Carlotto, Igort e l’Alligatore: Dimmi che non vuoi morire

Carlotto, Igort e l’Alligatore: Dimmi che non vuoi morire
Dal romanzo al fumetto, il personaggio dell'Alligatore compie un balzo inconsueto, trasformandosi da protagonista di una serie di fortunati racconti a creatura di matita e china. Gli autori sono Massimo Carlotto, ideatore del personaggio, e Igort.

pop-l-alligatore_Recensioni Dietro il titolo Dimmi che non vuoi morire, citazione dal titolo di una canzone italiana di Vasco Rossi/Curreri1, si cela l’ultima fatica letteraria di , coadiuvato, in questo caso, dai pennelli di un autore di culto come .

La graphic novel, dopo una prima edizione del 2007 per Mondadori – Strade Blu e l’edizione Coconino Press/Fandango del 2011, viene ristampata in questo 2019 da , casa editrice dello stesso Igort; si tratta per certi versi di un’opera del tutto innovativa per Carlotto, anche se è allo stesso tempo un qualcosa di “conosciuto”.

La storia narra le vicende del famigerato “Alligatore“, all’anagrafe Marco Buratti, ex galeotto e investigatore senza licenza a tempo perso, creatura partorita dal genio di Carlotto e già passata attraverso diverse avventure ed altrettanti romanzi di successo. Questa volta però (ed è questa la grande novità per il pure eclettico autore) ai lettori non viene proposto un “semplice” romanzo, ma una vera e propria graphic novel. Ai pennelli, come detto, Igor Tuveri in arte Igort per gli amanti del fumetto, artista altrettanto eclettico (come il creatore del personaggio ha trascorsi come autore di teatro, e nella musica, per esempio, fino all’esordio da regista cinematografico con l’adattamento del suo 5 è il numero perfetto).

Proprio dalla voce di Igort raccogliamo le prime indiscrezioni sul libro, che merita attenzione per più motivi. In primis, ed era già noto da tempo, non si tratta di un romanzo adattato “a fumetti” e né sarà mai raccontato in prosa: è stato concepito e scritto esclusivamente per la realizzazione a fumetti, in un cross-over mediatico che salta dal romanzo al fumetto mantenendo come protagonista lo stesso charachter della fortunata serie di libri dello scrittore padovano.
Addirittura esiste, “compatibilmente con gli impegni di entrambi” ci confessa Igort, la volontà degli autori di portare avanti le storie del Buratti (e dei suoi compagni di avventure e bevute) in questa forma narrativa, evitando quindi di riproporre l’Alligatore come personaggio di narrativa ma facendolo diventare a tutti gli effetti un personaggio dei fumetti.
Sempre il disegnatore di origini sarde conferma la volontà di Carlotto stesso: “Dice che scriverà L’Alligatore solo se io lo disegnerò“.

La storia di Dimmi che non vuoi morire è ambientata ai nostri giorni e, da questo punto di vista, rappresenta una bella novità per quel che riguarda Igort; lo stile di scrittura di Massimo Carlotto, inoltre, ha necessitato di un taglio grafico decisamente più realistico, per poter rappresentare in maniera efficace ma anche e soprattutto precisa quanto raccontato dallo scrittore.
Ancora dalla voce di Igort:

Il taglio è realistico, più realistico del solito per me. Sono stato fedele allo sguardo di Massimo, che è molto preciso. Quindi certi locali o armi o auto, etc. sono riconoscibili e chiaramente identificabili“.

Un volume frutto quindi di un lungo lavoro e di una lunga collaborazione di circa tre anni che ha portato come risultato il libro così come lo troveremo in libreria. Dal trailer de “The making of L’Alligatore” si può infatti notare come lo studio degli esterni (nel caso delle strade di Parigi, ad esempio) sia stato attento e rigoroso.

Gli scenari delle avventure narrate nel libro sono Cagliari, Parigi e il Nord Est; ovvero la Sardegna (dove Carlotto vive e dove Igort è nato), la capitale di Francia (dove Carlotto ha vissuto e Igort vive) e quel Nord Est sfondo di molte storie di Carlotto nelle quali ha cercato di spiegare come, sotto la più “normale” quotidianità, si celi l’immoralità ed il marcio che all’apparenza non si vede.

La storia è quella di una sosia2 o meglio, come ci racconta ancora Igort, è il racconto della storia di “un personaggio vuoto, quasi metafisico. Una persona assente, convinta di vivere appieno la vita“. Il genere, come quello di tutti i libri dell’Alligatore, è il cosiddetto “noir mediterraneo”, che, traslato nel fumetto, diventa quasi una primizia.
Disegnandolo“, ci sottolinea Igort, “mi sono reso conto che il noir mediterraneo non esisteva nel fumetto“.

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Bella sfida per il cosmopolita autore sardo (sempre in movimento fra Italia, Francia, Giappone…) quella di dare finalmente un volto ad un personaggio della narrativa italiana noir decisamente molto amato, affrontata con una bicromia azzurra lavorata con i mezzitoni della grafite.

L’autore confessa di essere giunto al termine del libro attraverso “un lavoro lungo e faticoso, un’esperienza narrativa nuova. Mi pare di avere imparato cose nuove e messo a frutto cose che avevo imparato nel corso della mia esperienza giapponese“.

Abbiamo parlato di:
Alligatore: dimmi che non vuoi morire
Massimo Carlotto, Igort
Oblomov Edizioni, 2019
160 pagine, brossurato, bicromia – 20,00 €
ISBN: 9788876181092

Bibliografia de l’Alligatore
I romanzi della serie sono pubblicati da Edizioni e/o.
La verità dell’Alligatore (1996)
Il mistero di Mangiabarche (1997)
Nessuna cortesia all’uscita (1999)
Il corriere colombiano (2000)
Il maestro di nodi (2002)
L’amore del bandito (2009)
La banda degli amanti (2015)
Per tutto l’oro del mondo (2015)
Blues per cuori fuorilegge e vecchie puttane (2017)

Riferimenti:
Trailer lavorazione “Dimmi che non vuoi morire”: www.dailymotion.com/swf/adwZU2i7TvR9dadoW
Sito di Massimo Carlotto: www.massimocarlotto.it
Sito de L’Alligatore: alligatoreofficial.com
Sito di Igort: www.igort.com
Blog di Igort: igort.blogspot.com


  1. Il romanzo <em>Arrivederci, amore ciao</em> di Massimo Carlotto prendeva il titolo dal “refrain” di <em>Insieme a te non ci sto più</em>, canzone degli anni ’60 con il testo di <strong>Paolo Conte</strong>. 

  2. Solo per la cronaca riportiamo che il personaggio è visivamente ispirato alle fattezze della cantante della canzone citata nel titolo, Patty Pravo. 

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