{"id":1017,"date":"2019-11-01T23:58:47","date_gmt":"2019-11-01T22:58:47","guid":{"rendered":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/?p=1017"},"modified":"2019-11-01T23:58:47","modified_gmt":"2019-11-01T22:58:47","slug":"colonialismo-a-fumetti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/comeunromanzo\/colonialismo-a-fumetti\/","title":{"rendered":"Colonialismo a fumetti sul Corrierino: Bilbolbul e gli altri."},"content":{"rendered":"
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“Le storie nere del Corriere dei Piccoli”<\/em>, sottotitolo “Il colonialismo italiano del primo ‘900, a fumetti”, \u00e8 un interessante saggio curato da Laura Scarpa<\/strong> che va a indagare un tema solitamente piuttosto sottaciuto, ma decisamente importante per la comprensione storica del periodo. Usualmente, infatti, si tende a indagare il rapporto tra razzismo e fumetto con maggior riferimento all’et\u00e0 fascista: ma questo saggio di ComicOut<\/strong> mostra bene come le radici italiane del fenomeno siano pi\u00f9 profonde.<\/p>\n Dopo un interessante quadro introduttivo dell’archeologa del vicino Oriente Alessandra Lazzari<\/strong>, che presenta una efficace sintesi del tema del rapporto del colonialismo a fumetti che viene indagato nel corpo del testo (molto interessante appare anche il progetto della studiosa di una ricognizione della “Percezione dell’esotico” nel fumetto italiano), appare l’intervento di Gianfranco Manfredi<\/strong>, sceneggiatore bonelliano che, con Volto Nascosto<\/em>, ha scritto un fumetto storico che va a indagare in modo problematico il colonialismo italiano. In generale, la Bonelli (che ha un ruolo indubbiamente centrale nel secondo ‘900 del fumetto italiano) rappresenta un cambio di passo: pur non escludendo singole cadute di stile, globalmente nei suoi fumetti “l’altro” appare rappresentato in chiave antirazzistica, a partire da Tex (1948) e Zagor (1961) nettamente dalla parte dei nativi americani all’interno di un immaginario western solitamente pi\u00f9 problematico al riguardo.<\/p>\n In qualche modo, la questione \u00e8 seminale: quello che viene considerato il primo fumetto italiano, infatti, del 1908, \u00e8 il Bilbolbul<\/em> di Attilio Mussino<\/strong>, cui oggi \u00e8 anche dedicato il celebre festival omonimo: e il protagonista \u00e8 infatti un ragazzino nero che prende per letterali tutte le metafore che sente, inverandole nella pagina del fumetto. In questo caso, come esamina autorevolmente Matteo Stefanelli<\/strong> nel saggio a sua firma che si occupa della questione, prevale l’aspetto della performance fumettistica sulla rappresentazione etnologica, mettendo al centro la meraviglia che scaturisce dal technicolor fumettistico.<\/p>\n In qualche modo, questo protagonismo di Bilbolbul \u00e8 un’eccezione nel panorama dei primi comics, dove il fulcro era il ragazzino bianco e i personaggi di colore svolgevano un ruolo accessorio, tendenzialmente caricaturale, come esamina il saggio di Alessio Trabacchini <\/strong>(tra le altre cose organizzatore di Bilbolbul). Una figurazione del diverso parallela con quanto avveniva, teatralmente, nei minstrel show, da cui proviene la pratica del blackface oggi particolarmente stigmatizzata (nel volume, un capitolo apposito \u00e8 destinato a questo specifico tema nel fumetto). La stilizzazione blackface influisce anche su icone fumettistiche potentissime come Felix the Cat<\/strong> e lo stesso Mickey Mouse<\/strong>, oltre a influenzare il Golliwogg<\/strong>, un celebre pupazzo dell’epoca che ritorna ne “L’odiato burattino”<\/em> di Antonio Rubino<\/strong>, dove tale bambolotto perseguita il padroncino che cerca in ogni modo di sbarazzarsene (potrebbe essere suggestivo immaginare una proiezione del senso di colpa inconscio…).<\/p>\n In questo contesto, la posizione degli autori del Corriere dei Piccoli si muove in modo non sempre limpido tra un esotismo pi\u00f9 generico e il colonialismo che permea l’Italia degli anni ’10. Nel Bonaventura<\/em> di Sergio Tofano<\/strong> il “nero cannibale” appare come antagonista generico, luogo comune esotistico fuso nella elegante stilizzazione dell’autore. Attilio Mussino invece \u00e8 l’autore che pi\u00f9 si presta a – blande e misurate, nello stile signorile del Corriere – tavole fumettistiche ambientate nell’impresa coloniale, e ad essa favorevoli. Lo stesso Bilbolbul viene analizzato in questo saggio come pi\u00f9 complesso e problematico, con l’identificazione di quattro diverse fasi del personaggio e la sua evoluzione in parallelo al cambiamento della societ\u00e0, dal 1908 al 1933.<\/p>\n
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