{"id":2115,"date":"2021-04-29T16:20:44","date_gmt":"2021-04-29T14:20:44","guid":{"rendered":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/?p=2115"},"modified":"2021-04-29T16:20:44","modified_gmt":"2021-04-29T14:20:44","slug":"i-dolori-del-giovane-wertham","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/i-dolori-del-giovane-wertham\/","title":{"rendered":"I dolori del giovane Wertham"},"content":{"rendered":"<p>Nella bolla di filtro del mondo del fumetto italiano si \u00e8 tornati a ragionare di censura e libert\u00e0 di espressione sulla scorta di una recente polemica di cui, per\u00f2, non mi interessa parlare. Mi \u00e8 tornata invece la voglia di riprendere in parte un mio vecchio pezzo sullo psichiatra Fredric Wertham, il primo acerrimo nemico dei comics (vedi <strong><a href=\"https:\/\/lospaziobianco.it\/deconstructing-wertham-seduzione-innocenti\/\">qui<\/a><\/strong>). In quel pezzo mi soffermavo nello specifico sulla sua opera pi\u00f9 famosa, &#8220;La seduzione degli innocenti&#8221; (1954), il fulcro dell&#8217;attacco contro il fumetto di quegli anni, con una vasta eco e un vasto effetto anche sulla storia del medium. Sullo Spazio Bianco si era gi\u00e0 effettuato uno studio sul fenomeno complesso della &#8220;guerra ai comics&#8221; negli anni &#8217;50, <a href=\"https:\/\/lospaziobianco.it\/maledetti-fumetti-david-hajdu-comics-code\/\"><strong>qui.<\/strong><\/a> Il mio intento qui era per\u00f2 ricostruire in modo pi\u00f9 completo la figura di Wertham stesso, prima (e anche dopo) del suo volume pi\u00f9 famoso, con un occhio di riguardo al suo sofferto rapporto con il fumetto e i nuovi media. I dolori del giovane Wertham, insomma.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-2124 aligncenter\" src=\"https:\/\/lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2021\/04\/220px-Fredric_Wertham.png\" alt=\"220px-Fredric_Wertham\" width=\"349\" height=\"524\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Fredric Wertham nasce a Nuremberg nel 1895 come Friedrich Ignatz Wertheimer. Una doppia ironia della storia: nasce nell&#8217;anno del &#8220;primo fumetto&#8221; (tra molte virgolette) riconosciuto a lungo come tale, Yellow Kid, e come secondo nome porta quello del primo celebre topo del fumetto, co-protagonista di Krazy Kat di George Harriman (primo fumetto esaltato a livello dell&#8217;arte in The Seven Lively Arts (1924) di Gilbert Seldes (di cui ho parlato <a href=\"http:\/\/barberist.blogspot.com\/2020\/03\/gilbert-seldes-seven-lively-arts-1924.html\"><strong>qua<\/strong><\/a>). Laureatosi nel <strong>1921<\/strong> a Wurzburg, nel <strong>1922<\/strong> inizia a lavorare con Emil Kraepelin, importante psichiatra che ha dato grande rilievo all&#8217;influsso ambientale sulla psiche (come, nel suo attacco ai fumetti, far\u00e0 Wertham); in questo periodo corrisponde anche con Sigmund Freud. Viene invitato negli USA lo stesso anno (agli psichiatri, Freud magnificava gli USA come &#8220;la nostra terra promessa&#8221;) per lavorare nell&#8217;ospedale di Baltimora come psichiatra. Si naturalizza americano dopo il matrimonio con l&#8217;artista (tradizionalmente figurativa) Florence Hesketh.<\/p>\n<p>Nel <strong>1932<\/strong> si trasferisce a New York, dove continua il suo lavoro di psichiatra con un occhio di riguardo ai temi della criminalit\u00e0 giovanile. Il suo primo volume, <strong>&#8220;The brain as an organ&#8221; (1934)<\/strong>, appare ancora relativamente un testo di psicologia &#8220;seria&#8221;, non ad effetto. Ma le cose sono destinate a cambiare.<\/p>\n<p>Una prima mossa di Wertham come &#8220;psichiatra pop&#8221;, forse ancora non pienamente intenzionale, \u00e8 la collaborazione nel <strong>1935<\/strong> alla difesa in un caso eclatante come quello del serial killer cannibale Albert Fish (una figura, quella dell&#8217;assassino antropofago, che avr\u00e0 una notoria influenza nell&#8217;immaginario pruriginoso sulla psichiatria, come testimonia il successo del personaggio creato da Thomas Harris, l&#8217;ineffabile professor Lecter).