{"id":1925,"date":"2021-02-12T18:56:53","date_gmt":"2021-02-12T17:56:53","guid":{"rendered":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/?p=1925"},"modified":"2021-02-12T18:56:53","modified_gmt":"2021-02-12T17:56:53","slug":"patria-di-bruna-martini-limportanza-del-graphic-memoir","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/patria-di-bruna-martini-limportanza-del-graphic-memoir\/","title":{"rendered":"“Patria” di Bruna Martini: l’importanza del graphic memoir"},"content":{"rendered":"
Su queste pagine di “Come un romanzo” abbiamo spesso avuto modo di parlare del graphic novel, termine spesso dibattuto che indica l’avvento di un nuovo approccio al “romanzo a fumetti”. Convenzionalmente, il punto di svolta viene posto nel 1978, con “A Contract with God” di Will Eisner, mentre in Italia l’avvio del fenomeno \u00e8 verso i primi anni 2000, su impulso di Igort. Naturalmente, la questione \u00e8 pi\u00f9 complessa, tra precedenti illustri e diramazioni, come ha ricostruito Andrea Tosti nel suo imponente saggio dedicato (di cui ho parlato qui<\/strong><\/a>). Tuttavia, il fenomeno \u00e8 ormai consolidato, e ha germinato anche nuovi generi pi\u00f9 specifici: uno \u00e8 il “graphic journalism”, sul modello di quanto fatto da Joe Sacco con “Palestina” (1991); un altro genere \u00e8 appunto il “graphic memoir”, di cui questo volume rappresenta un esempio molto interessante, in ambito italiano: a partire dal fatto di assumere esplicitamente la caratterizzazione di questo sottogenere fin dalla copertina.<\/p>\n <\/p>\n <\/p>\n “Patria”,<\/strong> sottotitolo “crescere in tempo di guerra”, uscito il 14 gennaio 2021 in libreria per l’editrice Becco Giallo<\/strong> (che, storicamente, dalla sua fondazione nel 2005 \u00e8 quella a cui pi\u00f9 si lega l’affermazione del graphic journalism e di un nuovo approccio al fumetto storico-biografico in Italia), \u00e8 difatti un lavoro che l\u2019illustratrice Bruna Martini<\/strong> compie nel raccontare la storia – autentica – di sua zia Graziella<\/strong>, la “educazione di una bambina durante il Ventennio fascista”, come chiarisce l’occhiello.<\/p>\n La “Storia”, dunque, attraverso le “storie”: una modalit\u00e0 di documentare gli eventi che ha una lunga tradizione in ambito narrativo e anche in altri ambiti (pensiamo a quello specificamente fotografico), ma la cui trattazione fumettistica non \u00e8 ancora qui da noi cos\u00ec frequente. Un antesignano illustre potrebbero essere certi servizi, con fortissima integrazione di testo e fotografie, ideati sul “Politecnico” di Elio Vittorini nel 1947, su impulso anche della fortuna, allora, di quello specifico filone del fumetto che \u00e8 il fotoromanzo, all’epoca all’acme del suo successo.<\/p>\n <\/p>\n fig. 1<\/em><\/p>\n <\/p>\n E anche qui, in “Patria”, fin dalla copertina, dalla sovraccoperta interna, emerge questa fusione tra fotografia, disegno, rielaborazione grafica, volta a integrare la testimonianza diretta, documentale, della foto, con il disegno. All’esordio con BeccoGiallo, l\u2019autrice Bruna Martini ha per\u00f2 alle spalle un decennio di esperienza nel campo La scelta della mescolanza tra disegno e documenti fotografici si mostra fin dalle prime pagine dell’opera (vedi fig. 1, 2). Per i disegni, vi \u00e8 la scelta di un segno volutamente infantile, che ben si sposa, ovviamente, con la voce narrante della bimba protagonista. I colori vedono un netto contrasto del giallo e del blu (minore, ma ben calibrata, la presenza del rosso), che rimanda alle tonalit\u00e0 preminenti nell’illustrazione, nella pubblicit\u00e0, nella propaganda dell’epoca, anche con altre tinte, naturalmente, ma sempre con questa giustapposizione netta di colori primari. Il colore, realizzato a matite colorate (altro rimando al disegno infantile) utilizza sfumature, tratteggi, girighori sia per accentuare ancora l’elemento infantilizzante di cui si \u00e8 detto, sia per conferire una vitalit\u00e0 vibrante alle scene rappresentate. Le vignette sono smarginate, ariose, e si aprono spesso ad ampie splash pages, singole e doppie, sia interamente disegnate, sia con una singola vignetta che viene cos\u00ec enfatizzata nel bianco della carta.<\/p>\n In altri punti, invece (vedi fig. 3), la pagina si fa affollatissima di piccole vignette che colgono ciascuna un minimo dettaglio di una scena d’insieme solitamente concitata. Altre volte ancora si abbandona la griglia fumettistica italiana classica (la griglia 2 X 3, adottata anche in questo fumetto come riferimento di fondo) in favore di un montaggio “analogico” della tavola, derivante dalla fusione di vari elementi grafici saldati tra loro a produrre un effetto d’insieme (vedi fig. 4).\u00a0 Il tutto produce una grande variet\u00e0 nel ritmo della narrazione, e contribuisce anche a creare una notevole bellezza estetica del volume.<\/p>\n <\/p>\n fig. 2<\/em><\/p>\n <\/p>\n Particolare \u00e8 anche l’espediente narrativo usato per i testi: la narrazione degli eventi visti dalla piccola protagonista procede tramite una sorta di lunga filastrocca a rime baciate, che rimandano ai testi delle antologie dell’epoca, dal tono vagamente lezioso e cantilenante. Accuratissima anche la scelta del lettering, che richiama la bella grafia delle scolarette d’antan, sempre in coerenza con il clima psicologico e sociale che si vuole evocare. Le rare, brevi battute di dialogo (che rispettano lo schema della rima) sono invece in un carattere senza grazie che ricorda da vicino quelli usati dalle scritte istituzionali dell’era fascista.<\/p>\n La narrazione procede rapida ed efficace, ben supportata dall’inserto particolarmente ricco di documenti dell’epoca. L’indottrinamento scolastico, le persecuzioni razziali, le emigrazioni, e quindi la guerra, la distruzione, le morti insensate. Lo sguardo infantile diventa un prezioso strumento per narrare queste vicende con uno sguardo a un tempo ingenuo e disincantato, quello della “bambina terribile” (caro al fumetto, da Mafalda a varie protagoniste dei Peanuts) in grado di osservare con candido sarcasmo le assurdit\u00e0 e le follie del mondo adulto, qui particolarmente perso nell’abisso privo di senso del totalitarismo bellicista.<\/p>\n <\/p>\n
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\ndell\u2019animazione e illustrazione, con un lavoro che, come qui, ha affrontato temi a sfondo sociale e femminista con
\ncortometraggi e animazioni che hanno vinto premi in festival internazionali.<\/p>\n
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