{"id":144,"date":"2016-11-05T16:16:23","date_gmt":"2016-11-05T15:16:23","guid":{"rendered":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/?p=144"},"modified":"2021-05-03T12:53:07","modified_gmt":"2021-05-03T10:53:07","slug":"divini-comics-linferno-dante-nel-fumetto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/divini-comics-linferno-dante-nel-fumetto\/","title":{"rendered":"Divini Comics: l’Inferno di Dante nel fumetto."},"content":{"rendered":"
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Nella testata di questo blog dedicato a Fumetti e Letteratura, la prima vignetta \u00e8 dedicata a Dante Alighieri<\/strong>, e non per caso. Dante infatti \u00e8 ovviamente il capostipite della letteratura europea, ma anche\u00a0uno degli autori letterari pi\u00f9 citati e adattati a fumetti. Ripreso per la sua importanza, certo: ma anche perch\u00e9 parte della sua opera – ovviamente: l’Inferno<\/strong> – si presta molto bene a una interpretazione visuale, che da sempre \u00e8 stata una sfida per i vari artisti, da Botticelli a Gustave Dor\u00e9.<\/p>\n L’immagine, in particolare, riprende il Dante di\u00a0Go Nagai<\/strong>, che si ispir\u00f2 all’autore fiorentino nel suo\u00a0\u201cMao Dante\u201d (1971) da cui trarr\u00e0 poi spunto per il suo fortunato \u201cDevilman\u201d (vedi qui<\/strong><\/a>, su LSB), tornando infine sulla \u201cDivina Commedia\u201d vera e propria nel 1993, affrontando anche le due cantiche successive all’Inferno (vedi qui<\/strong><\/a>, ad opera di Andrea Leggieri). Gi\u00e0 di per s\u00e9 un motivo d’interesse: si aggiunga – ci torneremo – che cos\u00ec l’Alighieri viene ad essere uno dei fondamenti di tutto il genere Mecha, che mira in fondo a fondere modernit\u00e0, mito\u00a0degli Oni nipponici e cultura apocalittica occidentale.<\/p>\n Dampyr Alighieri: il Dante di Burattini e Longo.<\/strong><\/p>\n Avrei forse spostato pi\u00f9 avanti un tema di questa portata, tanto pi\u00f9 che i 750 anni della nascita di Dante sono appena stati celebrati l’anno scorso. Per\u00f2 la sua influenza continua, con una curiosa sinergia: al cinema, l’Inferno di Dan Brown<\/strong> (che su questo blog non mi riguarda) e nel fumetto, il dodicesimo\u00a0speciale di “Dampyr” di Moreno Burattini<\/strong>, con l’esordio sul personaggio del curatore zagoriano, per i disegni di Fabrizio Longo<\/strong> (anch’egli all’esordio su questa testata, pur essendo anch’egli un professionista consolidato), che si intitola “La porta dell’inferno”<\/strong> ed \u00e8 colmo di citazioni dantesche.<\/p>\n Burattini, fumettista popolare quanto colto (dice che scriver questo Dampyr gli ha “fatto tremare le vene e i polsi”…) non \u00e8 del tutto nuovo all’adattamento dantesco, che ha gi\u00e0 operato per “Cattivik” (1992)<\/strong>, sui disegni del cuneese Giorgio Sommacal<\/strong>. L\u00ec addirittura, in chiave comica, Burattini aveva compiuto un pi\u00f9 raro viaggio nei tre regni danteschi. Qui, per ora, si limita alla discesa infera, che giustamente chiarisce come “il pi\u00f9 terrificante viaggio nell’orrore mai realizzato”.<\/p>\n Naturalmente non siamo in presenza\u00a0di un adattamento in senso stretto: ma nei passi in cui Burattini rimanda Dante, si dimostra lettore piuttosto fedele, cos\u00ec come Longo (su guida dello stesso Burattini) resta piuttosto fedele alla visione pi\u00f9 consolidata dell’Inferno, quella del Dor\u00e9.