La piccola editoria di qualità: intervista a Sarah Di Benedetto e a Luca Lo Coco della casa editrice Glifo

Glifo edizioni è una casa editrice NOEAP (non a pagamento) con sede a Palermo, formata da due coraggiosi e giovanissimi editori che hanno aperto i battenti nella piena crisi economica degli anni dieci. Glifo, infatti, nasce nel 2013 grazie alla passione di Sarah Di Benedetto e di Luca Lo Coco: ha dedicato le sue prime pubblicazioni all’arte, in formato cartaceo e digitale sia in italiano che in inglese, per poi approdare nel meraviglioso mondo della letteratura per l’infanzia. Si definisce una casa editrice outsider perché sceglie di dare spazio agli “altri” in modo da offrire nuovi punti di vista ai lettori.

Approfondiremo ora, in particolar modo, la parte di catalogo della casa editrice dedicata alle pubblicazioni per bambini: abbiamo avuto il piacere di incontrare Sarah Di Benedetto e Luca Lo Coco nella Libreria dei Ragazzi di Brescia e ne abbiamo approfittato per fare una chiacchierata sui loro progetti editoriali.

1) Nel leggere la storia della casa editrice si percepisce un amore sincero per la cultura e per la vostra città – Palermo –, che rivive in maniera evidente nei vostri libri. Com’è nato il progetto Glifo edizioni? Qual è stata l’idea di partenza?

Sì, dici bene, restare a Palermo è stata una scelta: abbiamo sempre pensato che fosse più facile andar via che restare. Abbiamo scelto una strada in salita ma piena di sorprese entusiasmanti. Aprire una casa editrice al sud non è facile, la percentuale di lettori è sempre stata la più bassa in Italia e investire in cultura è vissuto da molti come uno spreco. Situazioni analoghe, però, hanno il vantaggio di indurre reazioni inaspettate e fuori dal comune, così, dopo aver lavorato per una nota casa editrice palermitana, abbiamo pensato che fosse più opportuno tentare un grande salto piuttosto che rincorrere a vita un contratto che non sarebbe mai arrivato. Glifo Edizioni è nata libera da zavorre che la ancorassero a schemi e metodi del passato. Abbiamo sempre voluto una casa editrice giovane, dinamica e creativa. Crediamo che oggi, dopo più di quattro anni dalla sua fondazione, Glifo stia andando nella giusta direzione.

2) Il significato della parola Glifo – glifo, dal greco γλύφω (glýphō), “incidere”, in origine indicava un qualsiasi segno, inciso o dipinto – è molto affascinante, come siete arrivati a questa scelta?

Abbiamo passato intere settimane a riempire A4, taccuini, tovaglioli e pizzini di parole, frasi e slogan, ognuno di essi avrebbe potuto essere il nome della nostra casa editrice. Per qualche ora siamo stati convinti di aver trovato il nome giusto, poi, dopo averlo lasciato decantare un po’, risultava acidulo e poco stabile. Così è capitato con molti termini di cui oggi ci vergogniamo solo a pensare di averli ipotizzati. Cercavamo un suono breve, elegante, qualcosa che fosse simile anche in inglese. Dopo notti insonni, lavorando con Indesign, il software più utilizzato per impaginare, abbiamo cliccato sull’etichetta “Glyphs”, voce sotto la quale sono radunati tutti i caratteri di una stessa font. Un’epifania, un suono dolce e conciso, antico (hai ricordato il suo significato in greco) e contemporaneo, un termine tecnico, che sa di magico e che è molto simile in inglese: “Glifo” era il nome giusto per la nostra piccola casa editrice.

3) Quali sono i vostri libri preferiti? Gli illustratori che amate?

Amiamo il bel disegno, le illustrazioni in cui il colore è strutturale, parte integrante del tutto e non un semplice elemento racchiuso in un contorno. Spesso sono le illustrazioni a scegliere noi. Tutti vediamo moltissime immagini ogni giorno ma solo alcune destano la nostra attenzione. Poche, pochissime, sono in grado d’innescare una catena d’emozioni, di pensieri o riflessioni. Roland Barthes definirebbe simili immagini come capaci di generare un “punctum”, cioè di pungerci. Alla Children’s Book Fair di Bologna per esempio, fra centinaia di illustrazioni, solo pochissime pungono.

