{"id":1593,"date":"2020-08-04T11:03:13","date_gmt":"2020-08-04T09:03:13","guid":{"rendered":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/?p=1593"},"modified":"2020-08-07T12:45:08","modified_gmt":"2020-08-07T10:45:08","slug":"lusso-sommacal-cattivik-e-il-cut-up-catodico","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/lusso-sommacal-cattivik-e-il-cut-up-catodico\/","title":{"rendered":"Lusso-Sommacal: Cattivik e il Cut-Up Catodico"},"content":{"rendered":"
Su questo spazio – su uno stimolo di Davide Costa – mi sono occupato di recente della questione del Canone del fumetto (vedi qui<\/strong> <\/a>e qui<\/a><\/strong>). Una riflessione che ha dato la stura a reazioni contrastanti, e naturalmente \u00e8 una questione che non si pu\u00f2 risolvere con un pezzo di taglio giornalistico. Tuttavia, mi premeva stimolare una riflessione sulla “visione di insieme” del fumetto italiano, e qualche spunto mi pare di averlo fornito. Similmente, in modo indipendente, Alessio Bilotta (Slowcomix) ha operato una riflessione su come manchi una ricognizione sistematica del fumetto seriale da edicola, nonostante (bench\u00e9 in calo) muova comunque numeri pi\u00f9 significativi di molto fumetto “da libreria”, e abbia comunque un maggiore peso archetipo nell’immaginario. Ci siamo trovati a concordare che la sottovalutazione riguarda in particolare il fumetto umoristico non-disneyano. Ed \u00e8 un peccato, perch\u00e9 vi si trovano spesso cose di grande interesse, anche oltre le storie iniziali del “mito fondativo” dei vari personaggi (l’equivalente dei mitici “primi cento” di Dylan Dog). Di questi, uno dei casi pi\u00f9 interessanti \u00e8 Cattivik, solitamente trattato come “fenomeno d’insieme”, e limitandosi maggiormente alla sua “prima stagione” di ideazione e sviluppo per mano di due autori del calibro di Bonvi e Silver, indubbiamente tra i pilastri di un canone del fumetto italiano, sul versante umanistico. Ma \u00e8 rilevante anche la seconda stagione del personaggio, dove sono state sviluppate storie rilevanti e poco note. Ad esempio, “Il grande simpatico”. Ma andiamo con ordine.<\/span><\/p>\n Una premessa su Cattivik.<\/b><\/span><\/p>\n<\/div>\n <\/p>\n \u00a0<\/span><\/p>\n <\/p>\n Due autori rilevanti – spesso in collaborazione – del fumetto silveriano sono appunto lo sceneggiatore Piero Lusso e il disegnatore Giorgio Sommacal<\/b>, dagli anni ’90 in poi. Questo duo artistico, originario del Cuneese (e in particolare di Bra) ha approfondito in modo particolare il personaggio, verificandone le possibilit\u00e0 espressive tramite una estetica della contaminazione che, all’epoca, era piuttosto innovativa nell’Italia fumettistica. Ho avuto modo di un primo accenno sul lavoro di Sommacal su Cattivik all’interno di<\/strong> “Artieri fantastici” (2016)<\/strong><\/a>, il terzo quaderno del progetto CuNeoGotico curato dal prof. Enzo Biffi Gentili. Il progetto si \u00e8 occupato, con mirabile acume complessivo, di riscoprire una certa matrice gotica del cuneese e le sue periodiche risorgenze. In quella pubblicazione, io ho indagato “Quattro fantastici” del disegno fumettistico cuneese, ivi incluso Sommacal. E indubbiamente anche in quest’opera, che l\u00ec non ho analizzato in modo approfondito, si rileva questo spirito di una ironia cupa, sulfurea e corrosiva che \u00e8 la matrice del “CuNeoGotico”.<\/span><\/p>\n “Il grande simpatico”<\/strong> (1994, uscita nel 1995) \u00e8 infatti la particolare satira rivolta dal duo Lusso-Sommacal a Berlusconi. Una storia che all’epoca suscit\u00f2 anche qualche malumore, pare, in ambito berlusconiano: e non a torto. Perch\u00e9 \u00e8 una satira spietata, umoristica certo, ma di un sarcasmo corrosivo e affilatissimo, e per di pi\u00f9 in un ambito “popolare” da cui non ci si aspettava – e non si gradiva affatto – tali stilettate. Fosse apparsa sul “Satyricon” di Repubblica dell’epoca, o su “Cuore”, per dire (dove Disegni e Caviglia scrissero cose simili), sarebbe stata una ben pi\u00f9 innocua “predica ai convertiti”. Questa invece faceva male, come il Bossi dissimulato (e poi cancellato e negato, nelle ristampe) del “Doktor Terror” di Sclavi, negli stessi anni. In precedenza, era gi\u00e0 uscito un “Cattivik contro Berlusconi” (1992), quasi profetico, che si scagliava ancora contro l’imprenditore, non ancora il politico.