{"id":107,"date":"2019-05-31T08:31:58","date_gmt":"2019-05-31T06:31:58","guid":{"rendered":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/avventuredicarta\/?p=107"},"modified":"2019-05-31T08:31:58","modified_gmt":"2019-05-31T06:31:58","slug":"magnus-80-anni-dalla-nascita-del-grande-maestro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.lospaziobianco.it\/avventuredicarta\/2019\/05\/31\/magnus-80-anni-dalla-nascita-del-grande-maestro\/","title":{"rendered":"Magnus: 80 anni dalla nascita del grande Maestro"},"content":{"rendered":"
Nella mia fase di aspirante fumettaro ho avuto l’occasione di conoscere vari artisti italiani che erano delle vere proprie autorit\u00e0 del fumetto: Magnus<\/strong>, Giancarlo Berardi<\/strong>, Ivo Milazzo<\/strong>, Santo D’amico<\/strong>, Aurelio Galleppini<\/strong>, Jacovitti<\/strong>. Con quest’ultimo, il mio idolo in assoluto, collaborai per quasi cinque anni. Furono esperienze uniche soprattutto per un sedicenne innamorato dei fumetti<\/strong>. Circa sei anni fa ho scritto una serie di articoli su questi incontri per la rivista online Comx Dome<\/em> ideata da Francesco Moriconi<\/strong>. La rivista era disponibile solo per iPad e non ebbe il successo sperato nonostante fosse ben realizzata. Quindi ripubblicai gli articoli sul mio blog Avventure di carta<\/em> che da qualche giorno ha ripreso a funzionare grazie a Lo Spazio Bianco<\/em>.<\/p>\n Pertanto ripubblico con piacere questi post, riveduti e corretti, nella speranza che possano essere un incoraggiamento a tutti quei ragazzi pieni di passione per il fumetto<\/strong>: incontrate i grandi Maestri, parlate con loro, e, se riuscite, osservate il loro modo di disegnare. Va bene anche nelle fiere ma se riuscite incontrateli nei loro studi. Ne vale veramente la pena.<\/p>\n Ottant’anni fa, proprio il 31 Maggio del 1939, nasceva il grande Roberto Raviola in arte Magnus<\/strong>. Di seguito il mio personale ricordo del grande autore.<\/p>\n Mio padre era davvero insuperabile nel riuscire a procurarsi un appuntamento con i grandi maestri del fumetto. Per Magnus <\/b>finse al telefono di essere un padre disperato con un figlio che voleva assolutamente conoscere il suo idolo. Fece centro. Magnus <\/b>accett\u00f2 di incontrarci nel suo studio la mattina del giorno dopo.<\/p>\n Puntuale peggio di uno svizzero, mio padre era dietro al cancello del suo studio dieci minuti prima dell’orario accordato. Alle dieci in punto, vidi un uomo arrancare su una di quelle salite che portano direttamente ai garage. Bassino, magro, due baffi ottocenteschi all’ombra di un bel nasone pronunciato su cui erano poggiati un paio d’occhiali. Non c’erano dubbi sul fatto che fosse Magnus<\/b>, troppo simile ai suoi personaggi da non potersene accorgere<\/strong>. Ci salut\u00f2 sorridendo e poi ci guid\u00f2 verso il suo studio… in un garage sotterraneo.<\/p>\n Rimasi stupito, devo ammetterlo; ero convinto che autori di grido come lui possedessero degli studi pari al peso della fama che li contraddistingueva. Invece, ad essere sincero, posso dire che i grandi artisti che ho conosciuto lavoravano in studi abbastanza arrangiati. <\/strong><\/span><\/p>\n Appena entrato in quello di Magnus<\/b> rimasi colpito da due cose: un calice di vetro che conteneva inchiostro di china e una sfilza di pacchi di sigarette senza filtro poggiate su una vecchia radio, subito dopo l’entrata, come se fossero una serie di qualche romanzo o fumetto.