Čapek 2: intervista a Marco D’Alessandro (“Trash”) e Thomas Bires

Čapek 2: intervista a Marco D’Alessandro (“Trash”) e Thomas Bires
Una nuova pillola per Capek #2: la genesi di “RankX”, uno dei fumetti più attesi. Ecco l'intervista a Marco D’Alessandro (“Trash”) e Thomas Bires.

In occasione dell’uscita dell’atteso numero 2, che potete già preordinare qui, pubblichiamo una serie di pillole dedicate a Čapek: rivista aperiodica di fumetti, reportage, interviste, stranezze e vita campestre. Nata da un’associazione editoriale a delinquere tra cinque note realtà indipendenti, con storie diverse, che decidono di incontrarsi e fecondarsi: Strade Bianche, l’ultima reincarnazione della storica  di Marcello Baraghini; la rivista underground “Puck!” fondata dal fumettista Hurricane; la rivista e casa editrice di reportage narrativo CTRL magazine; il collettivo maceratese Uomini Nudi Che Corrono; e il festival di autoproduzioni AFA – Autoproduzioni Fichissime Andergraund.

La puntata di oggi è dedicata alla genesi di “RankX”, uno dei fumetti più attesi contenuti nel numero 2 di Capek. La storia, presentata da Michele Mordente della Muscles Edizioni Underground, è quella di tre grandi ritorni al fumetto. Il primo, in veste di disegnatore, è quello di Thomas Bires, autore visionario della scena romana da quasi vent’anni convertito alla pittura. Il secondo, come sceneggiatore, è quello di Marco D’Alessandro, in arte “Trash”, il terzo fondatore (assieme a Stefano Tamburini e Massimo Mattioli) della leggendaria rivista “Cannibale”, che dopo più di quarant’anni di lontananza dal fumetto ritorna con una nuova storia (l’unica sua altra mai pubblicata è “Le Avventure della Boccia Ernesta” e risale proprio al numero 1 di Cannibale). Il terzo ritorno, infine, è un omaggio fraterno e apocrifo: Rank Xerox, il celebre coatto robot creato da Stefano Tamburini nella sua prima versione in bianco e nero di fine anni ’70 (prima che diventasse il più celebre Ranxerox a colori, di Tamburini e Liberatore).

Il ritorno degli anti eroi: intervista a Marco D’Alessandro (“Trash”) e Thomas Bires

Marco Trash D'Alessandro e Thomas Bires

Ciao, Thomas! Ciao, Marco! Quali sono state le vostre prime esperienze come autori, e le vostre prime pubblicazioni? Siete tra i rappresentanti più oscuri della scena underground romana di inizio anni ’70 (per Marco) e anni ’90 (per Thomas). Ci raccontate i vostri esordi?
Thomas: Mi sarebbe piaciuto essere “un rappresentante della scena underground romana di inizio anni ‘90” ma non e’ cosi’ putroppo . La realta’ è ben diversa.
Nel 1988, a 16 anni pubblicai qualche vignetta su settimanali di quartiere,nell’89 con mio fratello ed amici pubblicammo la fanzine di fumetti e scritti “Loup Garou”, 1 numero 150 copie vendute. Nel 1994\5 scrissi e disegnai “Le avventure di Chicken lover” che fu pubblicato sulle riviste di fumetti porno “Pat Pong”, “Playmen Comix” e “Hard Skin” delle Edizioni Tattilo. Poi chiusero la redazione. Finii comunque altre 2 storie rimaste inedite “Chicken with cheese” e “Arroz con pollo”. Andai da Franceco Coniglio di “Blue” che mi prese un fumetto “La citta’ è salva” dicendomi che lo avrebbe pubblicato su “Blue Bizarre”. Non lo fece mai. Colorai poi con Anna Rizzi un fumetto di Massimo Vincenti , Massimo Rotundo e Giancarlo Caracuzzo , “La luna nera”, rimasto inedito pure questo. Dal 1992 avevo lavorato di piu’ come pittore decoratore di discopub, ristoranti ed abitazioni private, attivita’ che mi facevano campare di disegno e di pittura, anziché di fumetti . Conobbi Marina Comandini che nel 1996 mi coinvolse nella realizzazione di un suo imponente progetto di decorazione di un ristorante gigante, che portammo a termine in un’estate. Esperienza per me formativa. Finii gli anni 90 iniziando ad esporre i miei quadri nelle gallerie d’arte, grazie all’interesse di Gianluca Marziani ed Antonio Arevalo, mantenendomi continuando a lavorare anche come pittore di scena per le scenografie di teatro e tv.
Marco: Come disegnatore ho cominciato molto presto, da ragazzino, illustrando i progetti editoriali di un mio maestro che raccoglieva fiabe e storie della Puglia, di cui era originario. Ha pubblicato tanti libri di illustrazioni con diversi autori, tra cui me (che ero copertinista).
L’attività vera è cominciata nel ’76 incontrando Stefano Tamburini a Radio Blu. Io già mi occupavo di attivismo e politica e disegnavo volantini e fogli informativi, e visto che gran parte delle riviste politiche che distribuivamo erano molto noiose ci siamo detti: perché non facciamo una rivista di movimento totalmente a fumetti? E così è nato tutto, è nata la rivista Cannibale. L’ho fatta con Tamburini e con Massimo Mattioli, che ho conosciuto al Politecnico mentre si organizzavano collettivi di fumettari e Stefano naturalmente voleva parteciparci perché si era innamorato di qualcuna, lui si innamorava sempre. Io invece non mi innamoravo, ma quagliavo (ride).
Il primo numero di Cannibale ha tutta una storia mitica che non si può raccontare. È stata addirittura disegnata direttamente sui fogli da architetto, fogli da lucido…per risparmiare. Abbiamo stampato la prima edizione in 300 copie. Ho fatto un paio di altri fumetti oltre alla Boccia Ernesta, che è contenuta in quel numero, ma non me li ricordo. Ho fatto più illustrazioni.

