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La chiamata: riflessioni sulla radicalizzazione

L’esperienza francese riguardo la distribuzione delle minoranze etnico-religiose rappresenta un caso di scuola per gli studi sociologici. Nelle banlieue di molte città d’oltralpe, da Parigi a Marsiglia, la minoranza (a livello nazionale) musulmana costituisce la maggioranza della popolazione, un fenomeno figlio dell’urbanizzazione e della necessità di manodopera nei gangli dei centri produttivi, oltre che nella capitale.

Sul piano politico, fin dagli anni ’80 si è tentato di regolamentare il nascente movimento islamico al fine di ricondurlo alla laicità di fondo della Repubblica, mentre dal mondo culturale, soprattutto dopo i recenti avvenimenti legati all’estremismo, si sono levate voci spesso provocatorie, come quella di Michel Houellebecq nell’ultimo romanzo Soumission (2015).

Laurent Galandon prova ad approcciare l’argomento in maniera del tutto differente con questa graphic novel che, anziché narrare della voglia di rivalsa di un musulmano di seconda generazione, sceglie di immaginare le conseguenze della “chiamata”, ossia della vocazione alla jihād di Benoît, per un ragazzo piccolo-borghese senza alcuna appartenenza religiosa, che si avvicina all’Islam fino ad abbracciarne la frangia più estrema. La chiamata di Benoît è però solo la scintilla che innesca il percorso della vera protagonista dell’opera: la madre Cécile.

Nonostante in linea generale la trama, finanche il suo epilogo, sia piuttosto facile da prevedere già dopo poche pagine, la riflessione di Galandon su un argomento così delicato suscita interesse perché raccontata in maniera convincente, rappresentando cioè la quotidianità di una madre sola, affranta dalla scelta compiuta dal figlio, costretta a fare i conti con una situazione oggettivamente più grande di lei. L’autore punta molto sull’immedesimazione, accompagnando il lettore nel duplice impegno della protagonista: ricostruire la genesi della radicale decisione di Benoît, e nel mentre studiare un piano per poterlo riportare in Francia.

Se l’impianto e gli sviluppi della trama sembrano semplicemente porsi la domanda: “Cosa farei se mio figlio partisse per la jihād?”, il sottotesto dell’opera è uno sguardo freddo, distaccato, quasi scientifico sul processo di radicalizzazione di Benoît. La sete di verità di Cécile non è altro che lo strumento attraverso il quale vengono analizzate le relazioni, i contesti sociali e anche la relativa facilità – e qui, forse, troviamo l’unico intento moralizzante dall’autore – con cui un ragazzo in un particolare stato emotivo causato dalla perdita di un amico possa, a partire dall’interesse verso una religione, entrare in contatto con un’organizzazione violenta e abbracciarne assurdamente gli ideali.

Apprezzabile anche il lavoro svolto da Dominique Mermoux che realizza tavole ordinate, caratterizzate da una scelta classica delle inquadrature nelle numerose occasioni di dialogo. I personaggi sono delineati con pochi tratti e si nota una buona caratterizzazione anche dei comprimari, subito riconoscibili a tutto vantaggio della scorrevolezza nella lettura.

Nelle intense scene mute si possono apprezzare la recitazione e l’espressività di Cécile, sicuramente l’elemento di spicco in un contesto funzionale al ritmo e alle tematiche della storia, ma privo di guizzi particolari. Il finale è la parte meglio riuscita dal punto di vista dei disegni: composizioni azzeccate come quella di pag. 96, e in generale una serie di vignette più ariose, di cui un paio a tutta pagina, e qualche scelta di regia più ricercata mitigano in un certo senso la prevedibilità dell’epilogo dal punto di vista del pathos.

Si tratta dunque di un fumetto capace di suscitare diversi spunti di riflessione nel lettore, principalmente per la capacità di approccio al tema, in Francia decisamente attuale e sentito, che bilancia le criticità emerse dal punto di vista strettamente artistico.
Pur immaginando la volontà degli autori di non enfatizzare troppo i toni del racconto, donandogli un taglio più realistico, probabilmente una trama più articolata avrebbe dato ulteriore lustro ad un’opera che, comunque, poggia su solide basi e ha dalla sua una grande carica emotiva.

Abbiamo parlato di:
La chiamata
Laurent Galandon, Dominique Mermoux
Traduzione di Marco Lapenna
Oscar Ink , settembre 2017
128 pagine, colori, cartonato – 20,00€
ISBN: 9788804681014

This post was last modified on 3 gennaio 2018 12:14

Amedeo Scalese

Nativo di Lecco, calabrese di formazione e milanese d'adozione. Diploma di perito informatico, laurea in Scienze Politiche, impiego in un ufficio amministrativo. Insomma: un elogio della diversificazione! Impara a leggere su Topolino e naturalmente sviluppa una passione viscerale per i fumetti, ereditata anche dai geni familiari. Tex, Zagor, Mister No, Diabolik, Alan Ford, Dylan Dog, Nathan Never, Ken Parker, Uomo Ragno, X-Men e molti altri eroi ed antieroi lo accompagnano nella sua crescita. Tra le innumerevoli cose che lo incuriosiscono, si interessa di libri, musica, film e serie TV, sport e tecnologia. Nerd before it was cool, pascola su internet da quando navigare costava un patrimonio di tempo e denaro, dilettandosi a scrivere su forum, blog e portali dei più svariati argomenti. Su Lo Spazio Bianco dal 2016.

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Tags: Oscar Ink

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