Prima delle Storie della buonanotte per bambine ribelli c'era Rosaconfetto di Adela Turin e Nella Bosnia

Prima delle Storie della buonanotte per bambine ribelli c’era Rosaconfetto di Adela Turin e Nella Bosnia

Molto prima delle Storie della buonanotte per bambine ribelli di Francesca Cavallo e Elena Favilli – raccolta di racconti riguardanti cento vite di donne straordinarie – che tanto ha fatto discutere negli ultimi mesi, sugli scaffali delle librerie per bambini era stata l’opera Rosaconfetto di Adela Turin e Nella Bosnia ad aprire la strada alle riflessioni sull’autodeterminazione femminile rivolte ai giovanissimi lettori. Erano infatti gli anni Settanta quando le due autrici fondarono la casa editrice Dalla parte delle bambine, ispirandosi al titolo emblematico del famosissimo saggio di Elena Gianini Belotti. Così facendo nel mondo dei libri per bambini, che si stava rivoluzionando proprio in quegli anni, si apriva finalmente una finestra sul complesso mondo delle relazioni sociali tra maschi e femmine e sulle discriminazioni che spesso ne derivano.

Rosaconfetto di Adela Turin, con illustrazioni di Nella Bosnia, è stato ripubblicato da Mottajunior nel 2009 dopo una lunga assenza dagli scaffali delle librerie. Le quattro storie raccolte in questo volume presentano con ironia e in modo concreto e intelligente il problema del sessismo e delle discriminazioni di genere, fornendo agli adulti gli strumenti per dialogare con i bambini su certe tematiche sociali. Le eroine di questi racconti sono la testimonianza di un’epoca piena di passione e creatività, molto lontana dall’appiattimento culturale di oggi: l’elefantina Pasqualina si ribella ed esce dagli schemi imposti dalla società, le bonobe sperimentano una nuova vita creativa, Clementina sceglie la fuga e Fiorentina conquista un nuovo ruolo all’interno della famiglia. Queste figure femminili rimangono ancora oggi inalterate in tutta la loro modernità e attualità, ed è sempre più importante continuare a tramandarle ai bambini per combattere maschilismo e discriminazioni, ancora oggi così diffusi a scuola, nel mondo del lavoro e nella società in generale.

Nel 2016 Rosaconfetto è tornato in una veste nuova: la storia di Pasqualina è diventata un singolo albo illustrato. La sua vicenda è davvero simbolica se si vuole affrontare questo discorso cruciale. Attraverso le illustrazioni ironiche e coloratissime e un testo metaforico ancora attuale, Nella Bosnia e Adela Turin hanno dato vita a un personaggio rivoluzionario che è riuscito a liberarsi dagli schemi ingiusti dettati da un’ottusa società.

Le regole della tribù di elefanti erano chiare: “Bambine”, dicevano i papà, “se non mangiate tutti gli anemoni, se non finite le peonie, non diventerete mai belle e rosa come la mamma, non avrete mai gli occhi brillanti, e nessuno vi vorrà sposare quando sarete più grandi”. E per incoraggiare il colore rosa a venire, si mettevano alle elefantine delle scarpette rosa, dei collettini rosa e dei bei fiocchi rosa in fondo alla coda. 

Per i maschi però era diverso, non avevano queste restrizioni e non dovevano sottostare alle stesse regole delle femmine: le elefantine, dal loro recinto di peonie e anemoni, vedevano i loro fratelli e cugini, grigio elefante, giocare nella savana odorosa, mangiare l’erba verde, rovesciarsi addosso dell’acqua e del fango, far la siesta sotto gli alberi.  Tra queste elefantine c’era anche Pasqualina che, nonostante le peonie, nonostante gli anemoni, non riusciva a diventare rosa. Dopo innumerevoli rimproveri e tentativi anche i suoi genitori decisero di “lasciar perdere” e permettere a Pasqualina di comportarsi come più la rendeva serena. Pasqualina, felice, uscì dal recinto, si levò le scarpette, il collettino, il fiocco dalla coda e se ne andò a scorrazzare per conto suo fra le erbe alte, sotto gli alberi carichi di frutti succulenti, e a sguazzare nelle belle pozzanghere di fango.

E questo fu l’inizio di una vera e propria rivoluzione: pian piano anche tutte le altre elefantine la seguirono, spogliandosi di quei collettini e scarpette, simboli di schiavitù sessista, e la raggiunsero per giocare e divertirsi insieme tra l’erba verde sconfinata.

Da quell’epoca ormai lontana, riesce difficile a chi guardi giocare i piccoli di quella tribù, decidere quali sono le elefantine e quali gli elefantini. Un finale bellissimo, che fa riflettere e può aiutare i bambini a comprendere certe dinamiche di cui sono vittime inconsapevoli; stimoli e segnali completamente sbagliati giungono fino a loro ogni giorno influenzando irrimediabilmente comportamenti e convinzioni che possono determinare il loro futuro: e non dobbiamo dimenticarci che i bambini di oggi sono gli uomini e le donne di domani.