<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-2116 aligncenter\" src=\"https:\/\/lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2021\/04\/dark.jpg\" alt=\"dark\" width=\"337\" height=\"499\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Uno dei suoi primi volumi di psicologia criminale applicata all&#8217;infanzia \u00e8<strong> &#8220;Dark Legend&#8221; (1941)<\/strong>, che fin dal titolo mostra la sua natura sensazionalistica. Il tono non \u00e8 tecnico, e descrive al vasto pubblico i moventi psicologici di un diciassettenne matricida (vedi <a href=\"https:\/\/psycnet.apa.org\/record\/1942-00299-000\"><strong>qui<\/strong><\/a>). Al di l\u00e0 dell&#8217;uso di elementi tecnici (come si \u00e8 intuito, Wertham ha solide basi accademiche) \u00e8 palese l&#8217;intento di usare un certo sensazionalismo &#8211; rafforzato da una sua, legittima, credibilit\u00e0 accademica &#8211; ai fini di vendere. Anche la cover \u00e8 relativamente sobria, ma indubbiamente &#8220;ad effetto&#8221;, il nero e il simbolo criptico che ricorda un bersaglio stimolano indubbiamente il senso che aprendo il volume ci attendono &#8220;misteri innominabili&#8221; di lovecraftiana memoria. Di un conflitto psichico freudiano di cui si potrebbe scrivere in termini meno eclatanti si sceglie la manifestazione pi\u00f9 estrema e raccapricciante, solleticando la curiosit\u00e0 morbosa del pubblico mid-cult mascherata da &#8220;volont\u00e0 di documentarsi&#8221;.<\/p>\n<p>Intanto, l&#8217;anno prima, con l&#8217;editoriale di<strong> Sterling North &#8220;A National Disgrace&#8221; (1940)<\/strong> inizia l&#8217;attacco ai comics, scagliandosi contro l&#8217;apparizione di Superman due anni prima. Gi\u00e0 nel 1941 la DC Comics inizia a prevedere un comitato redazionale, ma critiche in ambito pedagogico appaiono nel 1942 e nel 1944. Nel 1945 la prestigiosa Time ospita un attacco piuttosto grave: &#8220;Are comics fascist?&#8221;, dove si collega in modo superficiale Superman al superomismo nicciano (vedi <a href=\"http:\/\/content.time.com\/time\/subscriber\/article\/0,33009,778464,00.html\"><strong>qui<\/strong><\/a>). Coulton Waugh, il &#8220;primo storico dei comics&#8221; (primato oggi in parte messo in discussione) difende le comics strip nel suo saggio del 1947, ma critica i nuovi comic books, prendendone le distanze.<\/p>\n<p>In questo contesto matura la sua battaglia contro i comics, che ha tra i suoi primi atti la partecipazione al convegno sulla &#8220;Psicopatologia del Comic Book&#8221; cui segue l&#8217;articolo <strong>&#8220;The Comics &#8211; Very Funny&#8221; (1948),<\/strong> che si pu\u00f2 leggere <a href=\"http:\/\/www.lostsoti.org\/ReadersDigestTheComicsVeryFunny.htm\"><strong>qui<\/strong><\/a>. Ci sono gi\u00e0 tutte le discutibili caratteristiche dello stile di Wertham, proprie della sua opera pi\u00f9 nota sei anni dopo, in primis lo &#8220;strawman argument&#8221;, l&#8217;argomento-fantoccio, con cui si estremizza una situazione per avere ragione agli occhi del lettore. Wertham parte dal caso &#8211; reale o immaginario &#8211; di una sua paziente di quattro anni, sovente coinvolta in giochi violenti e, si implica, traumatici da altri bambini dai tre ai nove anni. Il tutto, stabilisce Wertham, su influsso dei comics di quell&#8217;epoca, che noi chiamiamo &#8220;pre-code comics&#8221; (prima, ovvero, del codice di autoregolamentazione) e chiaramente inadatti all&#8217;infanzia (si pu\u00f2 iniziare a discutere della loro maggiore o minore adeguatezza a un pubblico di adolescenti).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-2129 aligncenter\" src=\"https:\/\/lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2021\/04\/1953.jpg\" alt=\"1953\" width=\"268\" height=\"416\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Nella critica a Wertham, bisogna su questo essere oggettivi: i pre-code comics utilizzavano senza problemi una dose generosa di violenza anche piuttosto radicale, come i pulp magazine (rivolti a un pubblico adulto, magari di giovani adulti ma comunque almeno adolescenti). In questa fase, Wertham non concentra ancora le sue critiche pi\u00f9 specifiche sul fatto che i comics siano dannosi per la lettura e, pi\u00f9 in generale, per il ragionamento, ma evidenzia il loro alto tasso di violenza, con una forte carica erotica e rimandi impliciti al sadismo, al bondage, e altre pratiche all&#8217;epoca indubbiamente condannate (e ancor oggi certo non rivolte alla fascia della prima infanzia).<\/p>\n<p>Chiaramente, il punto appare oggi quello di una vigilanza sulla prima infanzia e non la censura dei comics tout court come da lui evocata (con toni oggi inaccettabili: Wertham evoca in positivo, nel 1948, i roghi dei fumetti effettivamente realizzati in quegli anni). Colpisce che Wertham \u00e8 di origine ebraica askenazita, originario della Germania, e ovviamente colto: ma il rogo di fumetti non gli suscita alcun parallelo con gli analoghi roghi della Germania nazista, in fondo di pochi anni prima, in cui ardevano anche i libri dei suoi maestri, come Freud.