Čapek 2: l’intervista Squisita di Progetto Stigma

Čapek 2: l’intervista Squisita di Progetto Stigma
Progetto Stigma detiene una piccola fondamentale quota delle pagine di Čapek: un inserto di 5 pagine totalmente autogestito dagli stessi autori. Abbiamo intervistato gli autori coinvolti, che ci hanno concesso la prima “Intervista Squisita” della storia.

In occasione dell’uscita dell’atteso numero 2, che potete già preordinare qui, pubblichiamo una serie di pillole dedicate a Čapek: rivista aperiodica di fumetti, reportage, interviste, stranezze e vita campestre. Nata da un’associazione editoriale a delinquere tra cinque note realtà indipendenti, con storie diverse, che decidono di incontrarsi e fecondarsi: Strade Bianche, l’ultima reincarnazione della storica  di Marcello Baraghini; la rivista underground “Puck!” fondata dal fumettista Hurricane; la rivista e casa editrice di reportage narrativo CTRL magazine; il collettivo maceratese Uomini Nudi Che Corrono; e il festival di autoproduzioni AFA – Autoproduzioni Fichissime Andergraund.

è una delle componenti fondamentali della rivista Čapek, che è nata come una libera collaborazione tra personaggi e realtà letteralmente ossessionate dal concetto stesso di rivista: oltre al collettivo di Stigma sono infatti presenti mondi editoriali molto diversi tra loro come Frigidaire, Casa Editrice Libera e Senza Impegni, Doner Club, L’Ombroso, Snuff Comix.

Progetto Stigma, in particolare, detiene una piccola fondamentale quota delle pagine di Čapek fin dai primi giorni di progettazione della testata: un inserto di 5 pagine totalmente autogestito dagli stessi autori, senza nessun intervento da parte della redazione.
Nel primo numero era presente una storia diretta e coordinata da Akab, dove le matite di ogni autore si mischiavano con le chine di un altro e dove ai testi c’era Supercomputer Carmel, il decifratore dei messaggi in codice del killer Zodiac. Questo secondo numero ospiterà una nuova storia ispirata a un testo di W. Rathenau, coordinate da Isa De Pica e disegnata da Alberto Ponticelli, Marco Corona, Marco Galli, Officina Infernale, Cammello , Nova, Cosimo Miorelli e Luca Negri RSM.
Abbiamo intervistato gli autori coinvolti, che ci hanno concesso la prima “Intervista Squisita” della storia.

L’intervista Squisita di Progetto Stigma

Sei in mezzo ad una folla e senti urlare il tuo nome. Come ti comporti?

Depica: Questo l’ho sognato. Cerco di capire per prima cosa dove-quando diavolo sono. Una piazza di marmo infinita, strani esseri incappucciati, arte, strutture, frattali in movimento statico. Una mostra d’arte dell’universo.
Cacchio ci faccio quindi? Chi mi chiama? Ok vecchia tecnica: fai come se sapessi esattamente cosa stai facendo. Su questo sono il master.
Mi avvicino alla stanza da cui sento provenire il mio nome, loro dentro in cerchio ripetono “… e se non ci fossero più soli?”

Squaz: E comunque, il punto non è questo. Perché dipende se sono in un cerchio magico con quella folla o meno. Potrei volerne uscire, ma dipenderebbe solo da me. E se quella voce fosse una trappola? Sarebbe un bel guaio.

Estrazione

Jacopo Starace: Effettivamente. Ulisse si è dovuto incatenare all’albero maestro della propria nave per non finir preda della chiamata delle sirene. Le voci che provengono dal nulla sono sempre state considerate sinistre, tranelli del male, perché l’uomo ha il bisogno innato di solidità e razionalità, di intravedere nel tutto un alito di materialità che possa tenerlo attaccato alla ragione. Una volta sognai una donna dalle fattezze indefinite seduta nel salotto di casa mia, aveva capelli lunghi neri e mi guardava fisso negli occhi. Ad un certo punto urlò ma dalla sua voce non uscì nessun suono. Niente. La sua espressione angosciosa nell’atto dell’urlo è una cosa che ricordo ancora con fascino perché mi uccise la giornata. Abbiamo paura delle voci di cui non sappiamo la provenienza, ma delle voci che non riescono a farsi sentire?

