Assassinio, apocalisse e buone maniere: “Decorum” di Hickman e Huddleston

Assassinio, apocalisse e buone maniere: “Decorum” di Hickman e Huddleston
Jonathan Hickman propone un’epopea sci-fi con qualche gradita sorpresa grazie ai disegni e colori di Mike Huddleston e al sostegno grafico di Sasha Head.

“E chi si occuperà della riorganizzazione di un’intera civiltà? Fammi indovinare… Sarai tu?”
“No. Sarebbe follia. Qualcosa in me ha commesso un errore la prima volta. Forse dovresti essere tu.”

Decorum_Vol1_cover_NSUn esercito di robot stermina degli indigeni alla ricerca di un misterioso oggetto. Una giovane corriere costretta a lavorare per la malavita si trova nel bel mezzo di un regolamento di conti. Un’assassina che deve confrontarsi con i propri ideali. Si apre così Decorum, fumetto scifi di e pubblicato da a cavallo tra 2020 e 2021 e proposto da in due volumi cartonati.

L’opera si presenta fin da subito come l’ennesima iterazione della “formula Hickman”: un complesso mosaico di luoghi, personaggi e situazioni inizialmente spiazzante, che i lettori dovranno ricomporre lentamente, pagina dopo pagina. Sotto questo aspetto, lo sceneggiatore statunitense non manca il bersaglio, e riesce a condensare in due volumi tutto ciò che lo rende una delle figure più interessanti della scena americana.

Dal punto di vista visivo, Decorum racchiude in sé un pastiche di estetiche: scenari tipici del cyberpunk sfumano in ambientazioni da fantascienza classica, per poi trasformarsi ancora in situazioni barocche, in cui conquistadores robotici sparano a indigeni cosmici. A tenere insieme e far funzionare questa commistione al limite della schizofrenia ci pensano i disegni di , che valorizzano in maniera significativa il racconto. Huddleston alterna sapientemente una palette satura e psichedelica a scene graffiate quasi completamente in bianco e nero. In particolare, l’artista si diverte a caricare semanticamente il colore, usandolo per mettere in evidenza dettagli importanti – un pacco da consegnare o uno specifico tipo di arma di cui si stava parlando – facendoli emergere con forza dallo spazio circostante. Questa tecnica evita eventuali forzature esplicative nei dialoghi, permettendo dei botta e risposta più immediati e naturali. Il tutto senza rinunciare allo stile: l’effetto è infatti veramente efficace, e in linea con l’estetica spesso molto pop del fumetto.

Altra grande influenza grafica è sicuramente il manga. Dal fumetto orientale, Huddleston mutua occasionali disegni ed espressioni caricaturali. Hickman in un certo senso raddoppia su questo guardare al Sol levante: impossibile non ricondurre allo shonen manga alcune situazioni (ad esempio il modo in cui la protagonista si “presenta”) ed i tempi comici delle gag.

Ultimo e ulteriore elemento d’interesse visivo sono le infografiche, forse il più vistoso marchio di fabbrica di . Nelle sue opere precedenti erano generalmente posizionate come intermezzi, utili – con buona pace dei detrattori – a districarsi nella la complessità delle trame o del worldbuilding senza appesantire o forzare la narrazione. In Decorum, il ruolo dell’infografica sembra evolversi, intrecciandosi maggiormente nella narrazione che il lettore ha davanti. Il fumetto sembra quasi strizzare l’occhio all’idea di un’opera multimediale, che unisce e graphic design. Non a caso, l’aspetto e la progettazione delle infografiche sono stati completamente affidati a Sasha Head, graphic designer e vera e propria terza mente artistica dietro il progetto. Tuttavia, se da un lato si percepisce la volontà di spingere l’utilizzo dell’infografica in una nuova direzione più organica e interconnessa, l’integrazione si mantiene scarsa, di contorno, e l’idea di una grande opera sci-fi multimediale rimane infine dunque soltanto un’impressione. Va però riconosciuto che, al netto del bersaglio mancato dal punto di vista sperimentale, Head confeziona comunque pagine eccellenti, dal design minimal azzeccatissimo, che vanno a integrare perfettamente narrazione e disegno.

Decorum splash

Tematicamente, lo sceneggiatore continua a seguire un filo che ritroviamo sia nei suoi X-Men che, per certi aspetti, nel suo lavoro su Avengers e . Al centro di Decorum stanno la riflessione sulla vita e il suo virare verso orizzonti sempre più sintetici, e il rapporto tra creatura e il suo creatore. La Chiesa della Singolarità, seguendo i dettami del suo Dio-software, desidera eliminare l’unico essere in grado di sventare l’inesorabile infezione dell’universo da parte della vita inorganica. Hickman mette da un lato il freddo metallo appuntito e senza colore (azzeccatissime qui le scelte grafiche di Huddleston), dall’altro un misterioso uovo cosmico custodito da delle sacerdotesse. Una parte spietata, brutale, slegata dalle logiche della natura, l’altra incentrata sulla cura e in comunione con la vita organica e i suoi ritmi.