<\/p>\n La struttura della storia \u00e8 piuttosto classica, nel segno del tipico “giallismo” bonelliano: la sparizione che d\u00e0 l’avvio all’indagine avviene secondo i canoni del I canto dell’Inferno.<\/p>\n Prevedibilmente, lo stesso Draka scende agli Inferi, dove come detto Longo dimostra di aver ben appreso la lezione della grandiosit\u00e0 ottocentesca di Dor\u00e9, e di averne saputo offrire un efficace adeguamento allo stile fumettistico, specialmente nelle semi-splash come quella destinata alla Porta degli Inferi (che d\u00e0 il titolo all’albo) o agli Ignavi.<\/p>\n Interessanti le scelte di Burattini<\/strong>, che coniuga efficacia narrativa e una certa fedelt\u00e0 all’originale: c’\u00e8 quindi ovviamente Caronte, ma anche il Castello degli Spiriti Magni e Minosse, scelte meno ovvie, e poi di nuovo, tra i grandi must<\/em>, i Lussuriosi (qui l’influsso di Dor\u00e9 \u00e8 davvero forte), Cerbero, le mura di Dite e poi, accelerando la narrazione, il Minotauro, Gerione e quindi direttamente il fondo degli Inferi, con l’immancabile Lucifero.<\/p>\n Tra le omissioni pi\u00f9 significative<\/strong>, se vogliamo, tutta la parte su Bonifacio VIII e la corruzione della chiesa<\/strong>, forse anche per la necessaria prudenza bonelliana: difatti fa capolino la tomba di papa Anastasio tra gli eretici, quasi a compensazione.<\/p>\n La scelta dei passi citati ha una forte coerenza interna: sono le cose che vedrebbe, “realisticamente”, un pellegrino infero che non fosse l\u00ec per erudizione sua e nostra, come Dante, ma mirasse all’uscita, alla “natural burella”, con la massima velocit\u00e0 possibile.<\/p>\n All’interno degli Inferi, Draka, il dampyr<\/em>, si comporta infatti all’opposto di Dante nella palude stigia: non cede all’Ira contro gli Iracondi, come fa invece Dante contro Filippo Argenti (e come fa invece il demone che accompagna gli eroi, facendo una brutta fine) e sembra quasi, moralmente, sia questa intelligente prudenza a salvarlo.<\/p>\n Burattini sembra anche dichiararsi consapevole dei rischi della sua operazione; fa infatti compiere ai suoi personaggi rimasti a Firenze un incantesimo che alcuni direbbero di “chaos magick”<\/strong> per salvare gli amici perduti nel testo di Dante: riscrivono infatti il verso finale dell’Inferno (con un centone dantesco) per permettere agli amici di uscire, invece di andare nel Purgatorio (un prossimo speciale?). Quasi un modo di ribadire come ogni riscrittura artistica \u00e8 in fondo grattare un palinsesto per riscrivere l’opera, non maneggiarla coi guanti.<\/p>\n L’adattamento di Burattini e Longo\u00a0dunque si colloca, con originalit\u00e0, su un lungo percorso di adattamento dantesco del fumetto, che quasi raccoglie il testimone dell’illustrazione dantesca ai primi del Novecento; una storia gi\u00e0 in gran parte ricostruita dalla mostra “Dante, che mito!”,<\/strong> nell’occasione dei tre quarti di millennio del Poeta (vedi qui<\/strong><\/a>).<\/p>\n Intermezzo didattico: modesta proposta.<\/strong><\/p>\n Quale senso ha, allora, questa seconda parte dell’articolo, che indaga in modo sintetico gli illustri predecessori di Burattini? Se vogliamo, un senso blandamente “militante”. Da docente di lettere, da sempre ritengo che il fumetto<\/strong> dovrebbe rientrare all’interno del percorso scolastico<\/strong>, per sommi cenni e naturalmente non in modo pedante.