Davide La Rosa e l'Inferno di Dante

Davide La Rosa e l’Inferno di Dante

Di Davide La Rosa ho già parlato su questo blog, dove mi occupo di letteratura e fumetto, e anche sul sito de LoSpazioBianco vero e proprio, dove ho recensito la sua quadrilogia dedicata a Foscolo, Leopardi, Parini e Manzoni. La Rosa è infatti riuscito a utilizzare in modo interessante figure letterarie ritenute – erroneamente, come dimostra lui – polverose, inserendole nei suoi fumetti di satira surreale senza distorcerne comunque il pensiero di fondo e i riferimenti biografici, se non ovviamente per quanto necessario per la rielaborazione fantastica.

Adesso, con questo nuovo progetto (di cui abbiamo parlato qui) l’autore affronta il fondamento stesso della letteratura italiana: il sommo poeta per eccellenza, Dante Alighieri. Un’operazione ambiziosa, in cui La Rosa prende il posto di Doré nell’illustrare da par suo l’opera dantesca. E, in qualche modo, un destino: un poema intriso profondamente del simbolismo iniziatico della Rosa – da cui speculazioni infinite di appassionati di ermetismo rosicruciano – non poteva non esser collegato, prima o poi, al Rosaverse, almeno in senso lato.

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Come noto, La Rosa è uno dei principali esponenti del “fumetto disegnato male”, che ha iniziato a diffondere sul suo blog, Mulholland Dave, nel 2005. E anche quest’opera è quindi illustrata con il suo stile più che essenziale.

Tuttavia, come mostra la cover, con un bel Lucifero nell’atto di divorare i traditori di Cesare e Cristo, ciò non toglie che questa sintesi minimale non possa essere efficiente.

L’opera rispetta tutti i canoni della Commedia illustrata: l’Inferno si apre con una mappa degli inferi, cui segue un frontespizio dal gusto antico (che contrasta, ovviamente, ancor di più coi disegni); segue quindi una prima illustrazione di Dante nella Selva, perplesso, a tutta pagina, e poi il capolettera illustrato del primo celeberrimo verso: “Nel mezzo del cammin di nostra vita…”.

Le immagini di La Rosa intervallano ogni tanto il testo, effigiando gli elementi più famosi del poema, come le tre fiere: e bisogna confessare che, dato lo stile assolutamente inusuale delle sue illustrazioni, viene la curiosità di vedere come l’autore interpreti ogni volta i passaggi arcifamosi dell’opera senza rinunciare al suo stile assolutamente scabro. Non mancano illustrazioni sequenziali, come l’apparizione di Virgilio, che restano però occasionali, mentre si privilegia un lavoro illustrativo “classico” nella forma (e, ovviamente, inusuale nell’estetica).

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Nonostante il segno semplificato, La Rosa riesce spesso a inserire nell’illustrazione dei dettagli arguti, spesso connessi al suo spirito anticlericale – in linea, in fondo, con una lunga tradizione non solo italiana che vede nell’Inferno un’ideale condanna della corruzione della chiesa. Notiamo, ad esempio, come i cosiddetti “ignavi” (termine non dantesco) seguano per contrappasso uno stendardo insensato, per punirli della loro inettitudine in vita. Tra loro correttamente c’è anche un pontefice, Celestino V, ma soprattutto il simbolo privo di senso, che Dante non palesa, è qui quello di Dio (inserto, ovviamente, di La Rosa).

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Non mancano, come detto, le tavole sequenziali, ma sono una minoranza (e si tratta comunque di tavole mute): La Rosa vuole qui mettere in evidenza una transizione da fumettista a illustratore. Le sequenze sono di solito, logicamente, dedicate alle scene maggiormente di azione, come questa che effigia la sanguinosa love story di Paolo e Francesca.

Del resto, più che i “marginalia” e le tavole sequenziali, quello che appare efficace sono le illustrazioni a tutta tavola. Il segno di La Rosa crea un curioso contrasto nella sua stilizzazione estrema, soprattutto perché l’illustrazione dantesca, ancor prima di Gustave Doré (possiamo, credo, dire da Sandro Botticelli) è probabilmente la prova più alta per l’illustratore. Cosa che, spesso, significa una scelta nel senso della ricchezza del segno, non dell’asciuttezza e della semplificazione iconica.

Anche il fumetto ha sempre guardato con una particolare simpatia al fondante testo dantesco, specie in Italia, con risultati anche molto pregevoli, alle volte (alcuni li ho riportati qui, e in particolare qui).

L’operazione di La Rosa è dunque interessante per questo utilizzare un segno cartoonistico, proveniente dal fumetto (in senso lato, ma anche in senso specifico per l’autore), e adattarlo a una versione dell’Inferno che non è però marcatamente comica o umoristica, accentuando l’effetto straniante di questo commento visivo. Se vogliamo, la dimensione sovrannaturale del viaggio dantesco pone un paradosso: descrivendo un mondo ultraterreno e simbolico, le illustrazioni di La Rosa possono essere, per assurdo, altrettanto realistiche di quelle del più strenuo erede del Doré, dato che rappresentano qualcosa di totalmente immaginario (o, comunque, estraniato totalmente dal reale).

Insomma, un lavoro efficace e nello stile dell’autore, in grado di fornire una interpretazione nuova, non ancora tentata, del testo dantesco. Sicuramente un lavoro che potrebbe far alzare più di un sopracciglio ai custodi più arcigni della tradizione, ma che contribuisce a modo suo a dimostrare l’eterna vitalità dell’Altissimo Poeta, che è lontano – anche nelle arti visive – dall’aver finito ciò che ha da dire.

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