{"id":2082,"date":"2021-04-18T11:08:06","date_gmt":"2021-04-18T09:08:06","guid":{"rendered":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/?p=2082"},"modified":"2021-04-18T11:08:06","modified_gmt":"2021-04-18T09:08:06","slug":"giacomo-nanni-tutto-e-vero-se-vi-pare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/giacomo-nanni-tutto-e-vero-se-vi-pare\/","title":{"rendered":"Giacomo Nanni, “Tutto \u00e8 vero” (se vi pare)."},"content":{"rendered":"
In questi giorni, \u00e8 uscito <\/strong><\/a>per Rizzoli-Lizard Tutto \u00e8<\/em><\/strong> vero<\/strong>, <\/em>il nuovo volume a fumetti di\u00a0Giacomo Nanni <\/strong>(classe 1971), una delle voci pi\u00f9 autorevoli del fumetto contemporaneo a livello internazionale. Dopo l’esordio su “Mano” (1996), Nanni entra nel gruppo della rivista Canicola (2004) e nel 2005 vince a Lucca per la migliore storia breve (vedi qui<\/strong><\/a>). Del 2006 \u00e8 il suo blog, ancora attivo (vedi qui<\/strong><\/a>), del 2007 Cronachette<\/em> per Coconino, di cui l\u2019attenta recensione di Guglielmo Nigro su LoSpazioBianco, che coglie il carattere di \u201cmanifesto del minimalismo fumettistico\u201d, sulla scia di Raymond Carver in ambito letterario e esperienze fumettistiche internazionali come quella di Tomine, Clowes, Ware.” (qui<\/strong><\/a>). Nigro aggiorna il suo parere in occasione di Lara Canepa nel 2010 che si pone come una riflessione dolente sul mito di Elvis Preasley e in generale sulla Pop Culture<\/strong> (qui<\/strong><\/a>). Interessante il riscontro nell\u2019intervista di Stiv\u00e8 (qui<\/strong><\/a>) in cui l\u2019autore in parte conforta questa lettura \u2013 e, in modo sorprendente ma a suo modo provocatoriamente illuminante, anche come segno di una distanza, paragona il culto di Elvis a quello di Pratt, in chiusura. La centralit\u00e0 della sua riflessione viene posta verso l\u2019idea di cunicolo, colta attraverso un personaggio che non \u00e8 la protagonista titolare, e che rimanda al procedere tipicamente labirintico del postmoderno, secondo la nota definizione di Calvino (naturalmente, la statura \u2013 elevata \u2013 di Nanni come autore sta nel declinarlo in un modo integralmente suo).<\/p>\n Dal 2010 al 2014 vi sono tra il resto le storie e vignette sul Post, dal 2013 con la sceneggiatura di Raffaele Alberto Ventura (vedi qui<\/strong><\/a>), e anche alcuni corti, in cooperazione con Gipi. Tra i romanzi grafici, escono in Francia Le gar\u00e7on qui cherchait la peur<\/em>, (Cornelius, 2012), Casanova – Histoire de ma fuite<\/em> (Olivius, 2013) e Vince Taylor n’existe pas<\/em> (Olivius, 2014) e, in Italia, “Prima di Adamo” per Canicola, nel 2015.<\/p>\n <\/p>\n <\/p>\n Si giunge quindi ad Atto di Dio<\/em> <\/strong>(Rizzoli Lizard, 2018<\/strong>) che dopo un vasto successo di critica e pubblico gli \u00e8 valso il prestigioso Prix de l\u2019Audace al Festival internazionale di Angoul\u00eame e la consacrazione di massa (per LoSpazioBianco ne ha parlato Michele Garofoli qui<\/strong><\/a>). In questo caso, tramite la storia del capriolo<\/strong> che fa da fil rouge per molteplici narrazioni che si intrecciano intorno a lui, si parla del rapporto dell\u2019uomo con la natura, all\u2019indomani del tragico terremoto di Amatrice. Ovviamente il titolo pare da leggere in antifrasi, Atto di Dio<\/em> pare rimandare pi\u00f9 alla leopardiana assenza di senso del dolore cosmico. Il capriolo della storia principale, perso nel labirinto della tangenziale, assurge a valore simbolico dell\u2019innocente inconsapevole e vittima della violenza naturale e storica (simboleggiata dalla carabina nella vicenda parallela dell\u2019unicorno). Non a caso, nella cover appare reso cieco dalla maschera, per il suo bene (i soccorritori gli inibiscono la vista per controllarlo e riportarlo in montagna, dove per\u00f2 la sua sopravvivenza sar\u00e0 difficile).<\/p>\n <\/p>\n <\/p>\n Da un punto di vista stilistico, gi\u00e0 qui appaiono molto ben delineati due meccanismi centrali che ritorneranno in Tutto \u00e8 vero<\/em>: la freddezza dello sguardo del narratore resa sul piano visivo da una resa delle immagini tramite una sorta di moderno puntinismo<\/strong>, una sgranatura che fa pensare a una foto pubblicata con bassa qualit\u00e0 di stampa, come quelle di un quotidiano. Una tecnica che rimanda sia a Seurat<\/strong> e i suoi, sia alla pop art di Roy Lichtenstein<\/strong>, che us\u00f2 lo stesso effetto straniante proprio sulla bassa tecnica di stampa dei fumetti delle origini. L\u2019elemento straniante, voluto, \u00e8 che si tratta di un elemento oggi assente nella saturazione di immagini che ci circonda, che sono fruite in digitale o in una stampa che tecnicamente \u00e8 migliorata e non offre pi\u00f9 sgranature di quel tipo, almeno nel nuovo millennio. Il tutto contribuisce a creare una distanza, a far sembrare le vicende di cui Nanni ci parla, pur vicine (Amatrice era allora di stretta attualit\u00e0), come sospese ormai in una distanza siderale.