Prima pagina de Le avventure della Boccia Ernesta, il primo fumetto di Marco D'alessandro apparso su Cannibale 1
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Entrambi i vostri percorsi sono caratterizzati dall’avere incrociato le principali realtà alternative del momento e poi sparire per anni. Questa vostra storia per Čapek è una sorta di ritorno al fumetto per entrambi, dopo tanto tempo. Vi va di raccontarci di questo distacco e di questo ritorno?
Thomas: Nei primi anni Duemila diventai professore di tecniche decorative per corsi di formazione professionale, esperienza che mi fece capire di essere ancora giovane, avevo appena 30 anni, e qualche studente era piu’ vecchio di me. Cosi’ mollai e andai a fare il benzinaio abusivo per qualche mese per rinfrescarmi le idee, dopo di che andai un periodo ad Amsterdam lavorando come decoratore di un coffee shop e d esponendo quadri in sexy shop e in una bella galleria. Ma tornai a Roma mia e partecipai ai primi dibattiti al Forte Prenestino per l’ideazione del Crack Festival, pubblicai qualche vignetta per “Scarceranda 2005” e per “Par Condicio”, in quel periodo incontrai Dario Morgante che mi coinvolse per pubblicare un bell’articolo sui miei quadri su “Blue” e mi sottopose una sceneggiatura di una storia a fumetti che disegnai e Francesco Coniglio questa volta non si scordo’ di pubblicare. Da lì inizio’ un bel periodo di collaborazione con Dario su 6 o 7 fumetti e che si invento’ pure tra le mille cose, i libri della serie “101 cose da fare a ….”per la Newton Compton , ne illustrai una trentina, un lavoro di 5\6 anni per me. Ho pubblicato anche altri fumetti , uno scritto da Luca Vanzella, uno da Birambai , uno scritto da me, ci sono anche tre pagine a fumetti che ho realizzato per una rivista pubblicata nel basso Lazio. Poi i lavori da illustratore. Questa storia per “Capek” e’ il mio ennesimo “Ritorno al fumetto” che ogni tanto si ripresenta nella mia vita.
Marco: Il mio allontanamento è stato un poco simile al mio avvicinamento. È stato come dire causato da me, essenzialmente. A un certo punto della mia vita avevo messo su famiglia e avevo bisogno di guadagnare abbastanza, ero stato in Libia 2 anni nel deserto, poi in Mozambico, in Francia… ho girato spesso. A influire sicuramente è stata la rottura con Stefano , anche se non s’è mai capito in che termini. Da una parte abbiamo continuato a frequentarci, ma ormai lui era più vicino al giro di Bologna e a Tanino Liberatore.
Dopo ho smesso di disegnare e ho cominciato a scrivere e basta, perché mi ero preso un impegno con una serie di amici e compagni. Ho pubblicato una breve storia del ‘77 a Roma e ho avuto diversi contatti con i Situazionisti …tutte cose fatte negli anni ’80, fino a quando ho iniziato a lavorare per altri progetti. Facevo studi per il Ministero dell’Ambiente e dell’Economia per trovare finanziamenti utili ad adeguare le imprese alle nuove norme di tutela ambientale. Ho curato alcuni libri per le imprese, soprattutto ho fatto consulenza per tutto il Lazio perché lavoravo con la FederLazio. Poi è scoppiata la faccenda Mani Pulite e noi consulenti ci siamo bloccati, anche quelli che non avevano rubato niente come me. Io ho questo difetto: me la prendo in quel posto e niente… anzi, tra un po’ dovrete fare una raccolta fondi per il mio avvocato.