4) La vostra produzione è molto ampia. Parliamo adesso de I Glifini, ovvero la vostra collana dedicata ai bambini: Si può dire senza voce e Nonno albero sono albi molto suggestivi e allo stesso tempo a misura di bambino. Come sono nati?

Così, in fiera, a Bologna, qualche anno fa è capitato di essere punti da alcune immagini di Marco Somà, illustratore che ora amiamo e di cui siamo orgogliosi di aver pubblicato un libro. Prima o poi speriamo di pubblicare qualcosa anche con Daniela Volpari le cui illustrazioni hanno un sapore retrò irresistibile. I suoi colori e le sue sfumature sono in grado di ammaliare, come un profumo misterioso in un ballo in maschera. Ti portano lontano, in mondi incantati e fantastici ma che custodiscono sempre un po’ di realtà. Si può dire senza voce e Nonno albero per noi sono due oggetti intimi in cui si condensano sentimenti puri come l’amicizia. Per una piccola casa editrice pubblicare un albo illustrato cartonato è molto rischioso per via degli alti costi di produzione. Ciò significa che prima di mandare in stampa un albo dobbiamo essere sicuri che sia un investimento vantaggioso, cioè dobbiamo amare la sua storia, le sue illustrazioni e credere talmente tanto nelle sue potenzialità da raccomandarlo a tutti come l’unico possibile, da raccontarlo in giro per l’Italia e far innamorare anche gli altri dei suoi preziosi contenuti. Per i micro-editori è impensabile abbandonare un libro poco dopo la sua pubblicazione, sarebbe un suicidio. Noi miriamo alla ristampa, dobbiamo concludere la tiratura a tutti i costi. Per questo non capisco come molti autori e illustratori continuino a snobbare i piccoli per i grandi editori: per loro, avere a che fare con piccoli editori, è la migliore assicurazione che il loro lavoro sia promosso al massimo. Si può dire senza voce nasce quindi in occasione di quel punctum alla fiera di Bologna: gironzolando per i corridoi affollati d’immagini, con un caffè fumante in mano, d’un tratto ci siamo arrestati di fronte a una parete che mostrava appese delle figure nitide, dai contorni pieni e neri che contenevano velature di colore antico, artigianale e dal profumo di legno. Vi erano raffigurate creature parlanti, a metà fra il mondo animale e umano, fiori e piante impossibili da trovare in uno stesso tempo e in uno stesso luogo. Il realismo magico di Marco Somà ci aveva letteralmente rapito. Così, tornati a Palermo, lo abbiamo contattato per valutare la possibilità di fare un libro assieme, ma la sua lista d’attesa era troppo lunga per il nostro entusiasmo. Abbiamo quindi cercato i libri di Marco pubblicati all’estero ma non disponibili in Italia e abbiamo trovato Si può dire senza voce, uno dei libri più dolci mai visti. Abbiamo acquisito i diritti di pubblicazione e abbiamo portato questo titolo bellissimo anche nel nostro paese. Dopo poco più di un anno abbiamo esaurito la prima tiratura e ristampato un numero di copie superiore. Oggi con Marco abbiamo un gran bel rapporto, pensiamo che lui sia una persona davvero speciale, dotato di una serenità olimpica, uno di quegli ometti che pensi sia impossibile che alzino la voce. Nonno albero è un libro che abbiamo prodotto noi. Un libro tutto al femminile, con autrice e illustratrice esordienti, è l’emblema del modo di fare libri che prediligiamo: un lavoro di gruppo, frutto di un continuo scambio di idee e opinioni fra autore, illustratore ed editore. Noi crediamo molto nel ruolo attivo dell’editore: non vagliamo progetti, li creiamo assieme a un valido gruppo di persone. Amiamo il confronto e la creatività condivisa. Nonno albero è il progetto perfetto, frutto di una grande amicizia che ci lega all’autrice, Maria Romana Tetamo. Anche lei è una tenace combattente. Nel 2013, quando noi fondavamo Glifo, lei apriva i battenti di Dudi, che oggi è una delle librerie per bambini più apprezzate in Italia. Anche lei non si è arresa alla crisi economica e culturale e ha scelto di prendere in mano il proprio destino. Le strade di Dudi e Glifo si sono incontrate con Nonno albero, il libro che suggella un’amicizia, un libro sulla natura, sulla vita e sul rapporto (sempre meno forte) che un bambino ha con gli alberi, i prati, gli orti e i suoi prodotti. Le illustrazioni, vivide, d’impatto e di gusto contemporaneo, sono di Laura Proietti, una giovane illustratrice emersa dalla Scuola del fumetto di Palermo, grande fucina di talenti che oggi, grazie a un’ottima preparazione, lavorano per clienti internazionali. Laura oggi sta facendo strada velocemente, lavorando anche per quotidiani nazionali e realtà editoriali ben più grandi di Glifo. L’abbiamo scovata proprio alla Scuola del fumetto di Palermo, visionando dei book prodotti dagli studenti in occasione degli esami di fine anno quando abbiamo colto l’invito del direttore, Salvatore Di Marco, e la segnalazione di una docente, Miriam Gambino, grazie alla quale abbiamo poi scelto di lavorare con Laura.