<\/span><\/span><\/p>\n Appena si sedette sulla sua postazione, si accese una delle sue sigarette senza filtro e ci raccont\u00f2 di come stava per mandare a rotoli tutto il lavoro fatto proprio su quella tavola. Magnus<\/b> in alcuni casi usava dei retini adesivi per gli sfondi delle sue vignette. In quella particolare tavola us\u00f2 uno di quei retini con effetto sfumatura, per ottenere uno sfondo alla Dino Battaglia<\/strong>.<\/span><\/p>\n Raccontava Magnus<\/b>: \u201cVado a togliere il retino e stava per venir via tutta l’inchiostrazione. A quel punto, preso dal nervosismo, stavo per strappare tutta la tavola ma all’ultimo mi son detto \u201ccalma Roberto, calma!! e sono riuscito a recuperarla.\u201d <\/strong><\/span><\/p>\n Magnus<\/b> era un personaggio che ti metteva di buon umore. Sempre allegro, molto disponibile, con quei baffoni che accompagnavano la risata. Si mise subito all’opera realizzando un disegno su un supporto sagomato a forma di orologio che mio padre era sovente dare agli artisti. L’intento era avere una piccola collezione di orologi con su un loro disegno originale. <\/span><\/p>\n Dato che il supporto era un cartoncino plastificato, Magnus<\/b> realizz\u00f2 il disegno a matita dapprima su un semplice foglio di carta A4 per poi capovolgerlo e riversarlo sul cartoncino plastificato pi\u00f9 o meno con il metodo che usavamo a scuola per realizzare la carta copiativa. Dopo di che, armato di un pennarello Staedtler<\/em> nero a punta media, inchiostr\u00f2 e rifin\u00ec il disegno che raffigurava uno dei suoi personaggi pi\u00f9 noti, Necron<\/em>, fumetto di culto dell’autore bolognese riservato a un pubblico adulto. <\/span><\/p>\n Quel giorno con lui chiacchierammo di fumetti in genere; ci parl\u00f2 della sua grande ammirazione per autori come Alex Raymond <\/strong>(ammettendo il suo debito verso il cartoonist americano nella realizzazione della sua saga fantascientifica I Briganti<\/i>), Hal Foster<\/strong>, J. L. Salinas<\/strong> e finimmo col parlare di Tex<\/i>, poich\u00e9 ormai era noto il suo lavoro per un Texone<\/i> che sarebbe dovuto uscire dopo quello realizzato da Victor de la Fuente<\/strong> ma che avrebbe invece visto la luce, purtroppo, come opera postuma solo nel 1996.<\/span><\/span><\/p>\n Magnus<\/b> tir\u00f2 fuori alcune strisce del Texone <\/em>che aveva realizzato a matita: bellissime ovviamente ma si lament\u00f2 dell’estrema difficolt\u00e0 di reperire materiale inerente ad alcuni dettagli come gli attracchi dei cavalli alle diligenze e simili cose che solo un uomo come Magnus<\/b> poteva cercare. \u00c8 sempre stata nota la sua meticolosit\u00e0 nel dettaglio, ma con Tex arriv\u00f2 a livelli quasi maniacali<\/strong>. <\/span><\/p>\n Ci parl\u00f2 della sua grande ammirazione per Galep<\/strong>, si meravigliava delle soluzioni che il mitico creatore del ranger pi\u00f9 famoso d’Italia riusciva a trovare e mentre parlava tir\u00f2 fuori il Texone<\/em> realizzato proprio da Galep<\/strong> e inizi\u00f2 a sfogliarlo per farci capire meglio di cosa parlava. Ricordo che per tutto quel tempo ero quasi inebriato dalle parole di quest’uomo cos\u00ec umile e cos\u00ec modesto<\/strong>. Mi colpiva come parlava dei suoi colleghi senza mai provare alcun tipo d’invidia nei loro confronti: era affascinato dal loro modo di lavorare, ad esempio parlando di Andrea Pazienza<\/strong> o di Guido\u00a0Bozzelli\u00a0<\/strong>ma parlava anche del suo passato sodalizio con Max Bunker<\/strong>: \u201c<\/i>Lavoravo giorno e notte sulle tavole di Kriminal e Satanik e una volta finite mia madre si metteva in treno e le portava all’editore\u201d<\/strong> raccontava con una punta di commozione.<\/span><\/span><\/p>\nPrologo<\/b><\/h2>\n
<\/a>\u00a0<\/span>Bologna, novembre 1990<\/span><\/b><\/h2>\n
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