{"id":1208,"date":"2020-02-29T12:30:06","date_gmt":"2020-02-29T11:30:06","guid":{"rendered":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/?p=1208"},"modified":"2020-02-29T12:32:45","modified_gmt":"2020-02-29T11:32:45","slug":"kenparker","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/kenparker\/","title":{"rendered":"Amleto e Ken Parker: metateatro e metafumetto"},"content":{"rendered":"
Amleto<\/em> \u00e8 un capolavoro universale.<\/p>\n Ken Parker<\/em> (1977) di Giancarlo Berardi e Ivo Milazzo \u00e8 un capolavoro nell’ambito del fumetto italiano seriale (e, forse, non solo seriale. E non solo italiano). La sua rilettura del western – il genere identitario dell’editrice, con Tex Willer (1948) – diviene un modo per parlare dei problemi e delle tensioni sociali del periodo. Nel 1975 Sergio Bonelli aveva avviato la trasformazione del granitico eroe bonelliano con il suo “Mister No” (1975), spostando l’avventura in Amazzonia. Berardi usa invece un West che \u00e8, al contempo, luogo reale e luogo dell’immaginario: e in entrambe le dimensioni si intrecciano passato e presente. E, qualche volta, molta letteratura.<\/p>\n “Un principe per Norma”<\/strong>, apparso nel 1984-85 su “Orient Express” (vedi qui<\/strong> <\/a>la accurata scheda di UBC fumetti) diviene un adattamento dell’Amleto che per\u00f2, come evidenzia il titolo e l’immagine di copertina, si mescola fin da subito all’omaggio a Marilyn Monroe nel personaggio di Norma, che porta lo stesso nome originale dell’attrice.<\/p>\n L’anno prima era apparso, sul “Giornalino”, l’Amleto (1976) di De Luca, rivoluzionario nella tecnica adottata per rendere la centralit\u00e0 corporea dell’attore dalle tavole del teatro alle tavole fumettistiche. Berardi e Milazzo, qui affiancati da Giorgio Trevisan (che disegna la sequenza prettamente teatrale) scelgono un approccio radicalmente diverso. Oggi quest’albo inaugura una nuova collana di ristampe parkeriane (vedi qui<\/strong><\/a>) e ci offre l’occasione di riparlare di questo incontro.<\/p>\n A un primo livello, il linguaggio \u00e8 meno sperimentale di quello di De Luca: la griglia \u00e8 quella classica bonelliana, col modulo 2 X 3, due vignette su tre strisce. Le vicende personali degli attori si mescolano alla messa in scena, disegnata da Trevisan, che potrebbe essere scorporata e divenire una storia a s\u00e9 stante, un adattamento piuttosto fedele del testo shakespeariano. Ma il suo inserimento nella storia lo risignifica, dandogli un rilievo in base a quello che \u00e8 avvenuto “dietro le quinte” nelle vicende personali degli attori e del protagonista.<\/p>\n
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