Parliamo di:

Aspettando Captain America: Civil War di Millar e McNiven

In attesa del film in uscita in Italia il 4 maggio, riscopriamo uno dei più controversi e appassionanti crossover del fumetto supereroico statunitense.
Articolo aggiornato il 23/09/2017

Aspettando Captain America: Civil War di Millar e McNivenAnno 2006: la crisi economica innescata dalla bolla immobiliare è alle porte, gli Stati Uniti sono in guerra in Iraq e Afghanistan, sul fronte interno la privacy e i diritti individuali sono stati ridimensionati dal Patrioct Act, approvato nel 2001 all’indomani dell’attentato alle Torri Gemelle.
Un mondo in preda al terrore, non così diverso da quello di oggi, ma dominato da una tensione molto più grande, da un clima di paura e sospetto per il prossimo che aveva spinto i popoli occidentali ad accettare forti limitazioni delle proprie libertà individuali in nome della sicurezza.

In questo contesto, un’idea per una storia semplice e lineare, ma radicata nell’attualità, può provocare un’enorme reazione del pubblico. L’idea di , resa graficamente da , ha un nome altrettanto semplice e evocativo: , la guerra civile dei supereroi.

Who watches the watchmen: l’atto di registrazione dei superumani

L’intera struttura concettuale di Civil War nasce da una considerazione logica, una di quelle che ogni lettore di supereroi ha elaborato nella sua mente almeno una volta nella vita, sfogliando pagine piene di violenza e distruzione: come è possibile che esseri dotati di poteri quasi divini possano agire senza rispondere a nessun sistema di controllo e legittimazione? E cosa succederebbe se uno di loro un giorno sbagliasse e causasse la morte di migliaia di persone?

Aspettando Captain America: Civil War di Millar e McNiven
L’esplosione di Nitro (Civil War #1)

È proprio da queste domande che nasce l’ossatura della miniserie: i New Warriors, un gruppo di supereroi di seconda categoria che dopo numerose defezioni si è riciclato come protagonista di un realityshow, si trova ad affrontare supercriminali troppo potenti per le capacità dei suoi membri. In seguito a uno scontro con Nitro, la bomba umana, un’intera cittadina viene resa al suolo, causando la morte, tra gli altri, di centinaia di bambini.

Conseguentemente, il popolo americano chiede a gran voce una regolamentazione dei membri della comunità dei supereroi e il governo decide di approvare velocemente un atto di registrazione dei superumani. Sin da subito i supereroi si dividono in due fazioni in guerra tra loro: una a favore guidata da Iron Man, Reed Richards e Ant Man e l’altra contraria alla legge e condotta da Capitan America.

Attraverso i sette numeri della miniserie, lo scrittore Mark Millar sfrutta una prosa asciutta e un ritmo elevatissimo per stupire continuamente il lettore con numerosi colpi di scena e cambi di fronte, supportati da dialoghi a effetto e spesso sopra le righe. Millar imposta la storia come un vero e proprio blockbuster che ha per protagonisti tutti i pezzi da 90 dell’universo Marvel, coinvolti in una guerra senza quartiere, sia dal punto di vista fisico che ideologico.

Per rendere lo scontro ancor più drammatico e radicale, lo scrittore forza le caratterizzazioni con estremizzazioni atte a sostenere le posizioni in gioco nella battaglia.

Per rappresentare la drammaticità e la dinamicità della guerra risulta fondamentale il contributo di Steve McNiven, che offre una grande prova nelle scene d’azione e nelle splashpage statiche, in cui riesce a esaltare la potenza e la fisicità dei protagonisti, senza trascurare le espressioni facciali che mettono in risalto le emozioni dei protagonisti, soprattutto nei primi piani e nelle inquadrature ravvicinate degli sguardi. Non sempre il disegnatore riesce a dare il massimo, come in altri lavori successivi (Old Man Logan su tutti), soprattutto nelle scene dettagliate e d’insieme, ma dal punto di vista grafico la miniserie mantiene sempre un livello alto.

