{"id":121,"date":"2016-10-22T14:41:58","date_gmt":"2016-10-22T12:41:58","guid":{"rendered":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/?p=121"},"modified":"2016-12-20T21:19:31","modified_gmt":"2016-12-20T20:19:31","slug":"il-segno-di-toth-il-libro-di-zorro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/il-segno-di-toth-il-libro-di-zorro\/","title":{"rendered":"Il segno di Toth, il libro di Zorro."},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-122\" src=\"https:\/\/lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2016\/10\/zorro.jpg\" alt=\"zorro\" width=\"576\" height=\"586\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Un&#8217;analisi dello Zorro di Alex Toth.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><em><br \/>\n&#8220;Sendo adunque uno principe necessitato sapere bene usare la bestia, debbe di quelle pigliare la golpe et il lione; perch\u00e9 il lione non si defende da\u2019 lacci, la golpe non si defende da\u2019 lupi. Bisogna adunque essere golpe a conoscere e\u2019 lacci, e lione a sbigottire e\u2019 lupi.&#8221; (N. Machiavelli, &#8220;Il principe&#8221;, cap. XVIII).<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>L&#8217;edizione integrale dello <strong>Zorro<\/strong> (1956-1960) di <strong>Alex Toth<\/strong> (1928 &#8211; 2006) \u00e8 un caso di adattamento particolarmente interessante, di recente ripubblicato in questo 2016 da\u00a0<strong>Nona Arte<\/strong> con la traduzione di\u00a0<strong>Fabio Bernabei<\/strong>.<\/p>\n<p>A rigore, infatti, questo fumetto non viene affatto percepito come &#8220;adattamento&#8221;: <strong>Zorro<\/strong> \u00e8 interpretato semplicemente, dai pi\u00f9, come un <strong>&#8220;grande archetipo&#8221;<\/strong> dell&#8217;immaginario occidentale moderno. E, indubbiamente, lo \u00e8. Ma all&#8217;inizio di tutto, ignorato forse dai pi\u00f9, vi \u00e8 un romanzo.<\/p>\n<p>Ancor prima, vi \u00e8 una rivista. <strong>&#8220;Argosy&#8221;<\/strong>, il primo pulp magazine, nato negli USA nel 1882. Uno delle testate parallele, dedicato solo alla fiction, \u00e8 &#8220;All Story&#8221; (1905), che diviene poi settimanale come &#8220;All Story Weekly&#8221;. Qui, nel <strong>1919<\/strong>, esce il romanzo di\u00a0<strong>Johnston McCulley<\/strong> (1883 &#8211; 1958) che introduce il personaggio: <strong>&#8220;La maledizione di Capistrano&#8221;<\/strong>, nome di un centro della California di inizio Ottocento dove le vicende sono ambientate.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-124\" src=\"https:\/\/lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2016\/10\/1919-Curse-of-Capistrano-1.jpg\" alt=\"1919-curse-of-capistrano\" width=\"435\" height=\"461\" \/><\/p>\n<p>L&#8217;immagine di copertina \u00e8 interessante: Zorro (che non \u00e8 presente nel titolo) ha una spada in mano, ma spara (elemento assente nel personaggio, che si distingue nella sua eccezionalit\u00e0 proprio per sfidare il nemico all&#8217;arma bianca) e la sua maschera\u00a0\u00e8 molto diversa da quella che immaginiamo.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-125\" src=\"https:\/\/lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2016\/10\/1920-The-Mark-Of-Zorro.jpg\" alt=\"1920-the-mark-of-zorro\" width=\"574\" height=\"682\" \/><\/p>\n<p>Il mito di Zorro \u00e8 molto pi\u00f9 filmico, a partire dal film <strong>&#8220;Il segno di Zorro&#8221;<\/strong> (1920) con <strong>Douglas Fairbanks<\/strong>, che vediamo gi\u00e0 molto pi\u00f9 vicino alla vera iconografia del personaggio: la Z (il segno) la spada, la maschera, il costume nero, la bandana (sopra, il cappello) e il sogghigno irridente gli inetti nemici.