Alberto Ponticelli:Quelle allenano le facoltà empatiche, ti spingono ad ascoltarne le sfumature con cuori non tuoi per capire cosa dicono. Potrebbero farti evolvere.
L’alternativa è schiacciarle con l’indifferenza, in quel caso raggiungeresti il potere. A te la scelta.

Appunti 0Officina Infernale: Non mi giro, non rispondo, schiaccio con l’indifferenza cose che potrei non ricordare di avere fatto, alle sabbie del tempo l’ardua sentenza

Nova:ma resta comunque la vostra parola contro la mia, forse anche la mia stessa parola contro la mia, mi capita. Allora io quando sto così ho 100 nomi diversi, 100 persone dentro, sono un ufficio postale prcd, se mi chiami non ti rispondo, devi sbracciare devi fare la fila e ti darò inefficienza e poca cortesia, mi mangio la tua pazienza e la sputo per terra, finchè la folla si allontana e nel silenzio che si forma mi chiedo chi mi chiama, chi chiama il mio nome, forse è una divinità, o mia madre o raitre, o la wind un’altra volta e nel dubbio rispondo “guardi mi dispiace siamo chiusi torni domani.”

Luca Negri RSM:Dato che il mio cognome può essere frainteso con facilità, molto spesso tendo ad infilarmi nel primo locale che trovo, al fine di evitare di finire incastrato nella guerra razziale che di li a poco sembra essere destinata a scoppiare. Poi non scoppia, si capisce, ma sentirmi dire in quel momento le parole “guardi mi dispiace siamo chiusi torni domani” mi fa sempre cadere le ginocchia. I conflitti scoppiano sempre nei giorni feriali. Io non sono un individuo violento, la violenza non mi piace nemmeno nella fiction. Il buddismo zen è una forma mentis troppo belligerante per me, e di conseguenza tendo a diffidare pure di quei monaci buddisti che tanto cercano di dipingerci come moralmente sublimi. Tutto quel Kung fu deve avere per forza un secondo fine.

Marco Galli: Da bambino guardavo i film di Bruce Lee che picchiava una ventina di persone alla volta. Purtroppo non ho mai fatto il Kung fu. Perché la odio la folla. La folla la odio anche ai concerti, mi sembrano tutte scimmie ammaestrate. Se in una folla sentissi urlare il mio nome, vorrei essere come Bruce Lee e potermi sdoppiare per dieci.

Marco Corona:Oppure, meglio, vorrei avere il dono dell’ubiquità di Padre Pio, essere ovunque contemporaneamente, disegnare, mangiare, scopare, andare al fiume, fare la fila alla posta, giocare coi miei figli o essere a un concerto e sentire gridare il mio nome…Incontrare un vecchio compagno delle medie con cui avevo poco da dire allora, figuriamoci dopo trent’anni…e riuscire a fingere di ricordarmi tutte le cose che sostiene che abbiamo fatto insieme “Ricordi la figura di merda colossale che ti sei fatto con la Paschetta? Quando sei entrato in classe dicendo che faceva un caldo bestia, e ti sei fiondato verso l’unica finestra rotta su cui c’era appiccicato un enorme foglio con scritto sopra FINESTRA ROTTA. E tu l’hai aperta, e lei, la finestra, si è staccata dagli infissi ed è piombata giù come una ghigliottina…Le risate”.

esquisito

Cammello: Ma risate fino a un certo punto, se mi hanno chiamato qualcuno deve avermi riconosciuto mentre assassinavo la folla a colpi di infissi. Opto perciò una fuga rocambolesca sui tetti, in quanto persona piuttosto timida e riservata non tollererei un indagine per omicidio. Starò lì per un po’, accovacciato tra le tegole, nutrendomi di piccioni e acqua piovana. Dio Bastardo, a volte la vita è un geroglifico.

Cosimo Miorelli: Questa cosa di aver combinato blasfemia e antico Egitto in un unico haiku mi fa venire in mente la sensazionale scoperta fatta qualche tempo fa, in un anfratto accanto al grande tempio funerario della regina Hatshepsut, a Deir el-Bahari. Un graffito raffigurante l’oscuro architetto e consigliere reale Senenmut mentre prende da dietro la potente regina. Penso a quell’intrepido vignettista di tremilacinquecento anni fa che ci ha regalato il “cazzo nei bagni” più prezioso della storia e spero che se la sia cavata, che non sia finito in pasto ai coccodrilli, che al grido della guardia di ronda abbia fatto quello che farei io se mi sentissi chiamare dal nulla: testa bassa, muto e tira dritto.

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