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Il Celestiale Bibendum: la realtà indescrivibile di De Crécy

Eris Edizioni porta in Italia il primo grande fumetto di Nicolas de Crécy: "Il Celestiale Bibendum" è un’opera criptica, visionaria, ambiziosa.
Articolo aggiornato il 25/09/2017

Il Celestiale Bibendum: la realtà indescrivibile di De CrécyTalvolta capita di imbattersi in storie che ad una prima lettura lasciano confusi, interdetti. Opere di cui si percepisce la grandezza, il respiro ambizioso e visionario che travalica il semplice senso per creare un qualcosa di più grande, di più complesso, non comprensibile nell’immediato ma ugualmente percepibile, a livello inconscio. Opere che interconnettono svariati temi usando uno stile volutamente simbolico, apparentemente estraneo al contesto della vicenda eppure intimante necessario per narrarla.

A questo tipo di storie appartiene di diritto Il Celestiale Bibendum, primo grande racconto di , fumettista, illustratore, artista a tutto tondo, un maestro del fumetto francese e internazionale, poco conosciuto qui in Italia. Oggi, dieci anni dopo l’uscita in Francia, porta nel nostro Paese il suo esordio come artista completo, un’opera che contiene in se stessa tutti gli elementi della poetica grottesca e onirica dell’autore.

Una trama surrealista

Raccontare la trama della vicenda è semplice e al tempo stesso estremamente complesso, poiché non esaustiva del contenuto dell’opera.

Il protagonista della storia è Diego, una giovane foca che arriva nella grande metropoli di New York-sur-Loire e che viene subito preso sotto l’ala protettrice della classe pedagogico-municipale che vuole farne il nuovo Premio Nobel per l’Amore, in una cerimonia che mandi «il popolo in trance, stimoli la curiosità della borghesia». Ma il Diavolo non può permettere una tale vittoria dell’Amore sul Male e, tra maldestri tentativi conditi di fallimenti, prova in tutti i modi a sabotare questa cerimonia. Anche i cani, fondatori della città tanto quanto gli uomini ma ormai dimenticati e denigrati, hanno i loro piani per Diego e per il DIl Celestiale Bibendum: la realtà indescrivibile di De Crécyiavolo.

In un turbine di personaggi e di situazioni oscillanti tra il ridicolo e l’incomprensibile, de Crécy costruisce un racconto volutamente intricato in cui niente è ciò che sembra, in cui i ribaltamenti di prospettiva e di punto di vista sono sempre dietro l’angolo e impediscono al lettore di trovare un punto fisso nella storia. Le ragioni che guidano i personaggi sembrano perdersi nei confronti di una realtà assurda e fatta di controsensi che non possono essere ricondotti alla razionalità del pensiero.

Ogni personaggio è in balia del caos, a partire dal protagonista, che si ritrova sballottato da un contesto ad un altro senza avere il benché minimo ruolo nella sua vicenda. Anche le motivazioni del Diavolo, dei cani, del Presidente, che all’inizio sembrano ben chiare, diventano fumose e si perdono una volta messe a confronto con la casualità del mondo esterno, di quella New York-sur-Loire che non è nient’altro che una Parigi post moderna, futuristica, labirintica e avvolgente, vera protagonista del racconto, sempre presente e sempre pronta a far cambiare direzione alla storia, organismo vivo che prende attivamente parte alla vicenda.

La satira universale

Trovare un solo significato a una storia stratificata e densa come Il Celestiale Bibendum non è semplice e può diventare un’operazione riduttiva.

Il Celestiale Bibendum: la realtà indescrivibile di De CrécyA una prima lettura, l’opera potrebbe apparire un gigantesco esercizio di stile e nulla più, un affastellamento esagerato di tematiche difficilmente comprensibili che potrebbero frustrare il lettore e fiaccarne la concentrazione. Arrivati alla fine, però, si capisce che forse è proprio questa la prima impressione che vuole dare l’autore, il primo tassello di quella che è una grande opera di satira divertita e spietata, che travolge tutto grazie a una struttura stratificata che è possibile penetrare solo dopo svariate letture.

Il primo elemento satirico che balza all’occhio è sicuramente quello politico: New York-sur-Loire è una città guidata da una classe municipale-capitalistica che mira a stupire il popolo per mantenere il potere, e per fare questo è pronta a sfruttare qualsiasi effetto speciale. E il miglior modo per farlo è usare Diego, creatura tenera e con poco intelletto, fantoccio perfetto per essere il «messia prefabbricato di una nuova era» in cui progresso e libertà sono sinonimo di produzione e consumo, in cui le armi per addomesticare le coscienze sono automobili e dolciumi, storielle e ridicoli spettacoli. Il presidente della città è il massimo sacerdote di questi valori, nella sua giacca e cravatta color porpora, nei suoi tentativi di vendere al popolo felicità a buon mercato come sonnifero per il pensiero.

