Cartoomics 2019: intervista a AlbHey Longo

Cartoomics 2019: intervista a AlbHey Longo
A Cartoomics 2019 abbiamo intervistato AlbHey Longo, ospite dello stand BAO Publishing per presentare il suo nuovo libro a fumetti, “Sfera”, sul quale gli abbiamo fatto alcune domande.

AlbHey Longo pubblica nel 2016 il suo primo libro, La quarta variazione, con BAO Publishing, oltre a collaborare in modo più ordinato a varie raccolte e con l’etichetta indipendente Wilder.
Nel marzo 2019 esce la sua seconda graphic novel per BAO, Sfera.
Abbiamo incontrato AlbHey Longo durante l’edizione di quest’anno di , la fiera del fumetto che si è svolta a Rho Fiera Milano dall’8 al 10 marzo; gli abbiamo fatto qualche domanda sulla sua nuova opera, sulle tematiche presenti e sull’evoluzione del suo stile.

Cartoomics 2019: intervista a AlbHey Longo_Interviste Ciao AlbHey e grazie per la disponibilità.
Due temi sono comuni in La quarta variazione e Sfera: l’arte e la volontà di sfruttare al meglio le proprie capacità. Perché sono così importanti per la tua poetica?
Mi viene naturale parlar d’arte perché è un ambiente che conosco abbastanza bene. Per me il concetto di “dare il meglio di sé” è strettamente connesso alla creatività, sia per quello che faccio io sia per quello che fanno molte persone che conosco.
In La quarta variazione l’artisticità si traduceva per il protagonista nella capacità di disegnare, che poi diventava affermazione di sé, in Sfera l’espressione artistica si traduce nella creazione di un rapporto profondo fra i protagonisti.

I millennials sono i grandi protagonisti delle due opere edite da BAO: cosa rende peculiare questa generazione di giovani, secondo te, rispetto a quelle del passato?
Mi hanno fatto notare che molto spesso nelle storie che scrivo lascio dei punti in sospeso, che alcuni accettano così come sono mentre ad altri piacerebbe saperne di più.
A quanto pare però le persone della seconda categoria… sono quelle più grandi. Nella mia generazione invece sembra normale che alcune situazioni non vengano effettivamente risolte, e in Sfera ce ne sono tante.
Anche se nel fumetto le circostanze sono estremizzate, sono basate comunque sulla vita reale: questa incompiutezza le rende più simili a quelle che possono accadere nella vita dei miei coetanei, come se non ci fosse bisogno di avere una risposta precisa a tutto nonostante si sia sempre in cerca di quella risposta. Un apparente paradosso che crea, anche narrativamente, un conflitto interiore.

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I dialoghi sono un punto di forza nei tuoi lavori: schietti, diretti, realistici. C’è una ricerca di scrittura, dietro, o cerchi di canalizzare nel fumetto la spontaneità verbale che senti attorno a te?
Innanzitutto spero di aver affinato la mia capacità di scrittura.
Sto utilizzando il metodo che ho sentito consigliare spesso da Gipi, ma anche da altri autori: rileggere ad alta voce i dialoghi che ho scritto per sentire come suonano.
Non è una regola che vale sempre: se leggi i Peanuts ad alta voce i dialoghi non sembrano sempre realistici, ma per quel tipo di fumetto funzionano così come sono.
Se però voglio creare dei personaggi che parlino come nella realtà, le parole nei balloon devono risultare effettivamente credibili anche esprimendole a voce.
Inoltre, avevo già in mente da tempo i due protagonisti di Sfera, Chiara e Damiano. Nella mia testa questi personaggi ci sono da tanto, hanno preso vita propria, e questo mi ha aiutato molto nella loro caratterizzazione e nei dialoghi.
L’ho notato soprattutto nelle scene che mostrano dei contrasti tra i due: in un’occasione mi sarebbe venuto naturale far continuare una loro litigata affrontando determinate questioni, ma sapevo che loro due non avrebbero reagito così e quindi mi sono “fatto guidare” da quello che conoscevo di entrambi e del loro rapporto per non “forzare” la scena.