Decorum_Vol2_cover_NSQuasi consequenzialmente, la figura della donna è centrale in tutto il fumetto, ed è l’unico elemento di novità rispetto agli altri lavori dell’autore. Tuttavia, questo nuovo interesse tematico non si rivela ingombrante, anzi, per la maggior parte della storia è quasi impercettibile. È sul finale che Hickman regala il twist veramente femminista, quando una delle figure più simboliche dell’autorità patriarcale cede il compito di ripensare il nuovo inizio della civiltà alle protagoniste. La scelta non infastidisce e non risulta fuori luogo: riconosciuto il proprio errore, è necessario essere in grado di lasciare a qualcuno di diverso il secondo tentativo.

In questa estrema sintesi si può riassumere il significato del discorso antipatriarcale, che poi va ad infiltrarsi in modo organico anche in tutte le branche della filosofia femminista. Le protagoniste sono chiamate a ripensare le relazioni tra organismi e sistemi in modo diverso dal messia-demiurgo. Come non sentire l’eco, ad esempio, del lavoro filosofico-narrativo in ecologia di figure come Donna Haraway?1 Come non ricondurre la bussola morale della protagonista al paradigma dell’etica della cura2 (Gilligan, Tronto, ecc…)? Sotto questo aspetto, Decorum è un esempio di fumetto che strizza l’occhio al femminismo in modo sintetico, sincero e conciso, senza le derive tristi e grottesche del politicamente corretto più spinto. In fondo, arrivati a questo punto, come non vedere tutta la parabola di Neha come una liberazione dall’oppressione?

La cura richiede prestare attenzione, vedere, ascoltare, rispondere con rispetto. La sua logica è contestuale, psicologica. La cura è un’etica delle relazioni, fondata sulla premessa dell’interdipendenza.” – Carol Gilligan

Se in generale Decorum funziona piuttosto bene, il ritmo sul finale merita una piccola (ma decisa) nota di demerito. Arrivato agli ultimi capitoli, il lettore non può non rendersi conto che, stando a quanto letto, per il risolversi della situazione sembra mancare ancora davvero molto. Solitamente, ciò fa presagire un finale frettoloso e, purtroppo, quest’opera non rappresenta l’eccezione alla regola. Lo scontro finale tra le due fazioni in campo è gestito in modo incredibilmente sbrigativo, e il finale stesso – per quanto tematicamente azzeccato – risulta lanciato bruscamente addosso al lettore. Sicuramente parte della ragione è il teaser della seconda serie, ma a mio avviso questo non basta a giustificare il modo in cui Hickman ha deciso di chiudere il fumetto, sgonfiando la complessità da lui creata in una conclusione sbrigativa e semplicistica.

decorum_interno

Tirando le somme, Decorum risulta essere il “solito” lavoro del “solito” Hickman. L’opera si svolge in un mondo denso, presenta un intreccio complesso, un buon sottotesto tematico ed è graficamente spettacolare, ma non riesce a trovare uno scioglimento all’altezza delle aspettative suscitate. Da un lato è un bene che lo scrittore si sia ritagliato una nicchia d’eccellenza e abbia maturato un modo di scrivere fantascienza immediatamente riconoscibile. Se ti piace un fumetto fantascientifico di Hickman, puoi star certo che ti piaceranno tutti. Dall’altro, dopo numerose opere con la stessa cifra stilistica, viene da chiedersi se ciò non possa un giorno rivelarsi un’arma a doppio taglio. Se sai già cosa aspettarti prima di ogni nuova lettura, potresti trovarle via via meno interessanti – specie in assenza di forti colonne tematiche. Hickman riesce dunque ancora a rapire, ma non più abbastanza da evitare il sorgere di questa domanda.

Abbiamo parlato di:
Decorum vol. 1-2
Jonathan Hickman,
Traduzione di Stefano Cresti
saldaPress, 2022
216-208 pagine, cartonato, a colori – 19,90 €/cad.
ISBN: 9788869199004-978-8869199011

A proposito di Decorum:
www.lospaziobianco.it/decorum-1-il-solito-affascinante-e-complesso-jonathan-hickman/


  1. Vedi: Haraway, D., 2019. Chthulucene: sopravvivere su un pianeta infetto, Roma, NERO; Haraway, D., 2019, Le promesse dei mostri. Una politica rigeneratrice per l’alterità inappropriata, Roma, DeriveApprodi. 

  2. Vedi: Gilligan, C., 1991. Con voce di donna. Etica e formazione della personalità, , 1987, 2ª ed.; Gilligan, C., 2014. La virtù della resistenza. Resistere, prendersi cura, non cedere, Moretti & Vitali. 

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