5) Il sogno di un pinguino e Rosalia dai capelli d’oro sono libri di piccolo formato, con storie fantasiose e allegre. Qual è la loro storia editoriale?

Il piccolo formato piace molto ai bambini, lo tengono in mano e si divertono a sfogliare da soli le illustrazioni colorate. Abbiamo azzeccato il formato ed entrambi i due titoli, Rosalia dai capelli d’oro e Il sogno di un pinguino. Il primo libretto racconta la storia di Santa Rosalia, ponendo l’accento più sulla scelta spirituale di un’adolescente che sulla dimensione religiosa; qui a Palermo è subito diventato un piccolo bestseller, tant’è che lo abbiamo ristampato dopo solo sei mesi. Anche in questo caso abbiamo riposto bene la nostra fiducia su due autori esordienti: Giuseppe Carli, esuberante critico d’arte che da anni promuove progetti innovativi legati all’arte contemporanea, ha sentito il bisogno di raccontare (da non palermitano) la storia della nostra “santuzza”. Forse ci voleva proprio un occhio esterno per liberare la santuzza da orpelli e monili religiosi che avrebbero relegato il libro a un ambito locale. Invece Rosalia dai capelli d’oro è un titolo apprezzato pure fuori dalla Sicilia, grazie anche alle belle illustrazioni di Mariella Cusumano, insegnante di scuola elementare con la passione per l’illustrazione che con noi ha pubblicato il suo primo libro. La nostra scelta del piccolo formato nasce un po’ per caso, ancora una volta, forse è lui che ha scelto noi. Mariella, un giorno, in fase di approvazione delle bozze, ha portato in casa editrice una maquette a scala ridotta del libro: dopo un po’, tutti ci siamo guardati e ci siamo detti che il formato era molto carino. Misurava 16,5×16,5 cm. Sarebbe stato il formato di molti dei nostri GlifiniIl sogno di un pinguino è nato grazie a un’intuizione nata in Instagram. L’illustratore, Andy Westface, esperto grafico cinese, pubblicava sul suo profilo, ogni giorno, delle fantasiose e divertenti figure di animali in pose e atteggiamenti molto buffe e dolci. Uno stile inconfondibile, molto grafico e a tinte piatte. Assieme a una giovanissima autrice, Giulia Maggi, abbiamo costruito un testo su quelle immagini e abbiamo fatto un libro divertente, ironico e anche onirico. Ancora una volta, per entrambi è il primo libro. Fare scouting è divertente, stimolante e anche molto gratificante. Un’attività che ci piace moltissimo e che sta alla base della nostra idea di editore. 

6) Cosa significa essere una piccola casa editrice indipendente in un panorama editoriale vivace e competitivo? Quali sono le difficoltà? E quali le soddisfazioni?

