{"id":137,"date":"2017-04-09T10:44:29","date_gmt":"2017-04-09T08:44:29","guid":{"rendered":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/?p=137"},"modified":"2019-12-17T19:18:00","modified_gmt":"2019-12-17T18:18:00","slug":"dylan-dog","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/dylan-dog\/","title":{"rendered":"Dylan Dog e l&#8217;Isola di Wells"},"content":{"rendered":"<p>Approfittando del trentennale di Dylan Dog, su questo blog ho strutturato una piccola riflessione sull&#8217;adattamento letterario in questa storica testata.<\/p>\n<p>Fin dal suo nome Dylan fonde presunti &#8220;alto&#8221; e &#8220;basso&#8221; letterario, <strong>Hard Boiled e Dylan Thomas<\/strong> (<a href=\"https:\/\/lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/poe\/\"><strong>qui<\/strong><\/a>); il suo autore, <strong>Tiziano Sclavi<\/strong>, \u00e8\u00a0lo sceneggiatore pi\u00f9 &#8220;letterario&#8221; del\u00a0fumetto italiano moderno, anche solo per la sua doppia produzione, di scrittore e di fumettista: il primo che potrebbe essere (a pieno merito) inserito in una antologia delle superiori (vedi <a href=\"https:\/\/lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/modesta-proposta\/\"><strong>qui<\/strong><\/a>).<\/p>\n<p>Avevo accennato, a margine di un discorso pi\u00f9 ampio sull&#8217;Inferno a fumetti, di come anche in Dylan sia un elemento costitutivo e reinterpretato (vedi <a href=\"https:\/\/lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/divini-comics-linferno-dante-nel-fumetto\/\"><strong>qui<\/strong><\/a>); non solo <strong>&#8220;Inferno&#8221;<\/strong> dantesco ma <strong>&#8220;Inferni&#8221;<\/strong>, con consapevolezza di Bulgakov, di Kafka, di Sartre &#8211; oltre che di Romero, ovviamente. \u00a0Su questo ci sarebbe ovviamente da fare uno studio pi\u00f9 ampio e dettagliato. Similmente, avevo accennato di come il <em>Frankenstein <\/em>di <strong>Mary Shelley<\/strong>\u00a0sia stato un modello seminale, al di l\u00e0 dell&#8217;albo-omaggio di Chiaverotti.<\/p>\n<p>La prima consistente citazione dylaniata, come avevamo visto, era apparsa nella Zona del Crepuscolo, con un inserto del <a href=\"https:\/\/lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/poe\/\"><strong><em>Valdemar<\/em> <\/strong><\/a>di Poe, riferimento centrale del Dylan Dog sclaviano.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-139 alignright\" src=\"https:\/\/lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2016\/10\/lovecraft.jpg\" alt=\"lovecraft\" width=\"358\" height=\"339\" \/>A margine del precedente articolo, tra l&#8217;altro, va annotato che molto meno spazio ha avuto nel Dylan &#8220;storico&#8221; <strong>H.P. Lovecraft,<\/strong> l&#8217;altro gran maestro dell&#8217;horror americano, fa una sua comparsata in &#8220;Cagliostro!&#8221;, con una scena dello splatter del periodo, in cui si d\u00e0 in pasto a uno dei suoi Uomini-Pesce. L&#8217;intervento dello pseudo-Lovecraft non ha oltretutto conseguenze nella narrazione.<\/p>\n<p>Credo che il significato potrebbe\u00a0proprio essere quello di una &#8220;anti-citazione&#8221;: mentre il Valdemar di Poe veniva riconosciuto come modello,\u00a0Lovecraft molto meno. Anche, penso, per le sue note posizioni &#8220;razzistiche&#8221;: legate ai suoi anni, certo (&#8220;\u00e8 morto nel 1937&#8221;, dice Sclavi) ma comunque credo non gradite all&#8217;autore. Lo omaggia il giusto, ma non pi\u00f9.<\/p>\n<p>Una scena simile sar\u00e0 poi citata in modo preciso da <strong>Roberto Recchioni<\/strong> ne <em>Al servizio del caos<\/em>, adattandola ad <strong>Alan Moore<\/strong> (all&#8217;interno quindi del medium fumetto: ma Moore \u00e8 anche scrittore).