<\/p>\n<p>L&#8217;anno seguente, Wertham testimonia per la prima volta in un processo riguardo ai fumetti e al loro influsso.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-2117 aligncenter\" src=\"https:\/\/lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2021\/04\/6624622.jpg\" alt=\"6624622\" width=\"318\" height=\"440\" \/><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-2118 aligncenter\" src=\"https:\/\/lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2021\/04\/51pCVOauK-L._SX318_BO1204203200_.jpg\" alt=\"51pCVOauK-L._SX318_BO1,204,203,200_\" width=\"320\" height=\"499\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Gli anni &#8217;40 si chiudono con un suo nuovo volume, &#8220;Lo Show della violenza&#8221; (1949), in cui Wertham sottolinea il suo titolo di M.D, &#8220;medical doctor&#8221;, e chiarisce nel sottotitolo come &#8220;uno psichiatra ci spiega perch\u00e9 la gente uccide e come gli omicidi possono essere prevenuti.&#8221; La copertina, astratta, suggerisce quasi una vasta colata di sangue. Un&#8217;altra cover ancor pi\u00f9 popolare lo promuove a &#8220;great psychiatrist&#8221; e calca ancor pi\u00f9 la mano; forse in questo caso la grafica richiama subliminalmente uno schermo cinematografico (e i titoli di testa di un classico film americano di quegli anni); lo stesso termine &#8220;show&#8221; sembra implicare un&#8217;evocazione degli effetti della fiction.<\/p>\n<p>La sintesi del testo amplifica tale impostazione:<\/p>\n<p><em>&#8220;In our dreams and fantasies, we are all murderers, leveling whole cities with our unconscious hates and fears. Most of us are content merely to dream. But in some, their dreams lunge out into nightmarish reality: mothers kill their own children; shy, gentle boys become mass murderers; old men lash out in violence. What is it that pushes them beyond fantasies into brutal violence? What are the mental states which lead to murder? How does the mind of the murderer differ from that of a normal person? How does society contribute to murder? Can a murderer be completely sane?&#8221;<\/em> (vedi <a href=\"https:\/\/openlibrary.org\/books\/OL24754464M\/The_Show_of_Violence\"><strong>qui<\/strong><\/a>)<\/p>\n<p>Wertham parte dalle consuete considerazioni freudiani (ognuno possiede pulsioni inconsce violente, se non omicide, anche se le reprime) e le pone in modo scandalistico: &#8220;in ogni persona si cela un potenziale assassino!&#8221;.<\/p>\n<p>Intanto nel <strong>1950<\/strong> il Senato convoca la commissione che seguendo anche le indicazioni di Wertham, porta all&#8217;istituzione del comics code nel <strong>1955<\/strong>.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-2119 aligncenter\" src=\"https:\/\/lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2021\/04\/s-l300.jpg\" alt=\"s-l300\" width=\"456\" height=\"718\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-2120 aligncenter\" src=\"https:\/\/lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2021\/04\/vertigo-vintage-movie-poster-original-1-sheet-27x41-1-534x800.jpeg\" alt=\"vertigo-vintage-movie-poster-original-1-sheet-27x41\" width=\"534\" height=\"800\" srcset=\"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2021\/04\/vertigo-vintage-movie-poster-original-1-sheet-27x41-1-534x800.jpeg 534w, https:\/\/www.lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2021\/04\/vertigo-vintage-movie-poster-original-1-sheet-27x41-1-684x1024.jpeg 684w, https:\/\/www.lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2021\/04\/vertigo-vintage-movie-poster-original-1-sheet-27x41-1-1026x1536.jpeg 1026w, https:\/\/www.lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2021\/04\/vertigo-vintage-movie-poster-original-1-sheet-27x41-1-1368x2048.jpeg 1368w, https:\/\/www.lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2021\/04\/vertigo-vintage-movie-poster-original-1-sheet-27x41-1.jpeg 1200w\" sizes=\"auto, (max-width: 534px) 100vw, 534px\" \/><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-2121 aligncenter\" src=\"https:\/\/lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2021\/04\/s-l640.jpg\" alt=\"s-l640\" width=\"393\" height=\"603\" \/><\/p>\n<p>Due anni dopo al saggio centrale nell&#8217;attacco al fumetto, uscito nel 1954, esce questo <strong>&#8220;Il cerchio della colpa&#8221; (1956)<\/strong>, con una cover che curiosamente sembra anticipare Vertigo Si parla di nuovo di un &#8220;caso shock&#8221; newyorkese, e si riflette sul ruolo dei &#8220;mass media&#8221;: il giovane assassino Frank Santana viene difeso da Wertham giustificando le sue azioni con l&#8217;influsso che i mass media hanno avuto nel condizionarlo (viene quasi da leggere in controluce un altro psichiatra fumettistico, il dottor Wolper, sempre pronto a difendere qualsiasi criminale famoso in Dark Knight Returns). Nell&#8217;opera \u00e8 incluso nuovamente un riferimento ai fumetti, in un paio di capitoli. Curiosamente, nel 2007 il volume \u00e8 stato ripubblicato da William Bush, il quale sostiene la validit\u00e0 delle tesi di Wertham (che quindi, fuori dalla cerchia fumettofila, non \u00e8 affatto cos\u00ec screditato: magari nemmeno nelle sue evocazioni di roghi veri o simbolici dei comics&#8230;).<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-2122 aligncenter\" src=\"https:\/\/lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2021\/04\/wertham_signcain.jpg\" alt=\"wertham_signcain\" width=\"241\" height=\"350\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/jamanetwork.com\/journals\/jama\/article-abstract\/662038\"><strong>&#8220;Un segno per Caino&#8221;<\/strong><\/a> (1966) prosegue questa tendenza al titolo ad effetto, ma la citazione \u00e8 colta, e rimanda al segno biblico che Dio imprime su Caino perch\u00e9 sia al tempo stesso segnato e risparmiato (qui da noi, ha ispirato &#8220;Nessuno tocchi Caino&#8221;, associazione legata ai radicali contro la pena di morte). Ancora una volta, Wertham scagiona i giovani omicidi e attribuisce la colpa delle loro azione all&#8217;influsso della pubblicit\u00e0, delle armi giocattolo, e in genere dei vari aspetti della pop culture.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-2123 aligncenter\" src=\"https:\/\/lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2021\/04\/513FwsA9dpL.jpg\" alt=\"513FwsA9dpL\" width=\"416\" height=\"468\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>L&#8217;ultima opera di Wertham, come noto, va in controtendenza. &#8220;<a href=\"http:\/\/www.librarything.com\/work\/2385775\/reviews\/153554572\"><strong>Il mondo delle fanzine&#8221;,<\/strong><\/a> nel <strong>1973<\/strong>, tende a riconoscere il fenomeno\u00a0 come un vitalismo positivo, dal basso (il fenomeno in realt\u00e0 non era certo nuovo e risaliva al 1940, quando ne appaiono i primi esempi americani). Per quanto accolto con scetticismo, se non con ostilit\u00e0, dal mondo dei comics, in questa fase Wertham ridimensiona i suoi attacchi ai fumetti, senza rinnegarli del tutto (i tempi in cui si apprezzano i roghi di libri sono lontani). Scrivere una fanzine \u00e8 per Wertham un meccanismo tutto sommato sano e creativo di comunicazione (almeno come forma, anche se non come contenuto, approverebbe Lo Spazio Bianco, insomma).\u00a0 Ma l&#8217;opera non ricucir\u00e0 i rapporti tra Wertham e il comicdom, e durante il suo intervento al Comicdom di New York sar\u00e0 accolto da una selva di fischi. Lo psichiatra, piccato, smise di scrivere di fumetti: non era pi\u00f9 l&#8217;epoca per stroncarli, e non poteva riciclarsi a parlarne bene. Mor\u00ec pochi anni dopo, nel <strong>1981<\/strong>, in et\u00e0 abbastanza avanzata &#8211; 86 anni &#8211; ancora avvolto dall&#8217;aura di arcinemico dei comics.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.lostsoti.org\/\"><strong>Questo<\/strong> <\/a>eccezionale sito raccoglie tutto il materiale su Wertham che l&#8217;autore riesce a trovare, ed \u00e8 sicuramente un punto di partenza curioso per approfondirne ulteriormente la figura.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nella bolla di filtro del mondo del fumetto italiano si \u00e8 tornati a ragionare di censura e libert\u00e0 di espressione sulla scorta di una recente polemica di cui, per\u00f2, non mi interessa parlare. Mi \u00e8 tornata invece la voglia di riprendere in parte un mio vecchio pezzo sullo psichiatra Fredric Wertham, il primo acerrimo nemico dei comics (vedi qui). In quel pezzo mi soffermavo nello specifico sulla sua opera pi\u00f9 famosa, &#8220;La seduzione degli innocenti&#8221; (1954), il fulcro dell&#8217;attacco contro il fumetto di quegli anni, con una vasta eco e un vasto effetto anche sulla storia del medium. 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