{"id":2212,"date":"2021-06-21T12:28:47","date_gmt":"2021-06-21T10:28:47","guid":{"rendered":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/?p=2212"},"modified":"2021-06-21T12:34:15","modified_gmt":"2021-06-21T10:34:15","slug":"leo-e-aliseo-il-fantasy-allitaliana-alla-ricerca-del-libro-perduto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/leo-e-aliseo-il-fantasy-allitaliana-alla-ricerca-del-libro-perduto\/","title":{"rendered":"Leo e Aliseo. Il fantasy all’italiana alla ricerca del libro perduto."},"content":{"rendered":"
“Leo e Aliseo” di Stefano Voltolini<\/strong>, autore completo, \u00e8 un fumetto interessante. Uscito tra il 1991 e il 2016, e costituisce un caso piuttosto precoce di fantasy fumettistico nel fumetto realistico italiano.<\/p>\n Nel corso degli anni ’80, infatti, la Bonelli aveva avviato la sua strategia del “genere attraverso i generi”: un giallismo di fondo che per\u00f2 si declinava nel mistery di Myst\u00e9re, nell’orrore dylaniato, nella fantascienza neveriana apparsa proprio in quel 1991 (oltre che nel giallo di Nick Raider di poco precedente), aggiungendosi al western texiano e all’avventura di Mr. No. Il grande assente era il fantasy, genere di grande successo negli anni ’80, sulla scorta del boom dei giochi di ruolo e dei librogame fantasy, di matrice tolkeniana, e la fortuna cinematografica di Conan il Barbaro, Excalibur, Labyrinth, La storia fantastica (vedi qui<\/strong> <\/a>per una ricognizione pi\u00f9 ampia).<\/p>\n <\/p>\n <\/p>\n Il Giornalino <\/strong>della Editrice San Paolo, in modo indipendente da Bonelli e nella forma “breve” che lo caratterizzava per la sua dimensione di rivista, aveva gi\u00e0 creato molti di questi generi, con successo. Al western di Larry Yuma, pistolero misterioso, e all’avventura di Capitan Erik, si aggiungevano i gialli di Rosco e Sonny (e prima, pi\u00f9 seriosi, quelli del Commissario Spada di De Luca), e anche la fantascienza aveva avuto il suo spazio, dagli Astrostoppisti di Castelli a “Due cuori e un’astronave” (1989), ispirati ad Alien.<\/p>\n Il fantasy<\/strong> era ci\u00f2 che mancava alla scuderia giornalinesca, ma ancora per poco. Stefano Voltolini infatti nel 1987<\/strong> aveva presentato vari spunti a Gino D\u2019Antonio, allora responsabile dei fumetti della testata. Nel portfolio, Leo e Aliseo erano solo un abbozzo, ma fu quello a colpire D\u2019Antonio che ne chiese uno sviluppo in una storia, che in lavorazione pass\u00f2 da 8 a 20 pagine per consentire un miglior sviluppo dell\u2019ambientazione.<\/p>\n <\/p>\n <\/p>\n Leo, orfano, si imbatte casualmente in Aliseo cadendo in casa sua (ricorda da vicino l\u2019incontro tra Semola e Merlino ne \u201cLa spada nella roccia\u201d\u2026<\/strong>) e viene coinvolto nel suo lavoro al servizio dei Custodi Della Luce, maghi illuminati che preservano il sapere, contrapposti a Scarpia, mago malvagio che lo vuole per s\u00e9 soltanto (un nome che, stando a Voltolini, non si collega alla Tosca, ma alla rapacit\u00e0 dell\u2019arpia). Il medioevo rappresentato \u00e8 quello classico, fiabesco, di un eterno 1100 delle crociate e del gotico, anche se ricco di creature fantastiche che fanno della serie un fantasy seriale italiano, per certi versi pionieristico.