{"id":1933,"date":"2021-02-15T16:23:36","date_gmt":"2021-02-15T15:23:36","guid":{"rendered":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/?p=1933"},"modified":"2021-02-15T16:32:32","modified_gmt":"2021-02-15T15:32:32","slug":"la-vita-di-tolkien-a-fumetti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/la-vita-di-tolkien-a-fumetti\/","title":{"rendered":"La vita di Tolkien a fumetti."},"content":{"rendered":"
“Tolkien, \u00e9clairer les t\u00e9n\u00e8bres”, sceneggiatura di Willy Duraffourg<\/strong>, disegni di Giancarlo Caracuzzo<\/strong>, colori di Flavia Caracuzzo <\/strong>e Jo\u00ebl Odone<\/strong> (la copertina \u00e8 invece di Jean-S\u00e9bastien Rossbach<\/strong>) \u00e8 una interessante biografia a fumetti di Tolkien edita nel 2019 in Francia da Editions Soleil. Di recente ne \u00e8 uscita la traduzione italiana per ReNoir Comics (la traduzione \u00e8 di Rosanna Brusco, mentre Lettering e impaginazione di Simone Campisano, con supervisione sul volume di Giulia Beffa e Alberto Brambilla) che permette anche al pubblico nostrano di apprezzare la vita fumettata di un autore di primo piano del Novecento, uno dei pochi che possa rivendicare di essere il fondatore riconosciuto di un genere letterario: ovviamente, nel caso di Tolkien, il fantasy modernamente inteso.<\/p>\n Il racconto inizia in medias res, con Tolkien coinvolto nella Grande Guerra che ha una visione dell’Anello, in seguito probabilmente alle ferite riportate in battaglia. Ricoverato in un ospedale da campo, inizia un lungo flashback che rievoca le vicende precedenti. La scelta permette di evidenziare subito un episodio cruciale e molto dinamico, con una bella prova anche per i disegni, efficaci nel rendere la concitazione dell’azione della battaglia. La scelta, sotto questo profilo, si presenta da subito nel senso di un segno realistico, dalla linea chiara, netta e sicura, con dovizia di dettagli che ben ricostruiscono lo scenario d’epoca.<\/p>\n <\/p>\n <\/p>\n L’episodio della visione nel suo complesso \u00e8 curioso, perch\u00e9 non manca in Tolkien un certo afflato mistico, e sarebbe interessante capire quanto ci sia di spurio e quanto ci sia qualche aggancio realistico. In prevalenza, si tende ad annotare che l’idea della sua saga nasca in seguito all’esperienza della Battaglia della Somme, ma in modo pi\u00f9 razionale e meno iniziatico (vedi ad esempio qua<\/strong><\/a>), dunque \u00e8 probabilmente una licenza poetica dell’opera. La gabbia \u00e8, abbastanza logicamente, di tipo francese, con un formato in prevalenza regolare ma talvolta movimentata da qualche incastro un po’ pi\u00f9 mosso delle vignette.<\/p>\n Un linguaggio fumettistico comunque in linea di massima piuttosto piano e lineare, che mette al centro l’esigenza narrativa con alcuni legittimi elementi didattici, per quanto ben integrati in un racconto che non mostra mai una eccessiva pesantezza. Un aspetto che tocca i vari componenti: la struttura leggibile della griglia, del disegno e della narrazione, che utilizza spesso le lettere tra i vari personaggi per una sintesi al posto delle classiche didascalie con testo riassuntivo. Il colore appare a volte l’elemento cui spetta maggiormente il piano “interpretativo”: pur fedele a un medio realismo anch’esso, contribuisce molto a dare la nota emotiva delle varie scene.<\/p>\n <\/p>\n <\/p>\n Comunque sia, torniamo indietro al Sudafrica e all’infanzia tolkeniana: un passaggio segnato da un netto cambiamento luministico nei colori, che hanno una forte importanza evocativa e simbolica in quest’opera (come di consueto, ovviamente), suggerendo anche un certo parallelo, rinforzando testi e disegni, con il mondo tolkeniano. Qui, pur nella differenza oggettiva di ambientazione, sia per maggiore presenza tecnologica, ovviamente, sia per differente contesto geografico, la luce serena dell’infanzia ricorda la felicit\u00e0 della Contea, il mondo quieto degli Hobbit lontano dai travagli del mondo.<\/p>\n Il pregio dell’opera ci pare appunto questo: quello di offrire non solo la piana ricostruzione della biografia tolkeniana, ma dare in corso d’opera dettagli intriganti circa la genesi di diversi aspetti dell’opera. A titolo d’esempio, si mostra – parlando degli anni delle scuole superiori – come l’idea dell’ultima battaglia degli Ent nasca dal finale del Macbeth shakespeariano, dove “la foresta che si muove” della profezia \u00e8 legata alle frasche usate come mascheramento dai soldati.<\/p>\n Il giovane, ambizioso Tolkien ritiene addirittura, nel mal dissimulato sdegno del docente, di voler superare Shakespeare nell’invenzione fantastica, come poi effettivamente cercher\u00e0 di fare nella sua opera. E pi\u00f9 avanti vedremo gli influssi di Aristofane, e del Kalevala finlandese, presentati in modo non pedante ma ben inseriti nella trama, inframmezzati alle comuni esperienze di crescita del giovane Tolkien. Proseguendo, il percorso di costruzione del suo immaginario si fa pi\u00f9 solido e preciso: l’arrivo ad Oxford, gli studi di filologia medioevale sotto l’influsso di Wright, anche la storia d’amore con Ethel, tratteggiata con delicatezza.<\/p>\n <\/p>\n
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