Bitter Root: tra etnogotico, horror e radici (del razzismo)

Bitter Root: tra etnogotico, horror e radici (del razzismo)
Con Bitter Root, David F. Walker unisce le forze con Chris Brown e Sanford Greene per raccontare una storia d’avventura tutta afroamericana, tra etnogotico, riflessione sociale e un po’ di sana azione esoterica.

BitterRoot_Cover1920. Nel pieno del Rinascimento di Harlem, la famiglia Sangerye, esperta di occulto e da sempre nemica delle tenebre, si impegnano per proteggere il quartiere e il mondo intero dalla minaccia dei Jinoo, esseri mostruosi che una volta erano umani. All’orizzonte si staglia però un’altra, ben più pericolosa minaccia, quella degli Inzondo . Per fermarla la famiglia deve ricomporre le proprie fratture interne e riconciliare antichi dissapori.
Questa, in breve, la sinossi di Bitter Root, serie creata da David F. Walker, Chris Brown e Sanford Greene e che sta raccogliendo i favori di pubblico e critica d’oltreoceano, aggiudicandosi ben due nomination consecutive agli Eisner Awards (come miglior nuova serie nel 2019 e come miglior ongoing nel 2020) e venendo opzionata per una trasposizione cinematografica prodotta da Ryan Coogler. Quali sono allora gli elementi che ne hanno determinato un tale successo?

Bitter Root è prima di tutto un fumetto dalla grande qualità narrativa, divertente ed emozionante: i tre autori sanno miscelare abilmente elementi più disparati, dall’horror allo steampunk, dallo sci-fi all’action puro, saldando tutto su una solida base di tradizioni e immaginario etnico che si ricollega perfettamente alle correnti dell’etnogotico e dell’afro-fantascienza. I protagonisti della storia, vera forza di un fumetto la cui trama non è particolarmente originale, sono tutti personaggi di colore che si distinguono per la loro voce e le loro caratteristiche peculiari. Ma Etta, la matriarca di famiglia, ricorda le tipiche sciamane vodoo di New Orleans, il look steampunk di Ford e Enoch si tinge di Blaxploitation, una sorta di incontro tra Van Helsing e il soul di Harlem mentre il personaggio di Berg rammenta l’eleganza, a tratti pomposa, di Bestia degli X-Men. A completare questo gruppo ci sono Cullen, un ragazzo remissivo che richiama per modi e abiti gli adolescenti dell’epoca, e la forte e risoluta Blink.

Bitter-Root1È un cast di personaggi ben assortito, che non costituisce una galleria di clichè che richiamano alla cultura nera, ma che la omaggiano e la ampliano assorbendo elementi esterni, dal fumetto supereroistico a quello più gotico ed esoterico (in particolare Hellboy), oltre a riflettere anche sul concetto di famiglia e dei rapporti tra i suoi membri. Se Chuck Brown e David Walker sono bravi sia a far trovare ai personaggi una loro voce, che a mostrarne forze e debolezze, riuscendo addirittura a farli evolvere in un solo volume senza forzature, è soprattutto il character design di Sanford Greene a colpire nel segno.

La cura per i dettagli dell’epoca e per quelli più futuristici, l’attenzione agli ambienti e alla ricostruzione storica, l’estrema verosimiglianza di volti e gestualità tipiche della cultura nera pur in un contesto prettamente cartoonesco, danno al fumetto una marcia in più e un look accattivante (anche grazie ai alla pallette variegata, fatta di colori cupi ma caldi di Greene e Rico Renzi). Anche la capacità di storytelling di Greene rende il fumetto veloce e grintoso: le inquadrature sbilenche, l’abbondanza di linee cinetiche, le anatomie esagerate per dare quanta più dinamicità possibile ai corpi e l’uso di tante soluzioni diverse per la suddivisione della tavola, fanno di Bitter Root un fumetto d’azione spassoso e divertente. Al tempo stesso, Greene riesce ad interpretare bene le intenzioni degli sceneggiatori quando si tratta di rallentare il ritmo per focalizzare l’attenzione sui dialoghi, sulle espressioni più profonde e drammatiche.

Bitter Root non è solamente un fumetto horror-gotico d’azione, ma riesce sapientemente ad armonizzare in sé riflessioni su tematiche quali razzismo, le condizioni dei quartieri di periferia e gli strascichi dell’odio. In questo senso, David F. Walker (forse proprio grazie a Brown e Greene) raggiunge un maggiore equilibrio nel trattare queste tematiche rispetto ad altre opere con simili elementi, quali Nighthawk o Luke Cage per la Marvel, riuscendo a centrarle senza divagare dalla narrazione principale. I tre autori, in poche pagine, mostrano la brutalità della polizia, il Ku Klux Klan e richiamano vari episodi della tragica storia della comunità afroamericana.
Tutto questo viene trasformato in vivida metafora sia dai Jinoo che dagli Inzondo, che altro non sono che esseri umani nati da sentimenti che creano scontri nella nostra società: se i primi sono bianchi transfigurati dall’odio razziale, i secondi sono trasformati in mostri in seguito alle sofferenze subite e alla voglia di rivalsa. In questo senso, le figure dei due nemici principali di questo volume, il Dottor Sylvester e Miss Knightsdale, pur non venendo caratterizzati in maniera approfondita, riescono comunque a configurarsi come figure tragiche, sopravvissute al massacro di Tulsa (evento ripreso di recente anche nella serie televisiva Watchmen) e trasformate in mostri dal loro dolore e dalla loro sete di vendetta.

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Questo tema dell’odio che genera odio, qui accennato insieme a tanto altro, è sicuramente un elemento che deve essere affrontato ancora nei prossimi capitoli per elevare ancor di più la complessità e il peso della storia.A completare il volume, oltre a una serie di studi preparatori dei personaggi, una ricca raccolta di saggi (comparsi già in appendice alle singole issues) di accademici e scrittori su vari temi riguardanti la cultura dei neri americani, dal “Rinascimento di Harlem” all’Etnogotico. Anche questo fa di Bitter Root un fumetto forse unico nel suo genere, capace di usare vari stilemi della cultura pop e di intrattenimento per affrontare problemi sempre attuali. Forse mai come oggi.

Abbiamo parlato di:
Bitter Root vol. 1 – Family Business
David F. Walker, Chuck Brown, Sanford Greene, Rico Renzi
, 2019
160 pagine, brossurato, a colori – 16, 99 $
ISBN: 978-1534312128

 

 

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