Chester B. Cebulski: un fan Editor in Chief a Lucca Comics 2018

Chester B. Cebulski: un fan Editor in Chief a Lucca Comics 2018
Resoconto del Press Café di Chester B. Cebulski tenuto per la stampa durante Lucca Comics & Games 2018, prima visita in Italia da Editor in Chief della Marvel Comics: dal suo ruolo di talent scout al futuro della "Casa delle Idee".

Chester B. Cebulski è un ragazzone che non lesina sorrisi e strette di mano in giro per Lucca; in realtà è l’Editor in Chief della Marvel Comics – il primo a essere ospite del 2018 mentre è in carica – e ha sulle spalle responsabilità enormi, intuibili anche solo scorrendo la lista di chi lo ha preceduto nei decenni precedenti (da Joe Quesada a Jim Shooter, da Roy Thomas a Stan Lee). Incontra la stampa in un incontro riservato, nel Press Cafè che da anni è occasione per i giornalisti di rivolgereun fuoco di fila di domande a importanti personaggi del mondo del fumetto a loro completa disposizione.
Le domande si sussseguono rapide durante l’incontro; quello che manca è la voglia di rispondere compiutamente, allargando sovente il discorso e aggiungendo aneddoti e ricordi personali che aiutano a conoscere il personaggio e a capire come affronterà la direzione artistica della Casa delle Idee, senza rinunciare ad occuparsi anche di marketing e penetrazione nei nuovi mercati.
Si accomoda accanto al traduttore inviato dall’organizzazione lucchese, Stefano Cresti, presenza attenta e discreta che durante l’incontro rende con precisione le parole di Cebulski, senza svolazzi inutili e con grande professionalità. “Non è la mia prima volta a Lucca” esordisce l’autore “ma sicuramente è la volta in cui sto lavorando di più; gli incontri lavorativi si susseguono incessantemente”.

Ci racconti la tua esperienza di talent scout in generale e quella a Lucca in questi giorni?
Prima di tutto vi ringrazio per essere qui: è sempre un piacere venire a Lucca. Era da qualche anno che mancavo ed è bello vedere come questa fiera cresca e coinvolga tutti gli aspetti della cultura pop. Ho visto in giro tanta Marvel (nei fumetti, videogiochi…).
A Lucca, negli anni passati, abbiamo cercato e trovato molti talenti italiani; ogni volta che siamo andati via da qui lo abbiamo fatto con molti nuovi artisti.
La Marvel ha in Italia una tradizione incredibile, da Stan Lee a John Buscema – e comunque editorialmente è presente praticamente da sempre.
Ieri, per dire, ho ricevuto il più alto numero di portfolio mai avuti a una convention, e questo giàalle 11 della mattina. Cosa posso dire… tutti molto professionali. Mi sento di dire che almeno il 15% può arrivare a lavorare in Marvel.

Quale è stato, fra i molti talenti da te scoperti, quello che ha avuto la maggiore crescita?
Dunque, noi facciamo una ricerca costante, è necessaria per proseguire con il nostro lavoro.
Penso che, in questi anni, Sara Pichelli sia stata l’artista che mi ha dato maggiori soddisfazioni, per tutto quello che ha fatto e per quello che sta facendo ora sulla testata I Fantastici Quattro. Un lavoro, il suo, che sta raccogliendo enormi consensi di pubblico e anche di critica.
Abbiamo iniziato insieme diversi anni fa, eravamo giovani entrambi e siamo cresciuti insieme.
Quel che mi preme aggiungere è che Sara, oltre ad essere un’ottima artista, è una insegnante e mentore per tanti nuovi artisti italiani che ora, grazie a lei, lavorano per la Marvel. Parlo ad esempio di Valerio Schiti e Simone De Meo.

