{"id":1546,"date":"2020-07-28T15:05:16","date_gmt":"2020-07-28T13:05:16","guid":{"rendered":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/?p=1546"},"modified":"2020-07-28T15:05:16","modified_gmt":"2020-07-28T13:05:16","slug":"un-canone-per-il-fumetto-alcune-conclusioni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/un-canone-per-il-fumetto-alcune-conclusioni\/","title":{"rendered":"Un canone per il fumetto \/ alcune conclusioni."},"content":{"rendered":"
Un mio precedente articolo poneva, in forma dubitativa, la questione del canone fumettistico<\/strong><\/a> – italiano in particolare – e, nel caso, di come costruirlo. Una riflessione che nasceva dalla constatazione – sotto gli occhi di tutti – di una sempre maggiore rilevanza attribuita ai fumetti negli ultimi anni, che in altri ambiti, come quello americano (ne parlo pi\u00f9 avanti) ha visto sorgere la questione.<\/p>\n Il pezzo ha avuto un buon riscontro a livello di condivisioni e interventi, maggiore di quello che mi sarei aspettato (tra questi, il pi\u00f9 sistemico \u00e8 questo<\/strong> pezzo<\/strong> <\/a>di Simone Rastelli<\/strong>, che ho ospitato sul blog). La cosa mi ha per\u00f2 confermato che, in linea di massima, nell’ambito del fumetto italiano non vi sia almeno per ora il tentativo di una riflessione di un canone: la maggioranza degli interventi hanno infatti manifestato, in vario grado, una certa insofferenza verso l’idea di un canone, ritenuto inadatto in generale, e nello specifico inadatto al fumetto, in particolare italiano (oltre alla discussione sulla definizione del concetto di canone stesso).<\/p>\n Chi ne ammetteva la possibilit\u00e0, sottolineava la necessit\u00e0 di un ampliamento dei nomi da inserire nel canone, oppure la necessit\u00e0 di frammentarlo in differenti “scuole”: la scuola bonelliana, la scuola Disney, e cos\u00ec via, in cui sarebbe gi\u00e0 pi\u00f9 possibile elaborare un canone. Naturalmente, \u00e8 legittimo pensare a un canone variabile per dimensioni, e non escludo affatto l’utilit\u00e0 dei canoni ristretti, che ho anzi utilizzato in ambito bonelliano, di cui mi occupo spesso online (vedi questa serie di articoli sul “Canone bonelliano”<\/strong><\/a>). Proprio questi sotto-canoni potrebbero di fatto essere la base per un canone pi\u00f9 generale (la mia proposta aveva, \u00e8 ovvio, il senso dichiarato di un gioco letterario e giornalistico, che evidenziasse per\u00f2 la necessit\u00e0 di una qualche sintesi). Altra frequente obiezione – che rientra nelle casistiche possibili delle scelte del canone – \u00e8 quella di chi esclude gli autori viventi, o degli ultimi venti\/trent’anni dal canone, aspettandone la sedimentazione: e questa scelta ovviamente da un lato facilita la costruzione del canone, dall’altro ha il rischio di renderlo ingessato.<\/p>\n Non \u00e8 comunque mancato (e l’ho condiviso nell’articolo originario, linkato all’inizio del post) chi ha accettato di partecipare al gioco letterario di ipotizzare una lista di venti nomi, con contributi di semplici lettori e di operatori, in vario grado, del settore fumettistico. Ma, globalmente, non credo si avr\u00e0 probabilmente la costruzione di un canone nei prossimi anni.<\/p>\n <\/p>\n