Anteprima: “Tristezza” di Federico Reggiani e Angel Mosquito (NeoComics)

Anteprima: “Tristezza” di Federico Reggiani e Angel Mosquito (NeoComics)
Alcune pagine in anteprima di Tristezza, titolo di lancio della nuova etichetta dedicata ai fumetti NeoComics.

Tristezza, della storica coppia di autori argentini Federico Reggiani (testi) e Angel Mosquito (disegni) è stato pubblicato a puntate in Argentina sulla storica rivista Fierro tra il 2010 e il 2013 e viene ora proposto come titolo per inaugurare la nuova collana di fumetti NeoComic della

In un mondo decimato da una zoonosi trasmessa dalle mucche, un gruppo eterogeneo di sopravvissuti cerca di resistere a un ambiente improvvisamente diventato ostile. Nel deserto urbano la quotidianità è la vera sfida e non c’è bisogno di zombie per aver paura quando, nel fondo della notte, il nemico più pericoloso dell’uomo si rivelerà essere l’uomo stesso.

 

SINOSSI: Argentina. Oggi. Così come in ogni luogo. In seguito a una spaventosa pandemia chiamata Tristezza che ha decimato la popolazione mondiale, un gruppo di reduci deve imparare a sopravvivere al crollo della civiltà. Senza più uno stato, un sistema scolastico o internet, ogni scelta diventa una sfida e ogni piccolo successo la conquista che allontana per un po’ l’ombra della morte. Riparando un vecchio motore, ingegnandosi per allevare le galline, facendo nascere un bambino o provando a rifondare la civiltà, i protagonisti di Tristezza impareranno a non dare per scontato ciò che prima era l’ovvio: l’acqua, il cibo, la democrazia, il sostegno dei propri compagni. E capiranno che non c’è bisogno di orde di zombie per aver paura quando, nel fondo della notte, il nemico più pericoloso dell’uomo si rivelerà essere l’uomo stesso.

TRISTEZZA_COPERTINA

 

Dalla postfazione al libro di

This is the way the world ends
This is the way the world ends
This is the way the world ends
Not with a bang but a whimper.
(The Hollow Men, T.S. Eliot, 1925)

La fine del mondo, nelle sue molte possibili declinazioni, è un territorio che è stato ampiamente esplorato dalla letteratura, dal cinema e, naturalmente, anche dal fumetto. Eppure, all’interno di questo vastissimo filone apocalittico, non sono state frequentissime le opere che pongono la questione in termini così compiutamente umani come fa Tristezza di Federico Reggiani (sceneggiatore) e Angel Mosquito (disegnatore), pubblicato originariamente a puntate sulla prestigiosa rivista argentina Fierro tra il 2010 e il 2013.
La coppia di autori decide di descrivere il collasso della civiltà come un processo non in essere ma già avvenuto. A parte qualche flashback, che pure non spiega, se non per accenni, l’origine della malattia, è il presente di una piccola comunità malandata e malaccorta di sopravvissuti a essere posto sotto l’occhio entomologico del duo. Anche se il doversi confrontare, spesso con scarsa preparazione, con il quotidiano è un leitmotiv che ricorre in Tristezza, la sopravvivenza non è certo il tema principale di questo fumetto, che parla soprattutto di nostalgia e rimpianto. La tristezza, la pandemia che causa il tracollo della società mondiale, prima della morte porta l’oblio. Ci si spegne così, lacrimanti, parzialmente amnesici, ormai disillusi: tristi.
Quella che sembra una tragedia che colpisce chi è stato infettato potrebbe essere invece una grazia negata ai sopravvissuti. Costretti costantemente a rimpiangere il mondo che è stato, i pochi superstiti al centro di questa vicenda si muovono fra le vestigia fisiche di un passato talmente recente da essere ancora presente e fra i ricordi che queste evocano. Memorie ancora vivide nelle loro menti ma tuttavia più decadenti delle case in rovina, dei centri commerciali deserti e di quelle auto abbandonate che affollano le strade e che qualcuno tiene ancora in ordine, anche se non potranno mai più essere messe in moto.
Più dei bisogni primari – cibo, acqua, sicurezza – quello che sembra affliggere i protagonisti di Tristezza è la loro insita incapacità di superare – – ciò che si sono lasciati alle spalle. In questo mondo nuovo, caratterizzato da scenari completamente inediti e spaventosi, i nostri eroi si rifugiano in una perenne nostalgia. Una malinconia che impedisce loro di vivere pienamente, al di là delle oggettive difficoltà, l’opportunità che gli è stata offerta.
La loro risposta al fallimento del sistema precedente, così fragile da essere messo così facilmente in ginocchio, è cercare di rievocare o mimare, spesso con risultati grotteschi, ciò che è stato, non importa quanto loro fossero stati infelici, derelitti e insoddisfatti nel corso dei “bei tempi andati”.
La catastrofe, silenziosa, progressiva, quasi discreta, non è stata un’occasione per un ripensamento, per una riscrittura del presente. I vecchi modelli economici, sociali, relazionali, le odiate gerarchie sono rimpiante o riproposte in forme ancora più aberranti. In questo senso la pandemia di Tristezza dialoga, in parte profeticamente, con l’attualità, con la situazione straniante che stiamo vivendo nel corso di questo terribile biennio.

