{"id":2012,"date":"2021-06-03T15:24:16","date_gmt":"2021-06-03T13:24:16","guid":{"rendered":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/?p=2012"},"modified":"2021-06-03T15:24:16","modified_gmt":"2021-06-03T13:24:16","slug":"il-protofumetto-la-manta-e-il-roman-de-fauvel","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/il-protofumetto-la-manta-e-il-roman-de-fauvel\/","title":{"rendered":"Il protofumetto, la Manta e il Roman de Fauvel"},"content":{"rendered":"
Dialogando online con altri appassionati di fumetto, emerge talvolta il tema delle radici del medium, da indagare nell’ambito del protofumetto. Di recente, la pubblicazione anche in Italia dell’opera di Thierry Smolderen, “Le origini del fumetto”<\/strong><\/a>, ha indubbiamente fornito agli interessati uno strumento prezioso, che va a indagare in particolare le radici del medium fumettistico nell’opera di William Hogarth<\/strong>, il quale a sua volta, ne “La carriera di una libertina”, prima sua opera proto-fumettistica nei primi anni ’30 del ‘700, riprendeva un’opera anonima (e di molto minore qualit\u00e0 nella fattura) veneziana di met\u00e0 ‘600.\u00a0 Il concetto importante di Smolderen \u00e8 forse quello di superare l’idea di “vere origini” del fumetto, vedendo lo stesso come un qualcosa che nasce in una continuit\u00e0 che prevede anche una costante trasformazione, dall’et\u00e0 antica in poi (e, in questo, si supera quindi anche il rischio opposto, quello di iniziare dai graffiti preistorici presentandoli come “dei veri e propri fumetti”).<\/p>\n Lo studio del medium si dovrebbe quindi evolvere, in futuro, tenendo conto di questa continuit\u00e0, e le radici del fumetto andrebbero forse collegate a un percorso pi\u00f9 ampio dell’arte sequenziale. In questo articolo<\/strong><\/a> evidenziavo come l’italiano stesso nasce con un proto-fumetto<\/strong>; ed \u00e8 facile – e spesso effettuato – indagare le radici profonde della sequenzialit\u00e0 andando indietro fino alle pitture egizie (se non a quelle preistoriche). Una retrodatazione che alcuni amano e altri meno, ma che viene fatto solitamente solo a titolo di nobilitazione del medium, senza indagare a fondo i passaggi intermedi e spesso senza esaminare davvero tali opere, ma limitandosi all’evocazione.<\/p>\n Senza sistematicit\u00e0, in questo blog di letteratura e fumetto cercher\u00f2 quindi di analizzare talvolta in futuro alcuni di questi casi, cercando di vederne l’importanza e anche la differenza col medium fumettistico moderno. Uno spartiacque fondamentale \u00e8 indubbiamente la stampa, che crea la riproducibilit\u00e0 delle opere e la loro diffusione, come stabilito nel suo arcinoto saggio da Walter Benjamin, “L’opera d’arte nell’era della sua riproducibilit\u00e0 tecnica”<\/strong>.<\/p>\n Nella fase precedente, inoltre, vi sono due filoni – in parte intrecciati, e progressivamente pi\u00f9 distanti dal fumetto moderno: il libro illustrato<\/strong> (dove, come diremo, talvolta l’illustrazione non ha puro carattere esornativo, come sar\u00e0 poi tipico nella concezione moderna, ma si pu\u00f2 intersecare al testo creando quindi, di fatto, un “romanzo grafico”) e l‘arte parietale<\/strong>.<\/p>\n Un tema trasversale ai due ambiti, che solitamente non viene toccato, \u00e8 quello dell’evoluzione contenutistica. Nell’et\u00e0 classica mi sembrano preminenti – almeno considerando solo le radici greco-romane – un’alternanza di temi mitologici (le metope del Partenone,<\/strong> per dire) e storici (la colonna Traiana<\/strong>). Dall’alto medioevo, prima nei libri illustrati e miniati, poi anche nell’arte sacra con sempre maggior rilievo, divengono centrali, se non a lungo esclusivi, i temi dell’arte sacra cristiana, tra antico e nuovo testamento e le vite dei Santi, fino alla ripresa di temi laici col Basso Medioevo (a partire, direi, dall’Arazzo di Bayeux<\/strong>, verso il 1070-80), prevalentemente nel libro illustrato, fino alla piena ripresa col Rinascimento, quando tali temi passano anche nell’arte parietale.