{"id":1655,"date":"2020-10-06T15:53:31","date_gmt":"2020-10-06T13:53:31","guid":{"rendered":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/?p=1655"},"modified":"2020-10-06T15:53:31","modified_gmt":"2020-10-06T13:53:31","slug":"il-giovane-fumettoso-il-leopardi-a-fumetti-di-martone-e-la-pietra","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/il-giovane-fumettoso-il-leopardi-a-fumetti-di-martone-e-la-pietra\/","title":{"rendered":"Il giovane fumettoso. Il Leopardi a fumetti di Martone e La Pietra."},"content":{"rendered":"
“Giacomo Leopardi. L’infinito” \u00e8 un fumetto dello sceneggiatore Giorgio Martone e della disegnatrice Giovanna La Pietra che va a indagare la figura di Leopardi, colmando un vuoto nel panorama della letteratura italiana trasposta a fumetti.<\/p>\n Leopardi infatti \u00e8, indubbiamente, il gigante della letteratura italiana dell’Ottocento, e tra le principali figure della letteratura europea del periodo. Un filosofo della statura di Emanuele Severino<\/strong><\/a> ha dimostrato l’importanza dell’autore nello sviluppo del pensiero occidentale moderno, anticipando di fatto la svolta che in seguito sar\u00e0 impressa da Nietzche.<\/p>\n A duecento anni dall’avvio dell’attivit\u00e0 filosofica e letteraria dell’autore, il cinema italiano ha omaggiato il poeta di Recanati con “Il giovane favoloso” (2014) di Mario Martone<\/strong>. L’illustrazione ha celebrato il bicentenario dell’Infinito con la sua notevole versione illustrata da Marco Som\u00e0 per Einaudi Ragazzi, con cui l’autore ha vinto il Premio Andersen come migliore illustratore italiano del 2019<\/strong><\/a>.<\/p>\n Nel fumetto per ragazzi, l’adattamento su Topolino<\/strong> <\/a>\u00e8 garbato e interessante, mentre la versione umoristica di Davide La Rosa<\/strong> <\/a>all’interno della sua “quadrilogia dei letterati” \u00e8 indubbiamente una rilettura brillante. Per completezza, aggiungiamo anche la vita del poeta a fumetti edita da Eli Publishing<\/strong><\/a>, e il Sabato del Villaggio adattato da DiPi\u00f9;\u00a0<\/strong><\/a>e certo qualcosa potrebbe sfuggirci. Ma, in generale, anche per la maggior difficolt\u00e0 di affrontare a fumetti un testo poetico rispetto a uno narrativo, non vi sono nel complesso molti tentativi, al cospetto dell’importanza dell’autore.<\/p>\n La bella copertina di Nino Cammarata<\/strong> evoca subito con efficacia il senso di grandiosit\u00e0 che questa poesia – la pi\u00f9 celebre dell’autore – viene ad evocare. Naturalmente, il paesaggio terreno \u00e8 oscurato dalla siepe, “che dell’ultimo orizzonte il guardo esclude”: e lo sguardo del poeta e del lettore con lui si proiettano quindi verso il cielo e la sua immensit\u00e0, in cui per\u00f2 notiamo si pu\u00f2 leggere anche il mondo: come se, estraniato nell’infinit\u00e0 nera dello spazio, Leopardi osservasse la terra a distanza, cogliendone cos\u00ec con esattezza il destino. C’\u00e8 qualcosa, anche, del “Viandante sul mare di nebbia” (1818) di Friedrich: opera che spesso viene associata all’Infinito, anche per la notevole vicinanza temporale di un solo anno tra le due opere (anche se ovviamente ci sono all’interno due poetiche differenti).<\/p>\n Simmetricamente, la bella splash page di apertura ci mostra la siepe e quello che si vede oltre, e l’incontro di Leopardi col precettore che riflette sul paesaggio e il suo fascino. Il precettore, ovviamente, non coglie l’intuizione leopardiana dell’infinito, che circolarmente si compir\u00e0 in chiusura dell’opera.<\/p>\n La storia poi si snoda introducendo le note tematiche, ben caratterizzate: lo scontro con il duro padre Monaldo, dove alla contrapposizione personale si sovrappone quella ideologica. La storia si dipana cos\u00ec in sessanta pagine giustamente poco dense, ricche di silenzi, di non detti significativi, con un buon correlativo oggettivo degli “infiniti silenzi” e “profondissima quiete” che vengono evocati.<\/p>\n Il segno di La Pietra \u00e8 particolarmente adatto a questo taglio asciutto e scabro che Martone ha correttamente adottato: i contorni fini, dal tratto meticolosamente preciso eppure sottilmente nervoso, intagliano le figure in una luce fredda, che ben esprime il gelido clima famigliare e in generale la visione pessimista del poeta stesso. Rafforza questo senso di freddezza asettica l’uso delle retinature e l’essenzialit\u00e0 degli ambienti, ridotti alla scenografia essenziale in modo da far risaltare al massimo, invece, l’espressivit\u00e0 dei personaggi.<\/p>\n In questo, la recitazione pare particolarmente accurata, soprattutto nell’espressivit\u00e0 dei volti<\/strong>. C’\u00e8 attenzione a cogliere la rigidit\u00e0 crudele del rapporto tra Monaldo e Giacomo, senza per\u00f2 fare del primo una macchietta di antagonista. Questo \u00e8 reso ovviamente nella narrazione: Monaldo contrasta Giacomo in modo passivo-aggressivo, diremmo oggi, pi\u00f9 che come un padre-padrone pi\u00f9 rozzo quale talvolta lo si \u00e8 dipinto, per semplificazione: e questo \u00e8 piuttosto fedele alla ricostruzione moderna del loro rapporto. Tuttavia, anche per l’asciuttezza dei testi, di cui si \u00e8 detto (che rende appunto l’incomunicabilit\u00e0 reale del rapporto), \u00e8 fondamentale rendere questo aspetto nella recitazione della figura del padre, cogliendo frequentemente la compresenza, nell’espressione, di durezza ma anche di una forma di intenso affetto per il figlio, seppur deviata dalla mentalit\u00e0 dell’epoca (ancor pi\u00f9 nell’aristocrazia reazionaria papalina).<\/p>\n Naturalmente, ancor pi\u00f9 centrale \u00e8 la recitazione dolente di Leopardi: ma anche qui si rinuncia a ogni esagerazione per mostrare un dolore rattenuto, consapevole, inquieto, non privo di esitazioni. In questo senso, spicca la differenza col film,<\/strong> dove la prova d’attore di Elio Germano \u00e8 indubbiamente altissima, ma – con una scelta interpretativa, legittima, di tutta la pellicola – sottolinea un Leopardi quasi ai confini dello spettro autistico in un certo parossismo della gamma delle emozioni (emozionante sotto il profilo drammatico). In certi punti – p.30 – si legge in controluce l’eterna lezione di Gianni De Luca (altro autore che NPE sta meritoriamente provvedendo a valorizzare).<\/p>\n La durezza del segno di contorno, sottile e affilato, rende pi\u00f9 spettacolare anche la resa della scena di perdita di coscienza<\/strong>, resa con l’effetto appunto di eliminare il contorno, evocando lo sfocarsi della coscienza. Le linee frequentemente ortogonali degli spazi, specie delle scene di interno<\/strong>, si armonizzano invece con la griglia (rinforzata da un riquadro che la contorna), rafforzando l’impressione della casa paterna – ma, in fondo, del mondo – come gabbia per il protagonista e, nella sua visione, per tutti noi.<\/p>\n
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