<\/p>\n<p>Su questa base, ancor pi\u00f9 che sul romanzo, si fonda la ripresa di Alex Toth. Il bel testo ha una sua introduzione &#8211; tradotta &#8211; pensata dallo stesso autore a sessant&#8217;anni (quindi, nel 1988 circa) dopo il lavoro di ri-edizione dell&#8217;opera di vent&#8217;anni prima.<\/p>\n<p>L&#8217;opera era nata infatti come il lavoro di un grandissimo maestro del fumetto (tra i grandi del passato, sicuramente quello pi\u00f9 ingiustamente ancora poco noto al grande pubblico) ma in un contesto produttivo profondamente &#8220;industriale&#8221; anche nel senso negativo del termine: e tutta la prefazione di Toth \u00e8 una rivendicazione di un &#8220;restauro&#8221;, operato in questa nuova edizione, rispetto alle stampe originali degli anni &#8217;50, percepite dall&#8217;autore come castranti.<\/p>\n<p>L&#8217;assenza di firma, l&#8217;impossibilit\u00e0 di disegnare <strong>Zorro &#8220;come pura sagoma nera&#8221;<\/strong> (come, per lui, dovrebbe essere), l&#8217;obbligo di lasciarlo &#8220;aperto al colore&#8221; (sgradito intervento esterno), i testi percepiti come inutilmente verbosi e pesanti, rispetto a un eroe che dovrebbe per Toth essere &#8220;pura azione&#8221;: sullo sfondo, la stagione post-comics code del 1954, che ha mandato in crisi i crime comics desertificando l&#8217;offerta lavorativa (salvo su opere, come questa, pienamente accettabili: violenza minima e forse, appunto, fonti remotamente &#8220;letterarie&#8221; pi\u00f9 accettabili).<\/p>\n<p>Si percepiscono i limiti, quindi, del contesto lavorativo; ma anche la grande consapevolezza autoriale di Toth, che si rivendica appieno quale interprete e autore a pieno titolo, e non mero esecutore.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-126\" src=\"https:\/\/lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2016\/10\/1940.jpg\" alt=\"1940\" width=\"366\" height=\"488\" \/><\/p>\n<p>Il suo dichiarato riferimento \u00e8 al <strong>&#8220;Segno di Zorro&#8221; (1940)<\/strong> filmico di\u00a0<strong>Rouben\u00a0Mamoulian<\/strong>, opera relativamente recente nel 1956\u00a0in cui Toth lavora sul personaggio, e il cui segno visuale moderno egli preferisce al film muto originario.<\/p>\n<p>Johnston McCulley per paradosso \u00e8 ancora vivo (morir\u00e0 due anni dopo, nel 1958) mentre Toth e la Disney lavorano sulla sua opera: Toth, nell&#8217;appassionata introduzione, non pensa nemmeno di citare il fatto. Il suo riferimento, vistosamente, \u00e8 filmico, non letterario. Egli non nomina neppure i due sceneggiatori dell&#8217;opera,\u00a0<strong>Eric Freiwald<\/strong> e <strong>Robert Schaefer<\/strong>, di cui semplicemente rivela appunto di non amare i testi, Non, attenzione, in quanto &#8220;televisivi&#8221;: a Toth l&#8217;essenzialit\u00e0 della televisione piace. Il problema \u00e8 invece proprio, per lui, la loro prolissit\u00e0 incongrua ai media visuali (TV, cinema, fumetto), che vuole imitare &#8211; secondo lui, e inutilmente &#8211; uno stile spagnoleggiante.<\/p>\n<p>Il modello del <strong>telefilm Disney<\/strong> (che uscir\u00e0 nel 1957), a cui deve conformarsi (il fumetto nasce all&#8217;interno di una operazione\u00a0cross-mediale in cui naturalmente la serie TV \u00e8 trainante e dominante) gli risulta inoltre sgradito anche per il predominio del colore che risulta poco funzionale all&#8217;idea stessa del personaggio. La tv \u00e8 a colori da pochissimo, in USA: precisamente dal 1955, nemmeno due anni. Il colore \u00e8 usato quindi ancora in modo &#8220;ingenuo&#8221;, spettacolare in senso banalizzante, e Toth si deve adeguare anche nel fumetto, che va a traino.<\/p>\n<p>Non \u00e8 solo un vezzo artistico derivante dall&#8217;amore per il bianco e nero: ma la percezione, da parte di Toth, che il suo bianco e nero sarebbe perfetto per Zorro, e viceversa. Lo \u00e8, comunque: ma a patto di compromessi e mediazioni che, dalla prefazione, si intuiscono sgraditi e faticose.