Anche la cultura non è nient’altro che un prodotto subalterno di questo sistema: la classe pedagogica è
presentata come un insieme di figure clownesche, grottesche, che basano l’insegnamento sugli slogan e sull’apparenza. Il professor Lombax è il primo ad affermare che «Diego deve essere famoso, prima di essere intelligente» […]«Il successo scolastico, come quello sociale, richiede una tenuta corretta».

E lo stesso Lombax, che nel racconto si sdoppia, muore e rinasce, viene assunto e licenziato come narratore, si fa emblema di una cultura vuota e senza basi, che, nel tentativo di incasellare la realtà, non riesce a trovarne il senso e si perde in mezzo al fango di un porcile o nella nebbia.

Il protagonista del racconto è quindi il degno rappresentante di questo mondo: un involucro «vuoto imprigionato nel grasso», un Bibendum nato per caso dalla gomma vulcanizzata, plasmato su una nave merci diretta verso un porto commerciale e una città fatta di grattacieli di sterco di cane.
Ma la critica di de Crécy non si limita alla società francese e occidentale: la satira colpisce anche la simbologia che è alla base delle nostre credenze.

Il Celestiale Bibendum: la realtà indescrivibile di De CrécyNel secondo tomo, il Diavolo, simbolo delle paure e del male assoluto, viene rappresentato come una creatura piccola e ridicola, che cerca di affermare un potere che viene continuamente frustrato dalle piccolezze e dalla banalità della malvagità, dalle astuzie e le meschinità degli uomini, ben peggiori di qualsiasi grande piano diabolico si possa escogitare.
La satira colpisce la religione e i concetti astratti attraverso la bocca dei cani, la classe di rinnegati, dimenticata dalla storia e che vuole riconquistare il suo posto grazie a una rivoluzione che non lascia spazio ai grandi sistemi di pensiero, ma è tutta concentrata su bisogni primari, basilari, concreti.

In questo senso, i cani assurgono a satira storico-sociale: rivoluzionari che guardano al passato, che ricercano una figura persa nel mito per mettere gli uomini di fronte alla loro storia e per ricevere quel riconoscimento che finora gli è stato negato, ma soprattutto per porsi al loro stesso livello, vestirsi come loro e vivere nella stessa società fatta di piccolezze e bugie.

E proprio la figura di Peter Minuit è il tassello finale del grande macchinario costruito dall’autore francese. L’immagine del fondatore di New York-sur-Loire, che getta nello sconforto più totale un Diavolo ormai preda degli eventi, conferma la storia raccontata dai cani una storia assurda e incredibile che però contestualizza il contesto sociale, politico e culturale degli uomini, che, nati dalle foche, hanno cercato di affrancarsi dalle loro bassezze e piccolezze, solo per sostituirle con un sistema che ammanta di santità colui ha creato un benessere industriale e artificiale, lontano dalla condizione naturale.

Con questo scacco matto alla storia dell’evoluzione umana, si chiude il cerchio satirico cominciato con l’arrivo in città di una foca fatta di gomma vulcanizzata.

Il racconto ineffabile della realtà

Questi elementi e moltissimi altri ancora convivono in un gioco narrativo che prende di mira prima di tutto le basi del racconto della realtà: attraverso tutta la storia, il punto di vista è continuamente stravolto, la narrazione passa da una mano all’altra senza che nessuno riesca ad avere il controllo su di essa. Nel primo tomo, il professor Lombax cerca di raccontare la storia di Diego come osservatore privilegiato, ma viene ben presto distratto da altro e forzato a raccontare di se stesso.

Nel secondo tomo, il Diavolo conquista il comando, ma come ben presto si rende conto, nemmeno lui può avere controllo sulla realtà, una realtà rappresentata dai cani che nemmeno credono nella sua esistenza. Il Diavolo, depresso, frustrato e sconfitto, fa quasi tenerezza al lettore, diventa semplicemente un altro ingranaggio, mentre lo scettro della narrazione passa nelle mani dei cani, che raccontano un’altra storia assurda e ancor meno credibile sulla nascita dell’uomo e della città. E forse proprio perché meno credibile, ancor più veritiera come si rende conto il Diavolo.

