swea \u00e8 l\u2019esperimento che ci pare pi\u00f9 innovativo e “arrischiato”<\/strong>, andando a seguire il filone, pur edulcorandolo, di un certo tipo di fumetto erotico-avventuroso di grande successo. Da qui l\u2019adozione di una tenuta incongruamente discinta per Swea, poco gradita al grande disegnatore Nadir Quinto<\/strong>, a quanto si riporta nel volume citando un\u2019intervista del 1977. Quinto poi abbandoner\u00e0, passando nel 1977 al Giornalino<\/strong>, dove il suo stile raffinato, in grado di sottile indagine psicologica, si applica alle sceneggiature di Claudio Nizzi, in un western maturo come Larry Yuma<\/strong> e nel grande fumetto educativo (spesso sempre ambientato nell’800 americano), con Tom Sawyer e Piccole Donne<\/strong>, oltre altre storie (sarebbe divertente un team-up di tutti questi personaggi “nadiriani”).<\/p>\n

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D\u2019Argenzio stesso spiega poi la genesi specifica del personaggio in un secondo articolo introduttivo<\/strong> (la ricchezza e il dettaglio del materiale critico \u00e8 il punto di forza di Allagalla, e questo volume non fa eccezione). L\u2019idea di fondo di Swea ha una sua originalit\u00e0. Seguendo una certa moda preminente delle eredi femminili di Tarzan in cui la possiamo collocare, la scelta \u00e8 quella di farne una bellezza occidentale, bionda, di carnagione chiara, presumibilmente occhi azzurri, che spicca in un contesto esotico (oggi, probabilmente, questo tipo di prodotti incorrerebbe nelle critiche del politicamente corretto). D\u2019Argenzio, con lo pseudonimo di Ledar, colloca questo tipo di serie non nella classica ambientazione della jungla ma nel western, allora ancor pi\u00f9 di oggi il genere dominante del fumetto italiano in edicola (e anche, sulla scorta del fumetto, al cinema, con gli Spaghetti Western che hanno pi\u00f9 di un debito con il Tex bonelliano). La giustificazione per questa indiana bionda sta nell\u2019arrivo dei vichinghi, da cui discende \u2013 similmente a quanto avviene nell\u2019Italia del sud per la dominazione normanna.<\/p>\n

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Swea e la tradizione della donna-guerriera.<\/strong><\/p>\n

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Moreno Burattini<\/strong>, attuale curatore di Zagor<\/strong> (fondamentale testata bonelliana del 1961, a suo modo, vicina in certi aspetti al mondo western\/fantastico di Swea), analizza con perizia le ascendenze fumettistiche che confluiscono in Swea, la \u201cCorrier Girl\u201d<\/strong>. Tarzan<\/strong>, creato da Burroughs nel 1912<\/strong> e giunto al cinema nel 1918, aveva nel 1929<\/strong> tenuto a battesimo il fumetto avventuroso ed eroico (a fianco di Buck Rogers, proiettato invece nel futuro). Gi\u00e0 nel ciclo di Tarzan appariva un analogo femminile in Meriem<\/strong>, nel romanzo del 1917<\/strong>.<\/p>\n

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Quindi nel 1937<\/strong>, con Sheena di Will Eisner e Iger<\/strong>, quel modello era stato adattato al femminile, sulla scia di She (1886) di Haggard<\/strong>, ritenuta il prototipo della \u201cJungle Girl\u201d<\/strong> e apparsa su \u201cThe Graphic\u201d<\/strong>, rivista fondamentale nella genesi del fumetto, in quanto accoglieva gi\u00e0 al suo interno storie brevi avventurose disegnate (come indaga molto bene Thierry Smolderen ne \u201cLe origini del fumetto\u201d<\/strong><\/a> ). La stessa \u201cWonder Woman\u201d (1941)<\/strong>, creata dai coniugi Marston come prima supereroina al femminile del cosmo DC, si ispiravano al mito delle amazzoni a suo modo connesso a queste prime fanciulle-guerriere nella natura selvaggia.<\/p>\n

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In Italia, nel 1948<\/strong> c\u2019\u00e8 Pantera Bionda<\/strong> di Gian Giacomo Dalmasso (di Voghera, ma dal cognome di origine cuneese, probabilmente in connessione a Borgo San Dalmazzo vicino Cuneo, come si pu\u00f2 riscontrare con una ricerca via Cognomix.it), e con gli anni \u201960 ne erano giunte le prime versioni apertamente erotiche, sulla scia di \u201cIsabella\u201d (1966) di Barbieri e Angiolini<\/strong> (di ambientazione per\u00f2 avventuroso-piratesca), con soprattutto \u201cVartan, l\u2019indiana bianca\u201d (1969-1977)<\/strong>, ancora edita, seppur per poco, in quel 1976.<\/p>\n

