Le varie vite di Barbablù: dalla storia al fumetto.
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Le varie vite di Barbablù: dalla storia al fumetto.

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Di recente, è uscito per Tunué questo bel volume di Camille Benyamina, che adatta un romanzo di Amélie Nothomb dedicato alia figura di Barbablù. La traduzione, giustamente segnata fin dalla copertina, è di Federica di Lella.

Mi è parso interessante scriverne in questo spazio, dove analizzo il rapporto tra letteratura e fumetto, poiché si tratta di un interessante caso in cui la stratificazione letteraria è particolarmente profonda, come avviene in fondo nei testi delle fiabe archetipe.

Al primo livello, infatti, c’è la vicenda storica, sia pure in questo caso profondamente trasfigurata. La figura del Barbablù storico rimanda infatti alla figura di Gilles De Rais, nobile e condottiero francese vissuto alla metà del ‘400, accusato di orrendi crimini nel suo castello. La sua celebrità deriva dall’esser stato tra i primi e più fedeli compagni d’arme di Joan d’Arc, la Pulzella d’Orleans, simbolo all’opposto di purezza mistica ed eroina nazionale francese, vera “madre della nazione”. Ernesto Ferrero nel libro “Barbablù. Gilles de Rais e il tramonto del Medioevo” (Einaudi, 2004) ricostruisce tale intricato rapporto tra figura storica e figura fiabesca, su cui qui non possiamo soffermarci troppo.

A un secondo livello, abbiamo le varie figure mitiche che in Barbablù confluiscono, al di là dell’occasione storica e cronachistica. A livello medioevale, è seminale la figura di santa Trifina, sposa di Conomor il Maledetto, collocati verso il 550 d.C., dove il malvagio marito uccide le tre mogli precedenti e anche la santa, costretta a sposarlo; ma non per verificarne la fedeltà ma, in qualche modo sulla scorta di miti più antichi, per il timore che un figlio lo detronizzi.

Appare possibile da un lato il rimando a Cronos, divoratore direttamente dei figli nel mito greco; dall’altro, la figura femminile segnata da nefasta curiosità è quella archetipa di Eva e di Pandora; i due filoni sono qui unificati.

Miti analoghi si trovano nel folklore arabo, e in Mille e una Notte, in un continuo intessersi di vicende. Inoltre, la trascrizione fiabesca moderna potrebbe essere influenzata dalla figura di Enrico VIII, con le sei mogli da lui avute, molte delle quali fatte uccidere per suo ordine.

 

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Un terzo livello è la vera nascita letteraria. Charles Perrault, nel 1697, la inserisce nei suoi “I racconti di mamma Oca”, con fine pedagogico per insegnare alle giovani a trattenere inutile curiosità. Tuttavia, a differenza di altre fiabe, i toni particolarmente truci ammanteranno questa fiaba di un gusto particolarmente oscura.

Barbablù diviene così soggetto fiabesco e quindi di illustrazione – celebri quelle di Doré (vedi sopra)- e di fumetto per l’infanzia. Notevole la sua influenza al cinema, col precoce Barbablù di Melies, nel 1901, e con l’adattamento di Chaplin, il massimo attore comico, nel suo terribile Monsieur Verdoux (1947). La fiaba appare anche in due cartoni animati nipponici, nel 1976 e nel 1987.

 

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L’adattamento di Amélie Nothomb, come altre riscritture su cui ora non ci soffermeremo, introduce un nuovo livello, la rielaborazione moderna del mito fiabesco. Nothomb, classe 1966, è una prolifica belga (di una famiglia altolocata, il padre ambasciatore), con una lunga lista di opere dal 1992 ad oggi, a partire da “Igiene dell’assassino” (in cui in parte si intravedono già alcuni temi che tornano, diversamente, anche in quest’opera), a cui corrispondono quasi altrettanto numerosi premi letterari e 18 milioni di copie vendute. L’opera, del 2012, ricorda anche alcuni aspetti di “Le fait du prince” (2008), in cui torna il tema, come vedremo centrale, di uno scenario di lusso per mettere in campo le riflessioni psicologiche “estreme” care all’autrice. Secondo alcuni, torna anche il tema centrale della Principessa di Cleves, il primo romanzo psicologico di Madame de La Fayette, nel 1678, dove è centrale il tema del gioco della seduzione proibita nel contesto di una corte sfarzosa. In ogni caso, l’opera, qui adattata abbastanza fedelmente pur nei necessari adattamento e interpretazione, declina ovviamente il tema in chiave più moderna, con un gusto femminista.