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-127\" src=\"https:\/\/lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2016\/10\/01-Machiavelli.jpg\" alt=\"01-machiavelli\" width=\"668\" height=\"640\" \/><\/p>\n<p>L&#8217;edizione restaurata mette in piena luce la potenza del segno di Toth, basato su queste <strong>intense campiture di neri<\/strong>. Zorro, va detto, nella sua versione originaria (qui comunque accennata) \u00e8 anche &#8220;letterario&#8221; in senso intra-diegetico: <strong>Don Diego de la Vega<\/strong> interrompe infatti gli studi di lettere per ricongiungersi al padre, e questa sua natura di erudito lo fa ritenere un pusillanime ed inetto (egli \u00e8 invece appunto bravissimo anche con la spada).<\/p>\n<p>Curioso che la scelta della strategia della <strong>&#8220;Volpe&#8221; invece che del &#8220;Leone&#8221;<\/strong> avvenga con una citazione de <strong>&#8220;Il principe&#8221; (1515)<\/strong> di Niccol\u00f2 Machiavelli (il brano citato in apertura), autore che probabilmente\u00a0McCulley poteva conoscere: \u00e8 uno dei pochi autori italiani abbastanza conosciuti nel mondo anglosassone, dove c&#8217;\u00e8 l&#8217;aggettivo <strong><em>machiavellic<\/em> <\/strong>nello stesso senso italiano di &#8220;contorto ed astuto&#8221; (nota personale: esiste anche in una lingua poco letteraria come il piemontese, <em><strong>maciavelica<\/strong>, <\/em>riferito con pi\u00f9 concretezza a un congegno o piano infernale, appunto machiavellico). La cosa \u00e8 appropriata in fondo per un letterato come Don Diego.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-128\" src=\"https:\/\/lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2016\/10\/02-Letterato.jpg\" alt=\"02-letterato\" width=\"650\" height=\"620\" \/><\/p>\n<p>Don Diego letterato (falsamente) imbelle appare abbastanza spesso nel fumetto, mentre ricordo meno questo tratto nel telefilm disneyano. Anche il titolo del libro citato qui sopra \u00e8 plausibile.<\/p>\n<p>Un elemento significativo (su cui Toth, in introduzione, non si sofferma, mentre \u00e8 invece dettagliatissimo sulle sue scelte di bianco e nero) appare il fatto che il montaggio di tavola \u00e8 estremamente dinamico nella prima parte della storia, fino all&#8217;episodio de <strong>&#8220;Il fantasma della missione&#8221;<\/strong> (in due parti). Da questo momento in poi, le tavole diventano squadrate secondo una rigorosissima griglia rettangolare 2 X 3.<\/p>\n<p>Toth riesce a far funzionare bene questa nuova struttura (vicina al <strong>&#8220;cinema su carta&#8221;<\/strong> di Pratt, che era\u00a0stato contattato per la serie, rifiutando), ma il dinamismo assoluto di Zorro &#8211; che \u00e8 evidentemente la sua idea &#8211; funziona meglio con la gabbia\u00a0estremamente mossa e libera delle prime storie. Forse la griglia regolarissima crea una sorta di &#8220;tv su carta&#8221;, nell&#8217;obbligo di fedelt\u00e0 al testo di partenza.<\/p>\n<p>Questo fumetto quindi si muove in un caso particolare della <strong>&#8220;fedelt\u00e0 infedele&#8221;<\/strong> al testo originario: indifferente al modello letterario, se non per quei pochi tratti che ne fanno archetipo (e che, abbiamo visto, nascono per graduale rarefazione stilistica nei successivi passaggi cinemici, pi\u00f9 che nell&#8217;originale), \u00e8 infedelissimo alla forma, ma pi\u00f9 che fedele allo spirito, di cui diventa, anzi, la vera invenzione.