La piccola editoria di qualità: intervista a Virginia Portioli della Lupoguido

La piccola editoria di qualità: intervista a Virginia Portioli della Lupoguido

La neonata casa editrice milanese LupoGuido si descrive come “cacciatrice di belle storie e di illustrazioni sofisticate e originali” e “col suo naso appuntito fiuta racconti che si rivolgano ai bambini per davvero e che vogliano semplicemente raccontare senza la pretesa di avere anche qualcosa da insegnare”. E ci riesce davvero molto bene: sulla scena editoriale solo da pochi mesi ha già conquistato stima e affetto sia della critica che del giovanissimo pubblico.

Approfondiremo ora gli albi illustrati pubblicati fino ad ora dalla casa editrice: abbiamo avuto il piacere di incontrare Virginia Portioli, che si prende cura di LupoGuido a tutto tondo, nella Libreria dei Ragazzi di Brescia e ne abbiamo approfittato per fare una chiacchierata sui progetti editoriali firmati “dal tenero lupo con gli occhiali”.

1) Com’è nato il progetto LupoGuido? Qual è stata l’idea di partenza? Il nome a cosa è ispirato?

LupoGuido è un progetto nato nella mente di Guido Tommasi, l’editore, molti anni fa e che aspettava solo la giusta scintilla per innescarsi. Il nostro incontro, la comunione di visioni e intenti, la sua esperienza editoriale insieme alla mia passione per gli albi illustrati impastata di suggestioni dal mondo della scuola, hanno fatto sì che questa primavera il nuovo marchio venisse alla luce dopo più di un anno di gestazione. Il nome si rifà a quello dell’editore, unito all’emblema della letteratura per l’infanzia: il lupo. Il momento più difficile è stato quello di pensare un logo che rappresentasse un lupo che non fosse già visto, pensato e immaginato. Motivo per cui, dopo molte prove e grazie alla pazienza di Gianluca Biscalchin (il nostro illustratore) abbiamo deciso che, per non cadere nel già visto, il nostro lupo dovesse essere un non-lupo. Così ci siamo ispirati a Buddy, il cane di Guido Tommasi, che ha seri problemi di vista, motivo per cui gli abbiamo messo gli occhiali e ne abbiamo griffato le stanghette con il nostro nome.

2) Quali sono i vostri libri preferiti? Gli illustratori che amate?

A questa domanda si deve rispondere senza pensarci troppo, altrimenti l’elenco rischierebbe di diventare sterminato. Di certo non potremmo vivere senza la pungente ironia di Jon Klassen o senza perderci nella vertigine degli elenchi di Blexbolex; per non dimenticare classici come William Steig (il cui recupero ci è stato molto gradito) o Tomi Ungerer.

3) La vostra produzione è per ora composta da cinque albi illustrati. Parliamo dei vostri primi due albi: Voglio un’altra mamma! di Nadine Robert e Geneviève Godbout e C’è un Rinofante sul tetto di Marita van der Vyver e Dale Blankenaar. Quale è la loro storia?

C’è un rinofante sul tetto! è stato il primo libro pensato per LupoGuido, nato da un colpo di fulmine di Guido Tommasi durante la Fiera di Francoforte di tre anni fa. Il suo fiuto lupino ha deciso di non farselo sfuggire e, anzi, di tenerlo sul comodino e usarlo come pungolo quotidiano per decidersi a procedere con il progetto dedicato ai bambini.

Voglio un’altra mamma! è stato invece il primissimo titolo che abbiamo incontrato alla Fiera di Bologna lo scorso anno durante una visita volta più a capire se le nostre idee combaciassero più che a fare vero e proprio scouting. Il libro però piacque subito a entrambi e insieme decidemmo di proporre all’autrice di cambiare il titolo da “Joseph Fipps” a “Voglio un’altra mamma!”, che ci sembrava più incisivo e calzante alla luce della trama del libro. Non nego che la scelta ha inizialmente suscitato parecchie perplessità in chi aveva paura di “offendere la sacralità delle madri italiane”, ma dar voce ai bambini è il nostro primo interesse, anche quando la voce risulta apparentemente sgradevole e anticonformista.

4) Un giorno nella vita di Dorotea Sgrunf di Tatjana Hauptmann è un classico della letteratura illustrata per l’infanziaQual è la storia editoriale di questo capolavoro? Come è arrivato fino a voi?

Dorotea è il secondo titolo portato a casa da Bologna l’anno scorso. Io lo conoscevo già grazie a Marina Petruzio, amica e grande esperta di letteratura per l’infanzia, che me l’aveva presentato qualche anno fa. Allo stand di Diogenes ricordo ancora quando l’ho messo in mano a Guido Tommasi, dicendo: “Facciamo una follia?”. Lui si è illuminato. Il libro era talmente bello che non ha avuto un solo attimo di esitazione. Di nuovo ci siamo a lungo interrogati sul titolo: se riprendere il nome (geniale) proposto nell’edizione Emme del ’78 o se proporne uno nuovo. Così, dopo un lungo studio di tutti i titoli dati nelle traduzioni di tutto il mondo, abbiamo optato per mantenere il suo nome originale: Dorotea ci sembrava assolutamente adatto per una grassa e felice scrofa rosa. Sgrunf ricordava semplicemente il verso del maiale, senza rimandare a insaccati e salumi.