<\/p>\n <\/p>\n <\/p>\n Questo volume di Allagalla<\/strong> raccoglie 19 storie del centinaio complessivamente realizzate, e si colloca all’interno del percorso di recupero di quella gloriosa tradizione compiuto dalla casa editrice, a partire dalla ripubblicazione del lavoro di Claudio Nizzi. La stampa in bianco e nero rispetto alle colorazioni originali, spesso non fedeli, rafforza un certo parallelo col fantasy fumettistico, perch\u00e9 il segno pulito, minuzioso, preciso di Voltolini ricorda cos\u00ec ancor di pi\u00f9 le illustrazioni di volumi di Dungeons and Dragons<\/strong> e similari, siano manuali, avventure o libri-game, anche se con un segno personale e immediatamente riconoscibile.<\/p>\n <\/p>\n <\/p>\n <\/p>\n Nella prefazione, Roberto Guarino e Matteo Pollone<\/strong> hanno modo di sottolineare come si tratti dell’ultima grande saga giornalinesca, prima della fine di quella gloriosa stagione della testata. Significativo anche come Voltolini, in seguito, passi in forze allo Zagor di Burattini, che in qualche modo, prima del Dragonero (2013) bonelliano<\/strong> (e di esperimenti che l’hanno preparato, come il romanzo a fumetti di Dragonero e alcune serie su Zona X, apparse dal 1992 – l’anno dopo “Leo e Aliseo”), era il terreno pi\u00f9 fertile, se non per il fantasy, per un “fantastico” non definito intrecciato su uno sfondo western.<\/p>\n Lo stesso Voltolini<\/strong>, in uno dei testi introduttivi al volume, spiega le principali scelte. Leo e Aliseo hanno nomi assonanti per sottolinearne l\u2019affiatamento. L’orecchino e il nome di un vento di Aliseo rimandano a un passato marinaresco. Li assiste Crak, il piccolo rapace di Leo (se vogliamo, sulla scia del gufo Anacleto\u2026), di cui solo noi lettori vediamo i pensieri, sprezzanti verso le follie degli umani, e Cleofante, \u201cdonna e cavalier errante\u201d, incrocio di Cleopatra \u2013 che ricorda nei capelli \u2013 e \u201cfante\u201d (ma assonante anche con Bradamante e certo eco delle donne guerriere dei poemi cavallereschi).<\/p>\n <\/p>\n <\/p>\n Ci pare per\u00f2 particolarmente significativo quanto evidenzia Clara Allasia:<\/strong> il fumetto \u00e8 pensato all\u2019indomani del film del \u201cNome della Rosa\u201d (1986) di Jean Jacques Annaud<\/strong> e ne possiede molti tratti comuni. Il tema di fondo \u00e8 la contesa, in un periodo di declino della sapienza degli antichi, di volumi rarissimi, in grado di rinnovarne il sapere e dare quindi il potere. Anche qui, i protagonisti sono un anziano sapiente con un giovane discepolo. In Eco abbiamo un Guglielmo da Baskerville holmesiano che, ironicamente, era divenuto lo spionistico Sean Connery, interprete di James Bond di Flaming, nella pellicola; l’Aliseo di Voltolini \u00e8 al limite leonardesco con la lunga barba bianca e il tema di fondo delle tecnologie perdute (spesso i libri portano a creare marchingegni meccanici), che \u00e8 presente del resto anche in Eco. Del resto, il nome di “Leo” dato al suo giovane compare favorisce questa identificazione.<\/p>\n <\/p>\n <\/p>\n Nel romanzo di Eco, del resto, il tema della scienza custodita nei libri torna nelle innumerevoli tecniche apparentemente magiche, ma in realt\u00e0 scientifiche, che difendono la biblioteca: e anche nella parte di Guglielmo che deriva da Guglielmo da Ockam<\/strong>, e che lo fa parlare spesso delle meravigliose possibili macchine volanti e semoventi, anticipando la modernit\u00e0 ma anche il Rinascimento leonardiano che attende, scavalcato il Trecento, ambientazione dell’opera (scritta da Asdo alla fine del secolo).