<\/p>\n <\/p>\n L\u2019altra tecnica finissima usata dall\u2019autore \u00e8, come gi\u00e0 detto, usare dei soggetti narranti incongrui, il capriolo o addirittura l\u2019oggetto inanimato, come la carabina. Per quanto dotati del loro punto di vista limitato sul mondo e quindi, di nuovo, straniante e oggettivo, come il frequente espediente dell\u2019alieno che ci osserva (pensiamo ad esempio a L\u2019ultimo terrestre<\/em> di Gipi, tratto da un fumetto di Giacomo Monti), di matrice illuminista: il Micromegas di Voltaire (1752), e dietro di questi le Lettere Persiane<\/em> (1721) di Montesquieu, dove lo sguardo dell\u2019Altro \u00e8 quello dello Straniero. Ma oggetti e animali sono in Nanni ingenui ma accuratissimi nel loro ragionamento,<\/strong> con effetto doppiamente straniante: perch\u00e9 il loro punto di vista \u00e8 troppo informato per quanto attribuiremmo intuitivamente al loro possessore. Anche Nel mirino<\/em> (2019), il fumetto successivo, presenta aspetti simili (vedi qui<\/strong><\/a>).<\/p>\n <\/p>\n <\/p>\n In Tutto \u00e8 vero<\/em> questi aspetti, gi\u00e0 compiuti in Atto di Dio<\/em> in una ineccepibile perfezione formale, si radicalizzano. L\u2019immagine di copertina \u00e8 pi\u00f9 complessa ancora di quella di Atto di Dio<\/em>. Il simbolismo dell\u2019uccello chiuso in una voliera circondato da un volo libero ci sembra un simbolismo facile di opposizione prigionia \/ libert\u00e0, ma in verit\u00e0, come \u00e8 chiarito all\u2019interno della storia dove tale situazione appare, ha un\u2019altra valenza, e si concentra sul tema della violenza, nella natura e nella storia.<\/p>\n <\/p>\n <\/p>\n Il fumetto infatti affronta un tema centrale nell\u2019immaginario occidentale odierno, e in particolare in quello fumettistico: il pi\u00f9 grave attentato contro la libert\u00e0 di stampa mai avvenuto in Europa, quello che nel 2015 ha sterminato la redazione di Charlie Hebdo<\/strong>. Nanni sceglie di parlare quindi di un tema che si fa leggermente pi\u00f9 distante rispetto ad Amatrice nel 2018: ci separano da quel punto della storia sei anni, ma anche ormai un\u2019altra epoca, segnata dallo spartiacque epocale del Covid (magari anche oltre l\u2019intenzione dell\u2019autore).<\/p>\n <\/p>\n Lo sguardo assunto per parlare di questo tema parte dalla distanza. Si comincia con Gli uccelli<\/em> (1963) di Alfred Hitchcock<\/strong>, che \u00e8 sicuramente un tema in cui si parla della natura \u201cche si ribella\u201d, ma in modo opposto a Leopardi<\/strong> e Nanni<\/strong>: l\u00ec la ribellione degli uccelli \u00e8 inquietante perch\u00e9 misteriosamente senziente, non impersonale come la Natura Matrigna<\/strong> del filosofo di Recanati, presente nelle liriche e, ancor pi\u00f9 forse, nelle Operette Morali<\/em>, come nel celeberrimo dialogo tra la Natura e un Islandese<\/strong>. Ma la violenza impersonale (gli Uccelli che attaccano gli Uomini) qui diviene personale (l\u2019aneddoto, vero o falso non importa, di un singolo uccello, Archie, che attacca un singolo uomo).<\/p>\n <\/p>\n La tecnica della sgranatura \u00e8 quella detta sopra, ma qui il Corvo<\/strong>, nuovo correlativo oggettivo di un\u2019idea che l\u00e0 appariva nel capriolo, contrasta maggiormente con tale scelta: diviene infatti \u2013 come anche gli uomini che appaiono \u2013 una macchia nera, densa, fitta, la personificazione stessa dell\u2019Ombra (come nel modello di Edgar Allan Poe<\/strong>, e come visivamente avviene nello stesso Hitchcock, eternato nella sua silohuette parimenti simbolo del suo incarnare l\u2019umbratile inquietante dell\u2019umano nei suoi film).<\/p>\n Lo sguardo del capriolo era prigioniero del labirinto: il corvo invece ha in questa prima fase uno sguardo a volo d\u2019uccello sul labirinto: vede le varie pedine ma di fatto non le giudica, il suo sguardo \u00e8 accortissimo (ci presenta, in luogo delle didascalie dell\u2019autore, elementi fattuali anche minuziosi) ma neutro, opaco. Neutralit\u00e0 nel giudizio, non nell\u2019azione: questo singolo corvo sceglie una vittima (la pi\u00f9 emotivamente scatenante: una bambina) e la perseguita beccandola ogni volta che esce.<\/p>\n <\/p>\n
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\nTutto \u00e8 vero<\/em>, il titolo, \u00e8 di nuovo \u2013 ci pare \u2013 antifrastico e letterale a un tempo stesso: le varie storie offrono varie verit\u00e0, in contrasto tra di loro, senza che questo contrasto sia sanato non solo nella storia (che sarebbe consolatorio) ma neanche in un punto di vista implicito fornito al lettore. Le storie semplicemente stanno nella loro irrisolta contraddizione, rifiutando l\u2019opera a tesi.<\/p>\n
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