La maturità del fumetto

La maturità del fumetto

Finora, al nuovo esame di maturità non si è mai parlato di fumetto.
Sarei lietissimo di essere smentito: però, insegnando italiano alle scuole superiori, utilizzo ampiamente le tracce proposte negli anni precedenti per far esercitare i miei studenti all’esame (sono materiali spesso interessanti, oltretutto): e finora un tema sul fumetto non mi è ancora capitato tra le mani. Nei temi dell’anno scorso si parlava di emoij, che è un argomento degnissimo di essere trattato in un tema di maturità, ma forse una forma espressiva meno rilevante di un medium che ha superato ampiamente il secolo della sua vita “moderna” (anche nella sola Italia) e che ha radici più profonde come “arte sequenziale”.

Ci sono stati temi sulla fantascienza, sui videogame (in chiave critica, prevalentemente): sul fumetto, per ora, no. E non sembra probabile averli a breve, dato che il ministro dell’istruzione attuale ha mostrato il suo scetticismo verso i “fumetti da spiaggia”, cui preferisce il classico “buon libro”. Io credo e mi auguro che fosse un passaggio distratto in un’intervista concessa ancora da semplice provveditore: però, proprio il fatto che sia stata ripresa con tanta enfasi, dimostra che il fumetto a suo modo “fa notizia”. E quindi, non va escluso da una maturità che, giustamente, vuole insegnare più che il “tema” astratto (che criticava un pedagogista del livello di Lorenzo Milani, criticando formule vuote come “Parlano le carrozze ferroviarie…”) la stesura dell’articolo di giornale. Ci pensi il ministro per la prossima tornata (questa è ancora stata approvata, ad aprile, dall’ex ministro Fedeli).

 

 

Se però il fumetto non appare, un candidato coraggioso e ben formato culturalmente in quest’ambito potrebbe inserirlo agevolmente in tutti i temi, una fonte aggiuntiva in grado di dimostrare una cultura generale a tutto tondo (magari assieme a qualche citazione cinematografica, musicale, o perché no videoludica).

Il primo titolo offerto parlava del Giardino dei Finzi Contini (1962) di Bassani, chiedendo esplicitamente in conclusione una riflessione su altri testi che trattino il tema della Shoah. Un allievo coraggioso avrebbe potuto inserire, accanto ad opportuni riferimenti letterari e cinematografici, anche un rimando, per dire, al Doktor Terror di Tiziano Sclavi, che mostra come sia difficile ritenere quel passato davvero sepolto.

Il tema artistico-letterario ragiona sul concetto di solitudine, affiancando l’analisi di opere d’arte a quella di brani letterari. Come in tutti i temi, il candidato può aggiungere però dei riferimenti personali, e questo a mio avviso è il tema (come tipologia) che più si presterebbe a un allargamento iconografico. Il tema della solitudine dell’eroe è un tema frequente nel fumetto supereroico: forse uno dei casi più paradigmatici è quello del Dottor Manhattan in Watchmen, dove tutta la sequenza marziana è una lunga riflessione sull’isolamento prodotto dai suoi poteri.

Il tema economico diviene una riflessione sulla creatività come componente essenziale del lavoro contemporaneo. Su questo, più ancora che un singolo fumetto, è tutta la riflessione sul medium che – ovviamente, come le altre forme espressive – pone un ragionamento non banale e magari anche un po’ critico sulla prospettiva più ottimistica del titolo proposto: in quale misura, in un lavoro, si può davvero coniugare la creatività con la necessaria parte meccanica, ripetitiva? Ovviamente, presumo che una riflessione sul fumetto possa scaturire, in primis, nei licei artistici, negli istituti grafici e d’arte, o magari in chi, dopo un percorso diverso, liceale e non, voglia proseguire in questa direzione i suoi studi. Se dovessi qui consigliare una citazione particolarmente appropriata è quella di Andrea Pazienza (di cui sarebbe anche, tanto per dire, il trentennale, naturalmente nemmeno ipotizzato come occasione di omaggio).

Il saggio/articolo d’impianto storico-politico chiede una riflessione sulla propaganda e sul suo potere. Anche qui, il fumetto rientra perfettamente nella riflessione come contenuto più che come singola opera sull’argomento (benché non manchino, ovviamente, da V for Vendetta a Martha Washington di Miller): affrontando il totalitarismo imperfetto fascista, sarebbe inevitabile sottolineare la sua colonizzazione anche dell’immaginario fumettistico (e, simmetricamente, il fumetto americano dei supereroi sarà usato in chiave propagandistica opposta). Potrei consigliare Italino di Antonio Rubino, ma credo che a un ragazzo di diciott’anni suggerirei piuttosto una lettura (magari un po’ critica) di Capitan America – anche qualche albo storico.

Il tema tecnico scientifico richiede una riflessione sugli usi e gli abusi della genetica, e sulla possibilità di applicare la clonazione – riuscita, in quest’anno, per le scimmie – anche all’uomo. Un fumetto come Nathan Never ha affrontato ampiamente il problema nel vasto ciclo dei mutati, a partire dalla prima storia dedicata al tema, il numero 10.

Il tema storico vero e proprio chiede di affrontare il problema dell’Europa divisa, nell’immediato dopoguerra, tra le due grandi superpotenze in conflitto: una tensione che minacciava di dilaniare il continente ormai allo stremo dopo le due guerre mondiali, e che venne invece ricucita dal lento lavoro di De Gasperi prima, di Aldo Moro poi. La citazione del muro di Berlino mi pare quasi obbligata, e quindi c’è anche un bel fumetto de Le Storie di casa Bonelli che può fare al caso in questo frangente:

Il tema di ordine generale, infine, proponeva una riflessione sul valore della costituzione, in particolare sull’articolo 3, che riguarda l’uguaglianza formale e sostanziale dei cittadini e l’impegno della Repubblica per rimuovere gli ostacoli e le disuguaglianze presenti. Un tema prevedibile, data la ricorrenza del 1948, in cui la Carta entrò in vigore. E il 1948 è anche l’anno di una importante ricorrenza fumettistica, che si sarebbe potuta agevolmente citare: il personaggio in questione, a suo modo, si occupa di rimuovere le inuguaglianze e proteggere i deboli anche lui.

Naturalmente si potrebbero citare altri fumetti, e in realtà, a parte questo gioco letterario, consiglierei una certa prudenza al candidato nell’avanzare almeno le citazioni più provocatorie e azzardate. Inoltre si potrebbero trovare facilmente altri titoli, naturalmente: e tuttavia, ho qui voluto selezionare quasi tutti fumetti che rientrassero perfettamente nella definizione di “lettura da ombrellone” così poco caro al ministro: e invece, nonostante la loro natura “da edicola”, parte integrante del nostro patrimonio culturale.