<\/p>\n A tale proposito, probabilmente, uno dei primi cicli pittorici laici, con elementi sequenziali, si trova non lontano dalla mia Mondov\u00ec, presso il marchesato di Saluzzo<\/strong>, dove nel Castello della Manta<\/strong> viene realizzato, verso il 1420, il ciclo della Fontana della Giovinezza per mano di un maestro anonimo, variamente identificato. Tale ciclo \u00e8 forse il primo a tema laico, almeno con tale ampiezza, almeno di tipo sequenziale. A margine, l’importanza della Saluzzo dell’epoca \u00e8 marcata anche da una prestigiosa posizione nel canone letterarario: \u00e8 infatti ambientato a Saluzzo il cruciale ultimo racconto del Decameron, quello di Griselda, sposa appunto di un crudele Marchese di Saluzzo: storia che sar\u00e0 poi ripresa, in parte, da Shakespeare nella “Bisbetica domata”.<\/p>\n La sequenzialit\u00e0 dell’opera non appare da una scansione in “vignette”<\/strong>, gi\u00e0 adottate al tempo sia nei libri illustrati che nell’arte parietale, ma \u00e8 comunque suggerita dalla movenza delle figure, tra le quali come vedremo ce ne sono anche alcune ricorrenti. L’assenza di vignette e la costruzione di un flusso omogeneo che per\u00f2 introduce una narrazione e non un momento singolo, fissato come in fotografia, \u00e8 direi una caratteristica della pittura sequenziale rinascimentale (in compresenza col perdurare delle sequenze scandite da vignette).<\/p>\n Si tratta di una soluzione poi ripresa – tra gli altri – dal nostro Gianni De Luca<\/strong>, nel suo adattamento di Shakespeare<\/strong> (ne avevo scritto qui<\/strong><\/a>).<\/p>\n I vecchi nobili (tra cui un cardinale) arrivano, si spogliano, si avvicinano alla fontana, vi entrano, vi ringiovaniscono, vi si danno all’amore rinvigoriti nel fisico e nei desideri: ne escono, si rivestono, e ripartono o si abbandonano ulteriormente alla passione amorosa. La natura proto-fumettistica di quest’opera \u00e8 annotata da molti siti d’arte (vedi qui<\/strong><\/a>, a puro titolo d’esempio), mentre \u00e8, come dicevo, poco colta da siti fumettistici, lacuna che qui si vuole appunto colmare.<\/p>\n <\/p>\n <\/p>\n A marcare la sequenzialit\u00e0 dell’affresco, la presenza di questi due personaggi ricorrenti: un vecchio trainato dalla servitrice prima, con cui si lamenta bizzoso perch\u00e9 faccia pi\u00f9 in fretta, che ritorna dopo il ringiovanimento, e spicca poich\u00e9 \u00e8 l’unico che, anche uscito dalla vasca salvifica, si vuole soffermare nei piaceri amorosi in un vicino boschetto. Le due scene sono sottolineate dalla presenza di testi, senza cartigli, ma direttamente associati ai due personaggi. In questo pezzo avevo annotato come il passaggio dal cartiglio al testo direttamente avvicinato al parlante avvenga verso il 1345-60, in un dipinto dell’Orcagna<\/strong> (vedi qui<\/strong><\/a>) mentre ancora nel 1340 si adottava, in un’opera sempre fiorentina di Buffalmacco<\/strong>, il cartiglio<\/strong>. Per quanto poi si affermi col tempo l’ectoplasme<\/strong> francese (in cui il testo \u00e8 racchiuso in una sorta di “fantasmino”) o il balloon inglese (in cui il palloncino del testo \u00e8 come agganciato con un filo al parlante), direi entrambi da, circa, il ‘600 in poi (ma dovrei approfondire), ancora oggi la soluzione del mero avvicinamento \u00e8 praticata (anzi spesso \u00e8 un segno di certo fumetto “autoriale”: spesso vi ricorre Pratt, ad esempio, in Corto Maltese e altrove). La scena apertamente sequenziale e “fumettata” di Manta \u00e8 ad esempio commentata qui<\/strong><\/a>.<\/p>\n <\/p>\n <\/p>\n Mi piace annotare come il tema della Fontana della Giovinezza<\/strong> divenne poi un tema apertamente Alchemico, legata alla Fonte Mercuriale che favorisce la Coniunctio dei due principi opposti, maschile e femminile (se ne tratta bene qui<\/strong><\/a>). Ma \u00e8 interessante anche esaminare la fonte (pun not intended…) da cui deriva l’affresco sequenziale saluzzese. Ovvero, il Roman de Fauvel<\/strong>.