<\/p>\n Ritengo anche dovrebbe rientrare all’interno del percorso di letteratura, pi\u00f9 che di quello di arte<\/strong>. Innanzitutto per una valorizzazione della dimensione narrativa del fumetto, che non \u00e8 ovvia al vastissimo pubblico. In second’ordine, per\u00f2, per una ragione pratica: alle scuole superiori, tranne gli indirizzi liceali, sparisce lo studio della storia dell’arte. E quindi, empiricamente, l’insegnamento di lettere \u00e8 lo spazio dove si potrebbe inserire questo eventuale studio.<\/p>\n Ritengo inoltre che il modo per far entrare davvero il fumetto<\/strong> nelle scuole \u00e8 farlo entrare nei libri di testo<\/strong>, pi\u00f9 che – come avviene ora – tramite progetti specifici del singolo insegnante. Questo perch\u00e9 significherebbe un suo riconoscimento specifico, ben pi\u00f9 rilevante: inoltre, anche se l’insegnante decide di omettere quella sezione, il singolo allievo pu\u00f2 decidere di approfondire.<\/p>\n Al biennio delle superiori<\/strong>, dove si studiano in forma preliminari i generi, qualcosa si fa gi\u00e0, e il libro di testo che ho in uso, “Interminati spazi”, molto valido e molto adottato, fa qualche accenno, non senza qualche limite (ne scriver\u00f2 magari in un futuro post).<\/p>\n Nel triennio<\/strong>, per\u00f2, il discorso \u00e8 abbandonato. Logicamente: se il percorso della storia della letteratura procede in modo strettamente cronologico, \u00e8 difficile inserire il fumetto. L’unica possibilit\u00e0 di intervenire ragionevolmente \u00e8 intersecare il fumetto al canone. E il modo pi\u00f9 plausibile sono gli adattamenti.<\/p>\n Il discorso permette tra l’altro di sviluppare un tema che andrebbe insegnato: quello della “fortuna” di un testo<\/strong>, che non si esaurisce mai con la sua pubblicazione, ma implica le sue influenze successive, anche in altre arti.<\/p>\n L’obiezione plausibile \u00e8 quella che non si pu\u00f2 inserire troppo materiale, che il libro ha limiti di costo e spazio. \u00a0Su Dante, per\u00f2, il discorso \u00e8 diverso: perch\u00e9 la Commedia va affrontata nel dettaglio, nell’arco di tutto il triennio (liceo) o in terza (scuole non liceali), e prevede di solito un volume a parte. Per cui, sarebbe anche possibile una documentazione pi\u00f9 ampia. Il vantaggio, inoltre, \u00e8 che per la sua importanza lo hanno affrontato molti fumettisti rilevanti. Quindi, quanto riportato qui sotto non va nel senso dell’esaustivit\u00e0, ma in un’ottica di un potenziale dossier scolastico.\u00a0Si noter\u00e0\u00a0che mi sono concentrato sul fumetto italiano: la nostra \u00e8 infatti Letteratura Italiana, ed \u00e8 pi\u00f9 facile giustificare una digressione nel fumetto nazionale.<\/p>\n Terzine Sequenziali, Vignette Incatenate: i\u00a0fumetti danteschi.<\/strong><\/p>\n In un certo senso, per la sua scansione in gironi, l’inferno (e le altre due cantiche) ha un aspetto “sequenziale”, che passa inevitabilmente alle sue illustrazioni, a partire da quella celebre del Botticelli<\/strong>, a fine ‘400. La discesa di Dante e Virgilio tra i vari gironi ricorda, nel suo espediente visuale, quello ripreso da Gianni De Luca nei suoi adattamenti shakespeariani.