William Steig: riscopriamo un genio della letteratura per l'infanzia

William Steig: riscopriamo un genio della letteratura per l’infanzia

La narratologia utilizza il termine tedesco spannung, un sostantivo femminile che significa letteralmente “tensione”, per indicare un momento di massimo pathos – di solito preceduto da diverse peripezie e seguito dallo scioglimento finale – in cui l’azione culmina con un colpo di scena. Nelle opere di William Steig il lettore si trova a vivere pienamente questa spannung come una esperienza emotiva dal fortissimo impatto, molto simile alle sensazioni che solo le fiabe sanno far riemergere dall’inconscio più profondo, ed è di certo questa la caratteristica più importante dei suoi albi.

Autore di numerosi capolavori della letteratura illustrata americana, conosciuto dal pubblico italiano grazie all’adattamento cinematografico del suo racconto Shrek!, William Steig già nel 1969 si distingue realizzando Silvestro e il sassolino magico (Sylvester and the Magic Pebble), opera che l’anno successivo gli permette di vincere la prestigiosa Caldecott Medal. Nel suo discorso di ringraziamento in occasione del ritiro del premio afferma di essere stato fortemente influenzato dal Pinocchio di Carlo Collodi durante la stesura del suo lavoro. Nonostante il dichiarato debito verso il grande scrittore italiano, il suo racconto viene pubblicato nel nostro paese per la prima volta solo nel 2006 da Mondadori in una brossura poco invitante adatta ai primi lettori autonomi. Bisogna aspettare il marzo 2017 per vedere tornare l’opera sugli scaffali delle librerie grazie a Rizzoli nella splendida veste di albo illustrato dal formato arioso e quadrato.

Silvestro Somarelli, giovane asinello che ama collezionare sassi di forme e colori strani, un giorno trova un sassolino magico al quale può chiedere tutto ciò che desidera. Emozionato dall’insolita scoperta e impaziente di condividerla con i suoi genitori, si dirige verso casa ma lungo la strada incontra un leone affamato: terrorizzato dalla bestia feroce, chiede alla pietruzza di trasformarsi in un sasso per evitare di essere sbranato. Si scoprirà in seguito che il sassolino magico funziona solo se a diretto contatto con la persona che esprime il desiderio e così il povero Silvestro, impossibilitato al movimento, non riesce più a riprendere la sua forma originale, almeno fino al giorno in cui, per magia, tutto si risolverà. Chi non ha desiderato di poter realizzare immediatamente i propri sogni? Chi non è mai rimasto pietrificato dalla paura e si è sentito impotente? E chi non ha mai fatto preoccupare i propri genitori? L’immedesimazione con Silvestro risulta empatica nel modo più naturale possibile ed è questo ciò che rende il racconto tanto potente.  La storia dell’asinello Silvestro comincia in maniera lineare e ordinata, molto descrittiva, persino lenta; poi, intorno alla metà, il ritmo aumenta gradualmente dando avvio a un vertiginoso climax ascendente. Senza nemmeno rendersene conto, il lettore si trova a voler correre rapido verso il finale perché incapace di arrendersi alla sorte apparentemente senza scampo del dolce protagonista. Lo scioglimento finale è catartico e giunge come l’arcobaleno dopo la tempesta. Dal punto di vista della composizione grafica, le illustrazioni sono inserite in riquadri dagli angoli smussati e corredate dalle didascalie su sfondo bianco posizionate al di sopra o al di sotto delle immagini mentre lo stile è quello vintage americano, dal gusto inconfondibilmente anni Sessanta.

La recente uscita di Silvestro e il sassolino magico ha dato il via al recupero delle altre imperdibili opere dell’autore, tra cui Amos e Boris, appena arrivato nelle librerie. Originariamente scritto da Steig nel 1971, il racconto presenta numerose analogie con quello di Silvestro, a partire dalle caratteristiche narrative e tematiche: un inizio mite e sereno, la natura che immobilizza i protagonisti mettendoli in difficoltà, un doppio colpo di scena e un finale tenero e commovente. Il tema dell’albo è quello dell’amicizia, del legame inaspettato che si crea tra il topolino Amos, piccolo marinaio pronto a solcare l’oceano, e Boris, una grande balena dall’animo buono che sta viaggiando verso la Costa d’Avorio per partecipare al raduno delle balene dei sette mari. Si aiuteranno l’un l’altro con gentilezza e coraggio, superando i propri limiti, imparando ciò che significa volersi bene quando si è diversi e lontani. 
Infatti, anche la diversità è un concetto centrale dell’opera: il minuscolo topolino e la gigantesca balena sanno subito trarre vantaggio dalle loro differenze e allo stesso modo imparano presto a comprendere che essere dissimili è sempre una ricchezza. Sul piano grafico, ciò che colpisce al primo sguardo è il colore dominante del verde acqua, una tonalità placida e tenue che accompagna il lettore e lo aiuta a immergersi nella storia. Come in Silvestro e il sassolino magico, anche qui il testo rimane sullo sfondo bianco, ben separato dalle illustrazioni quadrate o tondeggianti. A questa regola c’è una sola, brillante eccezione nell’emozionante doppia pagina dove la furia del tornado Yetta travolge Boris, in cui le parole divengono un tutt’uno con l’immagine.

Dopo aver finalmente potuto godere delle traduzioni italiane di questi due capolavori, entrambe a cura di Mara Pace, non resta che augurarsi che Rizzoli continui a pubblicare tutto ciò che i nostri lettori non hanno ancora potuto conoscere di questo autore e di cui, soprattutto, non hanno ancora avuto la possibilità di innamorarsi.