{"id":202,"date":"2016-11-20T10:20:45","date_gmt":"2016-11-20T09:20:45","guid":{"rendered":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/?p=202"},"modified":"2016-12-20T21:21:23","modified_gmt":"2016-12-20T20:21:23","slug":"tempesta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/tempesta\/","title":{"rendered":"Della materia di cui sono fatti i sogni: la Tempesta di Shakespeare e De Luca."},"content":{"rendered":"
La tempesta<\/em>\u00a0(1610 c.) di Shakespeare \u00e8 considerata l’ultima opera del massimo autore inglese, in qualche modo con anche una\u00a0valenza di testamento spirituale. Nell’ambito dell’adattamento fumettistico, specialmente italiano, La tempesta<\/em>\u00a0\u00e8 anche il primo di tre adattamenti\u00a0shakespeariani realizzati da Gianni De Luca<\/strong>, un\u00a0maestro del fumetto italiano\u00a0che andrebbe forse riscoperto.<\/p>\n De Luca era nato a Gagliato, nei pressi di Catanzaro, nel 1924, si trasferisce a Roma con la famiglia nel 1933. Frequenta poi l’artistico e quindi avvia architettura, per poi interrompere e dedicarsi all’illustrazione e al fumetto. Nel 1947 inizia la sua collaborazione col Vittorioso<\/em>, storico giornale a fumetti di ispirazione cattolica; nel 1953 inizia a collaborare anche col Giornalino,<\/em>\u00a0che negli anni seguenti raccoglier\u00e0 il testimone del Vitt<\/em> diventando la principale testata a fumetti di quell’area. Forse il fatto di operare pressoch\u00e9 esclusivamente in quest’ambito contribu\u00ec a una certa marginalizzazione dell’importanza di De Luca nell’ambito del fumetto italiano: ed \u00e8 un peccato, perch\u00e9 il suo lavoro \u00e8 di indubbia, seminale rilevanza.<\/p>\n La tempesta<\/em> appare sul Giornalino<\/em> il\u00a05 ottobre 1975. Autore della sceneggiatura \u00e8\u00a0Raoul Traverso<\/strong> (1915-1993), sceneggiatore genovese (qui<\/strong> una ampia scheda del suo lavoro) che lo firma con lo pseudonimo di Sigma<\/strong>.<\/p>\n Il suo nome \u00e8 in parte stato eclissato da quello di De Luca nella fama di quest’opera, anche perch\u00e9 a De Luca si attribuisce, fin dagli esordi, il merito di aver creato una innovativa impostazione di tavola al di l\u00e0 delle indicazioni dello sceneggiatore (si veda ad esempio quanto si dice qui<\/strong><\/a>, sull’Amleto<\/em>, citando una recensione critica coeva al fumetto, di Gianni Brunoro)<\/p>\n Nell’intervista che precede sul Giornalino<\/em> la pubblicazione dell’opera, condotta dal direttore Tommaso Mastrandrea<\/strong>, \u00e8 del resto De Luca a rispondere sulle questioni di adattamento visivo, come scelte sue, mentre Sigma parla in termini pi\u00f9 generali e letterari.<\/p>\n Emergono subito alcuni spunti importanti. Innanzitutto, la centralit\u00e0 del riferimento al teatro: De Luca si dichiara consapevole di adattare un’opera teatrale, non puramente letteraria<\/strong>. In questo, la scelta dello sceneggiatore pare andare in un senso lievemente diverso, perch\u00e9 decide di dipanare gli eventi della fabula in ordine cronologico, invece di seguire passo passo l’intreccio. La variazione \u00e8 notevole in questo caso, perch\u00e9 la gran parte degli eventi, nella Tempesta<\/em>, sono gi\u00e0 accaduti quando inizia il dramma, con il secondo naufragio dei nemici di Prospero, e vengono rievocati dai vari personaggi nel dipanarsi dell’opera.<\/p>\n Se da un lato riconosce e studia lo specifico teatrale, De Luca per\u00f2 compie anche una significativa\u00a0rivendicazione di uno specifico del fumetto rispetto al teatro, senza alcuna sudditanza culturale (“parliamo di alcuni pregi del fumetto rispetto al teatro”<\/strong>). In particolare, De Luca rivendica la forza dinamica, da “sequenze cinematografiche” del fumetto (oggi diremmo, il suo essere arte sequenziale), mentre la scelta di rottura della griglia tradizionale della striscia \u00e8 esplicitamente ricondotta alla volont\u00e0 di riprodurre il palcoscenico e il gesto attoriale.