{"id":1740,"date":"2020-11-15T18:28:57","date_gmt":"2020-11-15T17:28:57","guid":{"rendered":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/?p=1740"},"modified":"2020-11-21T10:39:29","modified_gmt":"2020-11-21T09:39:29","slug":"popstar","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/popstar\/","title":{"rendered":"Dal fumetto popolare al fumetto popstar."},"content":{"rendered":"

Di recente, ho avuto modo di leggere una interessante disamina sul fumetto popolare ad opera di Michele Ginevra, uscita su “Quasi” (qui<\/strong><\/a> la prima parte, con i link ai due sequel). Una corposa analisi in tre parti, che parte da uno spunto di Alessio Bilotta e lo sviluppa in una ricognizione a tutto campo su uno dei grandi temi del fumetto: il fumetto popolare.<\/p>\n

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Il concetto stesso di “popolare” \u00e8 ovviamente complesso e meriterebbe uno studio per una accurata definizione. Una base pu\u00f2 essere la voce Treccani sul concetto di popolare<\/strong><\/a>, che ne evidenzia la duplice natura: arte prodotta “dal” popolo, specie in una fase pi\u00f9 arcaica, e arte prodotta “per il” popolo, ma da un sistema industriale (e in questo casi altri hanno proposto il concetto di letteratura di consumo<\/strong><\/a>).<\/p>\n

Il pezzo di Ginevra \u00e8 un’indagine accurata del “rise and fall” del fumetto popolare, dall’esplosione nel secondo dopoguerra con il western (da cui emersero poi come prodotti durevoli Tex e Zagor) fino alle ultime, consistenti fiammate con Dylan Dog negli anni ’80 e ’90 (al proposito, mi pare di ricordare che l’ultima testata bonelliana nettamente sopra le centomila copie, agli esordi, fu Nathan Never, nei primissimi ’90). E ovviamente gli altri fenomeni che attraversarono questa stagione, dal fumetto comico e umoristico nelle sue molteplici declinazioni, al fumetto nero (sopra, la bella immagine usata da Bilotta per il suo “processo al popolare” su FB<\/strong><\/a>). In seguito, il fumetto seriale da edicola, pur spesso con puntate qualitativamente alte, and\u00f2 incontro a una trasformazione per cui, ad oggi, non esistono pi\u00f9 quelle vette assolute. Per cui, forse, pi\u00f9 che di “popolare”, \u00e8 giusto trattare di “seriale” puro e semplice.<\/p>\n

Non ho molto da aggiungere alla “trilogia” di Ginevra, ben condotta e che sintetizza, comunque, considerazioni diffuse nel mondo del fumetto. In qualche modo, una mia analisi sul fumetto popolare e sulla sua ricezione nei tempi del suo splendore l’avevo condotta qui<\/a><\/strong>, con riferimento al fumetto Bonelli, che \u00e8 il mio principale campo di indagine nel popolare (al fondo dell’articolo i link a tutte le puntate precedenti), e qui<\/strong><\/a>, dal punto di vista particolare dei suoi critici, o almeno di uno dei suoi massimi critici in Italia: la galassia stampa cattolica (anche qui, in fondo si trovano i link alle puntate delle altre decadi).<\/p>\n

Nel dibattito, ho trovato interessante la posizione di Giorgio Trinchero<\/strong> (di cui, come fumettista, ho scritto qui<\/strong><\/a>) che evidenzia come ormai il vero “nuovo fumetto popolare” sia la memetica pi\u00f9 i webcomics, in un continuum in fondo privo di una soluzione nettissima dal punto di vista dei fruitori (su meme e webcomics avevo condotto qui<\/strong> <\/a>un dibattito che mi \u00e8 parso interessante), e con una vasta offerta di materiale gratuito. Questo come “concorrente interno” al medium; in generale, anche altri nel dibattito hanno segnalato le solite cause della disaffezione verso i comics, “concorrenti esterni” afferenti a ogni tipo di intrattenimento che si sono sempre pi\u00f9 moltiplicati, anche in offerta gratuita su internet o a costi bassissimi, da Netflix in gi\u00f9.<\/p>\n

