“Appena prima di sbocciare”: una storia a lieto fine

“Appena prima di sbocciare”: una storia a lieto fine
Sentimento, speranza, ricchezza d’intenti, brio, fantasia, magia, dolcezza, positività, talento, messaggi di grande ottimismo e tantissima passione sono gli elementi chiave di "Appena prima di sbocciare", fumetto delizioso pur nelle sue piccole ingenuità.

Sembra davvero una fiaba di quelle col lieto fine la storia della nascita di Appena prima di sbocciare. Nel 2011 un gruppo di giovani aspiranti autori di fumetto si riunisce nel collettivo Potpourri Comics, e pubblica per sette anni un antologico che raccoglie i loro lavori. Nel 2018 il collettivo si trasforma in Associazione Culturale, e inizia a concentrarsi maggiormente su storie lunghe, e volumi unici.

Tra di essi, appunto, Appena Prima di Sbocciare, che nasce dal desiderio di una persona – che si presenta al lettore come Nyda – di creare “qualcosa” che riassuma un suo brutto periodo e il modo da lei escogitato per uscirne con testa e  cuore intatti. Nyda, con l’aiuto di David Malan (membro di Potpourri), cerca di rendere concreto il progetto affidandone la sceneggiatura a Sara Antonellini (altro membro, disegnatrice qui alle prese con il suo primo lavoro di scrittrice). E infine, tramite una call indetta su internet, viene trovata anche la disegnatrice, Corinna Braghieri.

Il fumetto viene scritto, disegnato, stampato, e portato a Lucca Comics, dove viene venduto dalla prima all’ultima copia. Come dicevo, una storia a lieto fine. E leggere i commenti deliziati e “innamorati” delle autrici, stupite e commosse dall’accoglienza avuta dal loro sudatissimo lavoro, scalda davvero il cuore, e per un attimo fa credere anche a noi vecchi e gelidi critici che il mondo sia un bel posto, dove tante cose belle possono accadere a chi lotta per conquistarle.

Ma ahimé, al critico non è dato di essere sentimentale. Il suo ruolo è prima di tutto quello di elencare fatti concreti, numeri, giudizi e scale di valori, lasciando al cuore sono una piccola parte marginale, e solo nel caso in cui l’opera che ha sezionato lo abbia particolarmente sedotto. Fortunatamente, però, questo è uno di quei casi.

Appena prima di sbocciare narra la storia di uno spiritello elementale in forma di bocciolo che non riesce a schiudersi, a completarsi, ad assumere la sua forma definitiva. Per consentirgli di farlo, il custode del giardino in cui gli spiritelli dimorano decide di inviarlo sulla Terra, perché viva da umano e provi a cambiare la mente delle persone. Perché, spesso, si cambia dentro quando si riesce a cambiare per prima cosa ciò che ci sta intorno, imparando a capirlo e amarlo.

Lo spiritello inizia dunque la sua vita come Breena Colman, ragazza piena di energia e di inventive, capace di far cambiare idea a chi la circonda grazie a un potere quasi divino. Breena decide di creare un marchio di abbigliamento che ha come slogan un “cambiare aria”,  motto che dovrebbe portare a un’accresciuta consapevolezza da parte dei clienti, e inizia a dedicare ogni momento della sua vita a questo enorme obiettivo, fino al punto di dimenticare i suoi affetti, a indebitarsi, e in ultima analisi – nonostante continui a piegare la gente ai suoi voleri tramite il suo potere – a fallire clamorosamente. Ma quando tutto sembra perduto, ecco l’elemento che rimette in moto il racconto e muta la consapevolezza della grintosa protagonista, forse fino a quel momento troppo sicura di sé.

Se fosse necessario descrivere questo volume con una semplice frase, bisognerebbe dire che è un fumetto perfetto nella sua imperfezione. Perfetto perché è pieno di passione, gioia, desiderio di emergere, di vivere, di lottare, di cambiare, e dunque di messaggi positivi. Tutto in Appena prima di sbocciare richiama a un significato superiore, a un senso ultimo delle nostre esistenze; ci dice che non è mai troppo tardi, che il cambiamento che nasce nel nostro cuore si riflette nelle vite delle persone (e a volte lo fa prima che noi stessi ce ne rendiamo conto), e che nonostante i momenti bui non bisogna mai abbandonare la speranza.

