Caliban: Ennis e l’horror claustrofobico nello spazio

Sci-fi, tensione e minacce aliene nella nuova miniserie di Garth Ennis, una storia di pura claustrofobia spaziale per Avatar Press.

Caliban: Ennis e l’horror claustrofobico nello spazio è uno di quegli sceneggiatori la cui percezione è immediatamente associata ad alcuni titoli della sua carriera (Preacher, Punisher e la sua run su Hellblazer su tutto) e alla sua irriverenza e voglia di dissacrare con dialoghi e personaggi come Facciadiculo di Preacher, Cazzocavallo in Crossed o il Saldacani dal SixPack di Hitman.

Collegamento automatico che spesso fa dimenticare il fatto che stiamo parlando di uno sceneggiatore che nella sua carriera è stato capace di toccare quasi tutti i generi narrativi del fumetto “popolare”, regalandoci come minimo ottimo intrattenimento, diverse perle e un discreto numero di buone storie. E in una carriera prolifica come la sua parliamo di una media piuttosto alta.

Con una netta predilezione per le storie di guerra e il west, un certo gusto per il grottesco e l’irriverenza di cui sopra, Ennis ha però la capacità di sapersi “dosare” e adattare. Non è la prima volta che l’autore irlandese affronta la fantascienza: tralasciando le varie derive supereroistiche più sci-fi che ha affrontato qui e lì (come Authority o Judge Dredd), ha ad esempio scritto l’ottima miniserie di sette numeri che ripropone e celebra un eroe classico della fantascienza inglese, Dan Dare  (se vogliamo una sorta di versione brit di Buck Rogers), e lo ha fatto senza snaturare il suo stile né il personaggio.

Con la miniserie Caliban, realizzata per con i disegni di Facundo Percio, questa volta Ennis si confronta con uno di quei luoghi di confine dove generi differenti si fondono tra loro. Tecnicamente parliamo di quello che oggi potrebbe ormai essere definito un genere a sé stante, anche se una definizione precisa ancora non esiste. Si tratta dell’ “horror claustrofobico nello spazio”, un tipo di storia che coniuga tematiche sci-fi e orrorifiche con un gruppo di character intrappolato in una nave spaziale o in una base di qualche tipo. Un genere molto caro al cinema, con alcuni capisaldi come Alien e La Cosa di John Carpenter, e numerose altre incursioni: da Pandorum a The Cube, da Fantasmi da Marte (l’assedio è un tema molto caro a Carpenter) a Punto di non ritorno (Event Horizon).

La nave Caliban è una nave mineraria in viaggio alla ricerca di pianeti da cui estrarre materiali utili per la Terra. L’equipaggio è composto da trenta membri operativi e alcune decine di minatori in stasi. Nel momento in cui la nave effettua un salto attraverso il “warp” si ritrova fusa ad una nave aliena. Solo dodici sono i superstiti umani all’incidente, che si attivano immediatamente per riuscire a mantenere operativi i sistemi di sopravvivenza della nave e per cercare di recuperarne la capacità di viaggiare. Ma la vera minaccia è costituita da un intruso , che ha sterminato l’equipaggio della nave aliena e che inizia ora ad attaccare i sopravvissuti della Caliban.

L’atmosfera, la costruzione della tensione, i colpi di scena, le idee e i personaggi funzionano e lavorano molto bene tra loro, portando avanti una storia intrigante e dal ritmo incalzante. Se un certo tasso di “scurrilità” alla Ennis è presente nei dialoghi, anche se estremamente congruente ai personaggi e quindi mai sopra le righe o con il solo intento di scandalizzare, per il resto lo scrittore irlandese modera le sue derive preferendo dinamiche e atmosfere più adatte ad una storia simile.

Caliban: Ennis e l’horror claustrofobico nello spazioCome capita spesso in questo genere di storie uno dei talloni d’achille sono i cosiddetti “spiegoni”, necessari soprattutto per esporre al lettore alcuni passaggi e la natura di alcuni avvenimenti e creature. Garth Ennis li traduce in dialoghi – suo punto di forza – a cui cerca di dare una certa dinamicità riuscendo a non renderli un appesantimento della lettura e nemmeno qualcosa di troppo “scollato” o posticcio: ciò nonostante il fumetto resta a tratti verboso, con numerose tavole in cui i baloon si prendono molto spazio.

Assieme ai temi cari a Ennis, come la disamina psicologica dei personaggi e l’esplorazione dei lati più oscuri della natura umana – nonostante il contrappunto di qualche personaggio che ne incarna invece gli slanci più nobili – troviamo un’inaspettata, impacciata e molto dolce storia d’amore e qualche critica ambientalista.

Sul fronte violenza ed efferatezza, altro elemento distintivo dello scrittore irlandese, di certo non c’è carenza nè manca qualche invenzione, perfettamente adeguata e in linea con il racconto. In definitiva siamo perfettamente nei canoni di questo genere ibrido, con qualche intuizione interessante, senza spingerci però nell’eccezionale.

Per qunto riguarda i disegni, Avatar Press ci ha abituato da tempo ad una serie di disegnatori senza particolari guizzi o grandi peculiarità, offrendo un disegno classico, un poco didascalico sulle figure umane (a volte persino leggermente piatto sui visi) e che offre il meglio su creature e veicoli. C’è da dire che ammirando le cinque pagine di sketch di Percio alla fine del volume, viene il sospetto che il suo lavoro possa essere stato penalizzato dall’inchiostrazione (opera di Sebastian Cabrol) e dai colori di Henan Cabrera, anche questi molto didascalisci: non brutti, ma decisamente monocordi.

In definitiva Caliban è una miniserie di buon intrattenimento, raccomandata agli amanti del genere e agli appassionati di buone storie di tensione.

Abbiamo parlato di:
Caliban
Garth Ennis, Facundo Percio
Traduzione Fabio Gamberini
Panini Comics, Agosto 2017
176 pagine, brossurato, colori – 17,00 €
ISBN: 9788891228468

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