<\/p>\n La possibile fonte – magari inconscia – di ispirazione \u00e8 interessante, tanto pi\u00f9 che il romanzo di Eco (e ancor pi\u00f9 il film di Annaud) non furono accolti con entusiasmo nel mondo cattolico, dato che presentavano la sapida ironia sottilmente anticlericale tipica di Eco (nel film, resa anche in grana pi\u00f9 grossa e “hollywoodiana”). Naturalmente, nel medioevo di Leo e Aliseo la religione sparisce:<\/strong> come ogni mondo fantasyco, al limite c’\u00e8 un blando politeismo sullo sfondo (si parla qualche volta di “dei”, come credenze dei popoli di quelle terre, senza interventi reali). Per contro c’\u00e8 abbondanza di creature fantastiche, mentre anche la magia \u00e8 usata con parsimonia<\/strong>.<\/p>\n <\/p>\n <\/p>\n Un medioevo picaresco, che pi\u00f9 bonariamente ricorda quello brancaleonico, dove frequenti sono le citazioni dell\u2019immaginario medievaleggiante pi\u00f9 vasto: il Turco rimanda al vero \u201cfinto automa\u201d di cui parl\u00f2 anche Poe, e il libro illustrato del cavaliere valoroso \u00e8 una citazione metanarrativa del fumetto come medium, che ha il suo antenato nel libro illustrato (come sono quasi sempre quelli che i nostri cercano): Leo si comporta da eroe dei fumetti, quale \u00e8, leggendo un libro illustrato in stile proto-fumetto cavalleresco. Anche \u201cSegni e disegni\u201d ha aspetti metanarrativi, con Leo che cade dentro a una sorta di incubo disegnato tra Bosch ed Escher.\u00a0<\/strong><\/p>\n Il segno di Voltolini, minuzioso e preciso, rende molto bene il medioevo “realistico”, reso tale dall’unione tra la cura nelle ambientazioni e nei costumi, credibilmente due-trecenteschi (sia pure un ‘300 fantastico, ovvio) e il realismo dei volti e delle espressioni dei personaggi, pi\u00f9 concreti che eroici e idealizzati. Ma il massimo sotto il profilo estetico lo ottiene appunto quando da questo realismo ci si stacca, in scene oniriche che offrono il destro per soluzioni grafiche pi\u00f9 arrischiate e seducenti, di effetto proprio per la sobriet\u00e0 visiva dell’ambientazione reale.<\/p>\n <\/p>\n <\/p>\n Allasia d\u00e0 un’altra possibile fonte, di cui abbiamo gi\u00e0 accennato: la Spada nella roccia (1963)<\/strong> di Reitherman, film disneyiano liberamente tratto dal ciclo di romanzi del “Re in eterno” (1958) di T.E. White<\/strong>. In effetti sarebbe uno spunto pi\u00f9 fumettistico-cartoonesco (al di l\u00e0, anche qui, di una base letteraria), con l’anziano Merlino<\/strong> che forma il giovane Art\u00f9<\/strong> e, nel film disneyano, \u00e8 ideologicamente pi\u00f9 un proto-scienziato razionalista che un mago vero e proprio (pur possedendo indubbi poteri astrali, sia chiaro), e il Leo di questa storia \u00e8 indubbiamente simile al Semola disneyano.<\/p>\n Scarpia<\/strong> ne \u00e8 il perfetto antagonista oscuro: se Aliseo, per conto dei Custodi della luce, vuole riportare la scienza antica in vita, Scarpia la vuole solo per s\u00e9, per il potere, a volte, ma anche solo per brama personale, collezionistica. Cos\u00ec come involontaria \u00e8 la citazione di Scarpia, probabilmente anche il fatto di fargli controllare una sorta di Incal<\/strong> (nella sua forma compiuta, l\u2019incal nero e quello luce intersecati) \u00e8 casuale, ma di sicuro effetto \u2013 e rimanda probabilmente alla comune origine del sigillo di Salomone<\/strong>, segno magico per eccellenza.<\/p>\n <\/p>\n
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