Un omaggio a una grandissima scrittrice per l'infanzia: Christine Nöstlinger

Un omaggio a una grandissima scrittrice per l’infanzia: Christine Nöstlinger

A fine giugno ci ha lasciato Christine Nöstlinger. Vogliamo ricordare la sua figura di geniale scrittrice per l’infanzia con un articolo dedicato al suo capolavoro per eccellenza: Il bambino sottovuoto, scritto nel 1975 ma edito da Salani solo nel 1990 nella storica collana Gl’istrici.

Descrivere Il bambino sottovuoto di Christine Nöstlinger, cercando di rendere giustizia alla sua genialità, è un’impresa molto difficile: l’ironia, la sovversione, l’originalità che lo caratterizzano sono così vivaci da elevarlo a vero e proprio classico della letteratura per l’infanzia, unico nel suo genere. Questo romanzo è un inno all’anarchia, è antipedagogico, capovolge gli stereotipi, fa riflettere i piccoli lettori sull’importanza di esprimere la propria natura e fa ragionare i grandi lettori sul concetto di perfezione, che fortunatamente non esiste e se pure esistesse sarebbe terribilmente noiosa.

Per apprezzare la particolarità di questo romanzo dobbiamo, innanzitutto, fare conoscenza con la protagonista, la signora Berta Bartolotti. Berta è un’eccentrica donna che vive da sola dopo che il marito se n’è andato – come dice lei, per niente afflitta – «a casa del diavolo». Non ama né regole e convenzioni né dedicarsi alle faccende domestiche; per lavoro intreccia tappeti, si trucca e si veste in modo vistoso, non sa nulla di bambini e ha un unico, grande vizio: le vendite per corrispondenza. Così, un giorno, si vede recapitare un pacco enorme – che non ricorda di avere ordinato – e che contiene un barattolo di vetro gigante. Berta è curiosa e lo apre subito: ne salta fuori una specie di nano, tutto grinzoso e rugoso. Ma seguendo le istruzioni allegate, e versandogli in testa l’apposita soluzione nutritiva, l’omino orripilante si trasforma in un meraviglioso bambino di sette anni, biondo e riccioluto.

Marius, questo è il suo nome, è il bambino sottovuoto, il vero protagonista del romanzo. È stato creato, costruito e programmato presso la Fabbrica, un’azienda che fornisce su commissione figli perfetti a chi li richiede. Marius si esprime solo in maniera corretta, non dice mai parolacce, è rispettoso, gioca nel suo angolino senza disturbare, è impeccabile a tavola – ama addirittura le verdure! –, non contesta mai il volere degli adulti e diventerà ben presto il primo della classe. Insomma, Marius è esattamente il ragazzino che ogni genitore vorrebbe come figlio.

Pagina dopo pagina, la signora Bartolotti si affeziona a Marius sempre più, rimanendo però molto a disagio nei confronti della sua perfezione. Lei, infatti, con i suoi orari sballati, il suo cibo zuccheroso, i suoi vestiti sgargianti, i suoi sigari e i bicchierini di whisky crea uno spassoso contrasto in cui è l’adulto, e non il bambino, a essere anarchico e fuori dagli schemi. Nonostante questa diversità, il rapporto tra Marius e Berta è speciale, insieme formano una famiglia. E non soltanto: il bambino stringe anche amicizia con Egon, il farmacista, e con la ragazzina del piano di sotto, la simpatica ed energica Kitti, che lo difende con coraggio e tenacia da tutte le angherie dei compagni di scuola.

Il momento saliente del romanzo giunge verso il finale, quando la signora Bartolotti riceve una raccomandata in cui le viene annunciato che la Fabbrica si è accorta di un errore con il recapito del prodotto e lo rivuole indietro per spedirlo ai legittimi proprietari. C’è solo un piano da attuare per risolvere il problema: se il bambino desiderato è quello perfetto basterà far allontanare il più possibile Marius dalla sua impeccabilità. E sarà Kitti ad assumersi l’incarico di un’esilarante ri-educazione “al contrario” grazie a lezioni di maleducazione, ribellioni e capricci.