<\/span><\/p>\n Ma, ancor pi\u00f9 di questo,\u00a0\u00e8 un fumetto molto interessante per l’uso sperimentale del linguaggio fumettistico<\/b>. Del fumetto popolare ho sempre ammirato questo: che se un autore vuole sperimentare, deve comunque inserire la sua sperimentazione nel letto di Procuste della leggibilit\u00e0, tale da costringerlo ad affinare al massimo il proprio linguaggio, che deve rimanere accessibile anche a un “lettore di primo livello”, offrendo livelli pi\u00f9 accurati di lettura a un numero pi\u00f9 ristretto di lettori.\u00a0\u00a0Il gioco di Umberto Eco nel “Nome della Rosa”, ad esempio: giallo medioevale al primo livello, satira politica degli anni di piombo al secondo, metariflessione sul dibattito semiotico al terzo.\u00a0In qualche modo questi tre sensi ci sono anche qui: storia comica al primo livello, satira politica precisa al secondo, e sperimentazione sul medium al terzo.<\/span><\/p>\n Certo, questa recensione (a distanza di un quarto di secolo dall’uscita) \u00e8 un po’ tardiva: ma dato che il fumetto parla di un futuro in cui Berlusconi ha vinto, pu\u00f2 essere vista come una verifica di quanto il duo artistico ci abbia azzeccato). Qualcuno, se non erro, diceva “ci vediamo tra 25 anni<\/a><\/b>“. Beh, facciamolo anche noi. <\/span>Consiglio ovviamente prima di leggere il fumetto (uscito su “Cattivik” n.73, del 1995) e poi di tornare qui per l’analisi.<\/strong> <\/p>\n \u00a0<\/span>La struttura tipica di un albo di Bonvi-Silver<\/strong> (e quindi anche in Cattivik) \u00e8 composta da due strip sovrapposte. Qui Lusso-Sommacal le trasformano in quattro riquadri identici, cosa che evoca chiaramente la forma di uno schermo televisivo.\u00a0E proprio uno schermo \u00e8 la prima vignetta, dove vediamo una Irene Pivetti presiedere la seduta in cui il J’accuse di Paissan degenerer\u00e0 in\u00a0rissa<\/a><\/b>. Non la stiamo rivedendo in diretta, ma tramite Blob, in una cassetta illegalmente conservata dal passato: siamo infatti in un futuro distopico, dove il Grande Simpatico ha vinto. Il rimando a Berlusconi \u00e8 palese, ma mai esplicitato. Non per prudenza: il nome di tutti i suoi accoliti \u00e8 inserito apertamente e con acribia di catalogazione. Il senso \u00e8 pi\u00f9 quello di una sottile sperimentazione sul linguaggio, con cui Lusso vuole mostrare che il regime telecratico prescinde dalla singola figura (oltre che una citazione da Orwell, dove il rimando Big Brother \/ Stalin \u00e8 vistoso ma mai esplicitato).<\/span><\/p>\n Notevole l’effetto usato per il cicaleccio televisivo, un brusio indistinto reso come una serie di vignette quadrate da didascalia che si sovrappongono.\u00a0Da notare che invece le pubblicit\u00e0 (perfettamente riconoscibili nonostante Lusso ne campioni piccolissimi brani: cosa piuttosto inquitante) sono nel classico balloon “urlato” che si attribuisce usualmente alla TV nel fumetto: quasi l’indizio del cambio di volume, e del fatto che qui parla la “vera voce” della TV.\u00a0<\/span><\/p>\n Nella terza vignetta a questo voice over (unito alle trasmissioni di un Paolo Brosio un po’ invecchiato, che segue con enfasi una operazione di polizia) si sovrappone quello, in stile “scrittura a mano infantile”, del diario di una ragazzina cresciuta nel regime, figlia di due oppositori al regime (che nella quarta vignetta hanno il vago aspetto del Bobo di Staino e moglie). La ragazzina scrive ad Ambra Angioini una lettera.\u00a0Fin dalla prima pagina, quindi, una sperimentazione notevole sul “fumetto\/balloon”<\/b>, che \u00e8 – nella definizione italiana del medium – lo specifico dell’arte sequenziale.<\/span><\/p>\n A Tav. 2, il\u00a0rimpianto per il Governo Dini \u00e8 ovviamente ironico, una delle tante mediocri tecnocrazie tra un regno di Berlusconi e l’altro (quanto \u00e8 cambiato oggi!).\u00a0La TV rimane immutata, tra l’Allegria di Bongiorno e i Consigli per gli Acquisti di Costanzo.\u00a0Appare poi anche il comico Paolo Rossi, come un residuo dimenticato del passato.\u00a0A Tav. 3, mentre i genitori guardano Cinico TV, vediamo che la polizia (che ha le insegne di Fininvest, ci accorgiamo) del servizio di Brosio \u00e8 giunta proprio nell’appartamento della ragazzina e dei suoi genitori per arrestarla (il lettore intuisce, ma non \u00e8 palesato, che dipende dalle lettere che la ragazzina ha scritto, denunciando involontariamente i genitori: cosa che avrebbe comunque fatto volentieri in cambio di un decoder).