Quali consigli daresti ad un tredicenne che vuole iniziare a lavorare nel mondo del fumetto?
Se non ricordo male il più giovane a disegnare per la Marvel è stato Joe Maudreira, a sedici anni. Poi è diventato un punto di riferimento per tanti disegnatori. Non è importante l’età, l’importante è avere talento.
Oggi, anche se sei in Italia, se sei lontano dagli Stati Uniti, puoi frequentare una scuola di fumetto ed entrare così in contatto con autori che magari già lavorano per la Marvel.
Anche grazie ad internet ormai è facile conoscere altri autori e imparare; la percentuale di italiani che lavorano per la Marvel è fra le più alte, così come è incredibilmente altisso il numero di scuole di fumetto nel vostro paese.
Un ultimo consiglio pratico: se vuoi realizzare fumetti devi sì saper disegnare, magari anche iniziando copiando i più bravi, ma l’importante è capire lo storytelling. Perché il fumetto è narrazione, non illustrazione.

Passando ad altro, come sono i vostri rapporti con la Lucas Film per la gestione dei personaggi di Star Wars a fumetti?
Prima di tutto: sono un grandissimo fan di Star Wars, ho visto il primo film al cinema a sette anni e sono stato felicissimo quando la Marvel ha ripreso i diritti per pubblicare i fumetti di Star Wars.
Ora come ora abbiamo una discreta libertà nel gestire le storie e lavoriamo a stretto contatto con la Lucas Film; i rapporti si basano su una grande fiducia crescente.
Cinque anni fa abbiamo iniziato con tre serie; ora siamo arrivati a sette/otto serie con l’inserimento di nuovi personaggi.
Il futuro vedrà ancora molti altri fumetti di Star Wars: il livello di fiducia è così alto che non siamo noi a proporre storie e serie in attesa di un via libera, ma è la Lucas Film in prima persona a chiederci di realizzare questo o quell’albo.

Pensi che il successo dei film realizzati dalla Marvel abbia portato nuovi lettori ai fumetti?
Sì, non c’è dubbio che il successo delle serie Netflix, di Agent Of S.H.I.E.L.D.S. e dei film abbiano contribuito a portare nuovi lettori.
Questo successo dei film però non deve distrarre: il cuore della Marvel è il fumetto e questi altri prodotti sono stati ispirati da questo cuore.
Le serie, i film, amplificano il messaggio, i personaggi; ma è come vedere la pianta che è nata dal seme, che è sempre il fumetto.
Inoltre, se chi realizza il film o la serie è un vero fan della Marvel il risultato sarà assicurato; attualmente è quello che sta succedendo.

Axel Alonso è l’Editor in Chief della Marvel che ti ha preceduto; quale è il suo maggior contributo e in che cosa il suo lavoro dovrà essere migliorato?
È quasi un anno che ho questo ruolo: sono onorato di aver ricevuto la proposta di diventarlo e quello che è accaduto è stato qualcosa di incredibile.
Axel è stato un mentore e un collega che ho sempre stimato e ha contribuito in maniera fondamentale alla crescita della Marvel; per lui nutro un grandissimo rispetto.
La sua eredità è grande; soprattutto ha mostrato di avere la capacità di portare alla Marvel  scrittori di qualità spesso provenienti da altri campi.
La diversità che ha portato è stata interessante; ha esplorato molte linee narrative con percorsi inusuali (Kamala Kan come Ms. Marvel, Riri Williams come Ironheart, giovani e fuori dal comune!).
Vedete, io sono soprattutto un fan.
Sono stato un fan della prima ora degli X-Men di Chris Claremont e John Byrne, quelle sono state le mie prime letture.
Quello che voglio, ora, da Editor in Chief, è ricreare la magia di quel periodo. Iniziando a riportare alla Marvel quel che mancava. Ovvero la first family, John, Sue, Ben e Reed, i Fantastici Quattro. Loro sono il punto di partenza.
Se Joe Quesada era un disegnatore Editor in Chief, Axel Alonso era uno scrittore Editor in Chief, io ci tengo ad essere un fan Editor in Chief.