Il Celestiale Bibendum: la realtà indescrivibile di De Crécy

Nel finale della storia, l’entrata in scena dei Polli, ultimi sopravvissuti di una razza cacciata per secoli e veri motori della narrazione, accusano pubblicamente il professor Lombax di aver fallito miseramente nel suo compito e lo sollevano da ogni incarico, tornando a guardare gli ultimi eventi del racconto attraverso uno schermo televisivo.

Decade così anche l’ultima possibilità di narrazione, e le domande su realtà e sulla sua rappresentazione che de Crécy ci fa (e si fa) continuamente lungo tutta l’opera restano senza risposta.

L’unica soluzione possibile sembra essere quella di lasciare le chiavi del racconto al lettore e farlo muovere oltre la pagina scritta e disegnata, mentre le sovrastrutture crollano attorno a lui come le architetture di New York-sur-Loire nelle ultime tavole, e resta solamente la nuda realtà che non può essere sintetizzata senza mostrare il fianco a una fisiologica parzialità.

Stili mutevoli per una realtà incerta

L’operazione satirico-simbolica di de Crécy può attuarsi compiutamente solo attraverso il fumetto.
Solo le immagini unite al testo sembrano in grado di raccontare una storia, immagini che devono essere necessariamente mutevoli e che non possono essere realizzate con un’unica tecnica: l’artista si muove così tra un numero impressionante di tecniche che donano all’opera una impatto grafico unico. De Crécy è preciso e dettagliato nel costruire il mondo e le sue architetture, nel tratteggiarle e dipingerle con attenzione quasi naturalistica, con linee chiare ed eleganti, diventa sintetico ed evocativo nelle sequenze oniriche, sfumando gli acquerelli in colori pastello che dissolvono i contorni degli elementi costruttivi, fino a diventare sovrabbondante nelle sequenze più drammatiche, grazie a dense campate di tempera.

Il Celestiale Bibendum: la realtà indescrivibile di De CrécyLo stile si evolve continuamente, pagina dopo pagina, riuscendo a colmare vuoti che le parole non potrebbero riempire.

Se la costruzione della tavola resta classica, sono le inquadrature a dare dinamicità allo storytelling, attingendo al teatro classico, così come al cinema d’animazione e al mondo dell’illustrazione (non a caso, le altre due professioni in cui de Crécy è conosciuto come maestro).

Il lavoro di de Crécy nella rappresentazione della città è particolarmente affascinante, impressionante nella sua accuratezza (per capire il lavoro che c’è dietro, esiste addirittura un intero volume di schizzi e studi) e nella sua spietatezza, un dedalo di palazzi industriali, costruzioni prefabbricate e imponenti architetture moderne contaminate con elementi gotici.

La cura per i dettagli,  essenziale all’autore per trasmettere i vari sottotesti satirici di cui è permeata l’opera, si riflette sui personaggi : l’evoluzione delle espressioni di Diego, che passano dalla stupidità, alla paura, alla rabbia, simboleggiano la lenta presa di coscienza della sua identità, acquisita dopo le varie peripezie.
Il Diavolo, ispirato alla cultura nordeuropea, è un esserino piccolo, insignificante e grottesco, dai capelli arancioni e lo sguardo imbronciato, indossa una salopette e rappresenta l’emblema perfetto della ridicolezza del male.
Il professor Lombax e la classe pedagogica sono rappresentati come se fossero personaggi di un circo di matti, di scherzi della natura, mentre il Presidente (forse il personaggio più affascinante dal punto di vista grafico) è composto da creature minuscole, da quelle classi di elettori che crede di tenere sotto controllo, che ha sempre considerato solo numeri, ma che alla fine acquisteranno la loro indipendenza portandogli via  ogni velleità di governo su realtà e coscienze.

Il Celestiale Bibendum: la realtà indescrivibile di De Crécy

Per concludere, questa è solo una parziale analisi di un’opera monumentale come Il Celestiale Bibendum, una lettura non semplice che tratta molteplici tematiche in maniera simbolica, complessa, maestosa, a volte criptica e eccessivamente stratificata, ma sicuramente affascinante e che si rinnova ad ogni lettura, facendoci perdere e ritrovare nei corridoi di quel labirinto che definiamo realtà.

Abbiamo parlato di:
Il Celestiale Bibendum
Nicolas de Crècy
Traduzione di Fay R. Ledvinka
Eris Edizioni, novembre 2015
200 pagine, brossurato, a colori – 22,00 €
ISBN 9788898644186

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