Ariston: l’universo femminile tra gli anni ’50 e ’70

Ariston: l’universo femminile tra gli anni ’50 e ’70
Tre donne alle prese con la lotta personale al raggiungimento della propria libertà in una storia ambientata nell'Italia del secondo novecento, ma che riesce ad inserirsi in maniera attuale e efficace nella nostra contemporaneità.

Renata1_Recensioni «La scelta è la misura della rivoluzione»: questa frase racchiude l’essenza di Ariston, l’ultimo lavoro di e Luca De Santis. Dopo Leda, i due autori tornano a ritrarre l’universo femminile, stavolta non concentrandosi su un’unica figura ma guardando in contemporanea a più generazioni, i cui destini si incrociano all’Ariston, un albergo situato sulla riviera veneta, nel corso delle estati tra il 1955 e il 1975.

La proprietaria dell’albergo, Renata, è la protagonista della vicenda, e si colloca per età tra le altre due donne che la accompagnano nello spazio di queste pagine: Bianca, la “contessa”, che è la più anziana, saggia e consapevole, ricca vedova ed ex mannequin a Parigi, e Roberta, la più giovane, identificata come moglie di un uomo politico di “un certo rilievo”.
Renata sin dalle prime pagine si rivela come un personaggio trattenuto, tormentato, raffigurata nell’atto ossessivo di contare le stoviglie mentre è immersa sott’acqua, come annegata nella propria condizione esistenziale. La donna, infatti, nella sua apparente emancipazione, si scopre a poco a poco come vittima delle scelte degli uomini della sua vita, nonché testimone di un evento “eccezionale” che la pone in una posizione diversa da quella delle altre personagge.

Le tre donne, sebbene frutto di un’invenzione narrativa, sono liberamente ispirate a storie di vite reali e vengono a contatto più o meno direttamente con significativi fatti di cronaca relativi alla storia delle donne in Italia degli anni ’50 (al 1953 risale il caso dell’omicidio di Wilma Montesi e al 1958 l’abolizione delle case chiuse), ’60 (il 1966 è ricordato per la vicenda di Franca Viola) e ’70 (nel 1975 la potestà genitoriale sostituì la patria potestà).

I riferimenti sono densi e molteplici; la cronaca si fonde con i rimandi cinematografici, musicali, letterari (Fellini, Jula de Palma, Mina, Patty Pravo, Arbasino, Ibsen, solo per citare alcuni degli autori di cui si nutre Luca De Santis): il tutto viene mescolato con grande maestria in un intreccio narrativo nuovo, originale, ironico.

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Il racconto è scandito in tre atti (anticipati da una breve “premessa” e intervallati da un intermezzo) come se si trattasse di una piece teatrale: ogni atto è introdotto da una rappresentazione schematica dei ruoli o delle divise indossate dal personale dell’albergo, a sottolineare come vi sia in esso una struttura molto rigida, concetto rafforzato dal ritrovamento di una miniatura dell’albergo stesso (una Casa di bambola), completa di ogni componente che vi lavora, che prende le sembianze di un pupazzo manovrato dall’alto. Quello che emerge è che nessuno degli impiegati ha potuto scegliere per sé: il percorso era già delineato, «il migliore, forse, o l’unico possibile ma non per questo il più giusto».

Interno-4-e1547500871638_Recensioni I disegni di Sara Colaone esaltano la claustrofobia delle scene attraverso le tinte acide, la dimensione della solitudine individuale è rimarcata anche nelle scene più affollate. La composizione degli spazi narrativi alterna un ritmo regolare nella suddivisione delle tavole a splash pages e visioni molto ampie, con una grande presenza di interni lasciati vuoti e spiagge rimaste deserte dopo essere state abbandonate dai turisti e dai riti estivi.
Le ombre sono molto accentuate e denotano volti ed espressioni in modo molto intenso, anche grazie a contorni spessi e ben definiti. La rappresentazione del flashback della storia di Renata si inserisce in momenti discontinui e si presenta con una tonalità seppia, come una fotografia dell’epoca a cui appartiene.

Né il disegno né la scrittura intendono porsi in modo didascalico: al lettore è attribuito il compito di colmare i vuoti, scorgere i riferimenti e interpretare i toni surreali e metaforici di alcune tavole, in modo da poter penetrare lentamente nella narrazione e comprenderne il senso più profondo.

Ariston non è un racconto fine a se stesso, ma ha il merito di focalizzare l’attenzione sulla recente storia femminile. Alle donne è attribuito un peso specifico nei diversi spazi e tempi dell’esistenza; esse sono le eroine della resistenza partigiana, coraggiose mantenitrici di equilibri precari, vittime di scelte e comportamenti sbagliati, ma sono comunque pronte a assumere su di sé ruoli di grande responsabilità sul piano sociale, politico e soprattutto, umano.

Abbiamo parlato di:
Ariston
Sara Colaone, Luca De Santis
Oblomov, 2018
143 pagine, cartonato, colori – 16,00 €
ISBN: 9788885621589

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