Il fumetto popstar<\/strong><\/h2>\n

Al di l\u00e0 di segnalare un articolo notevole (e di rispondere a Bilotta, che gentilmente mi suggeriva di articolare un mio parere), la questione che trovo pi\u00f9 interessante – gi\u00e0 in parte evidenziata da Ginevra – \u00e8 quella che mi pare l’altra principale evoluzione di un “nuovo fumetto popolare” assieme al webcomic: ovvero quello che potremmo definire il “fumetto popstar”, intrecciato ma non totalmente sovrapposto al webcomic stesso.<\/p>\n

\"fumettibrutti\"<\/p>\n

Negli ultimi giorni, si \u00e8 molto parlato di tale tema in riferimento alla recente conquista, da parte di Fumettibrutti<\/strong><\/a>, della copertina di 7, il magazine culturale del “Corriere della Sera” (la principale testata italiana) su cui \u00e8 presente una sua intervista<\/strong><\/a>. Si tratta probabilmente della prima copertina di una rivista in edicola dedicata a una fumettista, e anche in precedenza mi pare rari siano stati i casi del genere.<\/p>\n

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Probabilmente, a livello mondiale, il primo cartoonist-popstar \u00e8 naturalmente Walt Disney, sulla cover di Time nel 1937 (non a caso, la sua fama offusc\u00f2 non solo quella di Ub Iwerks, secondo molti vero padre di Topolino, ma anche quella di molti interpreti successivi dei suoi personaggi). Disney torna in cover nel 1954 su Time, apparve anche su Life e penso su molte altre testate, divenendo iconico (si era anche effigiato in cartoons nell’arcinemico di Topolino, Macchia Nera, le rare volte che appare senza cappuccio).<\/p>\n

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Va notato per\u00f2 che Time \u00e8 attento a mettere al centro “il personaggio”, e dedica delle copertine – con ritratti disegnati, ma secondo l’uso dell’epoca esteso a tutti – anche a figure oggi meno note di cartoonist: H.T.Webster ebbe la cover di Time nel 1945, Al Capp (creatore di Lil’Abner, all’epoca celeberrimo) nel 1950, Bill Mauldin nel 1961. Schulz, invece, nel 1965 ottiene la cover di Time (che avr\u00e0 anche Doonesbury, pi\u00f9 avanti) e Life nel 1967, ma coi suoi fumetti, non come star: l’avr\u00e0 forse solo nel 2000, su People, in occasione della scomparsa. Jules Feiffer anche avr\u00e0 una cover, su Civilization, nel 1998.<\/p>\n

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Forse tra i primi italiani c’\u00e8 Crepax sul Venerd\u00ec di Repubblica nel 1992, poi Staino sempre sul Venerd\u00ec nel 1994, Andrea Pazienza su Flash Art nel 2010<\/strong><\/a> (che \u00e8 per\u00f2 un caso diverso per molti motivi: autore storicizzato, rivista di ambito artistico e non nazional-popolare: qui<\/strong> <\/a>un pezzo dell’epoca, arguto come al solito, di Matteo Stefanelli), online si sono citati Recchioni su XL (in una cover affollata di nuove voci italiane non solo del fumetto), Gipi (sul Mucchio, nel 2010), Gipi e Zero insieme nel 2013 su XL in autoritratto disegnato, il solo Zerocalcare con Michela Murgia su L’Espresso nel 2018<\/strong><\/a>. Altan, se non prima, nel 2019, su Robinson di Repubblica, per i 50 anni di carriera. Naturalmente, se conoscete altri casi, segnalatemeli nei commenti e li integrer\u00f2 con molto interesse: ma appare evidente che con Fumettibrutti (e, in misura minore, con gli altri nomi evidenziati) si vada verso a un nuovo tipo di fumetto pop: il fumetto popstar, connesso inestricabilmente al suo autore, il fumettista popstar.<\/p>\n