<\/p>\n “Ho scritto venti drammi: in verit\u00e0 mi tedia \/ <\/em> Ci sono sicuramente molte riprese di Dante nella vignettistica ottocentesca italiana; probabilmente qualcuna anche sequenziale. Non \u00e8 sequenziale questa vignetta di Golia<\/strong> (probabilmente degli anni ’10) che per\u00f2 ha un tratto molto cartoonesco e usa le rime baciate (come Bonaventura) per schernire D’Annunzio con un impietoso paragone.<\/p>\n <\/p>\n E non \u00e8 fumetto nemmeno questa Silly Symphony del\u00a01929<\/strong>, Hell’s Bells<\/strong><\/em>, dove troviamo Lucifero in trono con ai piedi Cerbero a tre teste: ma forse\u00a0il tema della danse macabre a sfondo infernale inizialmente seduce pi\u00f9 ancora l’animazione che il fumetto.<\/p>\n <\/p>\n La rovina in Commedia<\/em> (1947)<\/strong> di Jacovitti, per “Belzeb\u00f9” (appropriato…) \u00e8 uno dei primi casi del fumetto italiano “moderno” post-bellico, e per certi versi, nella sua ironia caustica (il Jacovitti satirico \u00e8 spesso a suo modo tetro e sanguigno, lontano da quello fumettista puro, pi\u00f9 giocoso) anticipa il Cattivik di Burattini. Sarebbe un’ottima occasione per introdurre un autore fondante del fumetto italiano (e non solo).<\/p>\n La versione di Martina<\/strong>, del 1949<\/strong> (tutta in terzine dantesche, a cui Burattini, a suo modo, ne aggiunge una), \u00e8 il modello di tutta una vasta tradizione disneyana di omaggio a Dante. \u00a0E anche qui, come nel manga e nell’anime nipponico, Dante \u00e8 seminale nella Disney italiana: non solo per la precocit\u00e0 dell’omaggio, ma anche perch\u00e9 quelle meravigliose terzine (scrittori blasonati sono manieristi meno abili di Martina su Dante) sono a fondamento del gusto erudito della scrittura topolinesca, ancora molto in voga negli ’80 (per un giusto senso “pedagogico”, in fondo, che diveniva un umorismo ineffabile e finissimo).<\/p>\n La scelta di Martina piuttosto che dei suoi emuli \u00e8 quasi obbligata, in senso didattico, non solo per la sua autorevolezza, ma per l’adesione letterale al gioco dantesco. Si potrebbe accennare agli altri autori, spiegando dell’esistenza di questa tradizione adattativa, e dell’importanza della Disney italiana sul fumetto.<\/p>\n Una influenza indiretta del dante disneyano di Martina pu\u00f2 essere vista anche nel “Geppo” (1954)<\/strong> di Dossi e Sangalli per l’editore Bianconi, di cui sar\u00e0 forse la testata pi\u00f9 interessante. Afferma infatti Sandro Dossi intervistato<\/strong> <\/a>su LSB\u00a0da Andrea Leggieri:<\/p>\n (L’idea di inserire Dante Alighieri) “Nasce da subito! Nel primo numero di Geppo, che abbiamo pensato insieme io e Sangalli, abbiamo fatto saltar fuori anche lui che si affacciava su Firenze, ma si trattava di un\u2019apparizione occasionale ed \u00e8 finita l\u00ec. \u00c8 capitato un\u2019altra volta con Sangalli, un\u2019altra comparsata, e poi io l\u2019ho ripreso nell\u2019episodio Un viaggio insolito, da cui nacque poi l\u2019idea di Inferno 2000.”<\/em><\/p>\n Conferma quindi un certo intento “autoriale” anche in un fumetto che i pi\u00f9 non assocerebbero a tale concezione (aspirazione ovviamente contrastata, ammette lo stesso Dossi, dalle ragioni commerciali spicciole), e che forse meriterebbe riscoprire.