<\/span><\/p>\n Brosio finisce malamente (come negli sketch di Guzzanti su Fede), la ragazzina, indifferente alla sorte dei genitori, si sintonizza su Ambra che ironizza su Bertinotti, seguendo la propaganda dell’epoca effettivamente svolta (vedi\u00a0qui<\/a><\/b>). I due sono deportati in un campo di rieducazione su un furgone del Dottor Stranamore.<\/span><\/p>\n \u00a0<\/span>Fino a qui, a parte il segno morbido ed elegante di Sommacal, che ci rimanda alle altre storie cattivikiane, nulla ci collega a un fumetto comico.\u00a0La storyline \u00e8 durissima, e se c’\u00e8 un po’ di ironia, \u00e8 di una cupezza eccezionale\u00a0<\/b>anche rispetto alla satira pi\u00f9 politicizzata del tempo. Evidente, a parte il titolo di “Grande Simpatico” dato a Berlusconi detto prima,\u00a0il richiamo al 1984 orwelliano<\/b>: i figli come spie della polizia segreta, le deportazioni, la tv invasiva come controllo sociale. Lusso anticipa quasi profeticamente il compiaciuto culto orwelliano di trasmissioni come il “Grande Fratello” (di derivazione inglese, ma di grande successo berlusconiano negli anni 2000).\u00a0Gi\u00e0 l’uso “ironico” del Dottor Stranamore nella Fininvest\u00a0<\/b>dei tempi, colto da Lusso, \u00e8 inquietante, dato che l’originale celebra il degenerare della Guerra Fredda in guerra atomica. <\/span>Se vogliamo usare un parallelo alto, parrebbe una intuizione\u00a0sulla scia del “cut up” alla William Bourroughs<\/b>\u00a0(che sappiamo caro a Lusso, da altre opere come “Contatti”): il grande autore riteneva uno strumento per intuire il futuro riassemblando in modo nuovo frammenti del presente (metodo derivante dagli indiani d’America e dai loro sciamani, che similmente gettavano casualmente ossa e altri oggetti rituali e ne esaminavano il disegno cos\u00ec composto).<\/span><\/p>\n Finalmente, dopo quest’inizio amarissimo, appare Cattivik, che in TV osserva un Grande Simpatico che apparir\u00e0 sempre uguale, salvo la vignetta finale. Come il Grande Fratello orwelliano, potremmo pensare Berlusconi morto, e tramutato in puro avatar virtuale.\u00a0 <\/span>Mentre Cattivik \u00e8 contattato dagli scalcagnati membri della Resistenza, i berlusconiani tramano di assumere il controllo della chiesa, ultimo tassello che manca al pieno potere. I loro dialoghi, va notato, sono indistinguibili dai dialoghi televisivi, resi come un cloud indistinto di testi sovrapposti in vignette riquadrate da didascalia. I testi mostreranno una\u00a0sempre maggiore impronta messianica<\/b> da qui al finale: e in questa insistita (e corretta) sottolineatura del sostrato mistico insito nell’idea politica si pu\u00f2 vedere l’elemento pi\u00f9 autenticamente “gotico” di tale parodia<\/strong>. Il Grande Simpatico si vuole divinizzare, e questo ne conferma il sostrato diabolico.<\/span><\/p>\n Il Grande Simpatico inoltre parla sempre solo tramite schermi televisivi a uno stuolo di grigi funzionari\/ministri controllati con sistemi cyberpunk<\/strong>, tramite spinotto nel cervello (ma Lusso certo conosce anche quel pre-cyberpunk guareschiano della “terza narice”\u00a0<\/b>con cui i funzionari del PCI ricevevano le direttive da Mosca, inoculate direttamente nel cervello con un cavetto neurale USB antelitteram).<\/span><\/p>\n \u00a0<\/span>Altra battaglia minore del Grande Simpatico \u00e8 quella di sospendere le elezioni, per il bene della salute dei cittadini. Il che \u00e8 di nuovo una bella profezia bourroghsiana nel momento che il migliore dei suoi allievi (che ha certo per scala superato il Maestro)\u00a0cerca di fare la stessa cosa<\/a><\/b>.<\/span><\/p>\n
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\n<\/span>Va anche detto che l’archetipo del ladro geniale in calzamaglia nera \u00e8 preesistente a Diabolik e diffuso soprattutto nel fumetto comico: un modello \u00e8 Macchia Nera (“Phantom Blot”, coperto da una cappa nera) in Topolino (Gottfriedson, 1939), a cui \u00e8 potenzialmente ispirato lo Zagar di “Cip l’arcipoliziotto” (Jacovitti, 1945, che \u00e8 proprio in calzamaglia).\u00a0<\/span><\/div>\n
\nhttps:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Cattivik<\/a><\/span><\/div>\n
<\/a><\/p>\nIl Grande Simpatico<\/strong><\/h2>\n
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