<\/p>\n<p>Ci sono casi ormai accettati in cui il cinema supera il modello letterario: <strong>Kubrick<\/strong>, sistematicamente, ricercava questa superiorit\u00e0 del suo mezzo rispetto ai suoi modelli (giudicando, se non persa, comunque dubbia la sfida solo con il &#8220;<strong>Lolita&#8221;<\/strong> di <strong>Nabokov<\/strong>: scegliendo di l\u00ec in poi di adattare solo autori letterari che egli ritenesse a s\u00e9 platealmente inferiori).<\/p>\n<p>Questi casi possono esserci anche nel fumetto (come sostiene <strong>Marco D&#8217;Angelo<\/strong> in <a href=\"https:\/\/lospaziobianco.it\/sonofumetti\/2016\/10\/09\/tesoro\/\"><strong>questo<\/strong> <\/a>suo bel pezzo). Ecco, io credo che quello di Toth sia uno di questi casi: se perdessimo il romanzo originario (che, nell&#8217;immaginario, \u00e8 &#8220;di fatto&#8221; andato perduto, pur sopravvivendo materialmente o come argomento di studi sul genere) resterebbe lo Zorro filmico e quello fumettistico di Toth (su quello televisivo gi\u00e0 solo il colore, usato in modo ingenuo, &#8220;hollywoodiano&#8221; dice Toth, pone fuori dalla sfida).<\/p>\n<p>Ma lo <strong>Zorro del fumetto \u00e8 forse ancor pi\u00f9 decisivo<\/strong>, se non altro perch\u00e9 pi\u00f9 <strong><em>seminale<\/em><\/strong>. Gli Zorro filmici preludono solo a una nicchia filmica, al (pur rispettabile) Zorro di Banderas. Lo Zorro di Toth si interseca al genere supereroico, che ovviamente lo precede, ma che nasce anch&#8217;esso da Zorro e quella che ormai \u00e8 una sua re-interpretazione, non pi\u00f9 adattativa. E questo fatto lo rende inevitabilmente pi\u00f9 significativo: anche perch\u00e9 il Supereroe forse pi\u00f9 grande di tutti decide, notoriamente, di diventare tale dopo aver visto un film di Zorro.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-129\" src=\"https:\/\/lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2016\/10\/03-Batman.jpg\" alt=\"03-batman\" width=\"648\" height=\"470\" \/><\/p>\n<p>A Toth (e a Hugo Pratt, che avrebbe potuto disegnare Zorro, e che opera una in parte simile ricerca sul contrasto netto di bianchi e neri) si ispira cos\u00ec <strong>Frank Miller<\/strong> nel rileggere <strong>Batman,\u00a0<\/strong>come confermato dallo stesso Miller, nell&#8217;intervista riportata sull&#8217;omnibus del suo ciclo su Daredevil da Panini<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-130\" src=\"https:\/\/lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2016\/10\/Dark-Knight-508x800.jpg\" alt=\"dark-knight\" width=\"508\" height=\"800\" srcset=\"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2016\/10\/Dark-Knight-508x800.jpg 508w, https:\/\/www.lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2016\/10\/Dark-Knight.jpg 650w\" sizes=\"auto, (max-width: 508px) 100vw, 508px\" \/><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-131\" src=\"https:\/\/lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2016\/10\/batman-zorro-510x800.jpg\" alt=\"batman-zorro\" width=\"510\" height=\"800\" srcset=\"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2016\/10\/batman-zorro-510x800.jpg 510w, https:\/\/www.lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2016\/10\/batman-zorro-652x1024.jpg 652w, https:\/\/www.lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/wp-content\/uploads\/sites\/23\/2016\/10\/batman-zorro.jpg 1000w\" sizes=\"auto, (max-width: 510px) 100vw, 510px\" \/><\/p>\n<p>Resta infine la bellezza del segno, da riscoprire, al di l\u00e0 della sua innegabile influenza.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un&#8217;analisi dello Zorro di Alex Toth. &#8220;Sendo adunque uno principe necessitato sapere bene usare la bestia, debbe di quelle pigliare la golpe et il lione; perch\u00e9 il lione non si defende da\u2019 lacci, la golpe non si defende da\u2019 lupi. 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