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Il dibattito online su questo recente evento, nella sfera fumettistica, \u00e8 stato sterminato (ad esempio vedi qui<\/strong><\/a>, su Lo Spazio Bianco Open Space), a dimostrazione dell’interesse e della polarizzazione che l’autrice induce. Naturalmente, si \u00e8 giustamente sottolineato come l’intervista, con un taglio pi\u00f9 sulla biografia che sull’opera in s\u00e9, si apra con un’espressione giudicata da alcuni infelice, “Riduttivo definire le sue opere graphic novel” (ma, come osserva qualcuno, non \u00e8 automaticamente dispregiativo: “Riduttivo definire i libri di Sartre semplici romanzi” non ci suonerebbe come attacco alla letteratura…).<\/p>\n

Quel che mi pare interessante \u00e8 per\u00f2 appunto la svolta (al di l\u00e0 di giudicarla neutra, come la ritengo io, positiva, come fanno molti, o negativa, come sostengono molti altri) che si produce, e che apre a un nuovo tipo di fumetto popolare (profondamente diverso, anzi forse radicalmente opposto a quello tradizionalmente inteso).<\/p>\n

Un fumetto pi\u00f9 integrato, tra l’altro, con le altre arti pop: Fumettibrutti infatti ha ottenuto questo riconoscimento anche in connessione al suo essere sotto l’ala protettiva di Teresa Ciabatti<\/strong>, scrittrice e firma culturale che la unisce spesso ad altri due nomi da lei valorizzati come lo scrittore Jonathan Bazzi <\/strong>e il cantante trap Achille Lauro<\/strong> (di cui incidentalmente ho scritto qui<\/strong> <\/a>e qui<\/strong><\/a>). Il servizio fotografico, ad opera di Leandro Emede<\/strong><\/a>, allievo prediletto di Oliviero Toscani, \u00e8 con abiti di Gucci (Nick Cerioni), che hanno vestito in passate occasioni anche gli altri due autori. Questo per dire di una strategia d’immagine ben pianificata, non casuale.<\/p>\n

L’autore metafumettistico nel canone italiano.<\/strong><\/h2>\n

\"buzzelli\"<\/p>\n

In questo senso, \u00e8 interessante notare come questa tendenza segnata oggi dalla Signorelli disegni potenzialmente un canone del fumetto, sotto il profilo comunicativo, che ha delle radici nel fumetto italiano autoriale: quello dell’Autofiction fumettistica, simile a quanto si \u00e8 affermato in ambito letterario dagli anni ’70 in poi (vedi qui<\/a><\/strong>).<\/p>\n

Il primo forse a praticare una identificazione tra fumetto e autore, disegnandosi come protagonista delle sue opere sia pure in modo non linearmente biografico, anzi volutamente criptico e labirintico, \u00e8 Guido Buzzelli<\/strong>, oggi quasi dimenticato ma all’origine del moderno “romanzo a fumetti” con Pratt, nel 1967, con la sua “Rivolta dei racchi” a fianco de “Una ballata del mare salato”. In Buzzelli la cosa ha ancora pi\u00f9 valore di ricerca artistica che non venature pop: in seguito, nei ’70 \u00e8 Bonvi<\/strong> a usare spesso s\u00e9 stesso come protagonista dei suoi fumetti “non-strip”: gli “Incubi di provincia” e le disavventure spaziali scritte a quattro mani con Guccini. Bonvi fu gi\u00e0 pi\u00f9 personaggio pubblico di Buzzelli: partecip\u00f2, a inizio carriera, a “Come rubammo la bomba atomica” (1967) di Fulci come attore, e nel 1985-87 \u00e8 consigliere comunale del PCI a Bologna.<\/p>\n