\u00a0Sarebbe curioso se capire se con senso di garbata presa di distanza (Recchioni \u00e8 molto pi\u00f9 vicino a Miller che a Moore, per dire), oppure no. Sicuramente, \u00e8 significativo che appaia in questo ciclo, per ora frammentario, che va a ricuperare l&#8217;orrore lovecraftiano, pi\u00f9 presente su Dylan nel &#8220;rinascimento dylaniato&#8221; rispetto a prima.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-141 alignleft\" src=\"https:\/\/lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2016\/10\/IslandOfDrMoreau.jpg\" alt=\"islandofdrmoreau\" width=\"253\" height=\"393\" \/><\/p>\n<p>Ma se Poe \u00e8 il primo autore a godere di una citazione ampia, il primo\u00a0&#8220;integrale&#8221; adattamento letterario \u00e8 <em>L&#8217;isola misteriosa<\/em> (N.23) di Sclavi e Ambrosini: la citazione de <em>L&#8217;isola del dottor Moreau<\/em> (1895) di <strong>H.G.Wells<\/strong> \u00e8 evidente fin dal titolo. E l&#8217;albo infatti riflette abbastanza sul meta-letterario fumettistico.<\/p>\n<p>All&#8217;inizio, l&#8217;albo parte citando un altro racconto di fantascienza, &#8220;Fiori per Algernon&#8221; (1958) di\u00a0<strong>Daniel Keyes<\/strong>. Anche qui il protagonista \u00e8 un povero hillbillie ritardato, amico con un topo di nome Algernon, che diviene intelligente dopo un&#8217;esperimento (governativo in Keyes, ufologico in Sclavi). Siamo, oltretutto, negli anni &#8217;50, e come scopriremo in seguito, &#8220;trent&#8217;anni prima&#8221;: quindi, nel 1958 (l&#8217;albo \u00e8 del 1988), l&#8217;anno\u00a0in cui il racconto \u00e8 composto. Stephen, a p.7, cita anche <em>La guerra dei mondi<\/em> di Wells, e in particolare l&#8217;adattamento radiofonico di <strong>Orson Welles<\/strong>, del 1938, che potrebbe anche aver sentito da bambino (se avesse, ad esempio, trent&#8217;anni: l&#8217;et\u00e0 \u00e8 giovane, ma indefinita da come appare il disegno).<\/p>\n<p>&#8220;Ora conosco<strong> Chaucer e Dante Alighieri, Shakespeare e Poe<\/strong>&#8221; afferma <strong>Stephen<\/strong> (un rimando a <strong>King<\/strong>? in questo caso, il rischio \u00e8 di sovrainterpretare, per quanto\u00a0sia possibile un rimando kinghiano, in particolare a <em>Il tagliaerbe,\u00a0<\/em>ovviamente il racconto originale, senza realt\u00e0 virtuale) dopo il contatto con l&#8217;alieno. Un rimando che, sul finale, Sclavi collega al monolite di <em>2001. A Space Odissey<\/em>\u00a0rimando a <strong>Stanley Kubrick<\/strong>, certo, ma anche a <strong>Arthur C. Clarke<\/strong>, autore dell&#8217;opera originaria. Gli autori citati non sono ovviamente casuali, ma costituiscono delle potenziali fonti di Dylan Dog, in varia misura.<\/p>\n<p>La citazione a Moreau \u00e8 esplicitata a p.20, quando il nome \u00e8 ripreso come nome del luogo. Il fatto che la citazione vada al romanzo di Wells e non tanto a uno degli adattamenti filmici (che, come vedremo, sono richiamati) si evidenzia anche dalle frequenti citazioni letterarie: si evoca il &#8220;<strong>Dracula di Stoker<\/strong>&#8221; e il &#8220;<strong>Barilotto di Amontillado di Poe<\/strong>&#8221; (p.30) .