Chi era l’uomo dietro “La macchina zero”

Chi era l’uomo dietro “La macchina zero”
“La macchina zero” di Rocchi e Demonte narra la vita e le scoperte di uno scienziato, tra Italia, Cina e mondo.

La macchina zero, edito da Solferino (2021), è il terzo graphic novel di Ciaj Rocchi e Matteo Demonte. Illustratori editoriali, videomaker, autori di libri e racconti brevi a fumetti, Rocchi e Demonte narrano storie per immagini da molti anni attraverso una rosa di media sui quali si muovono con dedizione. I primi due graphic novel sono stati pubblicati da BeccoGiallo e raccontano, da una prospettiva più personale e familiare (Primavere e autunni), e una più distaccata e tentacolare (Chinamen), la vita della comunità cinese di Milano partendo dalle esperienze del singolo e gettando luce su aspetti troppo a lungo ignorati del tessuto socio-culturale dell’Italia del XX secolo.

macchina zero covLa macchina zero è stato definito l’ultimo capitolo di questa trilogia, ma il legame con gli altri testi è più sottile e più profondo di quanto si possa immaginare. Per capire cosa unisce i tre volumi bisogna andare oltre la ricerca delle radici, poiché non si tratta della storia di un membro della famiglia di Demonte, come nel caso di Primavere e autunni, e oltre la ricerca etnografica, rappresentata dall’intersecarsi di vicende e imprese famigliari dei lavoratori caparbi e indefessi di Chinamen.

La macchina zero contribuisce a rendere giustizia a una figura che è rimasta troppo a lungo nell’oblio, l’ingegnere Mario Tchou. È infatti la storia di una persona straordinaria il cui genio ha cambiato − e avrebbe potuto rivoluzionare completamente− l’Italia, presentando alla Fiera di Milano l’Elea 9003, ossia il primo computer interamente realizzato con elementi allo stato solido, i transistor. È anche un affresco multiforme di un’epoca e di una visione che trascendono il singolo, la comunità e la nazione per rivelarci le mille possibilità di un mondo interconnesso. Non è il primo personaggio transnazionale di cui Rocchi e Demonte ci narrano il successo: una parte di Chinamen è dedicata, per esempio, a Mario Tschang, sino-italiano, che si recò in Giappone, a Taiwan e a Hong Kong alla ricerca di prodotti innovativi da importare, e riuscì a fondare la “Osama”. Ma questo lavoro è monografico, certosino e approfondito.

Rocchi e Demonte decidono di organizzare l’intreccio in maniera circolare. La narrazione comincia infatti (e si conclude) con la morte di Tchou, improvvisa e scioccante. Poche tavole e il lettore ha già perso il suo eroe. Non gli resta che inseguire questa morte, ripercorrere i passi che lo hanno portato fino a lì, fino a chiudere il cerchio.
Mario Tchou nasce con la camicia: è figlio del diplomatico cinese Zhu (Tchou) Yin, in Italia dal 1918, e di una “donna moderna”, istruita e dalle idee progressiste. Tuttavia non si adagia sulla sua condizione privilegiata, muovendosi per lavoro tra l’Italia e gli USA e sudandosi la sua carriera. Tra le pagine del fumetto, veniamo introdotti ai successi ma anche ai fallimenti, così come alla grandezza del suo lavoro.

suan la macchina zero
I temi affrontati nello svolgersi del racconto sono tanti quanto i suoi colori. I due autori decidono di cambiare il tono degli eventi narrati giocando con i colori dominanti: blu, nelle prime fredde tavole, e rosso e giallo nelle scene più familiari, ad esempio. Oltre alla vita (le idee, gli amori, le difficoltà) dell’uomo, c’è l’Italia del boom economico e della visione di Adriano Olivetti, c’è il percorso nel Laboratorio di Ricerche Elettroniche dell’azienda e il progresso tecnologico legato ad alcune menti brillanti che ebbero tempo e risorse per raggiungere risultati inimmaginabili. Questi personaggi e questi spazi sono riprodotti fedelmente, in un lavoro documentaristico che rende questo fumetto un “saggio illustrato su tecniche e brevetti made in Italy”, per usare la loro definizione. Un tipo di fumetto di realtà, che rimane fedele all’oggetto rappresentato grazie al lavoro su immagini fotografiche e reperti d’archivio che è il marchio di fabbrica di Rocchi e Demonte, e allo stesso tempo lo rielabora attraverso il filtro delle culture e dei sentimenti.

mario e elisa
Si nota un’attenzione particolare verso le figure femminili, per cui le compagne, le madri e le sorelle non sono personaggi decorativi ma hanno idee e compiono azioni fondamentali nella narrazione. Elisa Montessori, la seconda moglie di Mario, è a lui complementare, ma mantiene un’identità forte, libera. Il personaggio di Adriano Olivetti in particolare fa provare nostalgia anche a chi quegli anni non li ha vissuti e li vede come un miraggio. Rocchi e Demonte hanno svolto un lavoro essenziale per capire un’epoca di cui si stanno perdendo le tracce.

L’attenzione linguistica e interculturale è un’altra costante del lavoro di questi autori. Troviamo quindi caratteri cinesi, architetture tradizionali, simboli e approfondimenti, mappe, pagine di giornale, labirinti e stratificazioni grafiche e temporali. La storia procede per combinazioni e ogni tavola è ricca di elementi sui quali soffermarsi. Il ritmo ne risulta rallentato, ma è il prezzo del peso specifico delle tavole.
La macchina zero è concepito come un luogo d’incontro di curiosità scientifica e slancio umanistico e come tale merita di essere abitato.

Abbiamo parlato di:
La Macchina Zero
Ciaj Rocchi, Matteo Demonte
Solferino, 2021
192 pagine, cartonato, colori –  20,00 €
ISBN:9788828207566

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