abbiamo ampiamente parlato su questa rubrica<\/strong><\/a>). Nizzi rivendica di aver iniziato fin da quest’opera quel metodo di lavorazione sui grandi romanzi ottocenteschi che ha consentito di adattarli cos\u00ec efficacemente in una storia di massimo ottanta pagine, secondo i dettami del Giornalino: eliminazione delle parti “riflessive” e focus su quelle d’azione, con l’uso di didascalie minimali. Emerge qui anche una diatriba con Caprioli che, venendo dal Vittorioso, mondo di un fumetto ancora “classico”, insist\u00e9 nell’aggiungere molte didascalie che – per Nizzi – appesantirono il testo. Ci\u00f2 port\u00f2 all’interruzione di futuri sodalizi di adattamento, e Caprioli lavor\u00f2 poi su altri testi verniani e d’avventura con Rudolph, altro sceneggiatore in forze al Giornalino dell’epoca.<\/p>\nIn questa edizione, Nizzi ha restaurato – di concerto con gli eredi di Caprioli – la sceneggiatura originaria, tramite una rielaborazione digitale delle tavole. In questo modo \u00e8 possibile, per la prima volta, leggere la storia nella concezione originale. Un restauro che permette in effetti di apprezzare la grande modernit\u00e0 di scrittura fumettistica di Nizzi, in un’opera che non fa sentire il peso del mezzo secolo ormai passato, con il ritmo incalzante proprio dell’autore.<\/p>\n
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Similmente, e come nelle altre riedizioni Allagalla, il ripristino del bianco e nero originario, senza la colorazione dell’epoca (non decisa dal disegnatore, e coi limiti di una qualit\u00e0 di stampa non elevata), permette di assaporare al meglio le magnifiche tavole di Caprioli<\/strong>. Un bel saggio di Giulio C. Cuccolini presenta al lettore l’importanza di questo autore, oggi forse meno valorizzato di quanto meriterebbe in un ipotetico canone del fumetto italiano.<\/p>\nCaprioli infatti si contraddistingue per un raffinato puntinismo nelle sue tavole che diventa l’elemento identificante del suo segno elegantissimo. Inoltre, la sua predilezione per i temi marinareschi, che gli valse la nomea di “poeta del mare”, anticipa per molti versi l’analoga fascinazione di un autore del calibro di Hugo Pratt, nella differenza del segno, ovviamente, ma anche in una forte comunanza evocativa. Pochi anni prima Pratt, con la sua “Ballata del Mare Salato”, nel 1967, aveva inaugurato le vicende del suo Corto Maltese, e anche il moderno “romanzo a fumetti”, sulla base per\u00f2 certo dell’influenza di molto fumetto avventuroso classico.<\/p>\n
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In quest’opera si pu\u00f2 apprezzare la magistralit\u00e0 di Caprioli in tutti gli aspetti fumettistici, in un segno classico ma di grande potenza. Oltre alla forza drammatica delle scene d’azione e alla grandiosit\u00e0 degli scenari, pacifici e “temporaleschi” che siano, colpisce l’accuratezza del dettaglio tecnico (fondamentale in una storia incentrata sulle meraviglie del progresso) e lo studio drammatico dei personaggi, tramite una recitazione equilibrata ma efficace e all’accurata resa psicologica delle espressioni dei volti.<\/p>\n
Il lavoro congiunto di Nizzi e Caprioli (in questa edizione restaurata, particolarmente drammatico e incalzante) mostra questi Robinson moderni<\/strong> – non isolati, e quindi non soggetti al tema del rischio della follia da isolamento da cui il Robinson di Defoe non \u00e8 esente, fino al provvidenziale incontro con Venerd\u00ec – ripercorrere le varie tappe dell’evoluzione tecnologica umana guidati solo dalla loro volont\u00e0 e dalla loro intelligenza, sotto cui traluce per\u00f2 anche l’arroganza – perfino quando, come qui, \u00e8 benitenzionata, non malvagia – dell’uomo moderno, che non si fa scrupoli a modificare pesantemente la natura per i suoi scopi.<\/p>\nPer certi versi, potremmo dire che nella sua brevit\u00e0 il fumetto rende ancor pi\u00f9 frenetico questo “Ballet Excelsior” tecnologico, con cui vediamo snodarsi la ceramica, la metallurgia, il mulino a vento come macchina primordiale, fino al telegrafo e agli esplosivi in una corsa accelerata esaltante, certo, ma anche preoccupante. Forse un aspetto che colpisce pi\u00f9 il lettore moderno, ma che \u00e8 presente nell’opera originaria tramite la tensione provocata dall’intervento del misterioso “aiutante” (ambiguo per\u00f2 nei suoi inteventi) che controlla ci\u00f2 che viene svolto dai nuovi coloni dell’isola.<\/p>\n