\"pazienza\"<\/p>\n

Ma il vero autore seminale di questa fusione autore e fumetto \u00e8 Andrea Pazienza<\/strong>, “praticamente una rockstar” come dichiarava un affascinato Colasanti (mentre Zanardi, incontrato il suo creatore, lo batte in una rissa per poi allearcisi per sfuggire al mostro di Firenze). Pazienza si mise sistematicamente come personaggio dei suoi fumetti, a fianco di Pertini o degli altri membri dei Cannibali, in strip brevi o ne “La leggenda di Tanino Liberatore”, e pure con molti altri fumettisti tra “Gli uomini illustri che mi hanno conosciuto” (tra cui un pochissimo entusiasta Hugo Pratt, che fu anche omaggiato da Milo Manara nel suo “HP e Giuseppe Bergman”). E, ovviamente, in “Gli ultimi giorni d Pompeo”, drammatico romanzo a fumetti dalla forte carica sperimentale, in cui tratta del suo rapporto con l’eroina (che ne segn\u00f2 la tragica, precoce scomparsa).<\/p>\n

Con un certo tasso di ironia e provocazione, \u00e8 stato Roberto Recchioni<\/strong> a porsi quale nuova “rockstar del fumetto italiano” negli anni d’oro del suo blog e del suo John Doe (dove lui, Lorenzo Bartoli, Mauro Uzzeo appaiono talvolta meta-fumettisticamente), e nel suo “Asso”<\/strong>, alter ego che si connette al titolo del blog (e che ha persino opere derivate<\/strong><\/a>) e che ricorre nei suoi romanzi a fumetti autoriali, anche quando non centrale.<\/p>\n

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Nell’ultimo decennio tale strategia si \u00e8 riscontrata nelle opere di Gipi e Zerocalcare (in modo interessante, Gipi<\/strong> prende le distanze oggi da questo suo ruolo “mediatico”, che ha avuto magari malgr\u00e9 soi<\/em>: vedi qui<\/strong><\/a>), mentre Zerocalcare<\/strong> pare continuare su questa linea (vedi la recente linea di action figure da edicola, di cui ha accennato anche Ginevra). In parte, ma in modo meno enfatizzato, ci\u00f2 pu\u00f2 valere anche per una nuova autrice come Zuz\u00f9<\/strong><\/a>.<\/p>\n

Naturalmente sono casi molto diversi (e, anche qui, mi incuriosirebbero ulteriori segnalazioni) ma oggi paiono indicare una possibile linea di tendenza in un fumetto “pop” in una nuova modalit\u00e0: non pi\u00f9 la centralit\u00e0 di personaggi di fantasia dai nomi allitteranti dietro cui gli autori, “umili artigiani” secondo una retorica d’antan, venivano offuscati (in senso simbolico o anche, nei vecchi Disney, in modo letterale) ma fumettisti popstar che si rispecchiano nel loro alter ego fumettistico, applicando per la prima volta meccanismi in fondo molto diffusi in altre arti (di fatto, perlomeno dalla stagione del decadentismo-simbolismo). Magari, tramite loro e quelli che verranno, il fumetto italiano avr\u00e0 un futuro dannunziano, volto a fare della propria vita un opera d’arte. Sequenziale.<\/p>\n

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Alcune riflessioni sulle evoluzioni del fumetto, e sulla sempre maggiore centralit\u00e0 di figure di fumettisti popstar. Una tendenza che ha radici in un certo filone meta-letterario del fumetto italiano?<\/p>\n","protected":false},"author":681,"featured_media":1748,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"slim_seo":{"title":"Dal fumetto popolare al fumetto popstar - Lorenzo Barberis","description":"Alcune riflessioni sulle evoluzioni del fumetto, e sulla sempre maggiore centralit\u00e0 di figure di fumettisti popstar. Una tendenza che ha radici in un certo filo"},"footnotes":""},"categories":[319],"tags":[],"class_list":["post-1740","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-riflessioni-sul-fumetto"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1740","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/wp-json\/wp\/v2\/users\/681"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1740"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1740\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/wp-json\/wp\/v2\/media\/1748"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1740"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1740"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1740"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}