Captain Marvel, è tempo di eroine per il MCU!

captain-marvel-poster_Recensioni , nuovo film dei e penultimo tassello della macro narrazione che terminerà la fase tre del  Marvel Cinematic Universe con Avengers: Endgame, presenta al pubblico la super potente Carol Danvers, prima eroina Marvel a conquistarsi un film tutto suo.

All’inizio del film troviamo la nostra protagonista ad Hala, capitale dell’impero Kree, conosciuta con il nome di Vers e priva di memoria ma pronta a prendere parte ad un conflitto interplanetario che la vede far parte di una Starforce Kree contro gli alieni Skrull.

Dopo una missione finita male la donna, già munita di poteri portentosi, finisce per trovarsi sola sulla Terra insieme a una squadriglia Skrull. La sua permanenza sul pianeta le permette di far la conoscenza di un giovane Nick Fury e di scoprire il mistero legato all’assenza dei suoi ricordi.

Il potere è donna

All’interno della pellicola Carol Danvers, interpretata da , affronta un percorso di ritorno alle origini per scoprire la sua identità prima della perdita della memoria. I flashback che ripropongono la sua vita passata e il confronto con le persone che ne hanno fatto parte diventano, di fatto, un escamotage per raccontare le difficoltà che le donne affrontano sul campo per diventare piloti della U.S. Air Force e, in generale, i problemi di genere nel mondo del lavoro.

In antitesi ai ricordi assopiti, la figura di Captain Marvel appare una sorta di proiezione di quel che le donne vorrebbero essere o, più propriamente, di come le donne vorrebbero essere considerate e valutate dagli uomini nell’ambiente del lavoro. Vers ha un mentore Kree, interpretato da , che non vuole deludere, che ascolta e che non le permette di trasformare la sua emotività in forza esplosiva.

A tal proposito, il confronto tra i due diventa il modo per Carol Danvers di affrancarsi dalle aspettative dell’universo maschile e di diventare superoina a modo suo, senza più la necessità di sminuire il suo potere a scapito delle pretese degli altri e di autodeterminarsi senza la pressione della comunità che vorrebbe controllarla.

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Invasori o vittime?

Le inversioni di rotta sulla vera identità di Captain Marvel e sulle vere motivazione della guerra Kree -Skrull non sono gestite nel migliore dei modi, risultando di fatto colpi di scena telefonati che lo spettatore si aspetta senza rimanere particolarmente impressionato, al contrario dello scioccante finale di Avengers: Infinity War.

Rimane comunque degno di lode il tentativo di avvicinamento alle tematiche sociali e la volontà di trattare problematiche  come la discriminazione femminile e la paura del diverso. Come tentava di fare Black Panther, dando vita a una serie di considerazioni però piuttosto semplicistiche sul “potere nero”, anche Captain Marvel contiene numerosi spunti di riflessione sul ruolo della donna e dell’immigrazione nella società.
Nello specifico, mentre la questione femminile viene sviluppata in maniera interessante e non banale, il tema della migrazione, che rende la pellicola fortemente anti-trumpiana, non viene valorizzato anche per colpa dell’assenza di sfumature con cui è sviluppata.

Anni 90 ne abbiamo?

Dopo una prima parte ambientata nello spazio e su altri pianeti, il resto del film si svolge sulla Terra, nell’anno 1995. La decisione di spostarsi di dieci anni avanti dall’imperante retromania per gli anni ’80 è una scelta vincente e consente ad Anna Boden e Ryan Fleck, registi e sceneggiatori insieme a Geneva Robertson-Dworet e Jac Schaeffer, di raccontare la vita terrestre in quegli anni.
Se il ruolo della musica non ha la forza della colonna sonora dei Guardiani della Galassia, non mostrando particolari connessioni tra storia e personaggi e ricordandoci poco più che le hit del periodo, il cameo di Stan Lee e le incursioni nel mondo della tecnologia e dei negozi imperanti negli anni ’90 identificano il momento storico in cui la protagonista “è stata catapultata”.

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Anche lo stesso rapporto tra Captain Marvel e Nick Fury, interpretato da Samuel Lee Jackson “ringiovanito” per l’occasione con effetti digitali, ricorda molto il rapporto tra i protagonisti dei buddy movie, genere cinematografico che ha fatto la fortuna degli anni ottanta e novanta. L’alchimia tra i due attori c’è e permette, nel bene e nel male, di conoscere un’inedita versione dell’agente dello S.H.I.E.L.D..

In conclusione

Pur non trovandoci di fronte al miglior film dell’MCU e sicuramente davanti a una regia e a degli effetti speciali meno curati del solito, Captain Marvel, un po’ come cercava di fare Black Panther, porta avanti considerazioni attuali riuscendo a raccontarci un’inedita visione del femminile e un’importante (ma anche banale e semplicistica per molti versi) riflessione sull’immigrazione.

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