Marco Trash d'Alessandro ritratto da Simone Lucciola
Marco Trash d’Alessandro ritratto da Simone Lucciola

Com’è nata la vostra collaborazione e di cosa parla la storia realizzata per questo numero di Čapek ?
Thomas: Per la mostra celebrativa dei 40 anni della rivista “Il Male”, mi telefona Ivan Hurricane dicendomi che sarebbe sceso a Roma per qualche giorno. Ci incontriamo e mi racconta che lui, Michele Mordente e Simone Lucciola hanno contattato Marco “Trash” D’Alessandro un amico dei tempi d’oro di Stefano Tamburini nonche’ autore di un fumetto sul primo numero di “Cannibale”, per fargli realizzare un fumetto per “Capek” n.2. Mi unisco a loro incuriosito e la mattina dopo andiamo a casa di Marco che ci incanta raccontandoci la storia che avrebbe voluto realizzare e ci proietta in un sogno di un possibile Ranxerox reload , un filmone suggestivo che lui e solo lui che ha amato Tamburini come un fratello avrebbe potuto rivendicare il diritto di esprimere. E la questione era quella di riprendere il Rank di Tamburini in bianco e nero, il primo RankXerox. Sulla strada del ritorno Ivan, Michele e Simone mi dicono se la volevo disegnare io, visto che Marco aveva apprezzato i miei lavori che gli ho mostrato dal telefono.
Marco: Ci siamo trovati benissimo, sempre meglio. Più andiamo avanti e meglio andiamo. Noi siamo molto precisi, l’unico problema è che io sono azzoppato e mi muovo poco e non ho molti soldi a tempo pieno. Come Thomas, del resto. Solo che lui se li deve andare a guadagnare, mentre io ho il reddito di cittadinanza più l’invalidità civile perché ho un polmone solo.

Vi va di raccontarci il vostro metodo di lavoro? Sappiamo che ci sono stati diversi incontri e diverse riscritture prima della versione finale.
Thomas: Marco è diventato un amico in questo periodo di lavoro insieme. Ha riscritto la storia che ci aveva raccontato, ne ha immaginate altre cento, cambiava idea in corso quando stavo gia’ disegnando, ho lavorato con la suspense di chi non sa cosa c’è nella vignetta successiva. Alla fine ho lasciato tutto visibile:c’è un personaggio che prende 30 kg da una vignetta all’altra e così l’ho lasciato. Non me lo aspettavo, ma non ho mai proprio neanche osato immaginare di poter disegnare un fumetto di Rank , non me lo sarei mai immaginato forse neanche sotto peyote. La storia leggetela, non ve la posso raccontare a parole. Io ho provato coi disegni a visualizzare le idee di Marco.
Marco: Naturalmente siamo partiti da zero. Ci siamo visti e Thomas, gentilmente per i miei acciacchi è venuto sempre lui qua perché io non posso spostarmi. Ho buttato giù la storia e la sceneggiatura, però Thomas ha collaborato aggiungendo degli elementi a cui lui teneva molto ed io ci tenevo altrettanto perché mi piace molto come lui disegna e fa le cose. L’ultima volta che ci siamo visti, poco tempo fa, abbiamo deciso di lavorare in modo diverso. Io scriverò oltre al soggetto anche sceneggiatura più strutturata in vignette, in modo che lui possa lavorare anche più tranquillo. Thomas è anche molto critico sul suo lavoro: ad esempio dice che è una pippa a fare il lettering, ma invece va benissimo…io sono una vera pippa a fare il lettering!

Un’altra cosa che vi accomuna è la tendenza a frammentare il mezzo fumetto: sia la sceneggiatura di Marco che le tavole di Thomas sono costruite a pezzi realizzati in momenti diversi, una sorta di Frankenstein di disegni e suggestioni. Vi va di parlarcene?
Thomas: So bene che gli amanti del fumetto amano la tavola perfetta ma sinceramente imbastire una tavola quando non ho una sceneggiatura scritta sul marmo risulta difficile. Il Fumetto di “RankX” rispecchia il più fedelmente possibile il pensiero che Marco voleva che io realizzassi graficamente. Una specie di trailer di una storia omaggio all’opera di Stefano Tamburini. Ho disegnato vignette realizzate come disegni di diverse grandezze fatti in diverse giornate. Il tutto montato come tavola virtuale con Photoshop. Sara’ un “Effetto Frankestein” e allora rispondo : “Si puo’ Fareeee!”
Marco: Io sono kerouackiano nello scrivere, amo il flusso di coscienza, il rotolo sulla strada, non ci deve essere nessuna interruzione. Anzi, come dicevo allo stesso Thomas di recente, io in realtà sono ancora uno che segue i dettami di Black Mask, la rivista che ha lanciato scrittori come Dashiell Hemmett e Raymond Chandler e tutti i grandi giallisti degli anni ’30 e ’40.