<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-428 alignright\" src=\"https:\/\/lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2017\/04\/0000a.jpg\" alt=\"\" width=\"504\" height=\"696\" \/><\/p>\n<p>Ancora pi\u00f9 interessante la citazione di <strong>Vitaliano Brancati<\/strong>, quando Dylan dice di s\u00e9 &#8220;Sento l&#8217;ala della stupidit\u00e0 sfiorarmi&#8221;, richiamando un passo de <em>Paolo il caldo<\/em> (1955), il romanzo postumo della &#8220;Trilogia del Gallismo&#8221; (dopo <em>Don Giovanni in Sicilia<\/em> del 1939 e <em>Il bell&#8217;Antonio<\/em> del 1949) dell&#8217;autore:\u00a0&#8220;in successivi accessi di fantastica gelosia, si aggrovigliava sempre di pi\u00f9 in se stesso fino a sentire l\u2019ala della stupidit\u00e0 sfiorargli il cervello&#8221;, si dice infatti del protagonista. Interessante questo parallelismo che Sclavi istituisce qui\u00a0con una trilogia che analizza la fragilit\u00e0 di un erotismo maschile che si pretende mitologicamente forte e si svela poi in tutta la sua debolezza (come nella citazione stessa si evidenzia), perch\u00e9 ovviamente ha molto da dire, come suggestione, di Dylan stesso.<\/p>\n<p>Il rapporto con il cavallo &#8220;Little John&#8221; (da p.24 in poi) potrebbe essere un rimando a <strong>Nietzche<\/strong>, che mostra la sua follia &#8220;parlando con un cavallo&#8221; durante il soggiorno a Torino. Lancaster, che appare a p.28, cita ovviamente Burt Lancaster (anche nell&#8217;aspetto fisico) che ha interpretato Moreau nel film del 1977. Un rimando filmico, certo: ma anche meta-letterario: perch\u00e9 Lancaster \u00e8 anche l&#8217;interprete de <em>Il Gattopardo<\/em> (1958) di Tomasi Di Lampedusa. Una citazione che, qui, rimanda alla sua metamorfosi felina (e, in generale, alle capacit\u00e0 di trasformarsi: il Gattopardo, il principe dallo stemma omonimo, \u00e8 il camaleonte politico per eccellenza). Ma, a suo modo, si collega anche alla Sicilia di Vitaliano Brancati, citata poco prima. E, naturalmente, il 1958 \u00e8 anche l&#8217;anno di <em>Fiori per Algernon<\/em>.<\/p>\n<p>Il disvelamento pieno della citazione di Moreau avviene a p.50, la cesura di met\u00e0 albo che \u00e8 spesso risolutiva nelle vicende di Dylan Dog, nonostante il rispetto rigorosissimo della struttura in tre atti, che a lungo veniva rimarcata nell&#8217;albo da tre titoli interni, come avviene anche qui (l&#8217;ultimo albo &#8220;a tre titoli&#8221;, penso non casualmente, \u00e8 &#8220;Marty&#8221;, n.244, l&#8217;ultimo albo di Sclavi &#8211; ultimo, almeno, fino al recente ritorno per il trentennale).<\/p>\n<p>Quindi Dylan Dog scopre appunto di trovarsi su un&#8217;isola molto simile a quella del dottor Moreau; appare il radicale animalismo di Dylan, che non si difende dall&#8217;attacco animale, mentre il Groucho &#8220;inquietante&#8221; che piace a Recchioni non ha esitazioni a sparare per salvare l&#8217;amico, pur avendo capito &#8211; dall&#8217;espressione &#8211; che il &#8220;mostro&#8221; che va a uccidere non \u00e8 malvagio (p.54-56). Oltretutto prima, in 53, Groucho significativamente &#8220;sbaglia&#8221; la scena topica (&#8220;Dylan, la pistola!&#8221;), cosa che potrebbe rimarcare una certa intenzionalit\u00e0 della scelta.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-429 size-full\" src=\"https:\/\/lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2017\/04\/0000b.jpg\" alt=\"Dylan Dog\" width=\"386\" height=\"351\" \/><\/p>\n<p>L&#8217;importanza della scelta di Dylan Dog nei confronti dei mostri-animali, il suo radicale animalismo, \u00e8 segnato dall&#8217;apparire di una citazione molto importante, sul piano visivo: il<strong> &#8220;Terzo Stato dei Mostri&#8221;<\/strong> (riecheggiato, in modo pi\u00f9 impreciso, anche in copertina) che appare a p.59, riprendendo <strong>Pellizza da Volpedo<\/strong>. Importante, ovviamente, perch\u00e9 diventer\u00e0 la copertina interna della serie con l&#8217;arrivo di Stano a copertinista, diventando una efficace sintesi della visione sclaviana del personaggio.