 

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La copertina del volume, come si vede, riflette questo gusto del lusso, con addirittura fregi dorati a incorniciare la seducente figura di Saturnine, la protagonista del romanzo. L’adattamento francese è molto recente, del 2023, ad opera dell’autrice Camille Benyamina, classe 1987, il cui esordio si colloca nel 2010 con una sua interpretazione del Kamasutra.

La sontuosità delle tavole è evidente fin dalle prime immagini, che ci introducono subito nello sfarzoso appartamento che sarà oggetto della seduzione: il Barbablù della storia, un misantropo e misogino nobile spagnolo, condivide il suo appartamento con giovani donne a condizioni di particolare favore, per essere una piccola reggia al centro di Parigi; ma in implicito cambio esse devono accettare un suo bizzarro gioco di seduzione.

Saturnine accetta le condizioni, e inizia una serie di schermaglie, in un gioco che è di seduzione ma anche di volontà di sottomissione. Saturnine non si sottrae del tutto alla prima: perché Don Elemirio è effettivamente un grande esteta, e lei, docente dell’Ecole del Louvre, sa apprezzare il gusto della vera ricercatezza, anche malgré soi. Ma resiste, invece, ai tentativi di sottomissione, sottili ma persistenti, opponendo un’ironica indifferenza su cui si sviluppa il duello innanzitutto mentale tra i due protagonisti.

 

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Don Elemirio bilancia la rivelazione di un lato inquietante con la presenza di un lato ridicolo, la forza derivante dal potere economico – e dalla follia, si scoprirà dopo – con la debolezza del suo estetismo decadente una volta esaminato nella sua anacronistica buffoneria. Saturnine alterna momenti di tensione e di pianto a momenti in cui ride di lui, camminando sul filo sottile di una relazione che comprende fin da subito malsana, ma che al contempo le serve e la affascina.

L’aspetto interessante è proprio lo sviluppo non ideologico del tema dello scontro tra l’archetipo del maschile sadico e controllante e la figura femminile che non si fa controllare, l’eroina archetipa del romanzo moderno. Saturnine può riecheggiare un certo generale discorso femminista, ma non si riduce ad un personaggio ideologico, e dimostra una tridimensionalità e una asperità come figura che le danno maggiore verismo e credibilità (ad esempio, in uno scontro, dice che non sa se disprezzare più Elemirio per la sua ingenuità spocchiosa o le donne che hanno accettato e ceduto al suo gioco).

 

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Tutto sviluppato in tavole di grande bellezza visiva, che sono un perfetto correlativo oggettivo del tema del romanzo grafico, ovvero la seduzione del lusso sulla protagonista come trappola mortale. La cosa giunge al suo apice quando viene svelato il meccanismo delle nove spose del moderno Barbablù, legato a uno schema cromatico che viene ovviamente tradotto visivamente nel fumetto. Saturnine, che rappresenta l’oro, il lusso per eccellenza, è l’apice di questo processo e, proprio per questo, la donna più imprendibile.

Il finale – che non sveliamo, perché questa fiaba oscura si presenta aperta fino all’ultimo a ogni soluzione possibile – è anch’esso abbastanza ambiguo e polivalente nel suo significato.

Nel complesso, dunque, un appassionato omaggio della fumettista alla scrittrice, come chiarito nella postfazione, in cui si va a generare una nuova sopravvivenza ancora del mito narrativo di Barbablù.

 

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