Il catasto illustrato: case come luoghi da vivere e da sognare

Il catasto illustrato: case come luoghi da vivere e da sognare

La casa è il luogo più importante per i bambini: è il primo ambiente a proteggerli dall’esterno, è lo spazio fisico in cui vive la famiglia e l’unico posto al mondo in cui si può crescere serenamente. I bambini amano creare e scoprire nell’ambiente domestico tantissime sfaccettature e microuniversi divertendosi con fortezze immaginarie fatte di scatole, sedie, lenzuola così da inventare ogni giorno un nuovo gioco, un nuovo mondo. Anche la conoscenza di altre case per loro è un’avventura: perché le case assomigliano molto a chi le abita e i bambini lo sanno bene. Per tutti questi motivi gli illustratori si concentrano e giocano molto sull’architettura domestica nelle loro opere, creando spazi e composizioni originali che diventano in tanti casi una loro peculiarità stilistica. Negli albi illustrati le case non sono solo private, ma diventano luoghi di tutti, sono la memoria, l’immaginario, il simbolo di paesi e comunità.

Casa è un albo illustrato di Carson Ellis pubblicato da Emme edizioni, che con il titolo italiano perde la sfumatura più importante: infatti con il titolo originale Home (edizioni Candlewick Press) si percepisce fin da subito che più che alla costruzione esterna (house) il libro vuole riferirsi all’abitazione intesa come insieme di manifestazioni culturali e affettive. A ogni modo le case sono un’occasione per raccontare fantasie, desideri, esperienze, ispirazioni di chi le abita e questo lo si respira fin dalla copertina. Non è un catalogo di edifici, ma di veri e propri luoghi da abitare e dei loro stessi abitanti-bambini, tutti diversi e tutti profondamente uguali.

Le illustrazioni sono ariose, a doppia pagina o accostate in categorie di opposti e sono realizzate dall’autrice a tempera e inchiostro, non ci sono contorni disegnati, ma i colori si stagliano ben definiti sullo sfondo sempre bianco. Un’unica palette di colori caldi accomuna tutte le pagine, aiutando la percezione di una visione d’insieme di tutto l’albo illustrato.

Gli ambienti interni appaiono solo verso la fine dell’albo, con la dimora di una babuska e con lo studio dell’illustratrice stessa, che si ritrae intenta a disegnare in una stanza piena di oggetti che richiamano i tanti visti finora qua e là tra le pagine. Il catalogo si chiude, in modo circolare – come amano i bambini –, con la casa dell’autrice vista dall’esterno e con due domande significative «Where is your home? Where are you?». Ai bimbi (e a noi) l’ultima sul nostro senso di appartenenza a un luogo del mondo.

 

Le case degli altri bambini è un albo scritto da Luca Tortolini, illustrato magistralmente da Claudia Palmarucci e pubblicato da Orecchio Acerbo. A differenza di Casa della Ellis è composto da undici fulminanti racconti che narrano undici diverse realtà e undici differenti modi di abitare. Le parole di Tortolini sono veloci, acute, come l’innata curiosità dei bambini verso le case altrui. Le illustrazioni della Palmarucci si accordano perfettamente con esse svelandoci dettagli e particolari suggestivi; sono sempre armoniose, talvolta aspre, talvolta dolci, portatrici di un immaginario molto colto. La spiccata bidimensionalità ricorda molto l’arte giapponese e la tavolozza dei suoi colori è simile a quella delle carte da parati. Anche qui viene illustrato una sorta di “catalogo di case”: Giacomo abita nel centro storico e dalle sue finestre si può vedere tutta la città. Invece le piccole camere dell’appartamento di Matteo s’affacciano su un cortile di periferia e in casa sono tantissimi. La casa di Simone nasconde un segreto mentre quella di Lorena è antica come un museo.

Il piccolo Sindel racconta sempre di casa sua, ma la sua è una baracca di latta, là dove la città nemmeno si chiama più città.

La casa di Lillo è fatta di mare e di tuffi. E quella di Ottavio, invece, si colloca proprio sopra un cinema. Marco abita in un albergo. La casa di Mimmo odora di cavolo lesso e di musica e quella di Claudia è piena di pennelli e matite colorate. Casa dopo casa, frase dopo frase, queste undici piccole storie domestiche ci conducono nei luoghi dell’infanzia e dell’immaginazione. E non solo: ci ricordano che i bambini sono tutti uguali, che abitino in un ricco quartiere, in una casa antica, in una capanna, sopra un cinema o in un albergo, non fa alcuna differenza.

 

Ai bambini piacciono le proprie case e quelle degli altri bambini, ma amano molto anche le case degli animali, le disegnano, le immaginano, le inventano. E sempre Orecchio Acerbo ha pubblicato un albo illustrato da Marianne Dubuc – dal titolo Le case degli animali – che con delicatezza infantile ci racconta la storia di un postino-topo che deve recapitare tante lettere agli animali del paese. La storia è semplice ed essenziale: sono le illustrazioni e, in particolare, le case degli animali la vera attrazione di questo albo.

Anch’esse infatti si adattano alle abitudini di chi le vive: la casa del serpente è un monolocale lungo e stretto mentre quella della gazza ladra è pensile, appartata e ben nascosta tra i rami. Un grande e frenetico condominio multipiano, totalmente interrato, ospita le formiche; il coccodrillo invece abita in una villetta con un’ampia sala da bagno e uno scivolo per lo stagno sottostante. Il cottage della talpa è scavato a regola d’arte, come un vero e proprio labirinto; il pinguino si è sistemato in un residence tutto rigorosamente in ghiaccio massello e infine la casetta della puzzola è fornitissima di spray, stick e nebulizzatori che spruzzano tutti i possibili tipi di deodorante.

Insomma, che siano di bambini, di uomini, di donne o di animali, le case rimangono sempre il fulcro della nostra esistenza e della nostra società e questi tre albi illustrati, in modi e con raffigurazioni molto diverse, ci raccontano uno dei diritti inalienabili di ogni bambino: crescere sereno in una casa che gli somiglia.