S’imparano un sacco di cose ad ogni nuovo confronto: nelle grandi fiere nazionali ci sono gli stand enormi, veri castelli edificati da archi-star contemporanei: luci, suoni e sguardi ammiccanti. Poi ci sono i micro-stand, quelli di noi piccoli editori. Che, al di là di ogni previsione, riscuotiamo comunque il nostro (piccolo) successo e andiamo avanti. In mezzo a quelle strutture megagalattiche, a centinaia di stand di realtà consolidate, sembra un miracolo ogni volta che qualcuno si fermi al nostro stand e apprezzi i nostri libri. Una sensazione bellissima, che ripaga gli sforzi e il gran lavoro svolto quotidianamente. Come piccoli editori, dobbiamo sgomitare per ritagliarci un posto nell’editoria nazionale. Nulla ci viene regalato e tutto deve essere conquistato con tenacia e caparbietà. Poi ci si deve confrontare con i grandi problemi dell’editoria come la distribuzione, la reperibilità dei nostri libri nelle grandi catene, ecc. Sono problemi difficili da affrontare che richiedono lunghe riflessioni e buone dosi di creatività. Forse sono problemi senza soluzioni al momento, forse non sono problemi. Forse si devono trovare strade alternative. Noi ne stiamo studiando alcune, altre le abbiamo già intraprese con successo. Solo il futuro ci dirà se le nostre scelte sono state corrette o meno. Per il momento siamo soddisfatti di come stiamo lavorando.

7) Qual è il vostro rapporto con i librai? Pensate che il loro lavoro possa aiutarvi nel far conoscere i libri di Glifo al pubblico?

I librai sono il partner principale dell’editore. Soprattutto i librai competenti, che hanno la capacità e la voglia di diffondere nel territorio idee e voci nuove provenienti da realtà editoriali giovani. In questo momento pensiamo sia fondamentale avere una nostra rete di librai di fiducia, con cui avere un rapporto diretto e poter scambiare opinioni e idee sulle novità e sul modo più opportuno di promuoverle. I librai indipendenti svolgono (o dovrebbero svolgere) un ruolo fondamentale: facilitare la bibliodiversità e allungare la vita del libro che, sugli scaffali delle grandi catene, è presente ormai solo per tre settimane.

8) Per concludere uno sguardo al futuro. Quali progetti avete in cantiere? Credete nel mezzo digitale? Molte case editrici per l’infanzia propongono titoli anche in versione app. Pensate che le vostre storie possano rendere bene sui dispositivi elettronici?

In casa editrice, al momento, siamo solo in due, entrambi laureati in storia dell’arte. La nostra propensione ad avere a che fare con la creatività, declinata nei più svariati campi (arte, teatro, libri per bambini) guiderà sempre di più le nostre scelte editoriali. Punteremo quindi sull’immagine e sul rapporto diretto col nostro pubblico. In cantiere ci sono un paio di bei libri per bambini, uno molto dolce e ben illustrato, realizzato con un duo torinese molto affiatato e che ha già pubblicato diversi titoli. Ghiaccio. Amici agli antipodi, di Lorenzo Naia e Roberta Rossetti, verrà di certo apprezzato dai più piccoli e dai genitori più sensibili e attenti ai problemi ambientali. Siamo molto contenti di aver iniziato a lavorare con questi due grandi professionisti. Altre novità riguardano la fascia d’età immediatamente superiore a quella degli albi: giungerà su carta un meraviglioso progetto sociale condotto a Ballarò, uno dei quartieri più difficili di Palermo, ma anche uno dei luoghi dove da qualche anno sta avvenendo una vera integrazione, dialogo fra culture diverse. Peppe senza suola, di Alberto Nicolino e Igor Scalisi Palminteri, racconterà su carta le avventure quotidiane di un ragazzino a zonzo per il quartiere, dove incontrerà figure capaci di insegnargli valori, usi e costumi di culture diverse. A cavallo fra il 2018 e il 2019 usciranno una bellissima storia di Emanuela Busà, e un libro fondamentale, scritto da due fra i giornalisti più importanti del nostro paese, di cui, per scrupolo e scaramanzia, non diciamo di più, ma ne parliamo per farvi venire l’acquolina in bocca. Sul digitale per ora andiamo con i piedi di piombo. Stiamo incentivando molto il nostro rapporto diretto con il pubblico e il mezzo principale per alimentarlo è il libro cartaceo. Siamo solo in due e il tempo è tiranno, per Glifo verrà il momento anche di sondare le reali potenzialità del digitale ma, per ora, preferiamo studiare a fondo tutte le possibilità offerte dalla carta che molti trattano come un tutt’uno, ma che ha mille e più sfumature tutte da conoscere, studiare e approfondire.