Aspettando Captain America: Civil War di Millar e McNiven
Spider-man si smaschera davanti al mondo (Civil War #2)

Dal punto di vista della storia, invece, si notano numerosi buchi di sceneggiatura e cambi repentini di status quo: riletta a distanza di anni, la miniserie risente ancora di più del principale difetto che già all’epoca era stato evidenziato, ovvero quello di essere una sorta di struttura essenziale sulla quale vanno innestati necessariamente alcuni tie-in per riuscire a capire fino in fondo le motivazioni dietro certi snodi di grande impatto. Si pensi alle scelte dell’Uomo Ragno che prima si smaschera pubblicamente per sancire la propria adesione all’atto di registrazione e solo due numeri più tardi combatte contro Iron Man e si unisce alla resistenza di Capitan America. Dello stesso difetto soffrono le vicende riguardanti i Fantastici Quattro, che si trovano dilaniati da differenti vedute visioni contrastanti.

Proprio per questa struttura, la miniserie in se stessa risulta oggi molto meno convincente rispetto al periodo in cui è stata pubblicata, pur restando una lettura ricca di spunti e di momenti entusiasmanti e ricchi di adrenalina.

Da che parte stai: la guerra (verbale) attraverso il web

Pesate queste considerazioni la definizione di “più grande crossover della storia Marvel” potrebbe sembrare esagerata.Il punto è che la grandezza dell’evento non risiede tanto nel numero di personaggi e di testate coinvolte, né nelle conseguenze della storia in sé stessa, nonostante abbia segnato l’andamento dell’universo Marvel per circa un lustro (sebbene molti spunti siano stati trattati con faciloneria o semplicemente lasciati a se stessi) quanto nel sua disturbante provocazione di fondo.

Ciò che resta inalterato, a distanza di anni, è infatti il nucleo essenziale della storia, quello scontro tra sicurezza e libertà che ritorna costantemente nelle nostre vite, anno dopo anno, guerra dopo guerra, ad ogni annuncio di attentato. Lo scrittore britannico, forte della sua posizione di osservatore esterno della realtà statunitense, coglie l’occasione di mettere sotto la lente di ingrandimento la società americana del nuovo millennio, non riuscendo comunque a ripetere la causticità divertente e intelligentemente critica di Ultimates.

Aspettando Captain America: Civil War di Millar e McNiven
La fine della guerra (Civil War #7)

Civil War mescola riflessione sull’attualità degli anni 2000 al genere supereroistico, riuscendo a fondere insieme la lezione delle grandi storie degli anni ’80, anni di decostruzione della figura del supereroe, con le suggestioni di fine anni ’90, segnati dalla riflessione sul ruolo degli eroi, sui concetti di reattività, proattività e rapporto con il mondo affrontati in Authority (scritta tra gli altri anche da Mark Millar), Astro City o la sopracitata Ultimates.

Nessuna idea rivoluzionaria di per sé, ma un cocktail capace di pungere nel vivo i lettori, trasformando un fumetto di intrattenimento, in cui supereroi si picchiano e si danno la caccia senza tregua, in una storia sulla nostra società e sulle nostre ombre. Chi frequentava i forum in quegli anni (come il sottoscritto) non può dimenticare le discussioni chilometriche tra appassionati che si schieravano a favore o contro l’atto di registrazione. In mezzo agli atteggiamenti da tifoseria puerile e esasperata, molte analisi stimolanti, che non vertevano su chi fosse più forte o più figo (tematiche immortali della comunità nerd mondiale), bensì su concetti come libertà, sicurezza, libero arbitrio, democrazia e stato totalitario.

Aspettando Captain America: Civil War di Millar e McNiven
Controllo o libertà? (Civil Warà #1)

Civil War era riuscita a metterci di fronte a temi fondamentali, davanti alle nostre stesse contraddizioni interne, ponendoci domande a cui non riuscivamo a trovare risposte semplici e facendoci rimettere in discussione i nostri stessi principi.

Anch’io, sedicenne che si stava affacciando sul mondo con maggior cognizione di causa, cercando di muoversi tra le ombre e le contraddizioni delle ideologie e della realtà civile, mi trovai di fronte alle ambiguità di quegli eroi che avevano plasmato la mia infanzia, ambiguità che mettevano in collisione la mia visione del loro ruolo e delle loro modalità di azione e le mie idee su concetti quali libertà, controllo, difesa dei diritti personali e rispetto delle leggi.
Pur essendo una storia profondamente radicata nella società americana, con richiami alle sue leggi (dal Quinto Emendamento al sopracitato PatrioctAct) e alle sue ideologie (il self made man, la libertà assoluta come principio fondante), Civil War è riuscita a connettere la comunità di lettori grazie all’universalità delle sue idee e delle sue contraddizioni.