<\/p>\n Composto nel 1310-14 sotto il regno di Filippo il Bello<\/strong> (nel momento delicatissimo del discusso processo ai templari), Fauvel diviene un simbolo della corruzione del mondo nobiliare ed ecclesiastico. Siamo nell’ambito della tradizione del romanzo allegorico con animali antropomorfi: Fauvel<\/strong> \u00e8 infatti un cavallo umanizzato, calzato e vestito. Gi\u00e0 verso il 1100 era nato, come parodia del poema cavalleresco e su influsso della fiaba con animali antropomorfi (gi\u00e0 tradizione greco-romana con Esopo e Fedro), il Roman de Renard<\/strong>, la volpe intelligente ed astuta che torna, tra l’altro, anche nella moderna animazione, nel “Robin Hood” (1973) disneyano che ad essa \u00e8 fortemente ispirato.<\/p>\n Fauvel \u00e8 un nome altamente simbolico: il “fulvo”, letteralmente, dal colore castano del pelo, ma anche “bestia”, per estensione dal colore del manto (ricordiamo i “Fauves” dell’arte di fine ‘800, gli espressionisti francesi) e “faux veil”, “falso velo”, con rimando alla ipocrisia del personaggio. Inoltre FAVVEL diviene anche la sigla di sei peccati:<\/p>\n F<\/span><\/span><\/b>\u00a0comme Flatterie<\/span><\/p>\n A<\/span><\/span><\/b>\u00a0comme Avarice,<\/span><\/p>\n U<\/span><\/span><\/b>\u00a0comme Vilenie<\/span><\/p>\n V<\/span><\/span><\/b> comme Vari\u00e9t\u00e9\u00a0<\/span><\/p>\n E<\/span><\/span><\/b>\u00a0comme Envie<\/span><\/p>\n L<\/span><\/span><\/b>\u00a0comme L\u00e2chet\u00e9<\/span><\/p>\n Adulatore, Avido, Vile, Mutevole d’animo, Invidioso e Lussurioso: ma ha anche dei difetti, verrebbe da dire.<\/p>\n <\/p>\n <\/p>\n Queste qualit\u00e0 infatti forniscono a Fauvel il favore della Fortuna: egli viene venerato da laici e uomini di chiesa che lo venerano per la sua eccezionalit\u00e0. Questo lo spinge ad ardire di recarsi da Donna Fortuna e chiederla in moglie: ma ella lo respinge per la sua hybris, e gli accomoda invece un matrimonio con la Vanagloria, che egli accetta di buon grado. In questo contesto avviene il rituale della Fontana della Giovinezza, con cui i due sposi sono rinnovati, e Fortuna chiude la cerimonia in modo piuttosto inquietante, annunciando a Fauvel che da lui discender\u00e0 l’Anticristo. (vedi qui<\/strong> <\/a>per una pi\u00f9 ampia sintesi dell’opera). Come vediamo, l’immagine \u00e8 associata anche a della musica, che viene integrata al testo dandone una dimensione anche “musicale”.<\/p>\n Il tema della fonte della giovinezza era presente fin dall’antichit\u00e0 classica: ne accenna Erodoto (V secolo a.C.), che la colloca in Mesopotamia presso il popolo dei Macrobioti, ovvero che si cibano solo di pesce. Nel romanzo di Alessandro<\/strong> (300 d.C. circa), vicenda romanzatissima della vita del grande condottiero, questi trova tale fonte nelle sue avventure. Il tema era tornato di moda con l’epopea crociata, nel corso dell’XI secolo, dove la fonte della giovinezza era talora collocata nel mitico Regno del Prete Gianni.<\/p>\n Tornando a Fauvel, il cavallo antropomorfo potrebbe essere uno specchio della vana arroganza di Filippo il Bello, che sottomette alla sua smania di potere lo stato ma anche la chiesa nella Cattivit\u00e0 Avignonese: ma \u00e8 anche in generale lo stupido arrogante baciato dalla fortuna, che rester\u00e0 con noi fino alla fine dei tempi.<\/p>\n <\/p>\n <\/p>\n Il testo, che ci \u00e8 giunto in una dozzina di trascrizioni (indice di un alto successo per l’epoca) presenta delle scene anche sequenziali che non sono pure illustrazioni, ma si intersecano alla narrazione e la completano. Non \u00e8 ovviamente in modo integrale un fumetto o un caso di arte sequenziale, ma non siamo neanche nel caso dell’illustrazione modernamente intesa, pura aggiunta al testo che magari lo illustra ma non aggiunge nulla al medesimo. Non manca chi considera gi\u00e0 questo testo un antesignano della Bande Dessin\u00e9e, non a torto (vedi qui<\/strong><\/a>).<\/p>\n <\/p>\n <\/p>\n Oltretutto, nel 1326<\/strong> venne realizzato il Dit de Fauvain<\/strong>, che \u00e8 un vero proto-fumetto tratto dall’opera (vedi qui<\/strong><\/a>), e si tratta di uno dei primi veri proto-fumetti laici (tralasciando il testo del Roman de Renard, anteriore, su cui dovremo tornare, che ha simili caratteristiche di “testo illustrato interconnesso”).<\/p>\n
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