Black Paradox: usare la morte per affrontare la vita

Black Paradox: usare la morte per affrontare la vita
Star Comics porta in Italia una nuova opera di Junji Itō, che riesce a scavare nell'animo umano attraverso l'orrore, il soprannaturale e un tocco di fantascienza, analizzando un apparente abisso senza fondo.

Black Paradox è il nuovo volume del maestro dell’horror giapponese Junji Itō, pubblicato da all’interno della collana Umami.

La storia racconta di quattro persone che, conosciutesi sul sito di suicidi chiamato Black Paradox, decidono di incontrarsi per morire insieme. I loro nickname sono Marceau, un’infermiera molto ansiosa; Pidan, uno studente di ingegneria che ha creato un robot identico a lui; Rosetta, affetta da una malattia che la sfigura, e Tableau, perseguitato dal suo doppelgänger.
I quattro sembrano avere motivazioni differenti, ma in realtà le loro pulsioni di morte sono legate da un filo conduttore e la scoperta di una verità sconvolgente fa lentamente scivolare tutta la vicenda verso meandri oscuri e insondabili.

Come ci ha spesso abituato, Itō riesce a trattare molte tematiche nelle sue opere e questa non fa eccezione. In primo luogo, descrivendo un’umanità abietta, squallida e pronta ad approfittare di qualsiasi mezzo per raggiungere i propri scopi, sfruttando cose e persone.

I potenti sembrano essere addirittura disposti a prosciugare le risorse provenienti da un altro mondo per assicurarsi ancora più controllo, ma anche Tableau e Rosetta rivelano quell’inclinazione, pronti ad abbandonare l’idea del suicidio per vendere a caro prezzo le pietre che vengono dall’aldilà. La manifestazione suprema di questa tendenza è però personificata nel dottor Suga, un uomo che trama nell’ombra e spinge nell’oblio, sia in senso metaforico che figurato, chiunque cerchi di ostacolarlo, presentandosi come un personaggio privo di morale e svuotato di sentimenti, una sorta di epitome degli arrampicatori sociali.

In secondo luogo, intersecando il tema della morte con quello del doppio: il vuoto interiore può causare sì il suicidio, ma il confronto con un altro sé, sconosciuto e oscuro, è molto più carico di criticità, che possono portare verso una strada dalla quale sembra non esserci ritorno e che conduce a esplorare i lati più sordidi della propria anima. Che sia attraverso uno specchio, come nel caso di Rosetta che vede una se stessa a volte più bella a volte orribile, o un copia-plagio creata artificialmente e che surclassa l’originale in ogni campo, come nel caso di Pidan, il confronto con il doppio risulta annichilente, rompendo l’equilibrio tra realtà e finzione. Una nota negativa può essere espressa riguardo al trattamento della tematica del suicidio: la questione è posta inizialmente in rilievo dall’autore, tanto da sembrare il perno attorno al quale girerà la storia, salvo poi venire accantonata per sviluppare una trama che ha preso il sopravvento.

Infine, l‘aldilà visto contemporaneamente quale mondo luminoso e orrore oscuro, le cui entrate sono portali di carne, è la rappresentazione dell’inconoscibile e di come l’uomo sia sempre pronto a sfidare i propri limiti, non per nobili ideali, ma per l’arricchimento, nonostante questo possa portare a catastrofiche e irreparabili conseguenze.

Le due storie in appendice, La leccatrice e Un padiglione grottesco, di cui la seconda a colori, sono classiche e efficaci storie orrorifiche che ampliano il parco d’invenzioni grafiche dell’autore.

I disegni puliti esplodono nel tratteggio delle visioni create dalla matita e dal pennino di Itō. I movimenti eleganti e i gesti sottili delle persone normali vengono contrapposti a quelli grotteschi e eloquenti dei mostri generati dalle trasformazioni fisiche e mentali.

Presente poi la costante contrapposizione tra eros e terrore, soprattutto nella raffigurazione di donne sensuali, misteriose e sempre ad un passo dal baratro della follia. Inoltre non mancano i riferimenti visivi al cinema, da The Ring di Nakata ai body-horror di Cronenberg: non è un caso infatti che, come precedentemente accennato, i portali verso l’aldilà siano legati al corpo di alcuni personaggi, rimarcando l’importanza di una fisicità esplorabile fino ai limiti del possibile e anche oltre.

Black Paradox è quindi un volume in cui l’autore usa l’orrore, la fantascienza e un tocco di paranormale per parlare dell’umanità tutta e delle sue bassezze, anche di fronte a un universo impossibile che si apre a visioni impensabili e infernali.

Abbiamo parlato di:
Black Paradox
Junji Itō
Traduzione di Ernesto Cellie e Chieko Toba
Star Comics, gennaio 2019
248 pagine, bianco e nero, brossurato – 15,00 €
ISBN: 9788822612304

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