Forse non il più grande crossover di sempre, ma sicuramente uno dei più stimolanti e più maturi, capace di divertire e far riflettere su temi spinosi ma fondamentali per la nostra società.

Cosa aspettarsi da

Sin dall’annuncio fatto nell’Ottobre 2014, Capitan America: Civil War ha destato l’attenzione di tutta la comunità di appassionati di supereroi. La prima reazione è stata di eccitazione e di attesa spasmodica per vedere come sarebbe stato realizzato lo scontro tra i supereroi al cinema, quali eroi sarebbero stati coinvolti, quali sarebbero state le fazioni.

Ovviamente, nessuno avrebbe potuto aspettarsi una completa aderenza tra film e fumetto: il cast a disposizione del Marvel CinematicUniverse non è nemmeno un decimo di quello del Marvel Universe, con grandi assenze quali Reed Richards e i Fantastici Quattro (protagonisti di un’importante sottotrama che indaga le relazioni familiari di fronte a scelte ideologiche così forti), oppure Hank Pym e gli X-Men.

Sicuramente la presenza dell’Uomo Ragno,uno dei personaggi più amati di sempre, arrivato in casa Marvel grazie a un accordo tra Disney e Sony, ha destato sorpresa e grande gioia per in tutti i fan, soprattutto dopo i flop di The Amazing Spider-Man 1 e 2. Ovviamente anche questo personaggio non può ricoprire il ruolo fondamentale che riveste nella miniserie, e ancora non è noto in che modo entrerà a far parte di questo universo, a parte il fatto che sarà un alleato di Tony Stark.

Aspettando Captain America: Civil War di Millar e McNiven
Lo scontro finale nella prigione 42 (Civil War #6)

A parte i quesiti squisitamente nerd e l’attesa per gli scontri veri e propri, le domande sulla trama sono molte, soprattutto alla luce dei numerosi trailer e della sinossi. Il film è infatti un seguito di Captain America: The Winter Soldier, e sembra che la ragione principale che porterà Cap a scontrarsi con Iron Man sia proprio la presenza di Bucky Barnes, killer manipolato dall’Hydra che sembra aver riacquistato la propria identità dopo essere stato catturato da Capitan America in un dietro le quinte di cui si sono viste solo alcune scene nel finale di Avengers: Age of Ultron.

Una guerra che si scatena per motivi di amicizia, con Capitan America non intenzionato a consegnare il ritrovato amico nelle mani del governo americano, nonostante i suoi crimini. La trama quindi si discosta sostanzialmente dal fumetto, visto che Bucky Barnes, già reintrodotto nell’universo Marvel nel 2004 da Ed Brubaker nella sua run di Capitan America, non ha avuto alcun ruolo nella Guerra Civile, diventando invece fondamentale nel proseguimento delle storie della Sentinella della Libertà.

Accanto a questa parte di storia, le idee di Civil War verranno introdotte grazie all’entrata in scena del generale Thaddeus”Thunderbolt” Ross, il grande rivale di Hulk: le azioni dei Vendicatori e i loro scontri distruttivi (New York, Washington, Sokovia) saranno messe sotto osservazione dal governo degli Stati Uniti, che pretende una maggiore regolamentazione della squadra. Sembra quindi che nuove idee e gli spunti fondamentali della miniserie siano state fuse insieme per produrre una storia originale. La curiosità è quindi quella di vedere come le varie trame potranno coesistere. I primi commenti trapelati dalle proiezioni per la stampa sono incoraggianti, soprattutto riguardo la componente spettacolare della pellicola.

La vera domanda è se e come il film riuscirà a suscitare una reazione più profonda del pubblico, innestandosi sullo stile e l’atmosfera spionistica e politica di Captain America: The Winter Soldier. In un mondo come il nostro, i supereroi ci salveranno o ci terrorizzeranno?

Clicca per commentare

Rispondi

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Inizio