Bianciardi, vita (agra) a fumetti
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Bianciardi, vita (agra) a fumetti

Kleiner Flug è una casa editrice fumettistica che si è distinta per numerose biografie a fumetti di letterati italiani, in particolare legati all’area toscana (che è comunque centrale nella nostra letteratura, ovviamente) ma non solo. Di molti ho avuto modo di parlare su questo blog (vedi qui) ma ve ne sono molti che potrebbero ancora essere trattati. Del resto, il claim dell’editrice, presentato sul loro sito (vedi qui) amplifica il nome (che significa “piccolo volo”) con una citazione dall’Ulisse dantesco, eroe di conoscenza, e letterario, per eccellenza: “De’ remi facemmo ali al folle volo”.

Particolarmente interessante è però questo “Bianciardi”, ovviamente biografia a fumetti del grande scrittore Luciano Bianciardi (1922-1971), realizzato in occasione del centenario della nascita e in collaborazione con la fondazione di Grosseto a lui dedicata (resta in questo caso il legame col territorio di cui si diceva). Soggetto e sceneggiatura sono di Niccolò Testi, per i disegni di Giulio Ferrara che realizza anche la copertina (lettering e impaginazione sono di Dan Cutali e Alessio D’Uva).

 

Fin dalla cover vediamo la caratteristica visiva più evidente di questo adattamento sotto il profilo grafico: la scelta di una bicromia blu e rosa, unita a un segno elegante, ma sintetico e spigoloso, che ricorda in qualcosa certi stilemi della grafica anni ’60 e ’70, e risulta quindi perfettamente adatto all’evocazione delle atmosfere dell’albo.

Come spiega nella sua prefazione Stefano Adami, la volontà di celebrare Bianciardi con un fumetto parte dalla fondazione, che vuole in questo modo celebrare l’autore in un modo “bianciardiano”, vale a dire non troppo paludato, e con un medium in grado di mediare, appunto, la biografia del narratore a generazioni più giovani.

 

 

ISicuramente, questo fumetto può essere un ottimo modo per proporre Bianciardi al grosso della mia generazione, quella inclusa tra i 30 e i 50 anni, che ha nel fumetto un medium per certi versi “identitario” (almeno per una parte consistente di essa) e che è alla base del successo delle graphic novel in ambito italiano. E che, effettivamente, conosce Bianciardi meno di quanto meriterebbe, e che – conoscendolo – potrebbe molto ritrovarcisi e apprezzarlo (come fanno gli “happy few” che lo conoscono). Come chiarisce Adami, Bianciardi ha anticipato molti dei temi sviluppati poi da autori rimasti più celebri, come Pasolini e Calvino, e con un punto di vista unico che merita davvero di esser riscoperto.

 

 

Il fumetto si apre con una bella tavola muta che dà risalto agli elementi del paesaggio urbano milanese (al centro il grattacielo Pirelli) e la scritta diegetica “Il Vietnam è anche qui“. Le vignette, squadrate al vivo, senza linea di contorno, si compongono sulla tavola in un montaggio piuttosto mosso, che certo parte dalla griglia italiana 2X3 ma la interpreta con vivacità e libertà.

 

 

Come frequente nel fumetto (o nel film) biografico, si parte dalla fine della storia, con il protagonista ormai vicino al termine della sua avventura che ritorna con la mente alle varie tappe esistenziali in un continuo flashback / flusso di coscienza. Le prime tappe della vita dell’autore sono trattate in modo più rapido, per quanto non sbrigativo: l’infanzia, l’esperienza della guerra mondiale, l’attività di bibliotecario popolare col bibliobus appaiono in una serie di flash successivi che conducono all’incontro con Maria Jatosti e infine al trasferimento milanese.

 

 

Il periodo milanese è ovviamente quello che viene trattato più ampiamente, essendo il fulcro dell’attività culturale dell’autore. Di notevole impatto emotivo le tavole dedicate alla tragedia dei minatori di Ribolla (cui l’autore aveva dedicato l’opera “I minatori della Maremma”, con Cassola), che forma lo stimolo per la partenza di Bianciardi alla volta di Milano nel 1954. In particolare la splash page con le 28 bare, che giunge al culmine della costruzione di una adeguata tensione narrativa, è di grande impatto e segna uno stacco nell’opera come in effetti avviene nella biografia dell’autore.

 

 

Anche la vicenda milanese, per quanto trattata più ampiamente, è raccontata con questo efficace stile narrativo, con un montaggio che rimane piuttosto libero e dinamico – pur mantenendo una buona leggibilità. Occasionalmente appaiono alcune tavole di maggior impatto, con soluzioni grafiche specifiche che marcano solitamente un momento di passaggio e di svolta nella storia del personaggio.

 

 

 

Come coglie anche l’acuta postfazione di Massimiliano Marcucci, Presidente Fondazione Luciano Bianciardi, e Lucia Matergi, Direttrice Fondazione Luciano Bianciardi, l’opera procede con “immagini di forte impatto e dalla sintesi audace delle didascalie, fino a includere arditi salti temporali, ricercati per aumentare tensione e suspense, o buchi narrativi consegnati all’immaginazione di chi vede e legge.” (anche se forse, più che di “buchi narrativi”, che ha una sfumatura negativa, parleremmo di “spazi bianchi” del racconto, che formano del resto lo specifico del fumetto).

Correttamente, la postfazione coglie anche il riuscito equilibrio tra parole e testo che l’opera stabilisce, senza “subalternità” (dell’immagine al testo, presumiamo) in un fumetto che riesce a tenere fede a un intento didattico senza scadere nel didascalico. Certamente aiuta una certa sovrapposizione (mai totale, ovviamente) tra vita e opera in Bianciardi, specialmente ne “La vita agra” (1962), l’opera del successo, che serve da filo conduttore dell’opera, e che nel 1964 divenne anche un film di Carlo Lizzani, con Ugo Tognazzi protagonista, e con partecipazione di Bianciardi alla sceneggiatura (l’autore appare anche in un cameo).

Insomma, un’opera di indubbio interesse, che permette al lettore di tuffarsi non solo nella vita e nell’opera di Bianciardi, ma tramite questa esplorare la Milano del Boom economico e una certa industria culturale ed editoriale moderna allora ai suoi albori in Italia. La scelta, come detto, di non ridursi al piano divulgativo stretto crea un’opera altamente godibile per il lettore, ma il volume è anche (proprio per questo) un ottimo spunto di partenza per trattare dell’autore nelle scuole.

Bianciardi è infatti un autore che meriterebbe – e in parte sta ottenendo – un inserimento in un canone scolastico delle superiori che è sempre più asfittico nella sua cesura tradizionale (che rischia, salvo iniziative personali dei docenti, di chiudersi con i grandi poeti del ‘900). Il fumetto può essere uno strumento prezioso di riscoperta, specie proponendolo come spunto di partenza per un lavoro di raffronto col testo letterario originale (a seconda dei contesti, anche per selezioni antologiche). E, in questo caso, l’opera si presta anche a un raffronto col prodotto cinemico.

Insomma, un pregevole e riuscito romanzo grafico, che si inserisce in una generale vitalità odierna del rapporto tra letteratura e fumetto e che costituisce a mio avviso un ottimo acquisto per la sezione fumettistica della biblioteca scolastica di un istituto superiore.

 

 

 

Bianciardi
Niccolò Testi, Giulio Ferrara
Kleiner Flug, 2023
112 pagine, brossurato, a colori – 16,00 €
ISBN: 9788894950915

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