<\/p>\n In una eventuale scelta didattica, Geppo pu\u00f2 sembrare quasi paradossale. Per\u00f2, per assurdo, la sua comicit\u00e0 basica pu\u00f2 funzionare in un “alleggerimento didattico” che chiunque insegna realmente sa necessario, e indubbiamente, tra i fumetti italiani, \u00e8 quello che ha sviluppato Dante non in un omaggio occasionale, ma di fatto “seriale” (ovviamente, riprenderei qualcuna delle storie realmente dantesche). Il fatto che sia un fumetto “minore”, oltretutto, permette di dare uno scorcio anche su un canone meno “aulico”, che \u00e8 proprio del genere. In Dante c’\u00e8 Barbariccia, Geppo almeno \u00e8 educato.<\/p>\n Altro adattamento famoso \u00e8 quello di\u00a0Marcello Toninelli <\/strong>(vedi qui<\/strong><\/a>)\u00a0che dopo il lavoro sulla Commedia, avviato nel 1984<\/strong>, ha adattato numerosi altri grandi classici.<\/p>\n Nel popolare bonelliano, invece, Dylan Dog (1986)<\/strong> combatte fin dagli esordi contro potenze infernali, ma i suoi Inferi, pi\u00f9 un multiverso che un luogo solo, non si sono mai sistematicamente intrecciati con Dante, preferendogli inferni prettamente visivi, da Dal\u00ec a Bosch, o pi\u00f9 novecenteschi, sulla scorta di Sartre e simili. Sul Bonelliano andrebbe una voce integrata del dossier, di cui a Dylan Dog va fatto un cenno (come pure a Martin Mystere, che di Dante ha parlato; e non escluderei nemmeno una nota per Hellnoir di Ruju, miniserie in un inferno comunque dantesco).<\/p>\n Invece \u00e8 il fantascientifico\u00a0“Nathan Never” (1991)<\/strong> di Medda, Serra e Vigna a riconoscere all’Inferno un ruolo fondante: non solo gli dedica uno dei primi albi, “Inferno”, con tanto di didascalie dantesche a contrappuntare la discesa agli Inferi dell’Agente Alfa; ma nell’albo rivela come la struttura a sette livelli della citt\u00e0 neveriana (sempre pi\u00f9 dominati dal crimine, man mano che si scende) sono una voluta ripresa del modello dantesco. Curioso che soprattutto Serra, tra gli autori italiani, sia stato uno dei primi a guardare con grande attenzione ai manga, e soprattutto a Go Nagai (e il cerchio si chiude).<\/p>\n Tra i Bonellidi, anche Dago<\/strong> ha avuto un escursus infernale (vedi qui<\/strong><\/a>), ma soprattutto Detective Dante<\/strong>\u00a0di Bartoli e Recchioni ha costruito la sua struttura in tre stagioni su Inferno, Purgatorio e Paradiso (LSB ne aveva recensito gi\u00e0 il numero uno, qui<\/strong><\/a>).<\/p>\n *<\/p>\n Per molte cose che includerei a margine del canone, qualcosa che – pur ritenendo valido nel suo ambito – escluderei di \u00a0inserire (per ora). Oggi Dante, infatti, continua ad apparire come riferimento imprescindibile anche nella variegata galassia della memetica da social network, tra goliardia e webmarketing liceale. Molte di queste operazioni lambiscono il fumetto, come quella di Don Alemanno<\/strong> per Feudalesimo e Libert\u00e0 (vedi qui<\/strong><\/a>); e lo stesso FeL, in fondo, nasce come operazione “dantesca” (pi\u00f9 il Monarchia che la Commedia, a rigore):<\/p>\n \u201cFeL propone di abbandonare la corrotta democrazia per restituire il comando a Lo Imperatore, l\u2019unico uomo degno di governare la plebe. Lo stile di FeL trova la sua massima espressione in questi libri, nei quali i cinque consiglieri dello Imperatore hanno riassunto i tratti salienti del Suo pensiero.