Sfera è anche la storia di una bella amicizia: in tal senso, la scelta di non rendere una coppia i due protagonisti è apprezzabile, perché permette di focalizzarsi su un rapporto altrettanto importante. Da dove nascono Chiara e Damiano?
Non sono una coppia sentimentale perché a livello di storia mi serviva che ci fosse proprio un’amicizia tra i due personaggi principali, ma nel contempo avevo bisogno anche di quella leggera distanza che si crea tra due amici di sessi diversi.
In realtà vorrei raccontare prima o poi una storia d’amore, ma quando stavo lavorando a Sfera non ero ancora pronto. Non lo sono nemmeno adesso, in realtà, anche se sto iniziando a lavorarci in questo periodo.
Del resto si parlava molto di amicizia anche in La quarta variazione, avendo già raccontato un gruppo di amici mi piaceva l’idea di evolvere il tema focalizzandomi su elementi di contrasto.
Chiara e Damiano sono nati dal mio solito metodo di scrittura: se voglio raccontare una storia ho bisogno di figure credibili, quindi attingo da quello che mi circonda e dalle persone che conosco. Poi lascio “macerare” i personaggi molto in testa, li disegno e ridisegno tante volte fino a che non emergono nella loro forma compiuta, spontanea, fino ad assumere per me contorni quasi reali.

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Si nota una certa evoluzione nel tuo disegno, il tratto appare meno grezzo ma mantiene la sua vitalità. Quali sono state le influenze grafiche e le esperienze che ti hanno contagiato ultimamente?
Gli altri lavori che ho realizzato hanno senz’altro influito: per Sappy [webcomic firmato da Capitan Artiglio, Oscar Ito e Longo per il portale Wilder, NDR] oltre che essere co-creatore, mi sono proposto come colorista, e in Kids with guns 2 di Capitan Artiglio sono assistente ai colori: questo mi ha aiutato tanto anche per il disegno in sé. Lavorare sui colori applicati al tratto di Oscar Ito, molto naturale ma secco e dinamico, e su quello di Capitan Artiglio che invece è pieno di dettagli che richiedono una certa cura nella scelta della palette, porta a delle differenze di approccio. Fare il colorista mi ha permesso quindi di soffermarmi sullo stile degli altri disegnatori, e questo mi ha dato una grossa mano nell’evoluzione del mio segno.
Con Sfera inoltre volevo fare un passo in più: ho lavorato senza reference particolari durante il disegno. Non volevo un riferimento specifico per staccarmi dalle mie insicurezze, cosa che non ero riuscito a fare del tutto con La quarta variazione.

Lo stile con cui rappresenti i personaggi mi ricorda il character design di Pepper Ann, cartone animato di una ventina d’anni fa, e in genere dell’animazione televisiva del periodo: è un caso o c’è effettivamente qualche contagio?
A casa mia la cultura pop è sempre andata alla grande, soprattutto grazie a mia mamma.
Sono cresciuto con Cartoon Network, Disney Channel e Tele+, e i cartoni animati che venivano trasmessi in quel periodo erano appunto Pepper Ann, Sorriso d’argento, Alieni in soffitta, Samurai Jack ecc… e io guardavo tutto, senza troppa distinzione di generi, visto che come avrete capito non mi piace solo l’azione ma mi interessa anche la parte sentimentale delle storie.
Un altro cartone animato di riferimento, per me, è senza dubbio Daria: mi aveva colpito tantissimo, ed è uno show che mi lascia sempre qualcosa di diverso ogni volta che lo rivedo.
Penso ci sia un retaggio di tutti questi elementi nei miei fumetti, almeno a livello subconscio, sia per lo stile che per la narrazione.

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A cosa stai lavorando adesso?
Innanzitutto continuerò a realizzare delle storie brevi, così come ho fatto tra La quarta variazione e Sfera, perché le ritengo un’ottima palestra in preparazione del libro successivo.
Sto lavorando infatti a un racconto di 14 tavole nel quale tratterò nuovamente il tema dell’adolescenza, ma stavolta coniugata all’interno del genere sci-fi.
Nel prossimo graphic novel mi piacerebbe andare in quella direzione: spostarmi un po’ di più sull’azione. Non è ancora detto, non c’è niente di sicuro e per ora è tutto nella mia testa, ma l’idea è quella, cercando di far convivere racconto di genere e sentimenti.

Ringraziamo AlbHey Longo per il tempo dedicatoci.

Intervista realizzata dal vivo a Cartoomics 2019

Le fotografie a corredo del pezzo sono di Amedeo Scalese e Gianluigi Filippelli.

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