Basquiat: i colori dell’arte

Basquiat: i colori dell’arte
Paolo Parisi realizza per Centauria Libri un ritratto a fumetti di Jean-Michel Basquiat che privilegia la forza, l'immediatezza e il trasporto della sua espressione pittorica come chiavi di lettura della creatività dell'artista.

j.m.1_Recensioni A  trent’anni dalla scomparsa di Jean-Michel Basquiat, gli dedica un interessante biopic fumettistico che intende porsi in collegamento con gli altri lavori simili dell’autore dedicati a figure del jazz quali Billie Holiday e John Coltrane, tracciando un fil rouge tra le arti. Parisi articola la biografia del writer e pittore statunitense in  quattro capitoli, altrettante tappe della sua carriera artistica, che l’autore stesso chiarisce nel prologo dell’opera.

Punto di partenza è  The Radiant child, l’articolo uscito su Artforum nel 1981  a firma di Renè Ricard che lanciò la carriera pubblica di Basquiat. Infatti, l’inizio della sua esperienza artistica fu segnato da una serie di graffiti urbani per cui divenne noto come SAMO (Same Old Shit), e Ricard gli attribuì il merito, insieme ad altri artisti come Keith Haring, di aver reso i graffiti una vera e propria forma d’arte. Jean Michel Basquiat morì all’età di 27 anni, ma ebbe un percorso artistico intenso e produttivo che lo portò a toccare vertici di grande fama e popolarità, a collaborare con galleristi newyorkesi e a inserirsi in un circuito che lo portò a diventare il pupillo di Andy Warhol e a realizzare mostre in tutto il mondo.

ny3_Recensioni Parisi mette insieme  i documenti, le polaroid, la costruzione delle pagine di un diario fittizio dello stesso Basquiat, nonché diverse voci narranti, oltre a quella dello stesso protagonista, persone che strinsero legami con lui e che contribuiscono a crearne un’immagine. Tutto ciò è finalizzato a ricostruirne la personalità, la vita, le amicizie e le connessioni artistiche. Ma senz’altro quello che produce un impatto più forte sul lettore è la scelta di privilegiare i colori primari, sfruttati nelle loro tonalità più accese, attraverso una giustapposizione di cromatismi di intensità forte e vivace, utilizzando un disegno netto e sintetico. L’atmosfera della New York degli anni ’80, delle sue strade caotiche, percorse dalle luci delle insegne al neon, delle auto, dei cartelloni pubblicitari è quella in cui il lettore è calato e in cui l’artista cresce, subendone stimoli e influenze.

Da un lato il lavoro di Basquiat è il riflesso di quest’ambiente culturale, delle influenze del segno di artisti come Cy Twombly e Jean Dubuffet e della popolarità di Andy Warhol, dall’altro è la conseguenza di una personalità tormentata, ambiziosa, in continuo conflitto con il colore della sue pelle, diviso tra l’amore per la sua città e la perenne sensazione di sentirsene tradito. Gli ultimi anni della sua vita, infatti, rivelano la difficoltà di essere un artista nero e il desiderio di non voler essere additato come tale, insieme al ricorso sempre più assiduo alla droga e alla conseguente perdita di fama nell’ambiente del mercato delle gallerie. L’ultimo capitolo del libro è Riding with death, l’ultimo dei quadri dipinti dall’artista,  in cui il suo segno diviene estremamente scarno, inquieto e sembra prefigurare la sua tragica fine.

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Parisi si inserisce in una folta schiera di ricostruzioni della biografia di Basquiat,  sia attraverso film che libri, ma con questa graphic novel riesce a suggerire, attraverso la forza dei contenuti visivi, la straordinarietà di quest’artista, vissuto così poco eppure capace di realizzare opere di estrema originalità e sapienza, e contemporaneamente, di rendere visibili le contraddizioni della società americana.

Abbiamo parlato di:
Basquiat
Paolo Parisi
, 2018
124 pagine, cartonato, colori – 19,90€
ISBN: 9788869213861

 

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