Un’altra cosa che colpisce nella vostra storia, soprattutto nelle accurate inquadrature disegnate da Thomas, è la vostra profonda conoscenza di Roma: le sue architetture, le sue strade, le espressioni vissute dei passanti. Quanto è stato determinante la conoscenza di Roma per la realizzazione di questa storia?
Thomas: Questa città mi ha fatto nascere, mi ha nutrito e probabilmente mi ammazzera’ pure, ma la amo e cerco di conoscerla meglio che posso, anche per imparare qualcosa dalle opere d’arte delle quali è disseminata.
Marco: Thomas mi dovrebbe far conoscere il disegnatore Infidel, che è bravissimo e adatto all’idea che ho di Roma divisa in livelli. Mi serve visionare la pianta di Roma, perché la struttura del prossimo soggetto se non ho una pianta non la posso fare.

Schizzi preparatori di Thomas Bires 2
Schizzi preparatori di Thomas Bires

Qual è il vostro rapporto con il personaggio Ranxerox?
Thomas: Ho letto Rank Xerox e Ranxerox quando a 14 anni ne fui per la prima volta attirato, quando ero piu’ ragazzino erano fumetti che mi spaventavano. Ma poi fu amore. Ho amato le storie di Tamburini disegnate da lui con gli interventi di Pazienza e Liberatore piu’ di quelle a colori disegnate da Liberatore, anche se Liberatore è il piu’ dotato disegnatore dopo il Buonarroti, ne nasce uno ogni 500 anni. Tamburini era scrittore disegnatore pittore musicista grafico inventore di stili e fondatore di riviste mitologiche che hanno cambiato il giornalismo. Ancora in molti si ispirano alle sue opere, in moltissimi lo amano in tutto il mondo, viene ancora copiato saccheggiato e poco o niente celebrato.. Grazie a Tamburini l’Italia è diventata un paese che poteva finalmente parlare un linguaggio internazionale, rapportandosi ad un mondo che ci vedeva ancora inchiodati alla croce. Ho disegnato un’illustrazione con Rank e Snake Agent su “Matita a serramanico” di Michele Mordente per Stampalternativa nel 1996, e un’altra pubblicata su un numero di “Liberazione” del 2006 che è stata indicata come disegnata Da Steve Tamburo, che era uno degli pseudonimi di Tamburini.
Marco: Il mio rapporto con Rank Xerox è viscerale. Nel senso che io so tutti i particolari di come è nato… io lo voglio più politico e più religioso. La mia versione la penso come una continuazione di quello disegnato direttamente da Stefano negli anni ’70, e non di quello realizzato in coppia con Liberatore. Ed è una versione più politica e religiosa. Poi, se ci saranno problemi di copyright io il personaggio lo posso chiamare anche Pinco Pallino e mettergli un altro naso più arcuato, ma il concetto è lo stesso. Io e Stefano abbiamo discusso tanto durante la creazione del personaggio negli anni ’70. Ricordo anche come venne fatta la storia con tutti gli sfondi della metropolitana, sfondi fotografici, fatti nella metropolitana di Milano da un amico che lavorava all’ATM di Milano. Andrea (Pazienza) era a Milano con noi e doveva consegnare la copertina del nuovo disco della Premiata Forneria Marconi (“Passpartù”). Stefano chiede a Paz di rifilare il disegno originale di copertina, prende il taglierino, ferma con una mano il foglio e… zadadan…si sbraga il dito! (ride) Ancora, e io lo so, posso dirti che si vedono delle piccolissime macchioline di sangue di Stefano Tamburini sulla copertina della PFM disegnata da Pazienza. Sembra una notizia da Settimana Enigmistica, ma è vero.

Trash, Simone Lucciola e Hurricane stringono l'accordo per Capek 2 - foto di Costanza Fraia
Trash, Simone Lucciola e Hurricane stringono l’accordo per Capek 2 – foto di Costanza Fraia

Progetti futuri? 
Thomas: Vivo nel presente, l’ultima volta che ho progettato qualcosa sono finito all’ospedale
Marco: Coincidono con quelli di Thomas. Mi piacerebbe fondare una nuova rivista a fumetti tutti assieme.

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