<\/p>\n<p>A parte questo rimando visuale continua il dipanarsi della citazione letteraria: Dylan collega esplicitamente\u00a0Moreau a Wells, palesando cos\u00ec anche\u00a0il collegamento con &#8220;il nostro amico&#8221; <strong>Lord Wells<\/strong> (p.63), che \u00e8 un&#8217;altra citazione dello scrittore. Apparso nel numero 5, <em>Gli Uccisori<\/em>, la sua figura di scienziato pazzo\u00a0diviene uno dei personaggi-cardine della serie (un onore che non spetta allo stesso Poe, per dire), e costituisce la principale concessione di Sclavi a una scienza folle ma buona. La sequenza con gli uomini-pesce che si fondono in un ciclopico uomo-piovra\u00a0paga alla fine un tributo anche a <strong>Lovecraft<\/strong>, prima del finale circolare (e molto sclaviano) che torna ad Algernon.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-426\" src=\"https:\/\/lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2017\/04\/jek.jpg\" alt=\"Dylan Dog\" width=\"298\" height=\"393\" \/><\/p>\n<p>In questo albo si pu\u00f2 cos\u00ec vedere quasi programmaticamente all&#8217;opera la &#8220;fedelt\u00e0 infedele&#8221; tipica di Sclavi: la citazione di Wells \u00e8 da un lato stravolta e contaminata con vari elementi eterodossi, ma in realt\u00e0, nel messaggio di fondo, rimane fedele allo spirito dell&#8217;opera originaria: la attualizza, mescolandola con altre (soprattutto letterarie, appunto), e la rende fruibile a un grande pubblico, invitando anche implicitamente il lettore ad avvicinarsi all&#8217;originale.<\/p>\n<p>Un esempio quindi del suo modus operandi: l&#8217;ultima cosa che mi pare significativo sottolineare \u00e8 che il primo albo-citazione letterario \u00e8 un &#8220;adattamento&#8221; (come detto, molto libero) del padre della fantascienza Wells, che ottiene un posto preminente nella serie. Quasi a indicare che la\u00a0fantascienza ha un ruolo rilevante in Dylan (basti pensare al futuro di <em>Morgana<\/em>, con elementi alla <em>Blade Runner<\/em>, film ma anche romanzo di <strong>Philip K. Dick<\/strong>, ora omaggiato da <em>Il pianeta dei morti<\/em> di <strong>Bilotta<\/strong>) a fianco della tradizione dell&#8217;orrore.<\/p>\n<p>Una centralit\u00e0, probabilmente, che deriva dalla capacit\u00e0 della science-fiction di rimettere in discussione la realt\u00e0, una radice quasi altrettanto importante dell&#8217;immaginario del personaggio.<\/p>\n<p>E con questo post la nostra riflessione per il trentennale dylaniato volge verso la sua conclusione (per quanto, potenzialmente, sia un lavoro infinito). Manca solo da esplorare un ultimo aspetto piuttosto interessante: il rapporto con Pirandello e, pi\u00f9 in generale, col canone letterario italiano.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Approfittando del trentennale di Dylan Dog, su questo blog ho strutturato una piccola riflessione sull&#8217;adattamento letterario in questa storica testata. Fin dal suo nome Dylan fonde presunti &#8220;alto&#8221; e &#8220;basso&#8221; letterario, Hard Boiled e Dylan Thomas (qui); il suo autore, Tiziano Sclavi, \u00e8\u00a0lo sceneggiatore pi\u00f9 &#8220;letterario&#8221; del\u00a0fumetto italiano moderno, anche solo per la sua doppia produzione, di scrittore e di fumettista: il primo che potrebbe essere (a pieno merito) inserito in una antologia delle superiori (vedi qui). 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