<\/p>\n Il fumetto inizia quindi, come preannunciato, come una serie di grandi splash pages<\/em>, al cui interno i personaggi si muovono come se fossero attori che deambulano sulla scena teatrale. Anche quando la scena non \u00e8 unitaria, come nel caso soprastante, si cerca di ricondurla a una sorta di unit\u00e0 grafica, se non strettamente spaziale<\/strong>.<\/p>\n La cosa \u00e8 particolarmente adeguata non solo al teatro, riproducendo come ha detto l’autore una scena teatrale di carta sulla tavola; ma anche al teatro shakespeariano in particolare, e massimamente alla Tempesta, in quanto la scansione in vignette della tavola di fumetto \u00e8 funzionale a darci la scansione del tempo (vedi gli studi di Scott McCloud), e nell’annullarla, pur restando leggibile, l’autore sembra cancellare in fondo un comune senso di processione temporale. Un effetto quasi subliminale, ma perfetto a rendere l’atmosfera onirica tipica soprattutto di quest’ultima opera del bardo inglese.<\/p>\n Oltre questa radicale innovazione nella composizione di tavola, funzionale alle esigenze narrative del testo teatrale e rivoluzionaria sulla scena del fumetto italiano, colpisce infatti come la fedelt\u00e0 alla trama non nasconda gli elementi che renderebbero La tempesta<\/em> uno dei testi meno adatti per il Giornalino<\/em> dei Paolini (essendo oltretutto vastissima la scelta di opere altrettanto note e valide dell’autore).Essa\u00a0infatti \u00e8 l’opera in cui il sottotesto alchemico e astrologico di Shakespeare \u00e8 pi\u00f9 evidente.<\/strong> Intendiamoci: in Shakespeare, ci\u00f2 non contraddice il suo inserirsi in un contesto comunque cristiano (ben ribadito nell’introduzione del Giornalino<\/em>, tra l’altro); ma la cosa \u00e8 compatibile, nella cultura rinascimentale, con un apprezzamento della cultura esoterica. Quindi non fa problema che Prospero, l’eroe positivo del dramma, sia l’archetipo stesso del Mago del Rinascimento, esplicitamente dedito alle “scienze occulte”: il suo nome, beneaugurale, \u00e8 affine a quello del Faustus di Marlowe (“fausto”, ovvero “propizio”, gi\u00e0 nella magia romana) e poi di Goethe. Del resto il Giornalino ospitava – fino agli anni ’80 inclusi – una rubrica con l’oroscopo, abbandonata solo pi\u00f9 tardi; e De Luca aveva esordito, nel lontano 1947, sul Vittorioso, adattando\u00a0Il mago Da Vinci\u00a0<\/em>(opera oggi introvabile, di cui \u00e8 difficile valutare quanto il misticismo di Leonardo, poi sfruttato ai nostri giorni da Dan Brown, fosse o meno una pura figura retorica).<\/p>\n L’uso ordinario, nella narrazione, di questa splash page teatrale, come potremmo definirla, ingenera un curioso paradosso: che una\u00a0scena drammatica \u00e8 sottolineata, in De Luca, dal passaggio a una scena fumettisticamente suddivisa, c<\/strong>ome nel finale della prima puntata, dove il la drammaticit\u00e0 del primo naufragio, quello di Prospero, \u00e8 reso evidente dal taglio orizzontale a lunghezze diseguali, concitato. Avviene cos\u00ec l’opposto dell’odierno uso bonelliano della splash page, che con la sua rarit\u00e0 sottolinea la forza di una singola scena.<\/p>\n La consapevolezza nell’uso della sequenzialit\u00e0 del medium \u00e8 resa evidente dal fatto che la scansione verticale ritorna in occasione del secondo naufragio,<\/strong> di nuovo a spezzare una lunga sequenza di splash pages\u00a0<\/em>(ovviamente, il peregrinare degli “attori disegnati” sulla scena rende segmentabili queste tavole in potenziali vignette; ma De Luca trova sempre il modo di sottolinearne anche la forte fusione grafica). Anche il fatto che Prospero – avvolto dal mantello astrale del mago – tagli le sequenze acquista ancora pi\u00f9 forza, essendo la scansione in vignette rara (la cosa sottolinea implicitamente la sua statura sovra-naturale che ha acquisito con lo studio delle arti occulte).<\/p>\n
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