In Tristezza, come nel mondo devastato dal Covid, la pandemia non è vista come un’opportunità ma come un incidente, una tragica disavventura da affrontare prima di riportare il mondo esattamente a quello che era prima. Nel secondo capitolo, in una scuola improvvisata, si continuano a insegnare confini geografici che non significano più nulla. Di fronte all’obiezione di una bambina – cioè colei che potrebbe davvero essere capace di riscrivere il mondo – che fa notare l’assurdità di quanto le viene detto, gli adulti hanno inizialmente un attimo di smarrimento, ma poi si riappropriano immediatamente del loro ruolo e ribattono: «La gente non c’è più ma i luoghi si chiamano ancora così». La persistenza degli antichi valori, del mondo di prima, passa anche attraverso la sicurezza geografica dei confini segnati sulla carta. Non a caso la follia anarchica dei due pazzi che il gruppo di reduci incontra sulla propria strada si infrange su un altro confine: quello, parodistico, di una strada che non possono assolutamente attraversare.
Ma i confini che permangono, nonostante la pandemia offra l’occasione unica di spazzarli via, non sono solo quelli, più o meno immaginari, delle divisione fra provincie, regioni, stati. Basta una sottile crepa ed ecco che dal passato recente si riaffacciano mostri e nevrosi: il valore persistente del denaro, anche in una società ormai al collasso, le “posizioni”, il bisogno di una guida forte. Lo sguardo dei sopravvissuti alla tristezza, pur spesso tenero e malinconico, è sempre rivolto all’indietro.
Perfino quando il gruppo di sopravvissuti al centro del racconto ne incontra un altro, meglio organizzato, e che è riuscito a recuperare una parvenza di architettura sociale l’obiettivo si rivela essere sempre lo stesso: restituirsi il mondo di prima. Migliorandolo, naturalmente. Senza sorpresa, le migliorie riguardano la gerarchia, l’oppressione e il controllo. L’utopia – come spesso accade – è un’utopia fascista, autoritaria. Reggiani e Mosquito descrivono un’umanità chiusa in un loop, costretta a ripercorrere in eterno le stesse strade e a compiere gli stessi errori, ancora e ancora. Non si tratta della prima volta. Ironicamente gli autori fanno comparire sulla copertina di un quotidiano dei tempi della pandemia la provocativa frase: “Resuscitare Perón sarebbe la soluzione a tutto”.

Il finale, pur continuando a proiettare ombre sul futuro di questa società “nuova” (ma già in odore di putrescenza), sembra aprirsi cautamente alla speranza. Forse rimboccarsi le maniche è tutto quello che serve: vivere di poco, accontentarsi, cercare di restare sani ed equilibrati, niente di più. Sembra risuonare quel “ma intanto bisogna coltivare il giardino” con cui Candido risponde alla filosofia ingenuamente ottimista di Pangloss. Una contrapposizione che qui si potrebbe ritrovare, con le dovute differenze, nel contrasto finale tra Ernesto ed Hernán.
Eppure l’enigmatico finale sembra suggerire che l’unico metodo capace di interpretare correttamente il mondo non passa né per l’etica del lavoro né per la politica ma, forse, per la follia. Soprattutto quando il mondo non finisce con un’esplosione ma con un sommesso piagnucolio.

In anteprima per Lo Spazio Bianco ecco alcune pagine del volume

Tristezza

 

BIOGRAFIE AUTORI

Federico Reggiani (La Plata)
Alterna la sua malinconica attività di bibliotecario alla scrittura di fumetti e romanzi. È stato uno dei fondatori del rinomato sito di fumetti autobiografici “Historietas Reales”

Angel Mosquito (Buenos Aires)
Si è formato nel mondo del fumetto indipendente negli anni Novanta. La sua rivista Moron Suburbio è stata una pietra miliare di quel movimento. Lavora come caricaturista, illustratore e agricoltore.

Tristezza – NeoComics/
Data di uscita: 25 febbraio 2021
136 pagine – Colore – 19 EURO

Clicca per commentare

Rispondi

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Torna su