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Se vogliamo, dietro la figura di Swea – inclusa la sua valenza sottilmente erotica – c’\u00e8 tutta una tradizione di donne guerriere, che parte dall’epica classica con figure di Amazzoni come Pentasilea o la vergine Camilla, e rinasce nell’epica cavalleresca rinascimentale, con figure come Bradamante<\/strong> <\/a>di Ariosto, Clorinda di Tasso e le altre, che hanno anticipato la ripresa di questo mito nella cultura del romanzo popolare.<\/p>\n

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Conclusioni: Swea, Nadir Quinto, l’esoterismo…<\/strong><\/p>\n

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Nel suo saggio, Burattini ricostruisce anche molto bene il percorso artistico di Nadir Quinto<\/strong>, classe 1918, uno dei grandi del fumetto italiano che meriterebbe adeguata riscoperta, e esamina con la sua solita pregnanza il fumetto, cogliendo anche con precisione l\u2019ambientazione, data la presenza del presidente Grant (1869-1877). Abbiamo gi\u00e0 detto come il recupero di Quinto sarebbe ormai doveroso per dargli il posto che gli spetta nel canone del fumetto: aggiungiamo che qui si pu\u00f2 avere una prova tra le pi\u00f9 “mature” del suo segno sensuale (anche se, annota anche Burattini, le inchiostrazioni, probabilmente non sue o non sempre, sono diseguali e non rendono la massima giustizia al tratto) e che appare ben gestita dagli autori anche il montaggio della tavola, riuscendo a conferire un certo dinamismo alle scene anche all’interno della classica gabbia, con occasionali variazione dello schema classico tramite vignette verticali o quadruple d’effetto.<\/p>\n

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Le avventure di Swea sono rese interessanti dal tema esoterico insistito<\/strong>: l\u2019eccezionalit\u00e0 di Swea \u00e8 segnato dai suoi poteri, attribuiti dagli sciamani della trib\u00f9 ai geni recessivi dei vichinghi da cui discende, e dalla sua connessione, da eccezionale donna bionda, col potere solare, appunto, come una dama angelicata ma pi\u00f9 votata all’azione di Laura o Beatrice. Il lettore intuisce che dev\u2019esserci di pi\u00f9, e viene svelato in una storia interna all\u2019albo, che fornisce anche una riuscita spiegazione fantascientifica, da alienologia \u201cclipeologica\u201d<\/strong>. Questa continuity non strettissima ma comunque presente costruisce bene la tensione mistica contenuta nella storia, che ha delle potenzialit\u00e0 realmente interessanti.<\/p>\n

Per paradosso, si pu\u00f2 forse dire che c\u2019\u00e8 sia troppo, sia troppo poco erotismo<\/strong>: la mise svestita, incongrua, funzionerebbe in un fumetto pi\u00f9 scopertamente erotico, sullo stile di quelli in voga in quegli anni, in cui l\u2019esotismo dell\u2019ambientazione sarebbe solo un pretesto. Da questo punto di vista, concordiamo con Quinto: funzionerebbe molto meglio con una Swea vestita pi\u00f9 vicina a una squaw tradizionale \u2013 magari con elementi sciamanici che ne mostrino l\u2019eccezionalit\u00e0. Inoltre, maliziosamente, una Swea pi\u00f9 vestita darebbe pi\u00f9 forza al suo occasionale spogliarsi.<\/p>\n

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D\u2019altro canto, pur nell\u2019innovazione, D\u2019Argenzio \u00e8 costretto a trattenersi per, forse, residue censure (o autocensure?) in un giornale per ragazzi, e Swea \u00e8 quindi sempre \u201csul punto di\u201d abbandonarsi a una avventura amorosa<\/strong>, ma sempre trattenendosi un attimo prima, mentre sarebbe interessante, per dare credibilit\u00e0 e tridimensionalit\u00e0 al personaggio, aggiungere questa dimensione (pi\u00f9 per il gusto dell\u2019intreccio psicologico promettente che non per l\u2019aspetto erotico in s\u00e9). Anche le numerose scene da “damsell in distress” (da cui Swea ovviamente si districa prontamente) non possono rendere la minaccia nemmeno maliziosa – se non con uno sforzo d’immaginazione del lettore – e se un indiano la lega a un palo della tortura poi pu\u00f2 solo ovviamente lanciarle contro i coltelli come in un numero da circo, “per spaventarla”.<\/p>\n

Swea terminer\u00e0 la sua pubblicazione nel 1981; dopo altre vicissitudini, il Corrierino chiuse poi nel 1996. Detti questi presupposti, Swea \u00e8 quindi un fumetto interessante non perch\u00e9 perfetto, ma proprio nella sua \u2013 a suo modo affascinante \u2013 incompiutezza, imperfezione.<\/strong> Simbolo ideale di una transizione faticosa e di fatto non riuscita, per molteplici fattori, che porta verso la conclusione l\u2019esperienza gloriosa del Corrierino. Sarebbe interessante \u2013 D\u2019Argenzio ne accenna \u2013 una sua rinascita moderna, per quanto forse improbabile, in cui l\u2019eroina, magari in un formato bonellide, potrebbe esplicare fino in fondo il suo potenziale. E tutto, ancora una volta, ricomincerebbe con un’estate indiana.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"

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