5) La grossa carpa Cicciobalda di Luis Murshetz e Tempestina di Lena Anderson sono due albi illustrati originali e semplici, con uno stile asciutto e vivace, tipicamente nordico. La letteratura nordica sembra avere un ruolo importante nella vostra produzione. Com’è nata questa sinergia?

L’approccio pedagogico nordico, molto meno “bacchettone” e molto più aperto ad un esperire spontaneo fatto di tentativi e piccole conquiste quotidiane, trova molta sintonia nel nostro pensare l’infanzia e la letteratura ad essa dedicata. Il racconto di storie semplici e quotidiane, poco infarcite di morali ma al contrario ricche di esperienze di vita che portano a una conquista o a un fallimento (o a una conquista dopo il fallimento, come nel caso di TempeStina) ci sembra il modo migliore per fare letteratura oggi, recuperando il puro piacere della lettura senza essere vincolati a messaggi didattici o a pedagogie che ammiccano agli adulti, dimenticando il vero oggetto attorno cui l’attenzione dovrebbe ruotare: il bambino.

 

6) Cosa significa essere una piccola casa editrice indipendente in un panorama editoriale vivace e competitivo? Quali sono difficoltà? E quali le soddisfazioni?

Consapevoli della ricchezza del panorama editoriale italiano, prima di lanciarci in questo progetto abbiamo cercato di capire se ci fosse una strada, poco battuta o di cui si percepisse l’esigenza, che avremmo potuto percorrere. Avevamo una sensazione, la percezione di una mancanza e in quella direzione ci siamo orientati: sto parlando delle storie. Ci sembrava si fosse perso il gusto del racconto, la percezione del suo sapore, a causa della perenne ricerca di un insegnamento, di un’etica da assorbire. Andare alla ricerca di storie che non abbiano una morale, che non si arroghino il diritto di insegnare qualcosa, ma semplicemente abbiano voglia di raccontare è la nostra linea di pensiero e di sicuro la nostra più grande sfida, per non definirla difficoltà. Siamo ancora piccoli e forse per questo non abbiamo avuto ancora alcuna percezione di competitività. Ci piace pensare che ognuno, a modo suo, con la propria precisa identità, voglia contribuire ad arricchire il panorama editoriale italiano, senza perdere tempo ed energie a pestarsi i piedi, nell’ottica di una crescita comune. Per quanto riguarda le soddisfazioni non possiamo non citare il premio Andersen ricevuto per Dorotea Sgrunf a poche settimane dalla sua uscita (e dalla nostra nascita). Ma dobbiamo altresì fare riferimento all’incredibile affetto con cui sono stati accolti i nostri libri nelle librerie, i messaggi in redazione, le recensioni della stampa “ufficiale” e non, le foto su Facebook. Siamo stati invasi… e letteralmente colti alla sprovvista da tanto entusiasmo!

7) Qual è il vostro rapporto con i librai? Pensate che il loro lavoro possa aiutarvi nel far conoscere i libri di LupoGuido?

Fare gli editori senza credere nei librai sarebbe piuttosto contraddittorio. Anche perché prima ancora che essere editori siamo lettori e frequentatori di librerie e biblioteche (da non dimenticare mai!) e per questo pienamente consapevoli dell’importanza del ruolo del libraio. Per questo, a partire dalla nostra nascita, abbiamo avviato un dialogo con le librerie indipendenti d’Italia (legate al circuito Cleio), abbiamo aderito con gioia alla manifestazione “Hai visto un re?” di Milano, parteciperemo presto a incontri in libreria e stiamo lavorando per creare una newsletter dedicata ai librai, ricca di spunti per approfondire la conoscenza dei nostri titoli.

8) Per concludere uno sguardo al futuro. Quali progetti avete in cantiere? Credete nel mezzo digitale? Molte case editrici per l’infanzia propongono titoli anche in versione app. Pensate che le vostre storie possano rendere bene sui dispositivi elettronici?

Purtroppo, per irreparabile testardaggine, siamo perdutamente innamorati della carta. L’abbiamo pretesa nuda e cruda nei nostri libri, che sono stampati su carta uso mano certificata FSC, con tutti i rischi che questa scelta comporta. Ci piace sentirne la porosità, gli odori, godere del libro a 360 gradi. Pensare le nostre storie su un supporto digitale non ci riesce possibile. Per fortuna ci sono altre case editrici che questo sanno farlo molto bene. Di sicuro nel nostro futuro c’è l’idea di partire con una produzione “nostra”, continuando a pescare titoli dall’estero, ma iniziando a fiutare con il nostro lungo naso da segugio, anche in casa nostra.