A proposito delle ultime scelte: la Marvel ha recentemente cancellato la serie Vision, già preannunciata e realizzata da Chelsea Cain, Marc Mohan, con i disegni di Aud Koch e Jordie Bellaire. Come mai?
Le serie vengono cancellate ogni settimana, ogni mese. Si valutano le probabilità di successo ed è possibile succeda.
In questo caso la situazione era un po’ al limite perché era già stata annunciata e c’erano già delle prenotazioni. I piani editoriali però possono cambiare anche repentinamente; abbiamo sviluppato nuove linee editoriali per Vision e Viv, e queste non sono coerenti con quelle della serie cancellata.
A febbraio usciranno nuove storie di Visione e sarà possibile seguire le nuove direzioni narrative.
Abbiamo un gran rispetto per gli autori e speriamo di riuscire a lavorare ancora con loro.

Sei un vero e proprio Editor in Chief globe trotter; come fai a lavorare stando così tanto in giro? E questo tuo girare è indice di qualcosa di particolare?
Guarda, mia madre è svedese. Per anni ho trascorso i mesi estivi in Europa, scoprendoi fumetti di Jean Giraud, Spirou, Asterix… poi ho vissuto in Giappone. Quindi ho sempre viaggiato tanto e sono stato in contatto con diverse culture.
Come talent scout prima e come editor poi, ho sempre avuto la possibilità di girare e riuscire ad avere una visione globale delle cose.
Voglio rendere la Marvel riconoscibile ovunque e fare in modo che rifletta quello che accade nel mondo. Stan Lee disse che nei fumetti Marvel doveva esserci quel che si poteva vedere fuori dalla finestra.
La sua finestra si apriva su New York.
La mia finestra è lo smartphone; come Editor in Chief devo fare in modo che tutto il mondo si rifletta nei nostri fumetti.
Come si lavora viaggiando così tanto? Ho un gran team di collaboratori nel mio ufficio a New York, e grazie ai nuovi strumenti posso contattarli e lavorare con loro da qualsiasi posto sia. Oggi orientativamente manco dall’ufficio una settimana al mese. Sicuramente quando viaggio quello che migliora sono i pranzi. Soprattutto quando vengo a Lucca.

Nel 2016 sei stato in Cina a lavorare per la Marvel come Vice President of International Business Development & Brand Management. Nel frattempo il processo produttivo della Marvel è cambiato? E come è stata la tua esperienza all’estero?
Sono stato in Cina cercando di portare lo spirito delle storie Marvel e farlo conoscere anche lì.
Eppure è stato utile conoscere il loro processo produttivo e come funziona la distribuzione.
I fumetti della Marvel sono molto simili ai Manga; più di quanto sembri. Il cuore di entrambi i prodotti è la persona. La persona, Peter Parker, che è dentro il costume di SpiderMan e la persona, Shinji Ikari, che è dentro il mecha Eva.
In Cina sono successe tante cose interessanti: non solo noi siamo riusciti a far capire e conoscere il nostro brand, ma il successo ottenuto ha fatto sì che molti autori si proponessero per lavorare con noi, avvicinandosi ai nostri prodotti. Insomma, una importante strada intrapresa verso la globalizzazione.

C.B. Cebulski, sceneggiatore, editor e talent scout è stato incaricato dalla Marvel a fine 2017 del prestigioso ruolo di Editor in Chief che fu di Stan Lee e Joe Quesada. Ha iniziato la sua carriera lavorando per alcune piccole case editrici americane di manga, finché ha debuttato per la Casa delle Idee introducendo stili e sensibilità orientali con la linea Marvel Mangaverse. Negli anni, ha curato serie divenute di culto come “Runaways” e ha scritto diverse miniserie tra cui “Marvel Fairy Tales”, “Loners”, “Mystic Arcana”, “What if? Runaways”, “ X-Infernus” e “War of Kings: Darkhawk”. Oltre ad aver ricoperto recentemente il ruolo di Vice President of International Business Development & Brand Management, sviluppando progetti per il mercato orientale, Cebulski ha girato il mondo in cerca di talenti per la Marvel, scovando autori oggi considerati superstar come Sara Pichelli, Adi Granov e altri ancora. (tratta dal sito di Lucca Comics & Games 2018)

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