E lo fa con una sceneggiatura briosa e piena di energia, ricca di dialoghi sentiti e sentimentali, e tramite dei personaggi, dei disegni e dei colori che sembrano voler bucare la pagina e volare via, tanta è la vita che li percorre. La trama è semplice e lineare come lo sono i suoi protagonisti, piena di accadimenti ben narrati, ma il racconto trova il suo punto di forza negli scambi tra i singoli personaggi, nei momenti di dialogo intimo, privato, o nelle loro piccole e grandi vittorie o tragedie. I disegni sono davvero piacevoli a vedersi, e personali nella loro efficace stilizzazione che riesce a mescolare con garbo le inflessioni e le influenze più disparate, che paiono andare dal fumetto francese allo stile Disney al manga. I protagonisti sono immediatamente riconoscibili, e ritratti con le pochissime righe essenziali a descriverne il carattere, senza fronzoli o inutili barocchismi; mentre i colori contribuiscono a riempire le singole tavole arricchendo e precisando ambienti ed emozioni.

D’altro canto, non tutto è perfetto in questa opera “quasi prima”. C’è, a volte, qualche imprecisione nelle prospettive disegnate e nella gestione degli sfondi, in qualche occasione appena abbozzati, o eliminati del tutto dove forse avrebbero potuto arricchire e precisare le scene; e c’è una gestione della trama a tratti ingenua, che pur non togliendo nulla al suo significato, ci arriva tramite approssimazioni o ritratti irrealistici di quella che è la vita vera.

La sceneggiatrice, in particolare, se si dimostra ferratissima quando deve far interagire i suoi personaggi lasciandone trasparire le emozioni, sorvola troppo o azzarda quando le capita di dover mettere in scena plausibili eventi di vita vissuta. Abbiamo così un’aspirante stilista o modista o designer di capi d’abbigliamento (la cosa non è esattamente specificata, e la vediamo sempre da sola a imbastire il suo lavoro) che per sua stessa ammissione “vende per un pubblico di nicchia”, ma che di punto in bianco si dimostra in grado di acquistare un isolotto in mezzo a un fiume che passa al centro di una grande città (con l’intenzione di costruirvi un faro, nientemeno). O assistiamo a dei personaggi che non riescono a identificare, e fortemente negano contro ogni logica e fino alle estreme conseguenze, una malattia dai sintomi talmente chiari e preoccupanti che nessun esame, o medico, o consulto, o lo stesso paziente, potrebbe equivocare o far passare per ciò che non è.

Insomma, pare chiaro che certe meccaniche di vita siano ancora da elaborare per gli autori della storia, e che quel poco di realistico rimasto sia stato eccessivamente semplificato per amor di trama, al punto da creare momenti di implausibilità. Sicuramente è imputabile a questo il fatto che la sceneggiatrice sia alla sua prima prova nelle vesti di scrittrice, e per di più trovandosi a lavorare su materiale in parte progettato da altri, e questo – unito alla giovane età di tutti gli autori – sarebbe già una sufficiente scusante.
Ma come ulteriore giustificazione – e complimento – va fatto notare che nonostante le molte scene poco plausibili, la storia non perde nulla del suo potenziale, il messaggio rimane intatto, la lettura resta coinvolgente, il desiderio di far del bene al lettore è palese, e dunque non si può assolutamente condannare un’intenzione per via di piccoli difetti nella costruzione. Perlomeno a questi livelli.

Appena prima di sbocciare
è e rimane un fumetto di grande dolcezza, che un pubblico giovane e affine alle autrici non potrà che trovare affascinante e compiuto, e che intrattiene e diverte sfruttando al massimo i suoi pregi. Un lavoro pieno di positività e passione che – per rimanere in tema di giovani autori di talento – ricorda molto Dandelion di Salvatore Callerami, con il quale condivide alcuni elementi grafici/narrativi e molta poesia, e che dunque non può che essere consigliato a chi, a prescindere dalla maggiore o minore correttezza tecnica, vuole farsi ammaliare da una piccola storia scritta e disegnata bene. Dopo molti fumetti dedicati al mal di vivere, alla futilità dell’esistenza, alle generazioni prive di slanci, alla vita banale e sordida del quotidiano, trovare un po’ di spazio per la speranza è sempre buona cosa, oltretutto se tale spazio ci viene offerto da due autrici di bel talento e tanta voglia di fare.

A questo punto, il vecchio e algido recensore se ne torna alla sua buia caverna solitaria, suo ambiente naturale. Ma per quanto riguarda Appena prima di sbocciare non può fare altro che confermare che sì, la favola ha davvero un lieto, lietissimo fine.

Abbiamo parlato di:
Appena prima di Sbocciare
di Nyda, David Malan, Sara Antonellini e Corinna Braghieri
Potpourri Comics, novembre 2019
brossurato, 86 pagine, colore – € 12,00
Autoproduzione

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