Dal Robinson di Defoe viene anche lo scontro coi pirati,<\/strong> che costituisce anche qui il passaggio in cui vediamo all’opera il Nizzi grande regista di combattimenti e scontri ad ampio respiro, abilit\u00e0 che torna spesso anche nelle sue produzioni western (Tex, ma anche Larry Yuma). Il finale costituisce un magistrale coup de theatre, che non sveliamo per il lettore che non lo conosca, e chiude in bellezza dando modo a Caprioli di mettere in scena tavole di grande bellezza, interpretando un finale visivamente grandioso che funge anche da monito anti-positivistico, in contraddizione con il solo apparente ottimismo verniano (meno apertamente pessimistico di Wells, l’altro co-creatore della fantascienza moderna, ma pi\u00f9 per ragioni commerciali ed editoriali che per assenza di critica alla modernit\u00e0 che lo circondava).<\/p>\nUn bel saggio di Alessandra Maffiotti ricostruisce le influenze dirette e indirette di quest’opera sulla cultura generale, filmica, romanzesca, fumettistica.<\/strong> Rimandiamo a questo saggio per una raffinata contestualizzazione, ricchissima di riferimenti. Da parte nostra, un accenno a quelli fumettistici: la Maffiotti parla diffusamente di quella di Jean Claude Forest, l’autore di Barbarella, nel 1971, ambientata nel futuro (forse, aggiungiamo noi, un influsso dell’epocale e allora recente “Odissea nello spazio”, che popolarizza questo tipo di detournement?).<\/p>\n
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“Il mistero della pietra azzurra” (1990), anime di Hideaki Anno – il padre di Evangelion, tra i massimi autori del manga – riprende in parte i temi dell’Isola misteriosa di Verne, adattandoli in un divertito steampunk. In precedenza, per\u00f2, vi era stata la trasposizione dei Classics Illustrated, nel 1947. Una versione non priva di ingenuit\u00e0, come pure quella dei “Marvel classics” del 1976, in adattamenti\u00a0 che comunque hanno avuto il valore di aprire una strada al moderno “romanzo a fumetti”, consolidato da queste pi\u00f9 meditate, bench\u00e9 sempre “popolari” e per ragazzi, versioni europee.<\/p>\n
Poi, l’opera ha addirittura un suo parco tematico all’interno del Tokyo Disney Sea (2001), che integra anche altre opere verniane, e nel videogame numerosi adattamenti diretti e uno “indiretto” che \u00e8 per\u00f2 autorevolissimo: “Myst” (1993), considerato il capostipite di un certo tipo di giochi di esplorazione tridimensionali, e anche di un certo tipo di “videogioco d’arte” in cui prevale la bellezza dell’esplorazione di un mondo raffinatamente costruito sul puro elemento ludico “adrenalinico”.<\/p>\n
Chiudono il volume, infine, come di consueto, le schede dei vari autori dell’opera, realizzate dai curatori del volume. In conclusione, ribadendo come questo volume di Allagalla sia prezioso per l’amante di un certo fumetto d’autore letterario, vi lascio con un’ultima suggestione.<\/strong> Quest’isola all’apparenza deserta, ma in verit\u00e0 popolata da forze misteriose, con una lunga storia dietro di s\u00e9; teatro di un naufragio aereo, di una sorta di tentativo di ricostruire una civilt\u00e0 che porta a nuovi pericoli, allo scontro con “Altri” pericolosi e pirateschi, non pu\u00f2 ricordare (perfino nella metafora sull’ossessione tecnocratica…) la grande epopea televisiva di “Lost”<\/strong>?<\/p>\n <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"
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