Come abbiamo già evidenziato in questa vicenda Marius rappresenta il bambino perfetto e senza difetti, il figlio che tutti vorrebbero avere; ma Berta Bartolotti si affeziona a lui non perché ubbidiente, ma semplicemente perché è un bambino dolce e desideroso di affetto che prova per la stravagante ed eccentrica donna un amore totale e sincero. È qui, a mio avviso, che si nasconde la purezza del romanzo, oltre che una critica spietata verso la tendenza dei genitori ad “adultizzare” i bambini, a non rispettare la loro natura infantile (ovvero la vivacità, la sperimentazione di comportamenti, la ribellione), talvolta con danni irreparabili allo sviluppo della fantasia. In poche parole, Il bambino sottovuoto è un inno alla libertà di essere bambini, in barba a ogni vincolo e costrutto pedagogico.

Come spesso accade nella letteratura nordica, le figure femminili, in questo caso Berta e Kitti, sono figure forti, complesse, tenaci, anticonvenzionali, un esempio per tutti i piccoli lettori. Un altro carattere tipico della letteratura nordeuropea è la rappresentazione dignitosa dell’individuo-bambino in quanto bambino, con un rispetto e una stima che sono difficili da trovare altrove.

Le avventure di Marius, inoltre, scatenano una complessa riflessione etica sull’intelligenza comportamentale ed emotiva. Infatti, il bambino è stato programmato per ubbidire e quando la maestra ordina ai ragazzini di non suggerire ai compagni durante la verifica lui nega l’aiuto a un suo compagno in difficoltà. Sicuramente un passo che potrebbe scatenare domande e dubbi costruttivi nei piccoli lettori: è giusto non aiutare un amico perché l’ha detto la maestra? È giusto fare la spia? È corretto vendicarsi per non essere stati aiutati? Le regole sono sempre valide in ogni contesto? Domande davvero impegnative anche per gli adulti, ma che cominciano a instillare nei bambini ragionamenti importanti.

Lo stile di Christine Nöstlinger rende veloce, spassosa e coinvolgente la lettura: un modo di raccontare davvero anni luce avanti rispetto a tutta quella letteratura contemporanea – soprattutto rivolta alla fascia d’età dai 7 ai 10 anni – che vuole solo divertire forzatamente i bambini, affibbiandogli comportamenti da adulti, che si limita a inscenare scherzetti e gare invece di aiutare i bambini a riflettere con ironia sulla vita.

Anche le illustrazioni di Franz Wittkamp, posizionate qua e là tra le pagine, sono insieme allegre e delicate: a penna e in bianco e nero, lasciano lo spazio all’immaginazione dei lettori senza colonizzare prepotentemente la raffigurazione dei personaggi nella loro mente. Una raffinatezza che rende questo romanzo ancor più di valore e che va nella direzione opposta a espedienti banali come i disegni coloratissimi e caricaturali molto spesso spacciati come tratti tipici dell’umorismo infantile.

La prima edizione originale de Il bambino sottovuoto è stata pubblicata nel 1975 con il titolo Konrad aus der Konservenbüchse; in Italia il romanzo è stato edito da Salani nel 1989. È adatto in lettura autonoma dai nove anni e in lettura vicariale almeno dai sei, per la lunghezza (156 pagine) e complessità degli argomenti trattati. Dal romanzo è stato tratto l’omonimo spettacolo teatrale per la regia di Elio De Capitani e l’adattamento di Cristina Crippa.

Una breve nota di chiusura sull’autrice: Christine Nöstlinger è nata nel 1936 a Vienna ed è una delle più scanzonate scrittrici dei giorni nostri. Sua madre, che è stata anche la sua maestra d’asilo, la metteva sempre in castigo fra i “cattivi”. Ha fatto la giornalista e ha frequentato l’Accademia di Belle Arti. Ha scritto più di una ventina di libri, tutti pluripremiati e tradotti in molte lingue. Per il complesso della sua opera ha ricevuto nel 1984 il Premio Internazionale Hans Christian Andersen, che è considerato come il Nobel per la letteratura dell’infanzia.