Bricòla 2019: intervista a Enrico Pierpaoli di Wasabi Gummybears

Bricòla 2019: intervista a Enrico Pierpaoli di Wasabi Gummybears
A Bricòla 2019 abbiamo intervistato Enrico Pierpaoli, che ci ha parlato delle sue strisce a fumetti che dal web sono arrivate in una autoproduzione cartacea: “Wasabi Gummybears”.

Nato a Fossombrone nel 1988, Enrico Pierpaoli ha studiato fumetto alla Scuolacomics di Jesi e illustrazione all’Isia di Urbino.
Nel 2015 si trasferisce a Bologna, dove lavora come colorista, illustratore per l’editoria scolastica e la narrativa per ragazzi (Astorina, Eli Edizioni, Mondadori, HOP! Edizioni).
Dal 2017 pubblica online il webcomic Wasabi Gummybears e collabora con l’associazione Slowcomix.

Abbiamo incontrato Enrico sabato 30 marzo a 2019, il festival del fumetto autoprodotto che si svolge ogni anno all’interno del WOW Spazio Fumetto di Milano.

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Ciao Enrico, e grazie per la tua disponibilità.
Cosa caratterizza e cosa esprime il progetto Wasabi Gummybears?
Esprime un contrasto, che è rispecchiato appunto dal titolo: cosa c’è di più opposto del wasabi e degli orsetti gommosi?
Si chiama così perché le storie, a dispetto di un disegno molto “puccioso” e “caramelloso”, hanno un umorismo un po’ traumatico, provocano cioè lo stesso effetto che può dare il wasabi quando lo mangi per la prima volta.
Sono fumetti che fanno ridere ma a volte possono essere anche molto piccanti e come argomento principale trattano soprattutto di disagio: disagio giovanile e senile, ma anche derivato da avventure amorose e altre situazioni.

Riferimenti pop e comicità graffiante: come si coniugano questi due elementi, e come si elude il rischio di banalità in un periodo in cui la pop-culture è terreno fertile anche per il fumetto mainstream?
È molto difficile non scadere nel banale, proprio perché al giorno d’oggi si attinge alla cultura pop in tutti i modi, dal fumetto al cinema.
Per quanto mi riguarda, se mentre chiacchiero con gli amici o con la fidanzata o mentre sto passeggiando per conto mio mi viene in mente qualcosa che mi fa ridere da solo all’improvviso, allora quell’idea può funzionare.
Solitamente, poi, parlandone con gli altri ho modo di testare quella gag particolare e vedere se effettivamente è valida in generale.

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Che tipologie umane rappresentano i personaggi che popolano le tavole e le strisce che pubblichi? E da dove arriva l’ispirazione per le scene descritte?
Attingo certamente dalla mia vita e soprattutto dai viaggi mentali che faccio anche partendo da una esperienza banalissima, arrivando a pensieri assurdi ed esagerati.
Un esempio è la mia storia del ragazzo che entra in fumetteria ma, non avendo i soldi per acquistare quello che vuole, arriva a ingaggiare una lotta in stile Dragon Ball con il commesso: molte persone mi hanno detto che si sono riconosciute in quella situazione e li ha divertiti il paradosso che ci ho costruito sopra.
Sono momenti che mi confortano perché riconosco che le mie esperienze sono comuni anche ad altri, e inoltre mi fa piacere vedere che diversi lettori ci si rispecchiano e possono riderne (o piangerne, a seconda del tono della storia).

Ringraziamo Enrico per il tempo dedicatoci.

Intervista realizzata dal vivo a Bricòla 2019

Le foto a corredo dell’intervista sono di Amedeo Scalese.

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