\u201d<\/em><\/p>\n Numerosi poi gli adattamenti della Commedia nel “fumetto d’autore”, per cui davvero ci vorrebbe una trattatistica ben pi\u00f9 ampia di questo pur lungo post: su alcuni dovremo, prima o poi, tornare.<\/p>\n Ricordiamo in particolare il Dante Alighieri<\/em> <\/strong>e il Farinata degli Uberti<\/em> <\/strong>di Kleiner Flug (vedi qui<\/a>,\u00a0<\/strong>e qui<\/a>\u00a0<\/strong>le belle recensioni di David Padovani, e qui una sua intervista<\/strong> <\/a>ad Alessio D’Uva), casa editrice che proprio sulla scorta dell’adattamento dantesco ha creato un modello editoriale di biografie illustri.<\/p>\n C’\u00e8 anche l’adattamento di Siviero e Marra (di cui si \u00e8 parlato\u00a0qui<\/strong><\/a>); e questo solo per limitarci ai casi pi\u00f9 recenti.<\/p>\n Probabilmente, la scelta pi\u00f9 realistica per un eventuale fumetto realistico da associare alla Commedia (magari con una selezione di pagine pi\u00f9 o meno ampia) ricadrebbe inizialmente sul\u00a0fumetto d’autore; specialmente in una prima fase in cui un’operazione “azzardata” come dare spazio ai fumetti nel canone dovrebbe avvenire con la massima sacralit\u00e0 per la Cultura con la C maiuscola.<\/p>\n Forse un punto d’incontro potrebbe essere proprio questa ripresa di Burattini e Longo,\u00a0dato che Dampyr costituisce un potenziale equilibrio\u00a0ideale tra popolare e autoriale.<\/p>\n E se non siete soddisfatti ancora dei molteplici inferni qui presentati, questo pezzo<\/strong><\/a> dell’amico Cristiano Saccoccia introduce ad altre discese abissali, in parte derivanti liberamente dall’inferno dantesco.<\/p>\n *<\/p>\n Un giorno, Dante passava dinanzi alla bottega di un fabbro, il quale, battendo il martello sull\u2019incudine, canticchiava alcuni suoi versi, storpiandoli. Allora Dante, senza dir nulla, entr\u00f2 nella bottega del fabbro e, presi a uno a uno gli arnesi, li gett\u00f2 in mezzo alla strada. Il fabbro, irritato, gli domand\u00f2 chi gli dava il diritto di maltrattare cos\u00ec i ferri del suo mestiere. \u2013 E tu non storpiavi poc\u2019anzi i miei versi? \u2013 rispose Dante. E cos\u00ec il fabbro, se volle cantare, si content\u00f2 delle canzonette e non strapazz\u00f2 pi\u00f9 i versi del grande Poeta. (adattamento dal Trecentonovelle del Sacchetti, 1390; da\u00a0qui<\/strong><\/a>)<\/em><\/p>\n *<\/p>\n \u201cQui comincia l\u2019avventura<\/em> \u201cmi ritrovai per una selva oscura<\/em> Dante e Fumetto. L’adattamento dell’Inferno per “Dampyr”, di Burattini e Longo, ed altri esempi della tradizione dantesca del fumetto italiano.<\/p>\n","protected":false},"author":681,"featured_media":196,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"slim_seo":{"title":"Divini Comics: l'Inferno di Dante nel fumetto. - Come un romanzo","description":"Dante e Fumetto. 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\ncolui che mi sovrasta con solo una Commedia!”<\/em>
\n(Golia)<\/em><\/p>\n
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\ndel signor Bonaventura:\u201d<\/em>
\n(Sergio Tofano, 1917)
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\n*<\/p>\n
\nch\u00e9 la diritta via era smarrita<\/em>
\nAhi quanto a dir qual era \u00e8 cosa dura<\/em>
\nesta selva selvaggia et aspra e forte<\/em>
\nche nel pensier rinova la paura!\u201d<\/em>
\n(Dante Alighieri, 1314)<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"